Come sono andate le expéditions de Champagne nel 2017?

Superati i 5 miliardi di euro in valore e 312 milioni di bottiglie in volume

Non si sa ancora niente di sicuro sull’andamento delle expéditions de Champagne nel 2017 e dai quartieri generali del Comité Champagne non trapela alcuna notizia e bisognerà attendere prevedibilmente sino a fine febbraio per avere i dati ufficiali. Basta però darsi un po’ da fare per ricavare, come sono solito fare da anni, qualche anticipazione e qualche previsione.

Non senza ricordare, prima, che quella 2017 è stata un’annata difficile dal punto di vista climatico e della vendemmia in Champagne, con una raccolta 2017 inferiore alle attese, con la conseguente necessità di fare ricorso ai vins de réserve (gli stock rappresentano circa 1.200.000 bottiglie, ovvero tre annate e mezza di vendite), soprattutto per soddisfare la richiesta delle 380 maisons de négoce qui assicurano il 71,7 % delle expéditions de champagne.

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Il Corriere della Sera on line scrive di Champagne e lo fa male

Tra banalità, disinformazione e pressapochismo

Anche oggi il potente Curierun, il Corriere della Sera, non fa certo una gran bella figura con un articolo dove si parla di “bollicine”, o meglio, di Champagne. Solo un compitino scolastico, e non immune da errori.

Scopriamo così che secondo il Corriere Cucina edizione on line, leggete qui, potrebbe accadere una cosa che invece praticamente non accade. “Se leggete cuvée de prestige sulla bottiglia”, perché le cuvées de prestige non si presentano quasi mai in etichetta in questo modo, ma con il nome della cuvée (Clos de Goisses, Plénitude Deuxième, Rare, Clos d’Ambonnay, Clos du Mesnil, Blanc des Millénaires, Vieilles Vignes, Cuvée Sir Winston Churchill, Comtes de Champagne, N.P.U. ecc.) che il Millésimé per il Corriere perde l’accento ed é Millesime tout court…

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Père Noël oggi é passato da me e mi ha portato… Hommage à William Deutz !

Una nouvelle cuvée de prestige 100% Pinot Noir « Pure Ay »

Oggi Santa Lucia e Babbo Natale, pardon, Père Noël, sono passati in anticipo da me… Da Ay, da una delle mie Maison de Champagne predilette, Deutz, mi é arrivata una delle 6000 bottiglie di questa nouvelle cuvée che segna una nuova epoca nella storia di questa casa nata nel 1838.

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Amour de Deutz protagonista di un’asta benefica a Brescia

E Fabrice Rosset prepara un Hommage à William Deutz 2010 speciale   

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

“Un esclusivo cofanetto di Amour de Deutz millesimato della rara collezione Mathusalem 2000 è stato messo all’Asta (per la cifra di 4.500 euro) alla terza edizione di Time to Love, una tra le Charity Dinner più trendy dell’anno, organizzata al PalaBrescia da Giacomo Maiolini, fondatore dell’etichetta discografica Time Records.

Amour de Deutz Mathusalem Brut Millesimé 2000 è la preziosa bottiglia voluta da Fabrice Rosset, Chairman e CEO della Maison francese Deutz (ritratto nella foto di apertura) e distribuita in esclusiva per l’Italia da D&C. Le bottiglie di questa serie, come tutti i millesimati della collezione Amour de Deutz Mathusalem, sono state prodotte in edizione limitata: solo 365 esemplari numerati, uno per ogni giorno dell’anno (sono 366 quelli di annate bisestili).

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Piper-Heidsieck, lo Champagne e i suoi misteri!


Wine tasting & meeting in London con Régis Camus re degli chef de cave

Mannaggia a te Giusy, quanto ti invidio! Questa è stata la mia prima reazione quando la mia carissima inviata calabrese in London, ormai una vera grande amica, al punto che è così tanto gentile da ospitarmi nel suo flat in occasione delle mie trasferte londinesi e da supportarmi, con il suo inglese impeccabile, quando nei miei incontri di lavoro nella capitale britannica è indispensabile capire e farmi capire perfettamente, mi ha inviato questo articolo.

Vivere e lavorare, come lei fa, duramente, vendendo vini italiani di qualità nella migliore ristorazione londoner per un importante importatore, nella città di Piccadilly, Abbey Road e Hyde Park, ti offre l’opportunità di partecipare, ogni giorno volendo se ne potrebbero seguire più d’uno, a wine tasting che noi italiani ci sogniamo. London è la capitale del wine business e in London puoi trovare e bere tutto quello che vuoi. Basta accreditarsi, se sei un giornalista o un operatore, oppure rassegnarsi a spendere belle somme, perché in UK i vini, anche se la Brexit si annuncia minacciosa alle porte con i suoi effetti imprevedibili, costano assai.

La nostra Giusy, però, ha avuto una fortuna in più, lavorare per un importatore che questo fiammeggiante, storico brand, Piper-Heidsieck, importa e distribuisce in UK ed eccola ammessa, unica donna, e con mille onori, essendosi presentata come inviata di Lemillebolleblog… Al cospetto di uno dei più grandi chef de cave in attività, il sommo Régis Camus.

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Sui Rosé meglio Champagne o Franciacorta? Sfida all’ultima bollicina

Il 26 agosto l’ardua risposta!

Non bisogna essere per forza frequentatori di osterie o bettole o, peggio ancora, di fumosi e rumorosi Bar Sport, per lanciarsi a volte in scommesse e sfide.

Di mezzo non ci sono cavalli, campioni o pseudo tali di calcio, donne o chissà che ma, che palle!, sempre i soliti discorsi, vini, o meglio ancora bollicine, bubbles, bulles. Naturalmente méthode champenoise, pardon, metodo classico, perché gli Charmat, Asti e Moscato d’Asti a parte, non mi sfrizzolano più di tanto il velopendulo.

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Perché i migliori Champagne dobbiamo berceli da soli



Senza condividerli con le nostre adorate Lei…

Vogliamo finalmente dire una verità antipatica, ma assolutamente vera, altrimenti non sarebbe la verità (cit. Monsieur de la Palice) sul rapporto tra Champagne e donne?

Vogliamo dirlo che é una clamorosa mensonge il fatto che lo Champagne si debba berlo, on doit le partager, avec Elle?

Ma dove sta scritto che le migliori Cuvée de Prestige (occhio, non sto parlando di uno spumantino bresciano, parlo di Champagne!) dobbiamo stapparle e, posso dirlo?, lo dico, sprecarle, condividendole con la nostra Amata?

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I grandi Champagne Krug all’Antica Corte Pallavicina di Polesine Parmense

Appuntamento memorabile mercoledì 3 maggio

Ricevo e molto volentieri pubblico l’annuncio di una grandissima serata, un incontro al vertice tra i re del divino Culatello, i fratelli Luciano e Massimo Spigaroli, et le Roi des Champagne, Krug.

Un Po di Champagne

Mercoledì 3 maggio, gli Champagne della Maison Krug fanno saltare il tappo  all’Antica Corte Pallavicina di Polesine Parmense (PR), nell’ambito della rassegna

“La Cucina di Corte incontra i vini dei Grandi Produttori

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Amici dello Champagne, vi interessa un grande Dosage Zero a 20 euro?



Amici dello Champagne, vi interessa un grande Dosage Zero a 20 euro?

Domanda agli amici Champagnisti che mi seguono. Premessa, non mi metto a fare business ma ragiono da consumatore che si rivolge ai consumatori. E ha sempre il piacere di proporre loro una chicca.

E nel contempo vuole assicurare la vita dei suoi blog.

La question è la seguente: se io vi proponessi uno Champagne, tipologia Dosage Zero, non millesimato, eccellente, da me degustato e analizzato come sicuro e ve lo proponessi come membri di un ipotetico gruppo d’acquisto di cui io stesso farò parte, e vi dicessi che questo Champagne potrete portarlo a casa, centesimo più centesimo meno, a 19-20 euro, voi sareste interessati ad acquistarlo?

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Volete fare Champagne groupage con me?


Cari amici champagnisti, oggi ho ricevuto una mail da un importatore olandese che mi propone 600 bottiglie di Champagne Jacquesson Extra Brut Cuvée 740 al prezzo invitantissimo di 34 euro.

Agli champagnisti, che non possono che amare, come io amo, Jacquesson, chiedo: vista la qualità, visto il prezzo conveniente (34 euro contro una media di 45), cosa ne direste, visto che non posso comprarle tutte da solo, se facessimo un bel gruppo d’acquisto, un bel groupage e ci portassimo a casa queste bollicine straordinarie?

Fatemi sapere asap, please!

Attenzione!

Non dimenticate di leggere anche

Vino al vino

www.vinoalvino.org

e

Rosé Wine Blog

http://www.rosewineblog.com/

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Champagne Rosé Premier cru Résèrve de l’Hommée Coulon

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot Meunier
Fascia di prezzo: da 25 € a 35 €

Giudizio:
9,5


Visto com’è andato il 2016 e affacciandosi un 2017 che guardavo un po’ di sottecchi, temendo quali sfracelli (ancora?) a causa del 17 finale, in prossimità di San Silvestro e Capodanno ho pensato: da quell’annus horribilis devi proprio congedarti alla grande.

E così è stato, non solo per il valore e la bellezza del vino scelto, un’autentica meraviglia, ma grande è stato anche il formato del vino, un magnum

Ovviamente, inutile dirlo, “bollicine”, non italiane, siano essere bresciane, oltrepadane, trentine oppure altolanghette, ma, ça va sans dire, Champagne.

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Annunciate in ribasso le spedizioni di Champagne nel 2016

TappiChampagne
Come sono andate le cose, si chiederà magari qualche lettore abituato a vedermi trattare di Champagne, anche dal punto di vista della commercializzazione e del suo andamento sui vari mercati internazionali, per le expéditions de Champagne nel 2016? E’ stato un grande anno, come lo sono stati il 2014 (307 milioni di pezzi) ed il 2015 (312.535 milioni)?

Non abbiamo ancora i dati definivi, che non troverete, ancora per un mesetto, sul sito Internet ufficiale del Comité Champagne o su quello del Bureau Italia. Per ora dobbiamo accontentarci, ma conto tra qualche giorno di potervi dare maggiori notizie, dei dati relativi ai primi 10 mesi dell’anno, ovvero sino ad ottobre, quindi senza i dati di due mesi cruciali e decisivi come novembre e dicembre.

I dati, e le previsioni, parlano di un possibile calo delle importazioni rispetto al biennio 2014-2015, visto che al 31 ottobre 2016 erano state spedite circa sei milioni di bottiglie in meno rispetto a fine ottobre 2015, con un calo, su base annua, del 2,7%.

Ottobre 2016 è stato un mese deludente, con un 10,6% in meno relativo al commerce della Maison de Champagne, dell’8,6% per le cooperative e del 6,5% per gli Champagne dei vignerons.

Non è andato bene il mercato interno (ed è comprensibile con tutto quello che è successo di negativo e terribile in Francia nel corso dell’anno…), ma ancora peggio sono andate le esportazioni, ovvero la forza trainante del mercato Champagne, con un calo del 21% rispetto ad ottobre 2015 sui mercati dell’Unione Europea.

Meglio vanno le cose nei Paesi terzi (tipo Stati Uniti, Australia, Giappone…), con un leggero rialzo e 58 milioni di bottiglie importate da gennaio a ottobre 2016.

E se le cose non dovessero cambiare – come mi auguro siano cambiate- in novembre e dicembre, il bilancio sarà decisamente meno entusiasmante di quello 2015, quando con 312 milioni di bottiglie spedite si era raggiunta una cifra di affari record equivalente a 4,75 miliardi di euro….

Le previsioni parlano di un calo in Francia e nel primo mercato export, la Gran Bretagna, dove ad inizio di quest’anno i prezzi degli Champagne dovrebbero aumentare a seguito dell’effetto Brexit.

Un calo complessivo del due per cento nelle expéditions de Champagne dovrebbe essere, salvo miracoli, nella ragione delle cose… Solo colpa della congiuntura economica e del terrorismo internazionale, dell’offensiva sempre più spavalda (in termini di prezzi bassi) del Prosecco, o di qualche strategia non proprio azzeccata?

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Expéditions vins de Champagne. Si conferma il Regno Unito, ma crescono Giappone e Australia

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Numeri e considerazioni sull’andamento dei primi dieci mercati esteri nel 2015

Sul sito Internet ufficiale del Comité Champagne non è ancora disponibile il bollettino d’informazione, con tutte le analisi, le comparazioni, le statistiche complessive, relativo alle expéditions nel 2015, ma alcune “cifre chiave” consentono di poter fare alcune considerazioni (e relativi confronti con l’andamento nel 2014) relative ai primi dieci mercati esteri.

Ecco quindi alcuni dati, confortati da numeri, che consentono di capire di quale salute goda la filiera champenoise e come si orientino le vendite.

Nel 2014 i primi dieci mercati esteri erano i seguenti con questi numeri :

1 Regno Unito        32. 675 232
2 Stati Uniti            19.152.709
3 Germania             12.605 297
4 Giappone             10.429 638
5 Belgio                   9.741 262
6 Australia               6.524 220
7 Italia                     5.795 957
8 Svizzera                5.553.703
9 Spagna                  3.420 322
10 Svezia                 2.608 825

Nel 2015 i dieci principali esteri restano esattamente gli stessi, senza alcuno scambio di posizioni in classifica tra i vari Paesi, ma con alcune sensibili variazioni in quanto a numero di bottiglie “spedite”.

1 Regno Unito        34.153.662     + 1.478.430

2 Stati Uniti           20.508.784            + 1.356.075

3 Germania            11.907.887            –   697.410

4 Giappone            11.799.246            + 1.369.608

5 Belgio                 9.210.659              –    530.603

6 Australia             8.110.106             + 1.585.886

7 Italia                   6.359.572             +   563.615

8 Svizzera              5.410.288             –     143.415

9 Spagna               3.909.345             +   489.023

10 Svezia               2.904.854             +   296.029

I primi 10 mercati esteri nel 2015 totalizzano complessivamente 114.274.403 milioni di bottiglie, di cui 73.861.267 riferite a mercati dell’area europea e 40.418.136 riferite a “Paesi terzi” o “Grande export” (Stati Uniti, Giappone, Australia, tutti a segno più, con una crescita complessiva rispetto al 2014 di 4.311.569 bottiglie). I primi dieci mercati export rispetto al 2014, quando complessivamente totalizzarono 108.507.165 milioni di bottiglie, fanno registrare una crescita notevole, pari a 5.767.238 milioni di bottiglie. Sorprendono le prestazioni dell’Australia e del Giappone, il leggero calo di mercati tradizionalmente forti come Germania e Belgio, mentre la crescita degli Stati Uniti va vista come il segnale di un economia in crescita.

SaveWaterdrinkChampagne

Quanto alla performance nel Regno Unito credo costituisca la dimostrazione del fatto che gli inglesi pur flirtando con alternative cheap italiane e spagnole continuano a mantenersi fedelissimi e affezionati consumatori (e conoscitori) di Champagne. Sono ancora lontane, come si può leggere qui, le cifre record raggiunte, in epoca pre-crisi, nel 2007, con 39.052.278 milioni di pezzi, o i quasi 37 milioni di pezzi del 2006, ma i 34.153.662 milioni di bottiglie del 2015 si collocano all’altezza dei 34.533.887 del 2011 e marcano una decisa lontananza dalle performances meno soddisfacenti dell’ultimo decennio, raggiunte rispettivamente con 30.517.461 e 30.786.727 milioni di bottiglie nel 2009 e nel 2013.

Un discorso a parte merita il mercato francese, che continua ad essere il primo consumatore di Champagne con oltre 160 milioni di bottiglie, e una percentuale complessiva del 52-53%, ma nel 2015 non c’è stata la ripresa attesa da anni, anzi i consumi interni hanno fatto segnare un modesto calo di 443.605 pezzi. E una parte crescente del mercato è appannaggio delle Maison de Champagne, con quasi 92 milioni di pezzi, corrispondenti al 57% del totale.

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Expéditions vins de Champagne 2015 : crescita dell’1,7% in volume e del 4,6% in valore

vignoble de la champagne

Sono 312 521 412 le bottiglie spedite, contro le 307.136.564 del 2014

Non cercateli sul sito Internet del Comité Champagne, dove non sono ancora stati pubblicati, ma i dati definitivi e ufficiali delle expéditions des vins de Champagne nel corso del 2015 sono ormai ufficiali e a cercarli bene li si trova su vari giornali (come La Marne agricole) e siti Internet francesi, tra cui l’informatissimo blog Champagne un monde de bulles che pubblica – leggete qui – addirittura estratti del documento finale del Comité. Curiosamente pubblicati in anticipo rispetto al Comité…

I risultati complessivi, con 312 521 412 bottiglie spedite, contro le 307.136.564 del 2014, sono decisamente positivi: una crescita di 5.384.848 milioni di pezzi, pari all’1,7% rispetto al 2014, ma soprattutto un incremento del volume d’affari pari del 4,6%, che tocca la cifra di 4,75 miliardi di euro. Si tenga conto che il record storico in valore precedente, 4,56 miliardi di euro, venne raggiunto nel 2007, prima dello scoppio della lunga crisi economica, a fronte di 339 milioni di pezzi venduti, ovvero, 26,5 milioni di più che nel 2015.

Un risultato, questo record del volume d’affari, che corrisponde in pieno all’obiettivo che il mondo dello Champagne si pone da sempre : « continuare a crescere in valore più che in volume ». Una mission un po’ diversa rispetto a quella di un competitor, completamente diverso per storia, per uve, per stile dei vini e loro costi, dello Champagne, che cresce in volume, ma con prezzi medi di vendita dei vini decisamente più bassi. Elemento fondamentale che giustifica in larga parte il successo di quello spumante Charmat…

frecciasu

A tirare la volata e rendere possibile l’exploit conseguito nel 2015 dalla Champagne sono stati principalmente due fattori: il primo è stato l’andamento dell’export, che è aumentato del 4% rispetto al 2014, con 80,2 milioni di bottiglie (una crescita del 3,3%) nell’Unione Europea, e 70,5 milioni di bottiglie (+4,8%) nei Paesi terzi, dove le vendite crescono da quattro anni consecutivi. Il secondo fattore è rappresentato dagli ottimi risultati fatti registrare dalle Maison de Champagne, che hanno venduto ben 223.548.634 milioni di pezzi contro i 215.107.577 del 2014. Una crescita di 8 441 057 milioni di pezzi, pari al 3,9%.

Maison che l’hanno fatta da “padrone” non solo in Francia, con 91 934 709 milioni di bottiglie su un totale, relativo al mercato interno, di 161 813 229 (una crescita di 2.300.000 pezzi pari al 2,6% rispetto al 2014), ma nell’Unione Europea e nel grand export (ovvero fuori Europa). Nei Paesi della Comunità i numeri parlano di 68 030 709 milioni di bottiglie contro i 64 801 781 del 2014, ovvero +3 228 928 pari ad un 5 per cento secco. Nei Paesi terzi si è passati da 60 670 126 milioni di bottiglie a 63 583 216, ovvero +2 913 090 pari ad un aumento del 4,8%.

Quanti ai Paesi protagonisti dell’export sono stati, in Europa, Gran Bretagna, Germania e Belgio, mentre fuori Europa sono stati molto vivaci Stati Uniti, Giappone e Australia.

In Francia anche nel 2015 le vendite sono state in calo: 440 mila bottiglie in meno rispetto al 2014, ovvero un calo dello 0,3%. A calare maggiormente, del 4,8%, sono stati i vini dei vignerons (-2 701 800), mentre i vini delle cooperative hanno perso uno 0,2% fermandosi a 15.918.897 milioni di pezzi.
topiChampagne

All’estero, invece, i vini dei piccoli produttori, dei vignerons, sono andati meglio che in Francia: nell’Unione Europea le vendite sono aumentate del 6,2% e nei Paesi Terzi del 5,9%. I numeri restano abbastanza piccoli, con 4 190 469 pezzi nell’Unione Europea e 2 708 041 nel “grand export”.

I risultati dei vini delle caves coopératives sono stati altalenanti: stabili in Francia dove c’è stato un calo minimo, dello 0,2%, molto negativi nell’Unione Europea, dove il calo è stato di quasi un milione di bottiglie, pari al 10,4%, positivo nei Paesi terzi, con una crescita del 4,5%.

Complessivamente, valutando sul totale di 312 521 412 milioni di bottiglie spedite, le Maison sono cresciute del 3,9% toccando quota 223.548.634, mentre i vignerons sono calati del 3,7% fermandosi a quota 60.858.133 e le cooperative del 2,7%, equivalenti a 28.114.645 bottiglie.

Da leggere la seguente analisi economica pubblicata qualche giorno dopo questo posto

Attenzione! Non dimenticate di leggere anche:

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Champagne Brut Blanc de Blancs Premier Cru Paul Goerg

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay
Fascia di prezzo: da 25 € a 35 €

Giudizio:
9


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In Champagne le cantine cooperative delle migliori zone, anche in villaggi classificati Premier Cru, sono dotate di uno spiccato spirito imprenditoriale e di una notevole fantasia nel presentarsi sul mercato interno ed internazionale.

Accade così che a poco distanza dalla celebrata Côte des Blancs, una cooperativa attiva a Vertus, secondo più ampio villaggio della Champagne ed il maggiore del dipartimento della Marne, per ettari vitati, che qui superano quota 560, per l’85% destinati a Chardonnay, una cooperativa come La Goutte d’Or abbia deciso di dar vita a due marchi commerciali per proporre gli Champagne espressione di questo magnifico terroir.

Uno ha nome Napoléon, marchio che risale al 1907, e propone vini di stile classico e tradizionale, ed il secondo che prende nome da un personaggio, Paul Goerg, che nel 1876 fu sindaco di Vertus e che s’impegnò molto per il mondo agricolo e vitivinicolo e si adoperò per far capire il valore dei terroir e dello Chardonnay di cui i vignerons disponevano.

Accadde così che nel 1950 un gruppo di vignerons di Vertus decidono di lavorare insieme sullo Chardonnay e valorizzarlo e nel 1985 quando decisero di proporre in commercio i loro Champagne scelsero proprio il nome di Paul Goerg come marchio. Champagne di cave coopérative direte voi, pensando ad una qualità non particolarmente ambiziosa o eccelsa dei vini.

Errore. Perché nel caso della Paul Goerg oltre alla garanzia rappresentata dall’origine delle uve, un terroir premier cru, si ha una garanzia supplementare rappresentata dal lavoro di vignaioli intraprendenti e appassionati attivi da oltre due generazioni, e da un’abitudine, una tradizione, un vanto di produrre Champagne Premier Cru i quali, “traducono in vino la piena espressione dei terroir di Vertus e dell’uva Chardonnay”.

Questi vignerons fieri delle loro radici familiari posso contare su quasi 140 ettari di vigneto, e realizzano cuvées, frutto di una viticoltura ragionata rispettosa dell’ambiente, con dosaggi molto limitati che impediscono ogni trucco e consentono ai terroir di esprimersi appieno.

La loro gamma comprende una cuvée Brut Tradition (60% Chardonnay e 40% Pinot noir), l’Extra Brut Absolu (Chardonnay in purezza e 4 anni di permanenza sui lieviti), un Rosé con solo un 15% di Pinot noir (ma lo Chardonnay è quello della Côte des Blancs), un Brut millesimato, e una cuvée de prestige, che riposa sui lieviti da sei ad otto anni, millesimata, denominata Cuvée Lady (in commercio il 2004), con un 15% di Pinot noir ed una selezione particolarmente rigorosa degli Chardonnay.
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E infine c’è lo Champagne che voglio consigliarvi per questo fine settimana, il Brut Blanc de Blancs, non millesimato, che si affina per tre anni sui lieviti e dopo la sboccatura trascorre altri 6 mesi di riposo in bottiglia prima della commercializzazione.

Un Blanc de Blancs dal dosaggio che la Maison definisce « moderato », anche se si tratta di qualcosa tra 8 e 9 grammi litro con ricorso unicamente a vini di riserva.

Con il consueto eclettismo champenoise nella scheda tecnica il vino viene definito come una cuvée “perfetta per gli aperitivi”, ma poi ci dicono che andrà benone con le ostriche, ad un sashimi di pesce, a preparazioni di pesce in “sauce mousseline”, a formaggio di capra fresco oppure Chaource (formaggio dell’Aube), e, indifferentemente, e a me la cosa suona strana, ad zuppa di fichi freschi come dessert.

Io lo gusterei piuttosto sul pesce, o lo servirei prima di sederci a tavola, gustando il suo colore paglierino oro luminoso, il perlage molto sottile e vivo, la fragranza delicata e complessa degli aromi, sfumature di nocciola fresca, pesca bianca, fiori d’arancio, glicine, una vena di torrone, crema pasticcera e croissant. E poi il suo gusto calibrato, cremoso, non aggressivo, con un chiaro ritorno agrumato nel retrogusto, la sua piacevolezza ed il suo carattere da “vin de soif”, che chiude lungo su una vena salata e minerale.

Un bel vino, distribuito in Italia da Ruffino Constellation Brands, che troverete in vendita intorno ai 30 euro.

Attenzione! Non dimenticate di leggere anche:

 

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