Franciacorta Extra Brut Rosé Camossi

Denominazione: Franciacorta Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot nero
Fascia di prezzo: da 25 € a 35 €

Giudizio:
9


Alura gnaro? Sarà mia posibel che ta continuet a scrif doma de Champagne e te se regordet pieu dei to amis bresà!

Una mail del genere, scritta da un anonimo bresciano (gli indigeni perdonino se il vernacolo non fosse perfetto. Non potevo correggere eventuali errori conoscendo a perfezione il francese, mica il bresciano..) mi è giunta subito dopo Natale. La traduco per siciliani e altoatesini: “allora ragazzo? Ma sarà mai possibile che continui a scrivere di Champagne e non ti ricordi più dei tuoi amici bresciani?”…

Queste parole, ferme e composte, a modo loro “raffinate” nel loro eloquio, mi hanno commosso e mi hanno indotto a interrompere, brevemente, la raffica di segnalazioni di Champagne che ho inanellato, perché è giusto finire l’anno nel migliore dei modi, bevendo al meglio, gustando l’originale, l’inimitabile, per dare nuovamente spazio, perché se lo merita, ad una “bollicina”, Rosé, ça va sans dire, che nasce nella zona spumantistica bresciana.

Ad un Franciacorta Docg (quando voglio, quando l’azienda se lo merita, quando è giusto farlo, mi ricordo nuovamente il nome di questa zona…), opera di una piccola azienda che nel 1996, 11 anni fa, produsse le prime bottiglie di metodo classico, di cui scrissi, su Vino al vino, questo blog non era ancora nato, nel 2008, qui, e che oggi viaggia verso le 60-70 mila bottiglie di Docg.

Non mi pone alcun problema parlare dei Camossi, Claudio e Dario, terza generazione di una bella e sana famiglia “da sempre dedita all’agricoltura e all’allevamento in Franciacorta. Due fratelli da sempre coadiuvati dai genitori e dal nonno Pietro, e assistiti dall’enologo Nico Danesi”, fin da quando, nel 2004, prendono in mano l’azienda. Coadiuvati, per diverso tempo, è giusto dirlo, anche se loro hanno interrotto la collaborazione e lui non mi considera più un amico, con quel wine talent scout che è indubbiamente il controverso e irascibile (un po’ come Braccio di ferro…) Giovanni Arcari.

Ne scrivo con grande piacere, sono stato recentemente a trovarli in cantina, ovviamente in incognito e mascherato e scortato dal fido Simone Castelli, perché loro, insieme ad altri, che sono numerosi, ma purtroppo come numero di bottiglie contano meno degli oligarchi di Erbusco e della cantina di Borgonato di Cortefranca e dei loro fidi servitori, fanno parte di quella Franciacorta vignaiola e contadina che continuo ad amare.

Una Franciacorta vera, che il gusto e il piacere di un lavoro onesto ed etico, che parla non con il marketing, le balle ben raccontate e confezionate, gli addetti stampa, le pubbliche relazioni, gli ammanicamenti con il mondo della moda, della politica, della finanza, le amicizie in alto, le conoscenze importanti, ma con “bollicine” vere, con uno schietto lavoro dapprima in vigna e poi in cantina. E con vini che non si montano la testa ma mantengono prezzi intelligentemente non dico bassi (sono bottiglie che spesso sostano 24, 36 o più mesi sui lieviti, significano rischio d’impresa, capitale immobilizzato, fatica, tenacia, pazienza…) ma calibrati e ragionevoli.

Se farete visita ai Camossi in questo periodo (magari non il 31 dicembre…) scoprirete lavori in corso e work in progress con la costruzione di una nuova cantina nella sede storica di Erbusco, che li porterà a rinunciare a quella in affitto che avevano a Paratico e a concentrare qui una produzione che viene da vigne poste in aree diverse, ovvero anche Provaglio d’Iseo oltre alle due località già citate.

E se farete, come è capitato a Simone, la sua gentile Signora e a me ad ottobre, una carrellata attraverso le varie cuvées, l’Extra Brut base (dosaggio 2 grammi), una bottiglia già esemplare e da applausi il Satèn, anche in questo caso un dosaggio basso, solo 4 grammi di zucchero litro, che riesce pure a garbare ad un non-satènista (ma satanasso quello sì), come me, il grande Extra Brut millesimato, parlo del 2012.

E poi, a ritroso nel tempo, ma sempre bottiglie in splendida forma, emozionanti, ricche di energia, da bere e gustare, l’Extra Brut 2009 con sboccatura 2014, Chardonnay 100% da una vecchia vigna in Erbusco, paglierino oro squillante il colore, naso fitto, complesso, profumato di agrumi canditi e nocciola, di crème brulée, alloro e cioccolato bianco, bocca larga e piena sul palato, pieno di sapore, o l’Extra Brut riserva 2008 Pietro Camossi, che ha fondamenta in un Pinot nero di Paratico, 60 mesi sui lieviti, sboccatura dicembre 2014, ancora austero, vinoso, pieno, largo, di grande sostanza, eppure mai gnucco o pesante, ma sempre affilato e beverino, vi accorgerete di trovarvi di fronte ad un vigneron, ad un récoltant manipulant di quelli veri.

Rimandandovi, per altri dettagli sull’azienda e sui frères Camossi, ad altri miei articoli degli anni scorsi, questo sull’Extra Brut 2008, questo sul Satèn, questo dedicato ad un confronto tra i Rosé di Camossi e quelli di una eccellente azienda della zona spumantistica bresciana, Colline della Stella di Andrea Arici a Gussago (in agosto ci ho portato in visita due enologhe ungheresi che avevo accompagnato anche alla Maison del Prestige, da Guido Berlucchi e alla più importante azienda biologica bresciana. E loro hanno detto che i vini di Collina della Stella erano nettamente i migliori assaggiati…), voglio proporre alla vostra attenzione, fate ancora in tempo a dotarvi di qualche bottiglia per festeggiare la fine del 2017 e l’arrivo del 2018, il Franciacorta Extra Brut Rosé da uve della vendemmia 2013.

Credo che i Camossi producano, l’ho già scritto anche alcuni anni fa, qui, alcuni tra i migliori Rosé franciacortini, da uve Pinot nero in purezza, da vigneti di età compresa tra i 15 e i 25 anni collocati nei comuni di Erbusco, Paratico e Provaglio d’Iseo. Questo, con sboccatura agosto 2016, l’ho trovato veramente da applausi, esemplare, eccellente, in grado di soddisfare anche i bollicinari rosé metodo classico più esigenti.

Colore tra il rosa pallido ed il buccia di pesca, più che buccia di cipolla, brillante, con un perlage molto fine e vivace, una leggera pioggerellina primaverile se usate il bicchiere giusto, naso di grande finezza, elegante, teso, salato, nervoso, molto delicato, che sviluppa via via note di mandorla, ribes e mirtillo, nocciola fresca, di fiori bianchi come gelsomino e caprifoglio, a comporre un insieme fragrante, aereo, impalpabile, percorso da un’energia febbrile.

Al gusto è snello, succoso, croccante sul palato, molto diretto, sapido, verticale e molto persistente, più profondo che largo, elegante e discreto in ogni suo aspetto, pieno di sapore, dinamico, con una coda lunga e persistente che gratifica la bocca, tenendola sempre viva.

Con cosa berlo? Con quello che volete, ma io consiglierei di abbinarlo ad umidi di pesce, ad un piatto che necessità della giusta acidità per sgrassarlo a dovere come l’anguilla, a preparazioni, anche a base di carni bianche o ad un paté, ideale se di selvaggina, dove questo Extra Brut Rosé di Camossi farà sicuramente un’eccellente figura. E la farà fare a voi se l’avrete scelto…

Attenzione!

Non dimenticate di leggere anche

Lemillebolleblog http://lemillebolleblog.it/

e Franco Ziliani blog http://www.francoziliani.blog/

3 commenti

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3 commenti

  1. Simone

    dicembre 28, 2017 alle 9:05 pm

    Tornerò, tornerò e si, tornerò spesso da Camossi!
    Bollicine esagerate al prezzo giusto! Bravi!

  2. Alessandro Mangiarotti

    gennaio 13, 2018 alle 10:55 pm

    Camossi davvero niente male ma cosa ne pensa del 1701 rosè? Secondo me uno tra i migliori metodo classico italiani “in rosa” in circolazione…..

    • redazione

      gennaio 14, 2018 alle 1:05 am

      Buono, l’ho scoperto ad un tasting lo scorso aprile a Londra, ma devo riassaggiarlo

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