Clamoroso ad Erbusco: arriva l’Erbamat, salvatore dei franciacortini destini!

C’è sempre una stampa disposta a credere che siano le cicogne a portare i bambini…

Mi ero ripromesso in questo nuovo anno di non dedicare spazio alla zona spumantistica bresciana se non scrivendo esclusivamente delle aziende meritevoli di attenzione non per la loro capacità di fare marketing e di intrattenere pubbliche relazioni o di flirtare con il mondo della moda, ma esclusivamente per l’autenticità del loro lavoro e per la qualità dei loro metodo classico…

Ho resistito 15 giorni, ma una notizia scoperta stasera attraverso Twitter mi ha indotto a rompere il silenzio e a venir meno al mio impegno. Merito esclusivo di una rivista on line, MilanoPlatinum.com, dotata di una redazione “composta di giornalisti, redattori, autori che producono ogni giorno articoli inerenti il mondo del lusso e dell’eccellenza meneghina in tutte le sue sfaccettature e declinazioni”.

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Grazie alla Provincia Pavese incontrerò il Presidente di Terre d’Oltrepò


Non in Cantina a Broni, ma in Tribunale

Devo complimentarmi e dire grazie al quotidiano più diffuso, direi quasi l’organo ufficiale di Pavia e dintorni, la Provincia Pavese.

Devo complimentarmi per la professionalità e la correttezza con cui oggi hanno dedicato larga parte della pagina 50, “Cronache di Broni e Oltrepò”, oltre che ai “tremila ettolitri di vino congelati alla Cantina Sociale di Casteggio, legata alla Cantina Terre d’Oltrepò di Broni”, all’”affare La Versa”, a quello che nel mio articolo di ieri (molto letto, molto)  ho raccontato. Ovvero l’interrogazione parlamentare sulla misteriosa vicenda dell’acquisizione da parte di Terre d’Oltrepò e Cavit della Cantina La Versa, presentata dal capogruppo della Lega al Senato Gian Marco Centinaio, interrogazione nata anche dalla lettura di quanto raccontavo in un articolo di venti giorni orsono.

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La vicenda La Versa – Terre d’Oltrepò – Cavit vs. Cantina di Soave approda in Parlamento

Un’interrogazione al Ministro Martina presentata dal Senatore Gian Marco Centinaio

Ricordate (ha fatto molto rumore, nel senso che è stato letto e discusso e non solo a Pavia, Oltrepò, Zenevredo, Santa Giuletta, Casteggio e dintorni, ovvero persino a Voghera, dalla mitica casalinga e dalle sue amiche…) il mio articolo del 5 dicembre, questo, dove trattavo del “rilancio” al rallentatore e in sordina della Cantina La Versa e della strana vicenda dell’assegnazione, dietro presentazione di offerta al curatore fallimentare, della stessa.

Al tempo si contrapponevano due soluzioni possibili: la cordata CavitTerre d’Oltrepò e la soluzione Cantina di Soave. In febbraio, dopo essere stata ad un passo dall’aggiudicarsi il controllo di La Versa, la cantina veneta, che a mio avviso rappresentava, anche se “straniera”, la miglior soluzione per rilanciare veramente La Versa, rinunciò a presentare una nuova offerta. Di fatto lasciando mano libera ai competitors oltrepadan-trentini.

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Clamoroso ad Erbusco: scoperto il mistero del successo della Cuvée Prestige!

I suoi fan sono tutti democristiani: la scelgono ma non dicono di farlo…

Questo post è rivolto a quelli meno giovani, quelli nati ai tempi della Prima Repubblica. Prima che subentrasse, con il suo molto teorico “cambiamento” la Seconda Repubblica.

E’ un post rivolto a quelli che, come minimo, sono nati prima del 1994, anno in cui questa formazione politica si sciolse. L’anno della discesa in campo di “mi consenta, cribbio!”, della legge elettorale maggioritaria nota come Mattarellum, l’anno che precedette la nefanda “svolta di Fiuggi”…

Sto parlando, non la rimpiango affatto, non ne sono nostalgico, nel mio piccolo l’ho sempre combattuta della Balena bianca, ovvero della Democrazia Cristiana.

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Muselet di metodo classico italiani anonime: perché?

E perché non usarle per promuovere le rispettive denominazioni?

Interrogativo lampo. Secondo voi un produttore di un ottimo, sorprendente metodo classico italiano, anzi piemontese, che ho bevuto qualche sera fa e di cui scriverò presto qui, é da penalizzare oppure no per la scelta di mettere una capsula (muselet) anonima o color “caghetta”, la “caghetta” di quando si sta male?
Al di là del risvolto estetico, ognuno poi può giudicare bello o brutto il colore e ribattermi che ricorda più la senape che quella roba là, io mi chiedo perché non porre attenzione anche a questo piccolo dettaglio cui in Champagne danno sempre importanza?

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Pubblici ringraziamenti a Cavit per un pensiero natalizio, ma con riserva…

Dottor Zanoni decida: sono un giornalista stimabile o un “nemico”?

Devo ringraziare la Cavit, la più grande e nota tra le cantine trentine e la più importante cantina sociale della regione, per avermi inviato, come graditissimo pensiero natalizio, questo magnum di  Trento Doc riserva Graal 2006 che vedete ritratto nella foto.

E’ stato davvero gentile da parte vostra pensare anche a me per questa edizione limitata di quello che ho più volte definito come uno dei migliori esempi di Trento Doc disponibili. In grado di confrontarsi con le cuvée più celebrate di note aziende la cui cantina è poco distante dalla vostra…

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Metodo classico italiani che escono troppo presto per non perdere il Natale

Ma è più importante la qualità o il business di fine anno?

E’ sabato sera, ho cenato e piacevolmente finito una bouteille de Champagne aperta due giorni fa (la prova dei due vecchi Dolcetto 1990 e 1997 che ho annunciato su Facebook l’ho rimandata a domani..) e prima di mettermi a lavare i piatti, spegnere il computer e dedicarmi alla lettura de:

  1. a) Il Foglio supplemento cultura del sabato
  2. b) Partition. Chronique de la sécession islamiste en France di Alexandre Mendel, libro forte e terribile di cui vi consiglio assolutamente un’attenta lettura,

mi pongo ancora un interrogativo bollicinaro, che giro anche a voi.

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In Oltrepò Pavese un messaggio sul vino pirandellianamente contraddice l’altro…

Cruasé o VSQ Rosé? Uno, nessuno, centomila…

Prima di tornare ad investirvi, come ho fatto nei giorni scorsi, con una pioggia di “bollicine” metodo classico, che farei prima a chiamare “bulles”, visto che in larga parte sono francesi, permettetemi una rapida incursione, purtroppo a base di parole ma conto di proporvi presto una valida bottiglia della zona, nell’amata terra oltrepadana.

Il discorso che voglio proporvi è quello relativo alla percezione che del proprio essere, del proprio modo di produrre, della propria identità vitivinicola, che l’Oltrepò Pavese ed in particolare l’Oltrepò che disponendo di 3000 ettari di Pinot nero (mica bruscolini…) produce metodo classico.

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La Versa riparte: entusiasmi e belle parole, però…

Una domanda a Terre d’Oltrepo e Cavit: quanto vi ha favorito la politica?

Ho letto con grande piacere, sulla “Pravda”, pardon, la Provincia Pavese, il quotidiano locale di Pavia e dintorni, le cronache relative alla riapertura, avvenuta domenica, a Santa Maria La Versa, del “wine point” della storica Cantina La Versa, finita, dopo varie e animate vicende, nella disponibilità e nel controllo del due cooperativo formato da Terre d’Oltrepo e Cavit.

A distanza e a posteriori, mi sono commosso anch’io leggendo delle lacrime di commozione del Sindaco di Santa Maria La Versa, secondo il quale «Il nuovo wine point di La Versa rilancia Santa Maria e non solo la Cantina». E penso anch’io, come lui, che “eravamo orfani della Bottega del vino e oggi finalmente è stata piantata una nuova bandiera. E’ il momento di dire basta con il passato, di girare pagina”.

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Alla Mostra Mercato della Fivi le bollicine che non ti aspetti

Extra Brut e Pas Dosé da Valtènesi, Valtellina e Saluzzese

Anche a Piacenza la settimana scorsa, nell’ambito di quella bellissima festa che è stata la Mostra mercato Vignaioli Indipendenti Fivi, tra tante cose buone che ho degustato e scoperto (alcune vere e proprie rivelazioni, come i Valpolicella e l’Amarone de Il Monte Caro, gli Ovada di Cascina Boccaccio, il soprendente Riesling Gep della Cascina Zatti di Calvagese della Riviera in Valtènesi, i rassicuranti, godibilissimi classici pugliesi della Cantina Nistri, Il Vermentino di Gallura di Tenuta Muscazega, i Sangiovese impeccabili della Fattoria Fibbiano e del Podere La Madia, il Syrah ed il Pied franc della Tenuta Bellosguardo nell’aretino, il Pinot nero 2015 Ventisei de Il Rio nel Casentino, L’Etna bianco e l’Etna rosato Mofete di Palmento Costanzo, ecc.) le bollicine made in Italy hanno fatto la loro parte.

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Anche 14 “bollicine” from Italy in Drink more fizz di Jonathan Ray

Una buona presenza italiana in un libro che vale la pena leggere

Inizio subito con un’osservazione lapalissiana. Se state leggendo questo blog siete ovviamente appassionati delle bollicine, degli sparkling wines. Ma no? E se avete scelto di leggere questo blog e non altri più à la page e “mediatici” con ogni certezza non solo amate la qualità, ma siete persone che non solo amano bere bene, ma apprezzano il saperne di più sulle “bulles” che bevete. E quindi hanno una certa quale confidenza, magari non come me, che sono praticamente cresciuto con loro attorno e per 18 anni ho diretto una biblioteca civica, con i libri.

Ciò premesso, avendovi collocato nell’aurea categoria di quelli che alla carta stampata danno ancora il tu (diverso il rapporto, non fisico, che si ha con un E-book), voglio consigliarvi, perché ve lo leggiate voi, o perché ne facciate dono a chi volete (possibilmente non ad un astemio…), un libro simpatico, originale, interessante, scritto, spero lo conosciate, in inglese (quanti libri validi sul vino escono ogni anno in UK, Usa, in altri Paesi, scritti nella lingua di Shakespeare) da un wine writer di lunga esperienza, che non è di certo l’ultimo pirla che passa per strada.

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Prosecco da aperitivo, Champagne da grandi occasioni e Franciacorta da Dolce vita?

Andrea Illy, Presidente Altagamma, si ricordi: un bel tacer non fu mai scritto…

A Milano abbiamo un classico modo di dire che testualmente recita “ofelèfa el to mestee”. Tradotto letteralmente sarebbe “pasticcere fai il tuo mestiere” ed è un antico detto che vuole invitare le persone a fare il proprio mestiere, ovvero ciò che compete loro e quello che conoscono. E quindi di non avventurarsi ad occuparsi di attività che non si conoscono e delle quali non si è assolutamente esperti.

Questo saggio motto meneghino mi è venuto in mente leggendo, con qualche ritardo, questo resoconto del Sole 24 ore relativo ad un convegno che si è tenuto nell’amena località di Erbusco per festeggiare i primi cinquant’anni di denominazione, 1967-2017, di una zona vinicola bresciana specializzata nella produzione di spumanti metodo classico.

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Alla Mostra Mercato della Fivi nei miei assaggi l’Oltrepò Pavese non ha brillato

Un buon Cruasé ben fatto, alcuni nefandezze ed il consueto assonnato provincialismo

Non farò nomi, né cognomi, lo premetto subito. Mi preme fare un discorso generale. Alla straordinaria Mostra mercato dei Vignaioli Indipendenti della Fivi a Piacenza (15 mila presenze tra sabato e domenica…) ho assaggiato tante cose interessanti. Alcune delle vere rivelazioni. Anche un Extra Brut valtellinese, ottenuto da uve Pignola dal figlio d’arte Marco Triacca

Naturalmente ho assaggiato anche una serie di vini dell’Oltrepò Pavese. Forse sono stato sfortunato, ma diciamo su una dozzina di vini degustati non ne ho trovato nemmeno uno che mi abbia emozionato o fatto venire voglia di scriverne. A parte il Cruasé Gallo davvero ben fatto di Pietro Brandolini. Di cui scriverò compiutamente nei prossimi giorni. Qui o altrove. Dove lo scoprirete presto…

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Geniale mossa della Doc Prosecco: richiesta approvazione tipologia Brut Nature

E per la zona spumantistica bresciana prospettive ancora più buie in UK

Non amo il prodotto finale, salvo qualche rara eccezione, ma per il mondo Prosecco, poiché, come direbbe il mitico Mourinho, non sono un pirla, per le sue capacità di marketing, comunicative, promozionali, ha grande attenzione e la massima considerazione.

Ne ho ancora di più, dopo aver letto, sulla rivista specializzata inglese Harpers, di cui anni fa sono stato collaboratore con un column mensile sul vino italiano redatta in tandem con il mio maestro Nicolas Belfrage MW, (nella foto qui sotto) una news che fotografa perfettamente una mia previsione, ho diversi testimoni che possono confermarla e non sono solito raccontare balle, fatta diversi mesi fa.

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Simposio spumanti a Bari: cui prodest? Solo a chi lo organizza…

Lettera aperta a Letrari e Monsupello

Impressioni e rapidi appunti di un sabato pomeriggio di ritorno da due splendide giornate trascorse in Abruzzo.

Leggo di questa iniziativa, presentata in maniera sobria e assolutamente non ridondante, ovvero “undici vini e aziende di altissimo livello, sono una tappa d’obbligo per farvi un’idea complessiva sullo Spumante Italiano” e scorrendo l’elenco di partecipanti al masterclass (che magari si scrive tutto attaccato), paroletta magica che viene ormai usata anche per la Sagra della Gassosa e il Festival del Prosechin, e, come diceva il buon Lubrano, la domanda nasce spontanea.

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