Cuvée Prestige del decennale: almeno l’etichetta non è male…

Ieri sera, non perché l’abbia scelta io, ma a cena da amici ne hanno stappato alcune bottiglie, mi è capitato di bere, la celebre Cuvée Prestige di una nota casa vinicola di Erbusco, le “bollicine”  della zona spumantistica bresciana che piacciono a chi di metodo classico non capisce granché (eufemismo).
Beh, che dire, nella speciale edizione che celebra il decennale di questa cuvée di gran successo, commerciale e d’immagine, l’etichetta é bella ed il vino é davvero “trasparenza“, direi quasi impalpabilità, ma tutt’altro che sublime. Direi invece molto semplice, elementare, scopertamente facile, direi quasi banale.

Questo vino mi ha fatto pensare allo psicanalista e sociologo tedesco Erich Fromm e al suo celebre saggio Avere o essere? E, più prosaicamente, “che an sé à Bresa”, al detto “tanto fumo e poco arrosto”.

Qui di “fumo” ce n’è molto: una bella presentazione e apparenza, un nome altisonante, Prestige, che fa pensare a privilegi, a qualità stratosferiche, a status symbol, ad una magica ammissione in un’universo dove, per dirla con Baudelaire, “Là, tout n’est qu’ordre et beauté, Luxe, calme et volupté“…

Ma di sostanza, ovvero di qualità, oggettiva, riconoscibile e percepibile da chi di metodo classico davvero ne mastica e ne capisce, io non ne trovo molta… Intendiamoci: ognuno ha diritto ai propri gusti e gode come può, ma qui di voluttà e di eno-libidine, IMHO, una traccia sottile e quasi impercettibile, e l’apparire prevale nettamente sull’essere, e la rappresentazione, abile, indubbiamente molto abile, sull’essenza del qualitativamente incontestabile e sulla realtà.

Ah già, dimenticavo: mi fanno notare che tra sei giorni é Natale e forse dovrei essere più buono e comprensivo. Forse dovrei evitare di mettere il dito nella piaga…
Forse…

Attenzione!:

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2 commenti

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2 commenti

  1. Nicola

    dicembre 19, 2017 alle 4:51 pm

    Egr dott. Ziliani, lei deve bere il top di quella cantina.
    Non si perda con il basso di gamma da popolino.

  2. Giusy Quattrocchi

    dicembre 20, 2017 alle 9:41 am

    Effettivamente l’immagine evoca uno degli aspetti comportamentali dell’uomo analizzati da Erich Fromm in “Avere o essere?”:il desiderio di possedere oggetti inutili;e il suo pensiero:”I consumatori moderni possono etichettare sé stessi con questa formula:io sono=ciò che ho e ciò che consumo. Può esserci un’alternativa tra avere e essere? Si direbbe al contrario,che l’essenza vera dell’essere sia l’avere;che se uno non ha nulla,non è nulla”. Facendosi suggestionare dalla fantasia,richiama davvero alla mente le parole di Baudelaire ne “L’invito al viaggio”:” Lì, tutto è ordine e bellezza,lusso,calma e piacere”.Invocazione alla contemplazione estetica.

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