Metodo classico italiani che escono troppo presto per non perdere il Natale

Ma è più importante la qualità o il business di fine anno?

E’ sabato sera, ho cenato e piacevolmente finito una bouteille de Champagne aperta due giorni fa (la prova dei due vecchi Dolcetto 1990 e 1997 che ho annunciato su Facebook l’ho rimandata a domani..) e prima di mettermi a lavare i piatti, spegnere il computer e dedicarmi alla lettura de:

  1. a) Il Foglio supplemento cultura del sabato
  2. b) Partition. Chronique de la sécession islamiste en France di Alexandre Mendel, libro forte e terribile di cui vi consiglio assolutamente un’attenta lettura,

mi pongo ancora un interrogativo bollicinaro, che giro anche a voi.

Ultimamente ho provato almeno quattro metodo classico italiani, di diverse zone che sono usciti tra ottobre e pochi giorni orsono.

Quattro bottiglie che il buon senso e una considerazione puramente tecnica avrebbe indotto a decidere di commercializzare almeno tra qualche mese. Perché i vini o erano freschissimi di sboccatura o avevano ancora bisogno di bottiglia, o erano squilibrati, scomposti, privi di armonia. Vini ancora non equilibrati, lontani da un’accettabile armonia. Vini incompiuti. Vini a metà. Vini di cui non mi sento di scrivere, a parte quello cui faccio riferimento più oltre, perché dovrei essere troppo negativo…

Una delle aziende che ha fatto l’errore di uscire ora e di non sapere aspettare é uno dei marchi più celebri e prestigiosi del metodo classico tutto. Eppure sono solo poche migliaia di bottiglie, non avrebbero modificato i bilanci aziendali.

Un’altra, provata ieri sera, era della stessa denominazione, una era targata Oltrepò Pavese e l’ultima era di un’altra zona che non ricordo…

La domanda é: perché in queste aziende, visto che non vogliono perdere l’occasione dell’uscita prima di Natale, non riescono a programmare bene i tempi di lavorazione e di maturazione? Eppure hanno staff tecnici da paura…

L’interrogativo, inevitabile, dunque é: ma cos’é più importante, uscire con un metodo classico millesimato che sia non dico al culmine ma almeno al meglio delle proprie possibilità espressive e potenzialità, oppure é più importante non perdersi il cliente danaroso che fa regali importanti per Natale?

E’ più importante la qualità, la qualità percepita, o il business?

Una cosa è certa: errori e ingenuità del genere in Champagne non ne fanno e quando escono le nouvelle cuvées, i nouveaux millésimes mostrano già un livello di piacevolezza, un equilibrio, da lasciare sans mots…

Nell’Italia delle bollicine metodo classico invece… Perché, parafrasando Aldomovar e un suo celebre film, dobbiamo trovarci di fronte a metodo classico italici sull’orlo di una crisi di nervi?

Attenzione!:

non dimenticate di leggere anche

Vino al vino http://www.vinoalvino.org/

e Franco Ziliani blog http://www.francoziliani.blog/

1 commento

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Un commento

  1. Chicco

    dicembre 18, 2017 alle 12:44 pm

    Sig.Ziliani, quando parla di vino e problematiche relativo al quel fantastico mondo, Lei è insuperabile. Continui così!!!

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