Champagne Cuvée Grand Cru 3 A, Aÿ, Avize, Ambonnay De Sousa

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot noir
Fascia di prezzo: da 35 € a 50 €

Giudizio:
10


Non aggiungerò molto, come presentazione della Maison, a quanto ho già scritto nell’articolo dedicato al Grand Cru Réserve Blanc de Blancs di questa fantastica piccola Maison che anch’io, come Alberto Lupetti, autore della fondamentale guida Grandi Champagne (da poco disponibile l’edizione 2018-2019) “considero uno dei produttori in assoluto ‘migliori’ della Champagne tutta”.

Erick De Sousa, ma ormai è bene indicare oltre a quello della moglie Michelle anche i nomi dei tre figli che collaborano nella conduzione dell’azienda, ovvero Charlotte, Julie, Valentin, con i suoi 9,2 ettari suddivisi in una quarantina di parcelles, di 45 anni di età media, nei villaggi di Avize, Oger, Cramant, Le Mesnil sur Oger in zona Blanc de Blancs per gli Chardonnay e su Aÿ e Ambonnay per i Pinot Noir, di cui (ancora grazie a Lupetti per la precisione, il 70% sono vieilles vignes e 6,7 ettari sono Chardonnay Grand Cru), produce cuvées che sono tutte dei gioielli ed è stato tra i pionieri della AB, ovvero Agriculture Biologique, in Champagne.

Ma non fa di questa scelta un veicolo pubblicitario, o di marketing o qualcosa da ostentare, essendo quella del bio esclusivamente una scelta tesa ad incrementare la qualità e a trasmettere nei vini la verità di terroir di assoluta vocazione.

Rimandandovi dunque al precedente articolo per le notizie relative alla storia di questa famiglia di origine portoghese arrivata ad Avize nel corso della Prima Guerra Mondiale e complimentandomi con un importatore-distributore bravissimo quale Sarzi Amadé, che da tempo ha inserito nella propria selezione champenoise, accanto agli Champagne biodinamici di Françoise Bedel, ai solidi Champagne (soprattutto i rosé) di Henry Goutorbe, alle strutturate e golose cuvée a base di Pinot noir della Montagne de Reims di Mailly, gli splendidi e spesso sorprendenti Champagne di Avize di Erick De Sousa, voglio concentrare l’attenzione su una cuvée davvero speciale.

Una Cuvée Grand Cru la cui sigla, 3 A, richiama tre leggendari villaggi Grand Cru, ovvero Avize, Aÿ e Ambonnay, le cui uve contribuiscono rispettivamente per il 50%, il 25% e ancora il 25%. Per la precisione 50% di Chardonnay di Avize, unito al 50% di Pinots Noirs, metà di Aÿ e metà di d’Ambonnay.
Naturalmente le vigne sono vigne vecchie, piantate addirittura negli anni ’50, e dal punto di vista tecnico va aggiunto che lo Chardonnay è fermentato in barrique, i Pinot in cemento. Lo Champagne viene poi dosato come Extra brut.

Vale la pena dilungarci tecnicamente sulle caratteristiche ed il contributo che i tre Grand Cru portano alla Cuvée De Sousa. Avize, villaggio classificato Grand Cru Chardonnay, posto nel cuore della Côte des blancs, il terroir dove si può trovare la craie più pura della Champagne, denominata Bélemnite, porta freschezza e mineralità, finezza e una buona struttura. Aÿ, villaggio classificato Grand Cru Pinot Noir, posto alla frontiera tra la Vallée de la Marne e la Montagne de Reims, con un’esposizione in pieno sud permette al Pinot noir di esprimere aromi di frutta matura e di abbinare potenza a finezza. Il Pinot noir utilizzato per la Cuvée 3 A è un Pinot noir “à petits grains”.

Ambonnay invece, villaggio classificato Grand Cru Pinot Noir, si trova nella Montagne de Reims, regno del Pinot Noir, e vede le foreste di cui la zona è piena svolgere un ruolo di regolatore termico tra l’aria fredda della sera che scende verso la pianura e l’aria calda che formatasi nella giornata risale verso l’alto. Anche in questo caso vecchie vigne piantate negli anni Cinquanta e dunque con basse rese, che conferiscono maturità e pienezza fruttata, forza, consistenza e salda struttura. E finissimi aromi di frutti rossi di bosco.

Il risultato della “collaborazione” o dialogo tra questi tre terroir d’eccezione è uno Champagne da applausi, una “cuvée de prestige” che non ha i prezzi molto elevati di altre cuvées simili, visto che sulle varie enoteche on line italiane lo si può acquistare intorno ai 50 euro, mentre su alcune francesi, come ad esempio Envie de Champagne, il prezzo scende a 41 euro, che diventano 39 euro acquistandone 6 bottiglie. Prezzo decisamente inferiore a quello necessario per aggiudicarsi alcune delle cuvées più prestigiose, pardon, presuntuose, della sopravvalutatissima zona spumantistica bresciana. Non so se mi spiego…

Il vino non è filtrato e la retro etichetta porta la data di mise en bouteille, 4 luglio 2013, e di dégorgement, 14 gennaio 2016.

Il colore è già uno spettacolo, un nocciola pallido, più che paglierino, di un tono affascinante e misterioso, il naso è elegantissimo, complesso, aereo, incisivo e profondo, di assoluta purezza e fragranza, tra agrumi e nocciola fresca, pan brioche, fiori bianchi e frutta a polpa bianca, di una leggerezza e finezza senza pari.

La bocca è croccante, sapida, nervosa, quasi setosa sul palato, con una tessitura fitta e una perfetta leggerezza, un’armonia assoluta e un’incisività, una verticalità, una ricchezza di sapore, e con una salda struttura, larga e piena, sul palato, che conquistano e rendono questo Champagne magico, un vero capolavoro.

C’è poco da fare: quando si dice Aÿ, Ambonnay, Avize l’applauso, la standing ovation, sono assicurate e quando si dice Champagne De Sousa la grande qualità è un must.

Attenzione!:

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Vino al vino http://www.vinoalvino.org/

e Franco Ziliani blog http://www.francoziliani.blog/

3 commenti

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3 commenti

  1. Donatella Briosi

    febbraio 6, 2018 alle 9:51 pm

    Ti spieghi sempre benissimo! Anzi, leggerti è un vero piacere. Chiarezza e precisione ai massimi livelli. Complimenti Franco.

    • redazione

      febbraio 6, 2018 alle 10:32 pm

      Donatella, vogliamo precisare che ci siamo visti una sola volta, in novembre, alla Fiera mercato della Fivi, che non abbiamo legami, una storia d’amore, che non sei la mia p.r., che non sei a mio libro paga?
      Sei troppo gentile, mi fai arrossire carissima 🙂

  2. Oreste Lini

    febbraio 7, 2018 alle 10:08 am

    Gran vino, l’avevo trovato più rotondo e con gusti meno carichi di legno, come il caudalies, mycorhize(deg.01/2017) e il brut réserve.
    Una cosa più vicina al tradition e al BdN ma con una persistenza avvicinabile al réserve e al caudalies.
    Ricordo un deg.2012 spaziale bevuto ad inizio 2017. Mi ci ritrovo sul bel colore nocciola e sulla finezza degli aromi così come sull’armonica qualità in bocca…insomma il racconto gli rende giustizia.
    Forse il deg.2016 può ancora “migliorare”?
    Il prezzo è goloso quanto il vino, fantastico.

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