Alta Langa Brut riserva 2011 Gabriele Scaglione

Denominazione: Alta Langa Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot nero
Fascia di prezzo: da 20 € a 25 €

Giudizio:
9


Da filo piemontardo dichiarato, nebbiolo e Barolo-dipendente quale sono, non ho mai nascosto di guardare con simpatia, fin dal suo nascere, dapprima come Doc, nel 2002, poi come Docg, nel 2011 l’Alta Langa, la denominazione piemontese relativa ai metodo classico espressione di vigne poste ad almeno 250 metri sul livello del mare, nella zona collinare a destra del fiume Tanaro in ben 146 comuni delle provincie di Alessandria, Asti e Cuneo.

Le uniche critiche che non mi stanco di fare, le ho ripetute la scorsa estate anche a Oscar Farinetti, patron di quella Fontanafredda che è l’azienda più importante, in termini di bottiglie prodotte, della denominazione, e quella più storica, insieme a Gancia, è la non disponibilità dimostrata sinora di modificare il disciplinare di produzione, che presenta per i vini che vogliono fregiarsi della Docg la “seguente composizione ampelografica: vitigni Pinot nero e/o Chardonnay dal 90 al 100%. Per il complessivo rimanente 10% possono concorrere alla produzione di detti vini, le uve provenienti dai vitigni non aromatici idonei alla coltivazione nella regione Piemonte”.

In tal modo, con questo rimanere ancorati alle varietà storiche della Champagne e degli altri metodo classico a denominazione d’origine italiani, si ottiene il risultato non entusiasmante di disporre di una massa critica ancora limitata (il numero di bottiglie di Alta Langa non supera le 700.000 bottiglie, e punta ad arrivare nel giro di qualche anno ad un milione), e di un ristretto numero di protagonisti, 18 aziende sinora aderenti al Consorzio.

Restano fuori dalla denominazione sia aziende che avrebbero tutti i crismi, per la collocazione dei vigneti ed il tipo di uve utilizzate, per essere Alta Langa, sia altre che magari vorrebbero ma non possono, visto che magari utilizzano per i loro metodo classico uve come Arneis, oppure l’uva principe del territorio della provincia di Cuneo, il Nebbiolo, in purezza oppure in cuvée con Pinot nero e/o Chardonnay. E sono vini che, molto spesso, raggiungono un livello qualitativo tutt’altro che inferiore, anzi, a buona parte degli Alta Langa in circolazione.

Sulla scorta di queste considerazioni, immaginatevi la mia sorpresa quando il 24 aprile dello scorso anno, avendo scelto di non perdermi il wine tasting di Champagne & Sparkling wines (che quest’anno avrà luogo il 30 aprile) organizzato dalla rivista Glass of bubbly in una splendida location londinese, e sono certo che altrettanto splendida sarà quella che accoglierà questo tasting cui sarò presente il 24 gennaio, mi trovai di fronte ad un Alta Langa che non conoscevo.

Il nome del produttore, Gabriele Scaglione, canellese, era tipicamente piemontese, riferito ad un produttore che agisce tra Langhe, Monferrato e Roero realizzando vini classici di questi territorio come Barolo, Barbaresco, Roero Arneis, Barbera d’Alba, Langhe Nebbiolo, Langhe Rosso e Langhe bianco, Moscato d’Asti, ma ad attrarre la mia attenzione, fu l’Alta Langa.

Il vino mi piacque, ma poi per una ragione o per l’altra, anche se mi ero ripromesso di farlo, non ne scrissi. Qualche tempo fa, in novembre, essendomi ricordato di queste bollicine fatte come Bacco comanda contattai Scaglione e fui gentilmente messo in condizione di rinfrescare la memoria attraverso i due Alta Langa che Scaglione, con sigla M.C., produce, una Cuvée con 36 mesi di permanenza sui lieviti composta per il 85% da Chadonnay e per il15% da Pinot nero, da vigne da 15 a 25 anni d’età poste a 450-500 metri di altezza, su marne calcaree ricche in sabbia grossolana e limo in territorio di Rocchetta Palafea e Castino.

E un M.C. Alta Langa Brut Riserva millesimato con affinamento esteso a 46 mesi, a base di Pinot nero in purezza, quindi un Blanc de Noirs, da vigne poste da 450 a 480 metri di altezza, sempre su marne calcaree ricche in sabbia grossolana e limo, con resa più bassa e utilizzo del solo mosto fiore, poste nei comuni di Rocchetta Palafea e Loazzolo. Il dosaggio é di soli 4 grammi litro.

Ed è proprio questo secondo Alta Langa, la Riserva, che voglio portare alla vostra attenzione, un metodo classico di rango ottenuto da uve sottoposte a pigiatura a fine agosto, pressatura soffice con eliminazione della prima frazione di pigiato (5%); decantazione statica e quindi fermentazione alcolica in acciaio per 20 giorni, cui fa seguito la fermentazione malolattica in barrique di secondo passaggio. Nella primavera successiva si procede al “tirage” aggiungendo zucchero e lieviti selezionati. Dopo quasi quattro anni “dégorgment” con l’aggiunta della “liqueur d”expédition”.

Riassaggiato a Bergamo, e non più a Londra, questo Alta Langa Brut Riserva annata 2011, con sboccatura 2017 di Gabriele Scaglione mi è piaciuto ancora di più, confermando la mia fiducia nell’Alta Langa come denominazione e areale di produzione dal potenziale ancora tutto da esplorare.

Bellissimo il colore, un paglierino intenso, di grande vivacità e lucentezza, perlage fine e subito, dal primo impatto, un naso intenso e complesso, con note di fiori secchi, mandorla, sale, un tocco di frutta esotica con ananas in evidenza, un qualcosa che evoca la prugna più che il ribes o il lampone e nello sviluppo un’atmosfera da pasticceria che richiama il torroncino.

Conseguente e ben coerente la bocca, molto ampia, sapida, ben tesa e dinamica, con una buona componente di frutta gialla al gusto, una spalla salda e una calibrata morbidezza cremosa, persistenza lunga ed in fase di retrogusto richiami ancora di mandorla armellina, miele e liquirizia, a definire un gusto ricco e vivo, da vino di sicura personalità da gustare più a tavola che come aperitivo.

Con il suggerimento di abbinarlo a primi con verdure, ad un pesce spada alla griglia, ma anche di rischiarlo su formaggi morbidi francesi o stagionati come un Bitto, un Raschera o un Formai de mut dell’Alta Valle Brembana.

Attenzione!:

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