Champagne Brut Rosé Cattier

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot noir, Chardonnay
Fascia di prezzo: da 25 € a 35 €

Giudizio:
8


Indubbiamente buono, ma un po’ troppo “piacione”…

Torno ad occuparmi di una cuvée della Maison  Cattier, dopo l’articolo del 10 dicembre dedicato alle due Cuvée Brut Antique Premier Cru e Brut Absolu, (del Blanc de Noir scrissi nel 2013) per segnalarvi con piacere, con un entusiasmo moderato (siamo a livelli di buono, non di straordinario) il Brut Rosé della Maison, familiare e indipendente, che produce circa un milione di bottiglie il 60% delle quali esportate in 70 Paesi diversi.

La Maison Cattier è situata a Chigny les Roses, villaggio nel cuore della Champagne più antica, tra Reims ed Epernay e controlla33 ettari di vigneto posti in villaggi quali Chigny-les-Roses, Rilly-la-Montagne, Ludes, coltivati secondo i principi della viticoltura ragionata eco compatibile, per preservare l’ambiente ed il terroir.

Anche nel caso di questo Rosé, una cuvée formata per il 90% da Pinot Noir e 10% di Chardonnay, le uve provengono esclusivamente da vigneti classificati Premier Cru ed il vino (la data di dégorgement non viene riportata e né in retro etichetta né sul sito Internet aziendale si capisce quale sia il periodo di affinamento sui lieviti, sicuramente non inferiore a 36 mesi, oso pensare) è dosato con 8 grammi zucchero.

Un vino dal rapporto prezzo-qualità interessante, intorno ai 35 euro, e va segnalato una simpatica iniziativa messa in atto dalla Maison per gli abitanti di Parigi: un servizio speciale denominato “freschi a casa” che ti fa arrivare la/le cuvée che preferisci in un’ora a casa nella fascia oraria tra le 12 e le 22, anche la domenica.

Dicevo che ho trovato buono, ma non entusiasmante, questo Rosé, forse perché l’ho bevuto in un periodo in cui ho degustato/bevuto una serie di Champagne Rosé comprendente: Rosé 2012 Deutz, Bollinger Rosé 2006, Charles Heidsieck Rosé 2006, Palmer Rosé Réserve, Lanson Rosé, i due Rosé di Laurent-Perrier e l’Amour de Deutz Rosé 2007, il Brut Rosé di H. Goutorbe, di cui ho scritto di recente.  Ed il confronto é stato impietoso…

E sui Rosé, con le bulles o senza (vedrete a partire dal 15 gennaio quanti rosè, rosati, pink wine, Chiaretto, ecc. vi racconterò…), credo di avere non solo una certa esperienza, ma di aver ormai affinato una mia estetica/filosofia del gusto.

Da uno Champagne Rosé da uve classificate Premier Cru mi aspetto non solo di vedermi gratificato dalla componente fruttata, da una dolcezza d’espressione, ma di trovare quella complessità, capacità di emozionare – sorprendere – incantare – affascinare, che rende unica l’esperienza di assaggio di uno méthode champenoise in rosa…

Bello il colore, la robe, tra il salmone scozzese ed il rosa antico, molto brillante, luminoso e abbastanza sottile e continuo il perlage.

I profumi rivelano l’impostazione, decisamente sul frutto, di questa cuvée, con note molto polpute e succose di lampone, ribes, ciliegia, di mela, e solo leggere sfumature che virano verso l’ananas, le erbe aromatiche. Di note sapide e minerali nessuna traccia e poca freschezza…

La bocca conferma in pieno le impressioni gustative, con una decisa rotondità, succosità, morbidezza, una vinosità accentuata, una carnosità che prevalgono sulla verticalità, sul nerbo sapido. Quello che ho trovato strepitoso, ad esempio, bevendo il Rosé Réserve di Palmer…  Intendiamoci, uno Champagne che non ti mette in difficoltà, che con ogni probabilità è fatto per piacere a chiunque, dotato di una spalla salda, di un’innegabile piacevolezza (per me  troppo piacione e troppo dosato..), uno Champagne “tutto curve”, stile 90-60-90, ma per sognare in rosa, ci vuole altro, secondo me…

Attenzione!:

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Vino al vino http://www.vinoalvino.org/

e Franco Ziliani blog http://www.francoziliani.blog/

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