KK Dosaggio Zero Rosé Kante

Denominazione:
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot nero
Fascia di prezzo: da 25 € a 35 €

Giudizio:
9.5


Uno dei migliori rosé metodo classico italiani, non c’è dubbio!

A volte mi sento come un piccolo Parsifal. Anch’io, nel mio piccolo, vado alla ricerca del Santo Graal. Che non è una coppa, o una pietra purissima, o un libro sapienziale, o quella cosa magica al centro del capolavoro di Wagner, e di svariate opere della letteratura e persino del cinema, si pensi allo stupendo Excalibur di John Boorman che ho visto innumerevoli volte, ma, molto più semplicemente della ricerca di esemplari fiammeggianti di una tipologia di vino che particolarmente mi intriga e affascina.

Lo faccio da sempre e basta consultare questo blog per vedere quanti articoli le abbia dedicato, e lo sto facendo ora con particolare attenzione in funzione di una degustazione che terrò in quel di Verona (cosa si svolge a Verona in quei giorni? Boh…) lunedì 16 aprile. Un tasting, diciamola all’inglese, visto che coinvolgerà anche una Master of wine, che voglio possa presentare ai nastri di partenza la crème de la crème del metodo classico italico (a denominazione d’origine e non) in rosa…

Sabato mattina (ci ero arrivato giovedì) mi trovavo nel Carso, impegnato in altre avventure enoiche, a base di Vitovska, Teran, Malvasia, e non contemplavo l’idea che in quelle giornate potessi imbattermi in qualcosa che potesse in qualche modo interessare la mia ricerca. Mi trovavo in visita da un genio del vino, da un personaggio straordinario, poliforme, profondo e teatrale, ma soprattutto profondamente umano, troppo umano, per dirla con Nietzsche, come Edi Kante, il pioniere del rinnovamento vinicolo del Carso, ed il suo più alto rappresentante.

Un folletto che sembra avere il potere di Re Mida, e qualsiasi vino “tocchi”, a qualsiasi sperimentazione vinosa si applichi, sia con le uve autoctone, sia con quelle varietà bianche alloctone, Chardonnay, Sauvignon e Pinot nero, che ha introdotto negli anni Ottanta-Novanta come “grimaldello”, per catturare l’interesse internazionale e poi concentrarlo sugli autoctoni, diventa oro.

Edi aveva già cominciato a farmi piacevolmente barcollare, a vellicare la mia anima bollicinara, prelevando da un ben celato cestone in cantina, dove sostavano indisturbate, una bottiglia, dégorgé à la volée di un metodo classico annata 2010 a base di Chardonnay e Malvasia dalla cremosità ammaliante, quando il suo alter ego, non solo un bravissimo partner addetto alla parte commerciale, Edi Tapacino, arrivò dalla cantina con un magnum di un intrigante, affascinante color rosa. E fu amore a prima vista…

Cosa sia il KK Dosaggio Zero Rosé Kante è presto detto: un metodo classico da uve Pinot nero vinificate in bianco, da vigne a Guyot di una decina d’anni di età posti su terre rossa e roccia calcarea, con la densità di 7500 piante ettaro e una resa di 6-700 grammi per pianta che conosce un affinamento di un anno in barrique non nuove, stabilizzazione in acciaio e nessuna filtrazione, che fa dell’eleganza, della sapidità, della freschezza salata, la sua arma.
Resa possibile da una terra, il Carso, percorsa dai venti che spirano da Est, che è splendidamente vocata per i bianchi, autoctoni e non (provare oggi lo Chardonnay 1999 di Edi per capire di quale vita, quale energia, quale suadente carezza, quale morbidezza, roba da grandi Bourgogne, possano essere capaci i vini di Kante), dove nascono rossi intriganti come il Terrano, ma che ha una innegabile vocazione per le bollicine.

Ovviamente metodo classico, anche se c’è chi punta, con buoni risultati, ne parleremo a tempo debito, sulla Glera, rifermentata in bottiglia, uva che non fa parte dell’orizzonte mentale e dei gusti di Kante.

bty

A me è bastato vedere il colore, meravigliosamente indefinibile, un rosa antico buccia di pesca, brillante luminoso, ricco di sfumature, di chiaroscuri, di riflessi nel bicchiere, dove spiccava un perlage fine e zigzagante, vivo, per innamorarmi di questo KK Rosé.

E poi l’incantamento è continuato attraverso il bouquet del vino, profumi di pesca bianca, rosa, ribes, agrumi, un tocco di mandarino e di cedro, una sfumatura di ananas, e poi pietra e sale e freschezza tale da rinfrescare un’intera stanza quando fuori ci sono 35 gradi.

Aerea, fragrante freschezza, inebriante verve di un’eleganza fuori misura come il gusto, ben diritto, secco, incisivo, verticale, profondo, ma con un’avvolgenza, una delicata suadenza, una morbidezza, un modo di accarezzare il palato e gratificarlo, mantenendolo vivo e ben desto grazie ad una magnifica acidità, ad una salinità petrosa, ad un nerbo, un’energia, che mi avrebbero indotto a dire fermi tutti! Annullo ogni impegno e non vado via di qui (l’ambiente è ospitale, la gente simpatica) finché il pintone, magari abbinato ad una squisita passera di mare del Golfo di Trieste come quella preparata con sapienza dalla Signora Elena, gentilissima moglie di Edi, non sia stato vuotato…

Come avrete capito, nella mia personale ricerca del Sacro Graal sotto forma di Rosé metodo classico italiani, quella di sabato è stata una tappa di quelle da ricordare…

Attenzione!:

non dimenticate di leggere anche

Vino al vino http://www.vinoalvino.org/

e Franco Ziliani blog http://www.francoziliani.blog/

 

2 commenti

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2 commenti

  1. eliana personeni

    gennaio 21, 2018 alle 5:14 pm

    Che meraviglia quel piatto, complimenti alla cuoca!

    (Vento nel vento è il mio pezzo…nel caso debba scegliere tra quelli di Battisti)

    • redazione

      gennaio 22, 2018 alle 10:01 pm

      nessuna cuoca al mondo potrà mai superare te Eliana carissima, grazie per il tuo commento…

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