Falso Franciacorta Docg sequestrato in un’azienda vitivinicola del bresciano

E’ lecito sapere se, putacaso, l’azienda sia franciacortina oppure no?

Accidenti, non bastavano le “fake news”, le cosiddette notizie fasulle, messe in giro non si sa bene da chi, per quale scopo, a vantaggio di quale entità e a disdoro di altra, ad animare il dibattito, già demenziale di suo, visto che siamo a meno di un mese dalle elezioni politiche!

Ora, ad agitare le acque, ad accendere discussioni, dibattiti, tavole rotonde (immagino già impegnati Vespa, Floris, Santoro, Giletti, Formigli e compagnia ciarlante…), è arrivata la notizia delle fake bollicine della zona spumantistica bresciana.

Come si può leggere non sulla Gazzetta di Erbusco, sulla Voce di Borgonato di Cortefranca, su Adro Times, bensì sul portale del Ministero della Salute, “I Carabinieri del NAS di Brescia hanno denunciato all’Autorità Giudiziaria gli amministratori di un’azienda vitivinicola del bresciano, per frode in commercio e vendita di prodotti con segni mendaci.

I militari, a seguito di approfonditi accertamenti, hanno, infatti, scoperto che l’azienda aveva posto in commercio falso vino “Franciacorta DOCG”.

Le risultanze delle analisi, infatti, hanno permesso di verificare che il prodotto non aveva le caratteristiche del pregiato vino a denominazione di origine controllata e garantita, in quanto il titolo alcolometrico risultava inferiore a quello dichiarato in etichetta e diverso da quello richiesto dal disciplinare di produzione. I militari hanno, pertanto, sequestrato 350 bottiglie di vino – per un valore commerciale di circa 5 mila euro – etichettato “Franciacorta BRUT DOCG” pronte per essere vendute.

I NAS ricordano ai consumatori di leggere attentamente l’etichetta, verificando in modo particolare la presenza di alcune indicazione obbligatorie per i vini di qualità quali: nome della regione di provenienza, denominazione, annata, categoria (IGT, DOC, DOP e DOCG), imbottigliatore, volume nominale, titolo alcolimetrico, lotto di produzione, fascetta di sicurezza con sigillo di Stato (solo per DOC e DOCG) a chiusura della bottiglia”.

Ciò detto e letto, sorgono alcuni interrogativi:

l’azienda vitivinicola del bresciano ha un nome? E’ possibile conoscerlo? E perché mai tanta riservatezza per questa vicenda bresciana, la riservatezza che non è stata osservata nel caso della frode del Sauvignon targato Collio e Colli Orientali del Friuli, con i nomi dei responsabili apparsi sui giornali?

l’azienda vitivinicola del bresciano accusata di “frode in commercio e vendita di prodotti con segni mendaci” agisce per ipotetico caso nella zona spumantistica bresciana situata nell’area posta tra il Lago d’Iseo e il Monte Orfano e in caso affermativo, si tratterebbe di azienda aderente al Consorzio che tutela la zona spumantistica bresciana che si fregia di Docg?

E’ già successo in passato che azienda all’epoca associata a detto Consorzio, peraltro immediatamente espulsa, si fosse distinta per “creatività” fotocopiando le fascette Docg da apporre sulle bottiglie di bollicine metodo classico…  Dico miao e ho detto tutto…

Considerando che sono state sequestrate 350 bottiglie di vino – per un valore commerciale di circa 5 mila euro  e stimando pertanto un valore medio di 14, 28 euro a bottiglia, nel caso improbabile, anzi che escludo a priori ritenendolo impossibile, l’azienda bresciana responsabile di detta malefatta dovesse ipoteticamente risultare attiva nell’area Docg e avere a che fare con detta Docg (ma lo ripeto escludo tassativamente detta assurda eventualità) per le bottiglie “taroccate”, per le fake bubbles, verrà incolpato, come accade sempre, anche quando si trovano sullo scaffale bottiglie di Docg a prezzi da Prosecco, il rimpianto “spazzino della zona spumantica bresciana”, ovvero il mitico Franco Timoteo Metelli?

Riusciranno i nostri “eroi” ad additare “il mostro” Metelli, a sbattere “il mostro” Metelli in prima pagina? Ma, ne sono consapevole, sono interrogativi oziosi, inutili e gratuiti: la zona spumantistica bresciana è al di sopra di ogni sospetto!

Attenzione!:

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5 commenti

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5 commenti

  1. Roberto Vigna

    febbraio 8, 2018 alle 12:11 pm

    Ormai da anni a Natale una mia collega, totalmente inesperta di vino, mi regala due bottiglie di (passabile) Moscato d’Asti, come da foto.
    Zero fascetta, zero capsula.
    Rimango puntualmente estasiato dal candore e dall’innocenza che quella scritta “Denominazione di Origine Controllata e Garantita” emana.
    Lo scarabocchio è mio, sotto ci sono nome, cognome e località!

  2. Stefano

    febbraio 8, 2018 alle 9:01 pm

    Curiosa anche la percentuale di alcol: se non sbaglio il minimo dovrebbe essere 6vol. . Parlo di alcol svolto, ovviamente

  3. Paolo Nitti

    febbraio 8, 2018 alle 10:01 pm

    Da ignorante, un vino DOCG deve per forza avere la fascetta? Idem per un DOC? Grazie

    • redazione

      febbraio 8, 2018 alle 11:51 pm

      I vini Docg devono per legge essere dotati di apposita fascetta…

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