Champagne La Grande Réserve Brut Dumangin

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot Meunier, Chardonnay, Pinot noir
Fascia di prezzo: da 25 € a 35 €

Giudizio:
8.5


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In attesa di sapere quale sia stato il numero esatto di bottiglie equivalenti alle “expéditions de Champagne” nel corso del 2015 – le stime, come ho scritto in questa recente nota, parlano di una cifra intorno ai 313 milioni di pezzi, con un incremento rispetto al 2014 superiore al due per cento – cosa si può fare di meglio se non godersi una buona bottiglie del grande metodo classico francese?

Lo si può fare, non svenandosi, spendendo meno di 30 euro se si ricorre a questo ottima enoteca on line, scegliendo La Grande Réserve Brut non millesimata di un produttore che non ama comunicare molto, visto che il suo sito Internet è in rifacimento da… due anni…

Eppure Dumangin, che ha sede a Chigny Les Roses un villaggio classificato 1er cru posto nel cuore della Montagne de Reims, è una Maison di valore, che esporta larga parte della propria produzione, ed è giunta alla quinta generazione, il cui primo esponente fu Firmin Dumangin viticultore nel villaggio di Ludes, mentre oggi a reggere le sorti dell’azienda è Gilles Dumangin.

Prendiamo atto di questa sua strana – nel 2016… – refrattarietà a raccontarsi, per accontentarci del fatto, decisamente più importante, che gli Champagne che elabora oltre a presentare un eccellente rapporto prezzo – qualità sono Champagne ben fatti e molto piacevoli da bere. Vini che possono essere approcciati e apprezzati anche non dai grandi esperti e non solo dalle persone che in una bottiglia di champenois ricercano chissà quali sfumature, complessità e recondite armonie.

A dispetto del suo nome altisonante La Grande Réserve non millesimata di Dumangin è un Brut che utilizza abbondantemente il dosaggio consentito dalla tipologia, in questo caso ci si avvicina ai 9 grammi per litro, ed è una Cuvée composta per il 50% da Pinot Meunier, per il 25% da Chardonnay, e per il 25% da Pinot Noir, tutte uve provenienti da villaggi Premier Cru Montagne de Reims, ovvero Chigny Les Roses, Ludes, Rilly, Taissy, Cormontreuil, (un cinque per cento della cuvée si affina per quattro anni in legno).

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Uno Champagne che definirei, con termini anglosassoni, molto appealing e easy to drink, che fa dell’armonia e dell’equilibrio il suo punto di forza, nella dichiarata piacevolezza il suo elemento distintivo, buono senza mai toccare livelli di eccellenza speciali.

Colore paglierino oro squillante, perlage finissimo e di grande vivacità nel bicchiere, mostra un naso molto aperto, fragrante, variegato, con sfumature di crema pasticcera, zucchero filato, torrone, nocciola fresca, agrumi canditi e un tocco di burro e una leggera vena sapida.

La bocca è cremosa, il gusto morbido, rotondo, senza alcuno spigolo, con un qualcosa che ricorda alcuni Satèn di Franciacorta (è solo una battuta, ché tale vuole essere, ed é consapevole di essere paradossale…), un’armonia che mostra una sola dimensione e solo dopo lo sviluppo del vino nel bicchiere lascia trasparire – siamo o non siamo in Champagne? – una freschezza minerale, una vena più nervosa e sapida.

Non uno Champagne memorabile, ma con un grande pregio, far vuotare facilmente la bottiglia, trattandolo come aperitivo o sorseggiandolo distrattamente conversando o ascoltando musica o abbinandolo a tavola ad antipasti non impegnativi.

Non piacerà molto comunicare a Dumangin, ma i suoi vini eccome se si fanno capire…

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Sono i Paesi terzi a trainare l’export dello Champagne nella volata di fine 2015

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L’andamento delle expéditions nei primi undici mesi dell’anno

Ultimi dati parziali relativi alle expéditions de vins de Champagne nei mesi che hanno chiuso il 2015 prima di conoscere, probabilmente entro metà febbraio, i dati complessivi relativi a tutto l’anno. Quanto appare certo, confermato dalle varie stime, a settembre, ottobre e novembre, è che il 2015 si chiuderà con il segno positivo, con un incremento, leggero, ma sempre incremento, rispetto ai 307.136.564 milioni di bottiglie di fine 2014. Le stime, aggiornate a novembre, arrivano ad un totale di 313 milioni di bottiglie, con una crescita dunque del 2,3%.

Sono stati 47,3 i milioni di bottiglie spedite (con un + 1,2 rispetto al novembre 2014) nel novembre dello scorso anno e i dati a novembre vedono i Paesi terzi trainare l’export: con una crescita, nei primi undici mesi dell’anno, del 13,1%, mentre le spedizioni verso i Paesi dell’Unione Europea crescono del 2,1%. Il mercato francese, com’era accaduto ad ottobre, in leggero calo (-1,7%).

Nel periodo gennaio – novembre 2015, le spedizioni raggiungono quota 270,4 milioni di bottiglie, con una crescita del 2,3% rispetto al 2014. Il mercato francese, che rappresenta il 49,7%, ovvero meno della metà delle spedizioni totali, è stabile a 134 milioni di bottiglie. Anche nella valutazione sui primi undici mesi dell’anno, Unione Europea e Paesi Terzi mostrano lo stesso tasso di crescita, che sfiora il cinque per cento, riguardando rispettivamente 70,7 e 65,3 milioni di bottiglie esportate.

Analizzando l’andamento delle diverse componenti della filiera champenoise, viene confermato il ruolo chiave e la preponderanza delle Maisons de Champagne: una crescita per il quinto mese consecutivo (a novembre del 4,1%, che sale a ben 12,8% nel caso dei Paesi Terzi), e su undici mesi il raggiungimento della quota di 197,4 milioni di bottiglie. Valutando come siano andate le cose per le Maison nei primi undici mesi del 2015 si rileva una crescita generalizzata: del 2,1% in Francia, del 5,2% nei Paesi terzi e del 5,6% nei Paesi dell’Unione Europea.

Non vanno altrettanto bene le cose, in una valutazione relativa ai primi undici mesi del 2015, per gli Champagne dei vignerons: 48,7 i milioni di bottiglie spedite, pari ad un calo del 2,9%. Un decremento in larga parte dovuto al calo sul mercato francese (- 4% dall’inizio del 2015) e bilanciato da crescite significative delle vendite nei Paesi comunitari (+ 6,4%) e nei Paesi terzi (+4,3%).

Anche le vendite degli Champagne delle caves coopératives toccando quota 24,3 milioni di pezzi fanno registrare un calo, dello 0,8%, nella valutazione gennaio-novembre 2015. Spedizioni stabili, nello stesso periodo, verso i Paesi terzi, in calo dell’1,9% nei Paesi dell’Unione Europea, e in leggero calo (0,4%) sul mercato francese, anche se il mese di novembre per gli Champagne delle potenti cooperative è stato positivo, con una crescita, rispetto al mese di novembre 2014 dell’11,5%.

Su queste basi è ragionevole pensare che l’ammontare complessivo delle expéditions de vins de Champagne nel 2015 possa superare, di poco, i 313 milioni di bottiglie. Un leggero incremento, da valutare positivamente considerando l’aggressività della “alternativa” rappresentata, soprattutto per il costo inferiore, da Prosecco e Cava.

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Expéditions vins de Champagne 2015 in crescita : 312,8 milioni di bottiglie

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I dati non sono ancora ufficiali al 100%, perché le stime dell’osservatorio economico del Comité Champagne corrispondono al 95% dei dati dell’annata, ma i dati ufficiosi forniti alla stampa francese e internazionale, parlano chiaramente di un sicuro incremento delle expéditions dei vins de Champagne nel 2015 rispetto ai dati 2014. Dai 307,2 milioni di bottiglie dello scorso anno, le vendite sono salite a circa 312,8 milioni di pezzi, con un aumento percentuale dell’1,8 % per cento, pari a 5,6 milioni di bottiglie.

Questo risultato positivo è stato reso possibile dal consueto positivo andamento dell’export, sia nei Paesi tradizionali consumatori sia nei Paesi terzi, ma anche da un ritorno della Francia, dopo quattro anni consecutivi di calo, ad un livello di vendite in rialzo sia nei volumi che in valore.

Molto significativo e sottolineato con prudente soddisfazione dai responsabili della filiera champenoise, l’andamento del volume d’affari, che avrebbe raggiunto nel 2015 la cifra record di 4,75 miliardi di euro in valore (un aumento del 5% rispetto al 2014), superiore al precedente record toccato nel 2007, ovvero prima dello scatenarsi della crisi economica mondiale, con 4,56 miliardi di euro relativi a 339 milioni di bottiglie, un volume ben superiore ai meno di 313 milioni di bottiglie che sarebbero state commercializzate nel 2015.

Questo significa che il prezzo medio di vendita si è tenuto alto e che sono andate particolarmente bene le cose, oltre che per le Maison de Champagne, che hanno fatto segnare un rialzo di quasi il 4 per cento con 223,5 milioni di bottiglie spedite, per i vini più cari, per le cuvée de prestige.

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Expéditions de vins de Champagne 2015 : l’Unione Europea traina un export in aumento

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Sono i Paesi dell’Unione Europea a guidare la riscossa delle expéditions de vins de Champagne in questi mesi finali del 2015. Con ottobre è il quarto mese consecutivo che l’Unione Europea tira le fila (in settembre l’incremento era stato del 19,9% rispetto al settembre 2014, in ottobre dell’11,1%) e sembra essere il punto di forza, visto che nei primi dieci mesi del 2015 l’export nei Paesi europei è cresciuto del 5,6%.

In generale gli indici, aggiornati ad ottobre 2015, sono positivi: nel periodo da gennaio a ottobre le spedizioni raggiungono quota 223 milioni di bottiglie, con un rialzo del 2,5% rispetto allo stesso periodo del 2014, le spedizioni del solo mese di ottobre crescono quasi dell’uno per cento rispetto all’ottobre 2014, toccando quota 36,6 milioni di pezzi. Il mercato francese è stabile e valutato sui primi dieci mesi del 2015 arriva a 107,1 milioni di bottiglie, che rappresentano il 48% delle spedizioni totali.

I Paesi Terzi, che nel solo mese di settembre avevano visto una crescita del 16,2%, in una valutazione da gennaio a ottobre crescono del 4%.
TappoChampagne

Valutando invece l’andamento del tipo di produttore, ottobre conferma (anche in questo caso per il quarto mese successivo) la costante progressione delle Grandi Maison de Champagne, che salgono in questo singolo mese del 3,1% e del 4,4% nei primi dodici mesi, grazie ad una crescita che tocca sia la Francia (+ 3,2%), i Paesi terzi (+4,5%) sia l’Unione Europea (+5,9%).

Variabile l’andamento delle expéditions degli Champagne dei vignerons, in calo del 2,8% nei primi dieci mesi del 2015 nonostante una crescita del 5,5% nei Paesi terzi e dell’8,7% sul mercato europeo. A penalizzarlo, visto che rappresenta l’86% delle loro vendite, l’andamento del mercato francese, in calo del 4,3%.

Anche le expéditions delle coopératives sono in calo, del 2,1%, nei primi dieci mesi dell’anno. Non basta un andamento stabile (+0,6%) nell’Unione Europea per compensare un calo del tre per cento sul mercato francese e del 3,5% nei Paesi terzi.

Le valutazioni dell’andamento finale delle expéditions 2015 sono a loro volta positive, con una stima intorno a 312,6 milioni di bottiglie equivalente ad un incremento dell’1,8%.


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Champagne Brut Rosé de Saignée Fleury

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot noir
Fascia di prezzo: da 35 € a 50 €

Giudizio:
9


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Un grande Champagne, un grande Rosé, un grande Rosé de Saignée, che potrete tranquillamente abbinare, se arriveranno sulla vostra tavola, persino a cacciagione e selvaggina, ad anatra, oca, ad un tacchino ripieno, a fagiano e pernice. Più che a preparazioni, seppure prelibate, a base di pesce.

Uno Champagne, 100% Pinot nero, ottenuto con la tecnica che prevede una breve macerazione delle uve prima della pressatura, e che conferisce un particolare colore, intenso, che richiama il melograno, e una salda struttura ai vini, che arriva da un’area particolare, ovvero la Côte des Bar posta nella Champagne meridionale a sud della Vallée de la Seine, a 150 km circa a sud di Epernay e non molto lontana dalla Bourgogne. Una terra conosciuta non solo per il suo Pinot noir particolarmente carnoso, ma perché è soprattutto qui che alcuni vignerons coltivano altre varietà come Arbane, Petit Meslier e Pinot blanc che caratterizzano alcune loro cuvée.

Il nostro vigneron, bisognerebbe più correttamente dire tutta la famiglia Fleury, che ha la propria cave a Courteron e larga parte dei 15 ettari (qualcosa hanno anche a Buxeil), dislocati su coteaux argilo calcaire (in questi 15 ettari il Pinot noir domina per l’85%, e c’è una piccola parte anche dei due altri Pinot), si chiama Jean Pierre Fleury e sviluppando quanto avevano creato suo nonno Emile e suo padre Robert, ha voluto dare una svolta lungamente meditata all’azienda diventando nel lontano 1989 il primo produttore di Champagne biodinamico. Ma già nel 1970 era stato scelto di usare concimi organici e non chimici, di diserbare a mano invece di ricorrere ad erbicidi, scegliendo la biodinamica come “metodo che apre alla comprensione della natura profonda della pianta, dell’animale, dell’uomo e del rapporto tra loro”.

E la filosofia che illustra l’agire dei Fleury, perché anche Jeanne Sébastien sta seguendo le orme del padre, è perfettamente spiegata nella sezione “biodinamica” di un semplice ma esaustivo sito Internet.

Una produzione contenuta in 200 mila bottiglie, ottenuta dagli ettari di proprietà e acquistando uve, ovviamente condotte in biodinamica da altri 8 ettari, da produttori partner.

1febbraio2015-fotobottiglievarie 015

Il Rosé de Saignée che voglio caldamente consigliarvi (sul nuovo blog Rosé Wine Blog vi consiglio invece rosati, con le bollicine e non, italiane) viene da vigne di vent’anni, ha la doppia certificazione Ecocert e Demeter ed è uno Champagne assolutamente gastronomico (che io eviterei di abbinare però, come fanno spesso in Francia, ad una torta con i frutti rossi, anche se non particolarmente dolce), ed è un vino affascinante già dal colore delicatissimo, fragolina di bosco, cerasuolo scarico, melograno, perlage finissimo e continuo, assai vivace nel bicchiere, e intrigante quando si passa alla fase aromatica, una vera e propria tavolozza di sfumature di profumo, ribes, lampone, pompelmo rosa, rosa appassita, pesca bianca, un ricordo di mandarino e di pera abate, di ratafià che compone un insieme elegantissimo, di assoluta raffinatezza.

Al gusto colpisce per l’attacco soave e carezzevole, per la temperata vinosità nonostante la struttura salda, per la vena lunga e croccante, la perfetta succosità che rende il gusto vivo, fresco e ben teso.

Una meraviglia d’integrità, un vero gioiello per chi ama gli Champagne Rosé di carattere.

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Champagne Grand Cru Blanc de Blanc Zéro Dosage e Gran Rosé Brut Encry

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay
Fascia di prezzo: da 25 € a 35 €

Giudizio:
9

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot noir
Fascia di prezzo: da 25 € a 35 €

Giudizio:
8.5


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Dovevo raccontarvi da tempo questa storia, molto singolare, quello di una piccola Maison de Champagne, posta nientemeno che in quel villaggio Grand Cru 100% che è Mesnil-sur-Oger nella Côte des Blancs. Quattro ettari di vigna, un’attività da veri e proprie récoltant manipulant, ma anche se la Maison ha un nome francesissimo, Encry, Maison Veuve Blanche Estelle, i proprietari non sono dei Dupont qualsiasi, ma portano i nomi, italianissimi, di Enrico Baldin e Nadia Nicoli.

Avete capito bene, si tratta di due italiani, che nel 2014 hanno creato la loro società, appoggiandosi alla SCICC – Société Commerciale Internationale Champagne & Champagnes che rappresenta nel mondo la Maison e grazie alla collaborazione, fondamentale, di un vigneron locale, che chiameremo Jean Michel, produttore di vin clair (ovvero i vini base su cui “l’alchimista chef de cave” lavora per produrre le cuvées) che concesse loro alcuni ettari di terreno e con l’aiuto del quale hanno cominciato a produrre Champagne.

Bartali

Fondamentale l’aiuto del vigneron, francese, perché il Comité Interprofessionnel du Vin de Champagne, il C.I.V.C. o Comité Champagne, non aveva gradito questo arrivo di italiani in Chanmpagne, a Mesnil-sur-Oger poi, e adducendo problemi e cavilli burocratici aveva tentato di bloccare il tutto. Menomale che al vigneron venne la trovata d’ingegno per sbloccare l’impasse, il giusto e corretto escamotage, ricordarsi l’esistenza di una Maison Veuve (Vve) Blanche Estelle, fondata a suo tempo dal nonno e iscritta al CIVC nel 1917. E con la disposizione a cederla ai due italiani, facendone diventare titolare Nadia tutti i problemi sono stati risolti. E in etichetta può tranquillamente figurare la dizione Récoltant Manipulant, R.M.

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E per i fan di Krug… Appuntamento il 22 ottobre al Relais Antica Corte Pallavicina

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Grandi Champagne e grande cucina nelle terre del mitico Culatello

Avete, del resto il nostro premier non dice forse che la crisi è finita, che l’economia ha ripreso a girare e i soldi a girare nelle nostre tasche (magari sta parlando delle sue e di quelle della Casta politica…), circa 200 euro che vi crescono e non sapete come spenderli?

La buona soluzione, soprattutto se amate lo Champagne e quello Champagne speciale che risponde al nome di Krug (un nome, una leggenda…) potrebbe essere, se non abitate a Canicattì o in Alta Val Badia, e potete permettervi di raggiungere i dintorni di Parma e la magica zona del Culatello (un salume, ma che dico, una poesia e un capolavoro dell’arte norcinesca), regalarvi la Gran Soirée in programma giovedì 22 ottobre a Polesine Parmense, presso un santuario dei gourmet quale l’Antica Corte Pallavicina dei fratelli Massimo e Luciano Spigaroli, nell’ambito della rassegna enogastronomica “La cucina di Corte incontra i vini dei grandi produttori”.

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Ospite d’eccezione la Maison Krug che dal 1843 persegue un preciso obiettivo: creare soltanto Cuvée de Prestige. Selezionate da Paolo Tegoni le cuvée della celeberrima Maison accompagneranno i piatti di Massimo Spigaroli.

Questo preceduto da una visita alle storiche cantine di stagionatura dell’Antica Corte Pallavicina, le più vecchie al mondo ancora attive, costruite nel 1320.

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Champagne Lady Blanc de Noirs Brut Delaplace

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot noir, Pinot meunier
Fascia di prezzo: da 35 € a 50 €

Giudizio:
9


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Una delle mie più belle sorprese alla Giornata Champagne di giovedì scorso

Dove eravamo rimasti ?… Diciamolo subito, da parte mia la partecipazione all’evento non si é esaurita in un momento di black out, in un ingiustificabile e sbagliato comportamento, di cui non posso che rammaricarmi e dolermi e di cui mi sono scusato con chi ha subito il mio gesto nonché con gli organizzatori dell’evento, nell’ambito della bella e riuscita Giornata Champagne di giovedì scorso a Milano.

Da parte mia c’è stato soprattutto, come possono documentare le molte persone che ho incontrato prima del “fattaccio” e con le quali mi sono relazionato come cronista del vino e degustatore, non certo “ubriaco”, come ha ipotizzato taluno (degustatore professionale da oltre trent’anni e alzi la mano chi mi ha mai visto ebbro o avvinazzato), un palese desiderio di imparare, perché ad un universo variegato come quello dello Champagne bisogna avvicinarsi con umiltà e con disponibilità ad imparare. E con una volontà di degustare, anche se svariati hanno confermato il loro blasone, non i “solito nomi”, bensì Maison e vignerons meno noti. O a me, che non pretendo di essere un pozzo di scienza e di sapere tutto, sconosciuti.

Con questo spirito ho ad esempio approcciato, per la seconda volta, ma conto di farlo ancora in maniera più puntuale, gli Champagne della Maison Penet Chardonnet, distributi dalla società Oyster Oasis, una cui Cuvée, Les Fervins 2009, mi ha conquistato per la sua estrema mineralità ed essenzialità. E poi, tra le tante buone cose assaggiate, ad esempio il Blanc de Noir 2009 di Pannier, distribuito da Premium Wine Selections, mi sono imbattuto in una Maison e in vini per me totalmente inediti.

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Nonostante gli assenti, come mancare oggi alla Giornata Champagne?

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Auspicando pace e armonia tra Bureau du Champagne Italia e Club Excellence…

Come tutti gli appassionati di quel vino inimitabile e unico che è lo Champagne, non posso che salutare con gioia il ritorno a Milano dopo la parentesi fiorentina 2014, oggi, giovedì 8 ottobre, presso l’Hotel Principe di Savoia di Piazza della Repubblica, di quella bellissima festa che sarà la Giornata Champagne 2015, organizzata dal Bureau du Champagne Italia. E come tutti gli innamorati delle insuperabili bulles champenoises passerò ore a cercare di degustare, tentando di farmi largo tra la folla, i Brut, Extra Brut, Pas Dosé, Rosé, ecc. provenienti da Reims, Epernay e dintorni…

Cercherò di fare tesoro, come semplice consumatore e come comunicatore bollicinaro responsabile di un blog dove lo Champagne avrà sempre più spazio (un obbligo morale ed estetico, di fronte all’invasione di Prosecco…), degli assaggi che farò, ma con un pizzico di amarezza in bocca.

ChampagneGiornata

So bene che alla Giornata Champagne 2015 saranno presenti fior di Maison, direttamente o tramite i loro importatori italiani (per l’esattezza saranno 43 marchi e 120 cuvées), e sono perfettamente consapevole che anche se quello della Champagne resta un potere di evocazione magico, una leggenda che trionfa anche negli anni di crisi, come i dati delle expéditions 2014 documentano, qualche problemino sussiste. Non solo commerciale, ma di comunicazione e di armonia tra le parti che compongono il meraviglioso universo dello Champagne e ne consentono la conoscenza e l’apprezzamento nel mondo.

Champagne

Lo dimostra, ne scrivevo giusto un anno fa in occasione del primo appuntamento pubblico di questo Club, la fondazione del Club dei Distributori e importatori Nazionali di vini e spirits di eccellenza (Club Excellence), composto da importatori/distributori del calibro di Sagna, Cuzziol, Meregalli, Pellegrini, Sarzi Amadé, Balan, Heres e Vino & Design. Il che significa Maison de Champagne, da loro importate, quali Roederer, Thiénot, Michel Arnould, Canard-Duchene, Bruno Paillard, Jacquesson, Agrapart, Bollinger, Pierre Gimonnet, Roger Pouillon, Canard-Duchêne, Pascal Doquet, Michel Arnould, Mandois, Monmarthe, Gonet-Medeville, Pol Roger, Ayala, Bollinger, Gimonnet, Jacquesson, Agrapart, Pouillon, De Sousa e Henri Gouturbe e Bedel.

La nascita e la crescita del Club Excellence ha portato giocoforza alla decisione difficile, da parte dei loro protagonisti, di non partecipare alla Giornata Champagne, il che di fatto significa proporre un campionato di calcio di serie A senza alcune delle squadre più significative (i nomi fateli voi) ai nastri di partenza.

vignaChampagne

Non voglio, né posso, io sono solo un cronista del vino, non un analista di questioni economico – finanziarie, o magari burocratico organizzative, entrare nel merito di quella che, di fatto, rappresenta una separazione non tanto consensuale e spero tanto non si trasformi in un divorzio… Nel mio cuore e sul mio palato trovano posto sia Champagne delle Maison o di récoltant manipulant compresi nell’elenco sopra riportato, sia Champagne di grandi Maison (i dati delle expéditions 2014 dicono che le Maison rappresentano il 90% del mercato italiano in valore) o di piccoli produttori che saranno comunque presenti alla Giornata Champagne di oggi.

Champagne

In cuor mio, da amico della e dello Champagne, non posso che esprimere voti perché il grande C.I.V.C. o Comité Champagne, il cui motto è chiaro e netto e non ammette repliche “Il n’est Champagne que de la Champagne“ (e chi lo imita, o ha la faccia di tolla di pensare di fargli la guerra o di essergli superiore merita solo un sorriso di compatimento) si adoperi e riesca a sanare questa frattura. E lasciando ad ognuno il ruolo che gli spetta o che reputa più congeniale, quello istituzionale al Comitato Champagne Italia e quello di “fantasista” e di animatore al Club Excellence, dall’edizione 2016 della Giornata Champagne, che temo si svolgerà in una città di provincia posta nel Lazio, una città che pare si chiami Roma…, tutti i protagonisti della filiera Champagne possibili e immaginabili siano messi nelle condizioni di essere presenti.

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Magari non solo con i tradizionali banchi d’assaggio che oggi affolleremo, “maledicendo” in cuor nostro la presenza di così tanti nostri compagni d’innamoramento vinoso, ma con qualche seminario di approfondimento, qualche degustazione verticale, qualche presentazione o dibattito o intervista a chef de cave o a export manager, che possa arricchire e rendere più interessante il menu della Giornata.

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Sono sogni, lo so bene, ma poiché “sognar non nuoce” e non costa nulla, perché non provare a farlo, visto che, come direbbe un Calderon de la Barca francese, la vie est un rêve?

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org!

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Champagne Brut Nature 2006 Roederer

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot noir, Chardonnay
Fascia di prezzo: più di 50 €

Giudizio:
10


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Onestà e verità per un vino puro terroir

Con quale “bollicina”, mi sono chiesto nei giorni scorsi, festeggiare, scrivendone, il mio 59° compleanno? Per una data importante, perché 59 sono l’anticamera, l’annuncio di quei sessanta che, se i potenti Dei vorranno, raggiungerò tra 12 mesi, così come non ascolterò musica banale e la mia colonna sonora sarà sicuramente rappresentata dalle Suites per violoncello di Bach nella classica versione di Pierre Fournier

o dalle Variazioni Goldberg dello stesso autore nella versione assorta del 1981 di Glenn Gould

o ancora dal Concerto per violoncello di Elgar nell’insuperabile interpretazione di Jacqueline Du Pré

o, ancora, dalla Sonata D 959 di Schubert affidata alle magiche mani di Wilhelm Kempff

anche la bottiglia dovrà essere giocoforza importante. Una di quelle bottiglie che hanno segnato questo mio vivace e indimenticabile 2015 ricco di assaggi memorabili.

Non potevo pertanto scegliere una “bollicina” qualsiasi, anche se francese, né tanto meno una di quelle “imitazioni” italiche che hanno la presunzione di paragonarsi allo Champagne e affermano talvolta, grazie ai risultati di provincialissime sfide fatte al Vinitaly all’interno di padiglioni consortili, di essere addirittura migliori del modello francese. Sfide dimentiche del detto secondo il quale “chi si loda s’imbroda”…

E se poi Franciacorta doveva proprio essere non poteva che portare il nome di due piccoli vignaioli d’eccezione, Rizzini e Andrea Arici Colline della Stella, gente che lavora seriamente, senza darsi arie da padreterno, in maniera ammirevole. Oppure Gatti e tra le case storiche ovviamente Cavalleri, non altri…

CocoChanelChampagne

Ho pertanto scelto (pur ricordando commosso le emozioni – sì, cronista gardesano, emozioni, perché i grandi vini danno emozioni e se a te non le suscitano vuol dire che sei piuttosto arido… – che mi hanno regalato in questo 2015 Champagne sensazionali quali la Cuvée William Deutz 2006, l’Amour de Deutz Rosé 2006, il Blanc de Noir 2008 di Philipponnat, la Cuvée Rare 2002 di Piper-Heidsieck) di festeggiarmi provando a raccontarvi, sono mesi che rimando questo momento non sentendomi mai pronto per farlo, uno Champagne che mi ha letteralmente folgorato. Il cui ricordo è legato ad una serata milanese memorabile e perfetta.

Una di quelle serate in cui tu, milanese, sei così orgoglioso di essere nato (anche se ci hai vissuto solo dieci anni) in quella città, che non vorresti aver avuto i natali in nessuna altra parte del mondo, si chiami Vienna, Parigi, Londra, Varsavia, Berlino o, gli dei me ne scampino, New York..

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In una luminosa serata milanese di qualche mese fa partecipai, non ricordo il nome dell’Hotel del centro, ma eravamo all’ottavo piano, il buffet servito in terrazza, con il Duomo e la Torre Velasca illuminati davanti a noi, tanto che persino i francesi erano ammirati da tale panorama, ed io letteralmente commosso, alla presentazione dello Champagne che ho scelto, ovvero lo Champagne Brut Nature 2006 Roederer, la mitica maison produttrice di un vino mito (purtroppo spesso appannaggio di burini arricchiti, neo ricchi e cialtronaggine varia) come Cristal.

Il “menu” della serata, pardon, l’invito, prevedeva la presenza di tre personaggi a presentare la nouvelle cuvée, il presidente della Maison, Frédéric Rouzaud, lo chef de cave Jean-Baptiste Lécaillon ed un terzo nome al quale, distratto, non avevo fatto caso, quello di Philippe Starck. Candidamente non pensavo di trovarmi di fronte ad un designer e architetto di fama planetaria, ed ero più preoccupato al pensiero di quali qualità organolettiche avrebbe presentato il Brut Nature 2006 che al fatto che a disegnare l’etichetta e a seguire minuziosamente, passo dopo passo, il progetto, insieme a Rouzaud e Lécaillon, fosse stato questo robusto e barbuto parigino del 1949.

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Però… quando iniziò la presentazione, e nonostante i tre francesi avessero avuto la bizzarra idea di condurre la conferenza stampa in inglese, nel buffo inglese dei francesi, capii subito, non appena Starck prese la parola, di trovarmi di fronte ad un genio. Uno di quelli cui bastano poche parole e pochi concetti, espressi con assoluta chiarezza e semplicità, per far capire che appartengono ad un’altra dimensione e sistema di pensiero, ad una velocità e intensità del pensiero che è di pochi. Dei geni come lui appunto.

Un oceano di silenzio

Di quella serata, a parte l’intermezzo di un tale, “il solito rompicoglioni” ebbero a commentare due carneadi petulanti, che intervenne nella discussione in francese, invitando Rouzaud, Lécaillon e Starck ad esprimersi nella loro lingua, nella lingua dell’amore, dello Champagne, della civiltà e non in quella del business (invito che Starck accolse con gioia stringendo la mano di quel pedante francisant e proseguendo con lui la conversazione nella lingua di Rabelais e Louis Ferdinand Destouches…) ricordo l’amabile signorile gentilezza dell’importatore di Roederer, il barone Sagna, la rivelazione che il vino, pur essendo una griffe Roederer, non costava come un Cristal, ma “solo” 55 euro più Iva a ristoranti ed enoteche, e soprattutto, insieme alle chiacchiere in terrazza con il mio Maestro Cesare Pillon, ricordo che quello Champagne mi piacque da morire. Tanto che ne bevvi, sfruttando, “da sbafatore”, direbbe la Baresani, la generosità dell’ospite, circa una bottiglia e mezza.

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Cosa mi colpì in quel Brut Nature 2006? Qui per rispondere compiutamente bisognerebbe citare testualmente quello che viene raccontato sulla genesi del  vino sul sito Internet della Maison, ovvero che “La cuvée Brut Nature 2006 est une rencontre : celle d’un terroir historique avec une année remarquable, celle d’une Maison à l’écoute de la nature avec un grand créateur, un homme libre”.

E ancora, parole dello chef de cave, che “Le brut nature n’est que la conséquence de la matière exceptionnelle du vin de ce côté crémeux, enveloppé, velours, qui ne nécessite aucun dosage et qui révèle le vin dans sa plus grande pureté“. E poi “Honnêteté et Vérité” recentrent sur un vin de propriétaire ; un millésime solaire “atypique” ; une terre singulière, argileuse et caillouteuse ; une maturité aboutie”.

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L’ascolto della natura, dicono in Roederer, valorizza la singolarità di ogni parcella (sono ben 410 distribuite su 240 ettari di vigna) e si accorda con un principio caro a Philippe Starck: la verità. Ed il grande creatore, architetto, genio, sollecitando questo procedere, ovvero raccolta di ogni parcella con pressatura e vinificazione separata, di modo da disporre di una vastissima gamma di possibilità aromatiche, a disposizione del grande chef de cave, in questa sua ricerca di autenticità non poteva che condurre a creare una cuvée “singolare, giusta, onesta”.

Ad uno Champagne tutto “terroir”, secco, privo di orpelli, basato su un Pinot noir molto maturo posto su vigne orientate a sud e come raccontano alla Maison, nel 2006, annata molto fredda d’inverno e canicolare in luglio, seguita da un agosto fresco e piovoso e da un settembre molto soleggiato e secco, i Pinot noir del particolare terroir “de Cumières se révèlent d’une maturité, d’une profondeur et d’une texture exceptionnelles. Leur caractère fruité et généreux conduit le Chef de Caves à « se laisser guider par la nature » et, par conséquent, à ne pas doser. Ces raisins constitueront le cœur de ce nouveau vin concocté avec Philippe Starck “.

Aggiungeteci un’attenzione crescente ai principi della biodinamica, ed ecco un vino straordinariamente dritto e puro, un vino “che lascia parlare il terroir come se ne avesse catturato lo spirito”, con Pinot noir molto vinosi e senza ricorso alla malolattica, e un pizzico di Chardonay, per un vino tutta freschezza, integrità, verità. Un vino a proposito del quale Starck ha osservato: “quale che sia il soggetto, non bisogna lavorarci attorno ma puntare al centro. Se io avessi accettato di limitarmi a lavorare all’habillage della bottiglia, non sarei entrato nella verità del soggetto”.

Difference

E questo Champagne ha la folgorazione assoluta della verità, una verità, osservava Guido Piovene in Verità e menzogna (libro del 1975 di un’attualità sconvolgente), che “dissecca e brucia” e l’ho trovato meraviglioso perché sincero, essenziale, schietto sino all’osso.

Proverò a descriverlo, a ricostruire con le mie povere parole le emozioni che mi ha regalato, già quella sera milanese e poi quando l’ho degustato/bevuto attentamente e analiticamente in compagnia della mia Musa: colore paglierino dorato, perlage finissimo, danzante “a nuvolette” nel bicchiere e sin dal primo impatto ecco emergere, trionfare elementi inconfondibili quali eleganza, essenzialità, finezza, equilibrio e complessità, purezza e integrità, un’apoteosi di sale e mineralità.

Certo, poi ci sono, e banale mi sembra renderne conto ed elencarle, le sfumature olfattive, mandorla fresca, agrumi (mandarino in particolare e buccia di cedro), un tocco di ananas, e poi miele d’acacia, pesca noce, un ricordo di gelsomino, una toccata e fuga in un’antica pasticceria con annessa sala da thè, ma sono banalità a fronte di un insieme che mostra una coerenza, una precisione, una sfericità, un equilibrio quasi incredibili.

E poi che bocca, Mesdames et messieurs, diretta, salata, croccante, quasi una sorta di pietra liquida con la profondità e la precisione di un laser, l’eleganza ed il rilievo di un merletto, la delicatezza sul palato di un petalo di rosa, con la freschezza acida di un ananas appena colto e tagliato, la ricchezza di sapore e la solennità di un oceano di silenzio, la dolcezza infinita di un abbraccio.

Uno Champagne capolavoro che non ha bisogno di parole, essenziale com’è, anzi l’essenza di uno Champagne vero, pensato e sognato da un uomo di genio come Philippe Starck… Un uomo che ci indica, con semplicità e poesia, la possibilità di un’altra vita, di un’altra dimensione, più autentica, più serena, del vivere…

Un’altra vita

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Champagne Amour de Deutz Rosé 2006

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot noir
Fascia di prezzo: più di 50 €

Giudizio:
10


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Perché un Rosé con le “bollicine” o è finezza ed eleganza o non è nulla…

Esiste tuttora una notevole confusione, nell’Italia dei vini in rosa con le bollicine, su cosa debba essere esattamente un Rosé degno di questo nome. In qualsiasi contesto io degusti, si tratti di Trento Doc, di Oltrepò Pavese Docg, di Alta Langa Docg (al cui interno vi segnalo, come paradigmatico, l’ottimo Rösa Giulio Cocchi) di Franciacorta Docg, i Rosé metodo classico lasciano quasi sempre, con rarissime eccezioni, a desiderare. Appaiono dei vorrei ma non posso e non perché i produttori siano degli asini (sbagliano i Rosé anche fior fior di produttori titolati) ma perché non hanno chiaro il concetto di cosa debba veramente essere, sia che si lavori con il Pinot nero in purezza o con percentuali variabili di Chardonnay (ovviamente non chiamo in causa, perché sono altra cosa, i Rosé prodotti con altre uve che non siano queste due canoniche), un Rosé.

Vier Letze Lieder

Sicuramente, e mi piace arrivare al nocciolo del discorso facendo (da appassionato della Grande Musica, che è e resta soltanto la musica classica, ovvero quel percorso di civiltà fatto dall’Europa dall’epoca della musica medioevale e rinascimentale sino ai Vier Letze Lieder di e alle Metamorphosen di Richard Strauss) qualche esempio musicale, un grande Rosé non sarà mai simbolicamente rappresentato da un

Concerto per piano di Listz

o da un

Concerto per piano di Rachmaninoff

e nemmeno dal seppur meraviglioso

Primo Concerto di Chopin

o dall’ineffabile, potente

Primo Concerto di Brahms

Quel mix di eleganza, raffinatezza, di attenuata potenza, ricca e carnosa ma fine, quel “Joyau d’élegance, subtil et séducteur” (gioiello di eleganza, sottile e seduttore), quell’essere ancora un vino con le bollicine che occhieggia ad un rosso, ovviamente ad un grande Gevrey-Chambertin o ad un Barolo di Castiglione Falletto, non ad un taglio bordolese o, orrore, ad un Super Tuscan, io lo ritrovo solo in Francia, in quella regione che è resterà per mille anni ancora modello inimitabile di leggiadria ed eleganza, la Champagne.

Ed il suo suggello lo ritrovo musicalmente rappresentato dalle

Suite per Orchestra di Jean Philippe Rameau

dai Concerts Royaux di François Couperin

E spostandomi nel mondo austro tedesco, nella sottile malinconia di un capolavoro come

Adagio della Sonata per pianoforte D 958

o nell’

Allegretto ineffabile del secondo dei Klavierstücke Impromptus D 946 di Franz Schubert

Oppure, e non è un caso che questa suprema Maison l’abbia scelta come musica che accompagna discretamente i visitatori del proprio raffinatissimo sito Internet, nel bellissimo

Adagio del Concerto in D minore di Georg Philipp Telemann

E difatti, se mi chiedete cosa sia per me oggi la quintessenza di un grande Rosé metodo classico, ovvero di un grande Champagne Rosé, non posso che chiamare in causa, ed è un piacere, perché adoro questa Maison ed il suo stile inimitabile, Deutz, presieduta da quel gentiluomo di Fabrice Rosset, che in Deutz ha passato qualcosa come 40 anni della propria vita sino a salirne ai vertici, e precisamente del fratello di quella cosa strepitoserrima (non si può dire? Io lo dico egualmente) di cui ho scritto qui mesi fa, ovvero ad un vino, e qui è d’obbligo citare uno informato conoscitore di Champagne come Alberto Lupetti.

FabriceRosset

Che su questo Champagne che sto per magnificarvi, ovverosia l’Amour de Deutz Rosé 2006, ci snocciola dettagliatamente che è stato “tirato per la prima volta nel 2005, ma con una formula singolare. Personalmente – ma credo proprio che sia così per tutti … – se penso a una versione in rosa dell’Amour, ipotizzo una forte base di Chardonnay (90, anche 95%) con l’aggiunta di un tocco di Pinot Noir in rosso, giusto?

Beh, non è affatto così: la bottiglia è quella trasparente dell’Amour blanc, certo, l’habillage è una versione ancora più elegante di quello che già conosciamo, ma l’assemblage è ben diverso e fortemente legato non allo Chardonnay, ma al Pinot Noir, anche se non come nel precedente William Rosé, beninteso. Nel caso, le uve nere provengono da Aÿ, Bouzy e Verzenay, mentre le bianche da Avize, Choully e Villers-Marmery (il villaggio Premier Cru della parte est della Montagne, tradizionalmente impiegato anche nell’Amour bianco). Ancora più selezionate le uve da vinificare in rosso: sono frutto esclusivamente dei migliori lieux-dits di proprietà di Aÿ (“La Pelle”) e Mareuil (“Cumaine” e “Charmont”)”.

Difatti, dice Lupetti, “l’annata 2002 è stata l’ultima che ha visto la versione rosa proprio del William ed è stato lo stesso presidente della maison, Fabrice Rosset, a spiegarmi questa inaspettata decisione. Mi ha confessato che il William è uno champagne potente e complesso, per questo difficile, quindi non per tutti; pertanto, non aveva senso continuare a seguire questa filosofia con addirittura due cuvée… Meglio, invece, dar vita a un nuovo rosé (al fianco degli ottimi sans année e millésime…) sul versante dell’Amour, usufruendo pure del vantaggio della fortissima immagine di questo raffinato blanc de blancs. Quindi c’è stata una sorta di staffetta tra il classico stile Deutz e il suo nuovo simbolo in tutto il mondo, fatto di nobiltà ed eleganza”.

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Eleganza è proprio la parola giusta, e questa quintessenza dei migliori Chardonnay e Pinot noir, per l’esattezza 55% Pinot Noir, di cui l’8% in rosso, 45% Chardonnay, viene definita dalla Maison stessa con quelle parole che ho scelto in avvio come sinonimo di Rosé, ovvero “Joyau d’élegance, subtil et séducteur”, una “cuvée, riche et charneuse, se fera la complice des grands moments d’émotion”.

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Ed è stata davvero un’emozione, un’emozione intensa e indimenticabile gustare questo Champagne d’eccezione, questo capolavoro di armonia, impreziosito da un packaging di finezza inarrivabile, dal cofanetto rosa, al velo, al bijou-muselet specialmente creato da Pascal Morabito e dal Presidente Rosset, che rappresenta l’amorino delicato che figura stilizzato in etichetta, centellinandolo in una giornata solare d’estate trascorsa in compagnia del mio Amore, l’Amour di Ziliani, in un posto tranquillo e isolato, immersi nell’incanto di un giardino fiorito.

In quella situazione privilegiata, dove felicità e serenità splendevano e le miserie del mondo erano lontane, ho avuto l’ennesima conferma che un Rosé o è finezza ed eleganza o non é. Con buona pace di altri, che magari credendo di essere dei padreterni, interpretano i Rosé italici con le bollicine sotto forma di vinoni potenti ed estrattivi dal colore simile a quello di un Montepulciano Cerasuolo, ma che di eleganza non hanno nessuna traccia. E di importante hanno solo il prezzo, decisamente elevato.

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Intendiamoci, questo Amour de Deutz Rosé 2006 costa ancora più caro di certi fenomeni, diciamo che su Internet, qui ad esempio, viene via a 140 euro, ma signori miei, ci troviamo innanzitutto di fronte ad uno Champagne di una Maison storica, ad una cuvée de prestige, ad un vino di rara bellezza (e tenete conto che Rosset non ha esitato a non commercializzare 15 mila bottiglie del millesimo precedente, il 2005, perché l’evoluzione del vino non l’aveva convinto…), e non a qualche sfoggio muscolare espressione di una zona che, notate bene, si chiama Francia-corta, e se fosse davvero una cosa importante come lo Champagne si chiamerebbe Francia-lunga… E ognuno di quegli euro richiesti, per un vino tutto luxe calme et volupté, è giusto e meritatissimo…

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Una meraviglia, e subito un confronto serrato per tentare di definirlo, il colore, con l’intuizione geniale di Lei di paragonarlo, vedete foto, alla polpa di una succosa pesca dell’isola dove ci trovavamo, perlage sottilissimo e continuo, e poi un trionfo di mandorle, pesca noce bianca, un tocco di pasticceria e di zucchero filato, di burro, e poi ribes e lampone, a costituire un insieme fragrante, aereo, delicato, dal nitore assoluto, meravigliosamente accennato e definito in un ogni singolo dettaglio eppure capace di comporre un’assoluta sinfonia aromatica.

Armonia

La prima impressione, al gusto, è poi quella di un equilibrio assoluto, di un’armonia perfetta e compiuta, di delicatezza e profondità, con un basso armonico rappresentato dalla componente fruttata, piccoli frutti rossi di bosco, a consentire lo scatenarsi delle variazioni in forma di sale e di pietra, di gesso, con il palato solleticato e accarezzato appena dalle bollicine, e un’acidità perfettamente bilanciata, un dosaggio di zuccheri contenuto e ragionevole in questo contesto (8 grammi?), a dare piacevolezza estrema, dolcezza d’espressione, finezza, vita e gioia ad ogni sorso, fino alla fine gloriosa (un Exultate Jubilate mozartiano?) della bottiglia.

Exultate Jubilate

Perché uno Champagne, un metodo classico Rosé o è finezza ed eleganza o non è nulla…

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Champagne Brut Blanc de Noirs 2008 Philipponnat

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot noir
Fascia di prezzo: più di 50 €

Giudizio:
10


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Anche l’Avvocato l’avrebbe trovato meraviglioso…

Ricordo benissimo la prima volta che bevvi un bicchiere, allora si usava ancora l’orribile e inutile flûte, di Champagne della Maison di Mareuil sur Aÿ universalmente nota come Philipponnat. Era il 1983, in Italia anche se c’erano dei governi eletti in libere elezioni (all’epoca ci consentivano ancora di andare a votare non come ora che con mille scuse impediscono ai cittadini di esprimersi…), ed eravamo in regime di repubblica presidenziale, regnava un monarca elegante. Uno con la caratteristica erre moscia e l’orologio portato, con un vezzo singolare, sopra il polsino della camicia, uno che Vittorio Feltri, commemorandolo dieci anni dopo la sua morte, ha icasticamente definito “passato alla storia come re d’Italia non tanto per ciò che ha dato al Paese, quanto per ciò che ha avuto”, anzi “più che un imprenditore un prenditore”, uno che a noi italiani è costato, non lui personalmente, ma la sua celebre fabbrica, ora più americana che italiana, la Fiat, un sacco di palanche.

Brigaterosse

Ma che c’entra Giovanni Agnelli, perché è dell’”Avvocato” per antonomasia che sto parlando, con Philipponnat? C’entra, perché in quegli anni Ottanta che appaiono meravigliosi al confronto con gli anni squallidi che stiamo vivendo, ma che meravigliosi non furono, segnati com’erano dal furore ideologico e dal terrorismo brigatista di marca comunista, imitare Agnelli, adularlo, prenderlo come punto di riferimento, come magister e arbiter elegantiae (beh, elegante, anche se talvolta in maniera stravagante, Agnelli indubbiamente lo era…), era inevitabile. E quindi fare qualcosa che in qualche modo fosse riconducibile ad Agnelli o ricordasse, anche se lontanamente, l’avvocato, era garanzia di successo e dava tono.

Agnelli

Si sa come nascono le leggende metropolitane, per caso, oppure per gioco. Anche se non si è avuta mai certezza che questa voce corrispondesse a verità, sebbene uno come Carlo Rossella, che di “alta società” e di Vip se ne intende, ha ancora di recente accreditato questo flatus vocis in un articolo, in quei primi anni Ottanta, quando la nouvelle cuisine imperava anche in Italia ed un numero crescente di ristoranti à la page scoprivano il gusto di curare carte dei vini ricche di proposte, si diffuse il boatos che il Philipponnat e precisamente una cuvée pregiata e costosa come il mitico Clos des Goisses fosse la preferita dal maestro di stile di Torino, bere quello Champagne e ordinarlo al ristorante, per chi se lo poteva permettere, beninteso, divenne un must, un segno distintivo.

Lui, lo storico importatore italiano di Philipponnat, il simpaticissimo Pepi Mongiardino da Genova, alias Moon Import, tuttora importatore di una scelta di vini da andare fuori di testa, non lo ammetterà mai, ma fu forse lui, con una geniale trovata di marketing, ad avere la pensata dello Champagne preferito dall’Avvocato e le richieste e le vendite ne trassero ovviamente una forte spinta.

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E così in quel 1983, per me cruciale, perché incontrai per la prima volta Gino Veronelli in via Sudorno 44 a Bergamo, e perché Baldassarre Molossi, mitico direttore della Gazzetta di Parma alla cui terza pagina cui collaboravo da due anni, decise che sarei diventato un cronista eno-gastronomico (che gli Dei la benedicano indimenticabile Direttore!) eccomi per la prima di tante volte in un ristorante leggendario come l’Ambasciata di Quistello dei fratelli Francesco e Romano Tamani per un’intervista. In questo posto, fastoso come un teatro barocco, dove veramente tutto era possibile e dove accanto a oggetti e vasi preziosi, tappeti a profusione e grandi bottiglie e quadri d’autore faceva bella mostra, nell’angolo vicino alle toilette, una vetrinetta con la biancheria intima prodotta da una nota griffe di lingerie, Francesco Tamani m’introdusse al mistero gaudioso di Philipponnat.

Da allora, anche se non sono certo “billionaire” come l’avvocato Agnelli o come il ruspante Briatore, non ho mai smesso, quando mi è stato possibile farlo, bere cuvée di questa Maison posta “nel cuore dei Premier e Grand Cru”, proprietaria di 20 ettari “dei più bei vigneti di Pinot Noir sul territorio di Mareuil, Aÿ, Mutigny e Avenay, tutti magnificamente esposti a sud e inseriti sulla craie pura, e degli antichi e celeberrimi vigneti del “Clos des Goisses” e del “Lèon”.

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Una Maison, annota Charles Philipponnat, dove le “vinificazioni sono le più naturali possibili. Pensiamo che la buona enologia debba essere molto poco interventistica. Le temperature di fermentazione sono fresche, ma non troppo basse, in modo da conservare un’espressione aromatica naturale. La fermentazione malolattica è condotta a termine, salvo per i vini molto potenti, come il Clos des Goisses. I nostri dosaggi sono sempre bassi, in modo che lo zucchero non possa mascherare l’equilibrio tra freschezza e vinosità”.

Non sono Agnelli e il Clos de Goisses non lo bevo dall’ottobre dell’anno scorso, quando lo gustai, in magnum, nel corso di una bellissima cena di gala a Reims nell’ambito del Concours Européen des Ambassadeurs du Champagne, ma una bottiglia delle altre cuvées, più “normali”, se tali si possono definire i capolavori di questa Maison esemplare, quando capita me le concedo, soprattutto se posso condividerla con la mia Musa, che di Champagne, come di qualsiasi altra cosa, ne capisce e ne sa più di me.

E la scorsa settimana, reduce da una quattro giorni verdicchiesca in quel di Jesi e un paio di giorni prima di salire a Trento per una ricca trentodoccata, ho deciso che fosse la sera giusta per stappare un Philipponnat, ed esattamente un Brut Blanc de Noirs, 100% Pinot noir, 100% assemblage de première presse, 100% premiers et grands crus, provenienti dalla Montagna di Reims e dalle vigne di proprietà a Mareuil-sur-Ay, vendemmia 2008, tirage giugno 2009 e dégorgement agosto 2014, con dosage contenuto lodevolmente in 4,5 grammi litro (tutte notizie puntualmente fornite in retro-etichetta, cosa alquanto rara purtroppo in Champagne).

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Uno Champagne elaborato con “vinificazione tradizionale, fermentazione malolattica parziale per i vini in vasca e senza malolattica per i vini in botte. Dosage extra-brut (4,25 g/l) per mantenere l’equilibrio tra freschezza e vinosità e per non mascherare il carattere del vino e la sua purezza. Invecchiamento da 5 a 7 anni per ottenere una maggior complessità del vino e per far risaltare gli aromi secondari e terziari, marcati dall’invecchiamento prolungato sui lieviti”.

Noi quella sera l’abbiamo abbinato a due piatti a base di funghi tutt’altro che memorabili, privi di profumo e non proprio saporitissimi (capita anche questo quando si mangia al ristorante, di mangiare banalmente anche in posti dove teoricamente si dovrebbe stare bene…); voi abbinatelo a quello che volete, questo vino è un classico che sta bene su tutto, pesce, crostacei, primi con verdure o, appunto con funghi, o pesce, da solo mentre si conversa o ci si prepara ad “incontri ravvicinati del terzo tipo”…, però, da qualsiasi lato lo si prenda, lo si squadri, lo si giudichi, questo Brut Blanc de Noirs 2008, che anche l’Avvocato sono certo avrebbe approvato, esce alla grandissima e mette d’accordo anche l’assaggiatore, ma che dico, il bevitore più tignoso.

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E’ un vino che esalta la grandezza e l’unicità del miglior Pinot noir, colore paglierino oro, con sfumature che richiamano la paglia, perlage sottilissimo e continuo nell’ampio calice Riedel, e un naso ampio, ben secco, intenso, ricco di toni e semitoni olfattivi, che richiamano la mandorla non tostata, l’ananas, la pesca noce, il mallo di noce, il miele, frutta esotica come la papaya, pan brioche e un tocco di crema pasticcera, una leggera vena esotica che richiama il cocco e la noce brasiliana, e poi un filo di ciliegia e ribes, a costruire un insieme affascinante e di immediata presa.

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La bocca è scattante, secca al punto giusto, ma si apre subito ampia e carnosa, succosa, con grande avvolgenza e un nerbo salato e minerale che ti fa cogliere il “morso” della craie, che ha profondità e dinamismo, perfetto equilibrio, suadenza, persistenza lunga e croccante, finale di bocca ricco di energia e una piacevolezza vinosa, anche grazie al dosaggio degli zuccheri intelligentemente calibrato, meravigliosa.

Uno Champagne di superiore eleganza, di quella eleganza che, così dice la leggenda, e così tramandano i suoi cantori, era il segno distintivo che costituiva il fascino e caratterizzava lo stile del quasi re di Italia, l’avvocato Giovanni Agnelli

Eleganza

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Grande Serata Champagne il 15 aprile al Carroponte di Bergamo

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Moon Import Selections & la cucina di Alan Foglieni: che meraviglia!

Lo so, leggete Lemillebolleblog e quindi è automatico, ça va sans dire, che vi piaccia il più grande ed inimitabile metodo classico del mondo, quello unico e inimitabile, anche se in Italia ormai si fanno, in Franciacorta, in Trentino ed in Oltrepò Pavese, in Alto Adige.
In qualche raro caso in Alta Langa, dove qualcuno, presuntuoso e arrogante, fa cose di assoluto cattivo gusto, giocando con le parole con qualcosa che lui, che “la mena” tanto con la retorica partigiana e antifascista, nel 2015!, dovrebbe invece rispettare, ottime bollicine.

Carroponte-Bergamo

E quindi, poiché amate Monsieur Le Champagne, tutti in piedi e chapeau!, vi informo per tempo di una serata Champagne, une grande soirée, che si svolgerà il prossimo 15 aprile a Bergamo. Scenario un posto che alle bollicine di grande qualità e allo Champagne è consacrato, dove si mangia bene, si paga il giusto e ci si trova a proprio agio.
Cosa che a Bergamo comincia a dare fastidio, perché sono tutti amici, ma poi volano, metaforicamente è ovvio, le coltellate sotto al tavola, ai colleghi-concorrenti ristoratori che partecipano alla cordata di Trentacinque euro, “non solo un prezzo ma una filosofia del cibo a sostegno dei guardiani del territorio Orobico”, ovvero una promozione di menu a prezzo fisso proposta da una serie di buoni, alcuni ottimi, altri sopravvalutati o presuntuosi, ristoranti situati a Bergamo e provincia, che sarà valida sino a fine mese.

Il posto di cui sto parlando, scenario della serata champagnosa del 15 è Al Carroponte di via Edmondo de Amicis 4 a Bergamo, a poca distanza dall’uscita dell’autostrada, (tel. 035 2652180 e-mail info@alcarroponte.it sito Internet http://www.alcarroponte.it/ ) dove opera in cucina lo chef Alan Foglieni mentre il deus ex machina è il sommelier di lunga esperienza anche se giovanissimo (beato lui) Oscar “sparkling” Mazzoleni, 36enne.

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Per il 15 aprile Mazzoleni & co si sono inventati una serata che vedrà come protagonisti alcuni Champagne importati e distribuiti dalla celeberrima e benemerita Moon Import di Genova creata nel 1980 da quel genio che corrisponde al nome di Pepi Mongiardino, una società che importa e distribuisce roba come Mas de Daumas-Gassac, Alphonse Mellot, Didier Dagueneau, Tardieu – Laurent, Domaine Leroy, e tra gli Champagne Aubry, Jacques Selosse, ecc. Nonché i tre meravigliosi che verranno presentati a Bergamo, ovvero, rullo di tamburi!: Philipponnat, Gaston Chiquet, Corton Taillet e Ulysse Collin.

nonéchampagne

La serata del 15, figlia della stretta collaborazione tra Al Carroponte e Moon Import, proporrà questo menu da mille e una notte:

Champagne Philipponnat Royale Réserve Non Dosé

In abbinamento a :

Degustazione di ostriche bretoni Fin de Claire al naturale, con granita di cetriolo, jus de canard e quinoa croccante, fritta con crème fraiche all’erba cipollina

Champagne Charton Taillet Brut 2008

In abbinamento a :

Anguilla fumé salsa vichyssoise, sedano rapa e riso soffiato allo zafferano

Champagne Gaston Chiquet Brut 2004 1er Cru

In abbinamento a :

Riso mantecato al polpo con la sua salsa

Champagne Ulysse Collin Blanc de Blancs Extre Brut Les Pierrières

In abbinamento a :

Cochinillo de Segovia : maialino da latte iberico al forno con cipollotti brasati

XIX arrondissement

ovvero: mela confit, crème brulée, crumble al cardamomo

un dolce, XIX arrondissement, che si chiama così, perché ha il gusto classico di una torta tatin ma con in più la speziatura del cardamomo. Spezia che ricorda la cultura orientale presente soprattutto nelle periferie (il XIS arrondissement di Parigi ad esempio)

SuonareChampagne

Non è una spesa da tutti i giorni, ma con il bendidio che verrà proposto, ovvero la cucina di Alan Foglieni, la professionalità di Oscar Mazzoleni e gli Champagne super selezionati di Moon Import, i 75 euro che vengono richiesti per la partecipazione alla serata mi sembrano più che giustificati. Se volete partecipare, i riferimenti sono questi: tel. 035 2652180 e-mail info@alcarroponte.it sito Internet http://www.alcarroponte.it/

CocoChanelChampagne

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Champagne: nel 2014 l’Italia cresce dell’8,1%

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Ma non dovevamo venire tutti prosecchizzati e travolti dall’ondata irresistibile del Prosecco?

Ricevo dal Comitato Champagne Italia e molto molto volentieri pubblico, con una sola domanda a corredo: ma come, i consumi dello Champagne in Italia non sono crollati nel 2014 come qualche babbeo ci aveva preannunciato? Ma non dovevamo venire tutti prosecchizzati e travolti dall’ondata irresistibile del Prosecco? Non è successo, gaudeaumus igitur e che Champagne si stappi!!!

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Nel 2014 le bottiglie di Champagne giunte in Italia sono state 5.795.957 facendo registrare una crescita dell’8,1% rispetto al 2013 che equivale a oltre 436.000 bottiglie. L’Italia conferma così la sua posizione tra i primi dieci mercati all’export, al settimo posto davanti alla Svizzera.

In generale, tutti i grandi mercati dello Champagne crescono con ottime performance. Si rafforzano le prime quattro posizioni, con il Regno Unito ancora al vertice (32.675.232 bottiglie, cioè +6,1% rispetto al 2013). Seguono gli Stati Uniti (19.152.709 bottiglie, +7,3%), la Germania (12.605.297 bottiglie, +2%) e il Giappone (10.429.638 bottiglie, + 7,8%). Crescita a due cifre per la Spagna, con 3.420.322 (+11,6%). Risultati importanti anche per i Paesi extra UE, come gli Emirati Arabi Uniti (+14,9%), Brasile (+10,2%) e Sud Africa (+22,3%).

SuonareChampagne

Nel complesso, le bottiglie spedite dalle cantine della Champagne nel 2014 sono state 307.132.540, con una crescita dello 0,7% e un giro d’affari di 4,5 miliardi di euro, la seconda miglior performance commerciale nella storia della Champagne. Segno più per le esportazioni verso l’Unione Europea (+4,4%) e verso i Paesi extra UE (+6,3%).

Champagne: i primi 10 mercati dell’export nel 2014

 Paese Bottiglie Variazione rispetto al 2013
1. Regno Unito 32 675 232 +6,1%
2. Stati Uniti 19 152 709 +7,3%
3. Germania 12 605 297 +2,0%
4. Giappone 10 429 638 +7,8%
5. Belgio 9 741 262 +2,3%
6. Australia 6 524 220 +8,3%
7. Italia 5 795 957 +8,1%
8. Svizzera 5 553 703 +8,1%
9. Spagna 3 420 332 +11,6%
10. Svezia 2 608 825 +4,6%

Cincin-champagne

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ChampagneAmour de Deutz Brut millésimé 2005 Deutz

Denominazione:
Metodo:
Uvaggio:

Giudizio:


AmourdeDeutz2005
No, non mi sono dimenticato, e come potrei, l’altro grande vino degustato in occasione di una presentazione milanese pre-natalizia, che avrebbe dovuto essere flamboyant ed invece è stata un po’ moscia, della strepitosa Cuvée William Deutz 2002 della Maison Deutz, che ho cercato di raccontare, moderando le emozioni, in questo post.

Quella sera, mentre i miei colleghi della cosiddetta “presse”, tantissimi i volti mai visti, si gettavano come lupi affamati sui tramezzini, il salmone ed i volauvent, io, che ero lì per assaggiare, non per mangiare a ufo, mi sono appartato in un angolino, occupando un tavolino alto d’appoggio con i miei bicchieri, il mio taccuino d’appunti, il mio smartphone.
E dopo essermi carburato con il Rosé non millesimato della Maison Deutz (qui il racconto del millesimato 2008) ed avere atteso di poter parlare con quel personaggio affascinante che é Fabrice Rosset, che in Deutz ha passato qualcosa come 40 anni della propria vita sino a salirne ai vertici ed esserne autorevolissimo Président, e di poter finalmente assaggiare seriamente il William Deutz 2002, io ho dedicato l’attenzione che meritava all’altra cuvée de prestige della Maison, importata in Italia dalla Eurofood dei giovani Caterina e Federico Boerci, che hanno rilevato quello che resta della mitica D & C di Zola Predosa, Maison la cui storia, fantastica, trovate raccontata nell’articolo sul W.D. 02.

Parlo della Cuvée Amour de Deutz nome ispirato ad un amorino delicato che figura stilizzato in etichetta, un Blanc de Blanc assemblaggio di Chardonnay provenienti da tre diversi terroirs d’excellence (Avize, Mesnil-sur-Oger et Villers-Marmery), con questo dosaggio Chardonnay d’Avize (60%), di Mesnil sur Oger (35%) e di Villers-Marmery (5%). Un vino, la Cuvée Amour de Deutz, che Monsieur Rosset aveva in testa da 15 anni, e che nell’edizione 2005 vede sul mercato unicamente la versione Blanc de Blanc, mentre il Rosé, 15 mila bottiglie, non è stato immesso sul mercato (dove è andato da poco il 2006, ne parleremo presto…) perché, dice Monsieur le Président, è evoluto in una maniera poco convincente. E chi vorrà assaggiare una di quelle bottiglie di Amour de Deutz Rosé 2005 non dovrà far altro che recarsi in cantina e sperare in bene (a me ha promesso di farmela assaggiare quando andrò a trovarlo à la cave).

Immagino già le obiezioni. Ma lei Ziliani pensa che tutto il popolo di Lemillebolleblog sia composto da nababbi, visto che dopo una cuvée da 120 euro in enoteca ci propone uno Champagne che nelle varie enoteche on line varia dai 120 ai 140 euro! Signori miei, la qualité est la qualité et a son prix, e me lo dicevo la settimana scorsa mentre a pranzo in questo ristorante pugliese che vi consiglio appassionatamente, ospite di un celeberrimo Signore del Vino Italiano bevevo, l’aveva scelto e pagava Lui, un incantevole Jacques Selosse Rosé.
E poi, scusate, il nostro, anzi vostro Presidente del Consiglio, quello che sogna improbabili glorie con avventure coloniali in Libia pensate senza manco ascoltare cosa ne pensi il Parlamento, non ha forse detto che “gli italiani si stanno arricchendo”? E allora tiratele fuori le palanche e stappate grandi Champagne, cribbio!

2015-02-10 13.35.13

Questo Amour de Deutz 2005 vale un Perù, e se dovessi dargli un voto sul Cucchiaio d’argento (dove posso dare punteggi che vanno da uno a 10) gli darei un classico 9.5, mentre qui il 5 stelle, punteggio massimo, é automatico, ma è un cinque che vale sei stelle. La Maison lo definisce “un aperitivo fuori concorso”, uno Champagne gastronomico da abbinare ad astice, halibut affumicato (mi ricordo di averlo mangiato a Varsavia, buonissimo!), branzino, ma anche cavale, sushi, sashimi, carpaccio di tonno, ma io me lo berrei, se potessi permettermelo, anche su pane e mortadella, su dei filetti di sgombro, sulle frittate imprevedibili e sulla meravigliosa crema di carote e patate con menta che mi prepara talvolta la mia Lei.

Sia come sia, il vino è da fuori di testa, di una delicatezza e di una aristocratica raffinatezza rare. Come la dolcezza di Lei. Paglierino oro intenso la robe, perlage finissimo ed un naso fragrante, fresco, incisivo, tutto fiori bianchi, mandorla, note di pesca bianca e pesca noce, mandarino, accenni di nocciola, sfumature di crema pasticcera e di profumi che ti “assalgono” piacevolmente quando entri in pasticceria. Un insieme di delicatezza unica, corredato da un sale e da una mineralità da craie, da gesso, quel tipo di terroir che trovi solo in Champagne e non c’è, ahimé, nella “mia” amata Franciacorta. Che pure ha le sue belle carte da giocare.

Bocca precisa, scattante, ben sostenuta, che abbina pienezza di frutto, spalla salda, giusta larghezza, ad una verticalità croccante, ad una magnifica lunghezza e persistenza, ad una profondità viva ed energica. Uno Champagne di totale armonia, di commovente purezza, di meravigliosa piacevolezza, che chiude su note agrumate e di mandorla che prendono possesso con delicatezza del tuo palato e lo fanno “vibrare”. Un vino non solo da portafogli ben forniti, da ma cervelli e cuori sensibili e da palati raffinati, dimostrazione du génie di quell’uomo speciale che è Monsieur le Président Fabrice Rosset, “un soldato che lotta per la sorte dello/a Champagne”, come ama definirsi. Chapeau!

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