Champagne Brut Grand Cru Réserve Blanc de Blancs Sousa

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay
Fascia di prezzo: da 35 € a 50 €

Giudizio:
9


Innanzitutto buon 2018 a tutti. Auguriamoci che sia non solo un anno più sereno di quello che l’ha preceduto, meno luttuoso e violento, più ricco delle gratificazioni, morali ed economiche, che ognuno si merita (e dico questo senza sognarmi in alcun modo di tirare in ballo Karl Marx ed il suo celebre pensiero “Da ognuno secondo le proprie capacità, a ognuno secondo i propri bisogni”) ma, tornando al tema di questo blog, che restano i vini con le “bollicine”, auguriamoci, io almeno me lo auguro caldamente, che sia ancora più ricco di Champagne.

A questo proposito qualche amico, dopo aver letto alcuni dei miei ultimi articoli dedicati a prestigiose ed esclusive (anche nel prezzo) cuvée de prestige en rosé, mi ha scritto chiedendomi se Lemillebolleblog voglia diventare il bubbles blog degli happy few che posso permettersi ogni cuvée tanto i dané (fatti magari non si sa come) non mancano di certo loro.

In risposta a queste legittime obiezioni voglio subito, in apertura d’Anno Nuovo, suggerirvi di concentrare le vostre attenzioni, come ha intelligentemente fatto un importatore-distributore bravissimo come Sarzi Amadé, da tempo, inserendo nella propria selezione champenoise, accanto agli Champagne biodinamici di Françoise Bedel, ai solidi Champagne (soprattutto i rosé) di Henry Goutorbe, alle strutturate e golose cuvée a base di Pinot noir della Montagne de Reims di Mailly, gli splendidi e spesso sorprendenti Champagne di Avize di Erick De Sousa.

Champagne dotati di un rapporto prezzo-qualità vincente che purtroppo, a differenza da quanto ha fatto l’amico wine writer britannico Michael Edwards nell’ottimo, anche se ha quasi dieci anni, The Finest wines of Champagne (che viene via su Amazon a prezzo super conveniente) l’altrettanto bravissima Master of wine finlandese Essi Avellan non ha ritenuto includere nel suo ottimo recente volume intitolato (e che ve lo dico affà?) Champagne.

De Sousa tra gli appassionati di Champagne italiani non gode della notorietà che tocca, meritatamente o meno, a varie Maison o vari r.m., ma in Francia gode di una considerazione davvero notevole e le sue cuvée piacciono perché autentiche e affidabili. E le centomila bottiglie sono appannaggio di conoscitori esigenti.

La storia della Maison ha inizio all’epoca della prima guerra mondiale, quando dal natio Portogallo dalla regione di Bragas, vicina a Porto, Manuel De Sousa arriva in Francia per combattere con gli Alleati. Al termine rientra in patria, ma la crisi economica lo convince a tornare nei luoghi dove aveva combattuto, in Champagne, e si stabilisce ad Avize. Suo figlio Antoine sposerà la figlia di un viticoltore del villaggio, Zoémie Bonville, e insieme fondano la De Sousa, che conoscerà una svolta a partire dal 1986, quando ne prenderà il timone il figlio Erick.

Erick, di formazione enologo è anche un ottimo vigneron e la Maison possiede 10 ettari vitati interamente in Grand cru, suddivisi in una quarantina di parcelles, di 45 anni di età media, nei villaggi di Avize, Oger, Cramant, Le Mesnil sur Oger in zona Blanc de Blancs per gli Chardonnay e su Aÿ e Ambonnay per i Pinot Noir. E scusate se è poco..

Le prima vigne risalgono ad un’epoca anteriore al 1890, su suolo “crayeux” e l’encepagement è per il 30% a Pinot noir, per il 10% a Pinot Meunier e per il 60% a Chardonnay. La percentuale di vieilles vignes è ben del 70%. Alta la densità d’impianto, 8000 ceppi ettaro. Per le cuvées “normali” vengono utilizzate in media un 70% di vigne di più di 25 anni, mentre per le cuvées più importanti vengono selezionate vigne di più di 50 anni d’età con rese più basse del 25-30% rispetto a quanto previsto dalla AOC Champagne.

Caratteristica di queste vecchie viti è di essere dotate di radici definite “pivots” che nel giro di una decina d’anni riescono a scendere a 25-30 metri di profondità e riescono quindi ad estrarre tutti i Sali minerali e gli oligo elementi del sottosuolo e del gesso. Più le radici scendono in profondità maggiori risaltano il goût de terroir e le caratteristiche varietali e superiore la qualità delle uve.

Erick De Sousa è stato tra i pionieri in Champagne della Agriculture Biologique, di cui ha adottato i dettami riconvertendo dal 1989 (e concludendo dieci anni dopo) i vigneti “in coltura biodinamica con ottenimento della certificazione nel 2010. Oltre ad un uso strettamente limitato di solfato di rame, come prescritto dalla normativa Ecocert, De Sousa conduce inoltre una parte dei suoi vigneti sostituendo il cavallo all’uso del trattore per una minor compressione del terreno affinché l’apparato radicolare goda di una migliore respirazione”.

Un vignaiolo bio a pieno titolo, doppia certificazione Bio 2010 e Demeter 2013, ma senza alcuna ostentazione di questa scelta e le sue cuvée non hanno nessuno dei difetti (e dei limiti oggettivi da un punto di vista organolettico e di piacevolezza) che i vini bio e biodinamici presentano: nessuna rusticità o riduzione e un equilibrio e una bevibilità da applausi.

In cantina spesso usa fermentare una parte dei vini in barrique, per conferire grassezza ai vini e quando possibile fa fermentare i suoi vini in maniera spontanea grazie ai lieviti indigeni, ma nulla nella sua produzione ha dell’ideologico o del rigidamente schematico. Va poi ricordato che De Sousa produce altre 30.000 bottiglie con il marchio più accessibile Zoémie De Sousa.

Lo Champagne con cui voglio introdurvi nell’universo De Sousa è lo Champagne Brut Grand Cru Réserve Blanc de Blancs, considerato dall’azienda come un vero e proprio biglietto da visita, espressione com’è dei celebri Chardonnay della della Côte des Blancs, quindi non solo Avize, ma anche Cramant, Oger, e Le Mesnil.

L’assemblaggio, composto dalla sola tête de cuvée, fermentata in acciaio ed è corroborato dal 30% di vins de réserve di 2-3 vendemmie precedenti. Il dosaggio è di 7 grammi per litro. Uno Champagne che vuole rispettare ed esaltare gli aromi dello Chardonnay di quelle vigne magiche e dei terroir Grand Cru della Côte des Blancs. Il campione che ho degustato riportava (bravissimi: non accade spesso purtroppo con gli Champagne, data di mise en bouteille, 4/7/2013, e di dégorgement, 12/02/2016.

Meraviglioso il colore, un paglierino oro brillante, vivo, luminescente, sottile e continuo il perlage, e la qualità speciale dello Chardonnay della Côte des Blancs appare immediatamente, con un naso cremoso, burroso, compatto, eppure molto fine, con sfumature di mandorle, meringa, nocciola fresca, fiori bianchi di agrumi, mandarino, che via via emergono e si rincorrono con aerea fragranza, leggiadria, suadenza, a comporre un velo leggero, una sottile tessitura aromatica salda ma come sussurrata…

La bocca è altrettanto delicata, setosa, cremosa, leggermente e deliziosamente croccante, carezzevole, con un retrogusto che richiama agrumi, mela, e un gusto lungo, di grande charme, una carezza che… accarezza il palato e invoglia continuamente, grazie ad un’acidità perfettamente calibrata, a sale e mineralità a volontà, al bere.

E con un costo, sui vari siti Internet di vendita on line di poco più di 45 euro ditemi voi se il rapporto prezzo-qualità non è spettacolare…

Attenzione!:

non dimenticate di leggere anche

Vino al vino http://www.vinoalvino.org/

e Franco Ziliani blog http://www.francoziliani.blog/

Lascia un commento

Condividi

Lascia un commento

Connect with Facebook