Sommessa proposta a Guru & codino: qualche parola ancora su Cà del Vent…


Ha suscitato qualche rumore, sia commenti su questo blog, sia sulla mia pagina Facebook, il mio articolo, che potete leggere qui, relativo ad una piccola aziendina vinicola, Cà del vent, proprietà di uno dei più importanti gioiellieri di Brescia, Massimo Fasoli, che la fondò nel gennaio 1995.

Nell’articolo avevo raccontato la mia… dimenticabilissima esperienza d’assaggio delle “bollicine” di questa piccola realtà produttiva che pur avendo vigne in Franciacorta ha scelto, schifata, di non rivendicare la Docg bresciana e di presentarsi sul mercato come VSQ.

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Ca del Vent? No grazie, Via col vento!

Con tutti i limiti della zona e delle teste, sempre meglio un Franciacorta

Indispensabile antefatto. Tre persone del cui palato e della cui conoscenza delle “bollicine”, italiane e non, mi fido assolutamente (un nome su tutti, Andrea Grignaffini, parmigiano direttore di Spirito di vino e palato raffinato) negli ultimi mesi me ne avevano parlato talmente bene che nonostante i precedenti non fossero entusiasmanti mi ero finalmente deciso: devo assolutamente visitare Cà del Vent.

Non sapete di chi e cosa stia parlando? Non preoccupatevi, non è poi così fondamentale saperlo. L’aziendina di cui sto parlando è nota, pardon, cerca di farsi notare, avendo in tempi recenti (tanto recenti che non hanno ancora pensato di aggiornare il sito Internet e di eliminare ogni riferimento alla “malefica” zona da cui, a parole, prendono risolutamente le distanze) scelto di non rivendicare la denominazione, di origine e controllata, Franciacorta, pur operando nel territorio della Franciacorta, da vigneti posti nella zona spumantistica bresciana.

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Maurizio Zanella, mister Cà del Bosco, in missione speciale a London

Ma a 34 euro sullo scaffale di Hedonism wines il Prestige chi se lo fila?

Come ho casualmente scoperto sulla sua pagina Facebook e come a little bird londinese mi ha confermato, nella lunedì 31 ottobre il deus ex machina di Cà del Bosco, nota azienda leader di una zona spumantistica bresciana (come si chiama?), sto parlando di Maurizio Zanella, was in London.
Sulla sua pagina social ha postato una foto che ritrae bottiglie di bollicine della sua azienda in vendita in un posto davvero speciale, che ben conosco, la più emozionante enoteca del centro più ricco e sciccoso della capitale britannica, il quartiere di Mayfair, il fiammeggiante Hedonism wines in Davis Street.
Negozio che ha di fronte una delle sedi della nota stilista Vivienne Westwood, a 50 metri a lato il celebre ristorante stellato CLondon, quasi di fronte la sede della Philips e a tre minuti a piedi un concessionario Rolls Royce ed il glamour restaurant Sexy Fish. Tanto per farvi capire la cornice dove ormai sono di casa quando vado a Londra…

Io non posso che fare i miei complimenti al dottor Zanella, che conosco dal lontano 1984, per la presenza del suo spumante Prestige in un posto tanto prestigioso (vi assicuro che avendola visitata in lungo ed in largo più volte questa enoteca è proprio da perderci la testa. Soprattutto quando si ha un bel portafoglio a fisarmonica…) come Hedonism in London. Posto inglese, proprietà russa.

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C’è poco da fare: nel metodo classico italiano a contare è il marketing! – 1


La qualità, i valori veri, vengono abbondantemente dopo… 

Ve lo assicuro, volevo seguire il consiglio di “tanti” di voi, 4 lettori residui dei miei blog, eroici campioni di una “resistenza” disperata, perché si tratta di blog che a fine 2017 chiuderanno (o passeranno di mano se troverò un acquirente disposto a rilevarli e farne poi quello che vuole) e provare a scrivere esclusivamente di vino. Volevo proporvi, cosa che, ahivoi, farò domani, un grande Champagne, il Grand Cru Résèrve Brut Blanc de Blancs di De Sousa, ma cosa se ci posso fare se invece di accendere il computer e proiettarmi a scrivere ho dato un’occhiata ad Internet trovando tre articoli che mi hanno fatto sobbalzare sulla sedia e girare le.. scatole?

Cosa che del resto mi accade con estrema facilità. E non solo perché io abbia un cattivo carattere o sia, come dicono in Toscana, “fumino”. Ma perché, almeno agli occhi miei, il mondo, e quella piccola parte di mondo che è il mondo del vino, stanno andando a… signorine di buon costume. La cui onestà é cento volte superiore a quella della nostra classe politica…

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Sui Rosé meglio Champagne o Franciacorta? Sfida all’ultima bollicina

Il 26 agosto l’ardua risposta!

Non bisogna essere per forza frequentatori di osterie o bettole o, peggio ancora, di fumosi e rumorosi Bar Sport, per lanciarsi a volte in scommesse e sfide.

Di mezzo non ci sono cavalli, campioni o pseudo tali di calcio, donne o chissà che ma, che palle!, sempre i soliti discorsi, vini, o meglio ancora bollicine, bubbles, bulles. Naturalmente méthode champenoise, pardon, metodo classico, perché gli Charmat, Asti e Moscato d’Asti a parte, non mi sfrizzolano più di tanto il velopendulo.

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Bene i controlli sul Prosecco, ma quando anche quelli in Franciacorta?


Gentile Consorzio Franciacorta, vuole cortesemente illuminarci?

Non sono notoriamente un fan del Prosecco (soprattutto quello Doc, mentre sono vagamente più possibilista, circa la qualità, su quello storico Docg, targato Conegliano Valdobbiadene e Asolo) che ho definito un prodotto mediocre, figlio di tempi mediocri, apprezzato da gente mediocre, ma quando leggo notizie come questa ,che vi invito a leggere con attenzione, mi inchino e mi tolgo tanto di cappello al mondo proseccaro o prosecchista.

In sintesi, la Tribuna di Treviso riferisce che “Il Ministero delle politiche agricole scatena la caccia al Prosecco “annacquato”, e annuncia controlli intensificati nelle cantine di tutta la denominazione. Un piano di controlli straordinari, in accordo con i Consorzi di Tutela, che mai si era verificato nel recente passato. Secondo i tecnici dell’Ispettorato Repressione Frodi, infatti, questa annata presenta caratteristiche ad alto rischio per quanto riguarda l’originalità del prodotto.

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E Terre d’Oltrepò torna nell’occhio del ciclone…

E questi dovrebbero essere i salvatori di La Versa?

Apprendo questa notizia, quella riportata in questo articolo della cronaca di Pavia del quotidiano Il Giorno (autrice Nicoletta Pisanu: chapeau!) e mi prende un vorticoso (gentile Signore, scusatemi il francesismo) giramento di coglioni! Ancora una volta el Cantinun, la maxi cantina di Broni, quella che secondo qualche pirla (a dire metà del suo nome) costituirebbe il fiore all’occhiello, la salda boa, il produttore di riferimento di quella terra meravigliosa e folle che è l’Oltrepò Pavese, si trova nell’occhio del ciclone.

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Cà del Bosco: è quella del banale Prestige o quella del Dosage Zero?

Una doppia identità aziendale che mi lascia sempre più perplesso

Certo che è singolare l’atteggiamento, produttivo e quindi di mercato, della più nota azienda produttrice, la migliore, secondo una certa logica, la più prestig(e)iosa, da ogni punto di vista, di una nota zona spumantistica bresciana. Zona che, accidenti a me, non mi ricordo mai come si chiama, ah, ecco, Franciacorta!

Sto parlando della Cà del Bosco di Erbusco. L’azienda, creata da Albano Zanella e da sua moglie Annamaria Clementi, due persone straordinarie, che l’affidarono in giovane età, pur facendolo seguire da tutori importanti come uno chef de cave proveniente dalla Champagne, al loro figlio Maurizio. Mio coetaneo, io di settembre, lui dei primi di novembre, del fatidico 1956.

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Ancora bollicine wine tour: domani in Oltrepò Pavese et à suivre…

Nella zona spumantistica bresciana (ma come si chiama?)

Beh, diciamo che ieri mi sono divertito e ho fatto la mia parte (non é ancora finita la giornata e devo ancora terminare un articolo importante) occupandomi non di vino, bensì di politica. Della difesa del nome, del ricordo, dell’onore di un martire della violenza politica, di una vittima innocente del comunismo assassino. Parlo del 18enne SERGIO RAMELLI e dello sfondone, dell’imprudenza fatta dal collega giornalista David Parenzo durante l’ultima puntata della La Zanzara – Radio 24 quella di venerdì scorso.
E allora penso di essermi meritato e di godermi giustamente, da solo, perché mon Amour est encore en France e ritornerà in Italia solamente martedì e causa mia impegni tornerà tra le mie braccia solo giovedì, questa bottiglia splendida e splendente parafrasando Donatella Rettore (do you remember?) meravigliosa nella sua turgida essenza… Ma che diavolo faccio? Parlo come un Luca Maroni qualsiasi? Oh, mon Dieu!?

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E anche Cernilli infine riconobbe che.. Il Prosecco è una boiata pazzesca!

Due settimane, tra clamori vari, minacce di querela da parte di stolidi e storditi proseccari, l’avevo scritto io che il Prosecco (Doc o Docg, le differenze non sono poi granché), salvo rare eccezioni, è un vino mediocre. Che piace e ha successo tra i mediocri. In tempi mediocri.

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Cuvée Alma a 34,70 sterline e Champagne Charles Heidsieck a 36: dove sta il trucco?

Da Londra utili spunti di riflessione per i consumatori bollicinosi

Piccolo compitino vinoso e bollicinaro per il fine settimana. Un semplice quiz. Innanzitutto la cornice. Siamo a Londra, nell’elegantissimo, carissimo quartiere, posto da straricchi, di Mayfair, e nell’enoteca che sognare il mondo fa (se si hanno tanti soldi da spendere, qui puoi toglierti tutti gli sfizi, ma proprio tutti. Parlo solo di vino, ovviamente…). Siamo da Hedonism wines, in Davies street.

Finora ci sono stato solo due volte da Hedonism, ma ci ho già trascorso alcune ore, di studio e contemplazione.

Le fotografie che vedrete di seguito le ho scattate proprio girando tra gli scaffali di questa Bengodi enoica, di questo paradiso per tutti gli amanti di Bacco. Quelli di Venere, come io confesso di essere (perché la carne è debole, e mi spiace tanto per i vegani) si rivolgano altrove…

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Perché i migliori Champagne dobbiamo berceli da soli



Senza condividerli con le nostre adorate Lei…

Vogliamo finalmente dire una verità antipatica, ma assolutamente vera, altrimenti non sarebbe la verità (cit. Monsieur de la Palice) sul rapporto tra Champagne e donne?

Vogliamo dirlo che é una clamorosa mensonge il fatto che lo Champagne si debba berlo, on doit le partager, avec Elle?

Ma dove sta scritto che le migliori Cuvée de Prestige (occhio, non sto parlando di uno spumantino bresciano, parlo di Champagne!) dobbiamo stapparle e, posso dirlo?, lo dico, sprecarle, condividendole con la nostra Amata?

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Franciacorta: belle intenzioni e ambizioni, ma schemi mentali ancora provinciali

Riflessioni dopo il Decanter Sparkling wine tasting in London…

Leggo sul numero uno di Bubble’s Italia, una nuova rivista del vino di argomento bollicinaro, diretta ed edita dagli amici Giampiero Comolli e Andrea Zanfi, rivista dalle grandi ambizioni che mi auguro non rimangano tali (per completezza dell’informazione: mi hanno offerto di collaborare ma sono sinora rimasto alla finestra, avendo trovato non molto appealing le proposte nonché la prospettiva della coesistenza con alcuni collaboratori della rivista, che disistimo…),  una riflessione del più noto e mediatico dei bollicinari franciacortini, Maurizio Zanella, personaggio simbolo della Cà del Bosco, e uomo del vino che frequento dal lontano 1984.

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Il Prosecco tira la volata alla Franciacorta in UK? Ma quando mai!


Ho letto, trasecolando, un articolo, on line, della rispettabilissima testata britannica The Drink Business, un articolo, di grande fantasia, che sostiene una tesi a mio avviso lunare.

Domanda: ma dove potrà andare la Franciacorta e quali risultati potrà portare a casa, parlando di export, di vendite all’estero, se non un pirla qualsiasi, ma il vice presidente del Consorzio Franciacorta, il vecchio amico (ora per lui non lo sarò più, amen) Silvano Brescianini sostiene tesi insostenibili come questa, ovvero sia che il successo del Prosecco in UK spianerebbe la strada al successo in Regno Unito del Franciacorta? E che il Prosecco non sarebbe un nemico, un concorrente diretto delle “bollicine” metodo classico prodotte in provincia di Brescia.

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Taittinger (Maison de Champagne) pianta 70 ettari nel Kent per produrre sparkling wines

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Anche in Francia business is business…

E’ proprio vero che nel nome degli affari, anche se in questo caso si dovrebbe utilizzare il termine anglosassone business, anche i nostri cugini francesi ormai, proprio come fanno da tempo senza problemi parecchi “spumantisti” italiani, non si fanno più scrupoli di alcun tipo e badano al sodo. Perché anche per loro “les affaires sont les affaires”…

Se il mondo si ostina a chiamare, fregandosene altamente delle distinzioni, se siano metodo classico oppure Charmat, della storia e della tradizione dei terroir d’origine, le loro “bollicine” semplicemente “spumanti”, “sparkling wines” oppure “vins effervescents”, mettendo insieme allegramente tutto in un grande calderone, perché mai loro dovrebbero continuare a fare i puristi, a distinguere e distinguersi?

Accade così, ne ho scritto recentemente anche qui, che nella patria dello Champagne, che qualcosa di diverso e di peculiare rispetto alle altre “bulles” mi sembra proprio continui ad averlo, un qualcosa che andrebbe sottolineato e valorizzato, dei francesi possano arrivare ad organizzare, in giugno a Parigi, Bulles Expo, il primo “Salon mondial des vins effervescents”, un qualcosa che definiscono tranquillamente come “un evento che ambisce ad essere una grande vetrina mondiale di Champagne, Crémants, Cava, Prosecco, Lambrusco, sparkling…”.

Cos’abbiano in comune Champagne, Lambrusco e Prosecco è un mistero che lascerò agli organizzatori, se ne sono in grado, il piacere di spiegare (guarda caso, degli italiani citano le due bollicine prodotte in autoclave più popolari, anche in Francia, guardandosi bene dal citare i veri omologhi, anche se molto più in piccolo, dello Champagne, i metodo classico Doc e Docg…), e penso che altre prove dell’internazionalizzazione dei francesi non manchino.

Ne troviamo traccia anche nella filiera produttiva champenoise e nella stampa transalpina, dove, articolo che ho scoperto solo di recente, pubblicato non da un giornale qualsiasi, ma dall’autorevole (come si suole dire) Le Monde, possiamo leggere che “les vins pétillants anglais s’affirment de plus en plus comme un concurrent sérieux du champagne français”. E lo si scrive sfidando il ridicolo, il fatto che i numeri dello Champagne nel 2015 parlino di oltre 312 milioni  di bottiglie spedite, contro i 4 milioni di pezzi degli sparkling wines britannici ai quali non su un quotidiano britannico, ma sul più celebre dei quotidiani transalpini, si vuole evidentemente tirare la volata.

L’articolo di Le Monde, che ci racconta come nel 2014 nel Regno Unito le vendite di english sparkling wines fossero cresciute del 27%, mentre quelle dello Champagne erano progredite solo del 5% (portando a quota 32.675.232 l’ammontare delle bottiglie, che sono diventate con un ulteriore incremento pari a oltre 34 milioni di bottiglie nel 2015) prende lo spunto dalla notizia che una delle più importanti Maison de Champagne, la Taittinger di Reims, produttrice di una celeberrima cuvée de prestige come il mitico Comtes de Champagne, ha annunciato di aver acquistato 69 ettari di vigneto non in Champagne, bensì nel Regno Unito, nel Kent. Sarà così la prima maison de Champagne a produrre (e speriamo che qualche disinvolto wine writer non arrivi a chiamarlo Champagne…) sparkling wines in terra britannica.

Taittinger

Perché la famiglia Taittinger abbia fatto questa scelta (che non è priva di aspetti affascinanti dal punto di vista vitivinicolo ed enologico, e che comporta utilizzare il savoir faire e l’esperienza champenoise per produrre in un’altra situazione vini della stessa tipologia dello Champagne) è presto detto. Come ha detto chiaramente il presidente del gruppo, Pierre-Emmanuel Taittinger, per business: un ettaro di vigneto nel Kent costa 80 mila euro, un ettaro nel cuore della Champagne venti volte tanto…

E rifiutando la visione, un po’ confusa, dell’articolista di Le Monde, secondo il quale lo Champagne sarebbe ormai “sotto la pressione inglese” (con 4 milioni di bottiglie inglesi contro oltre 300 francesi…), Monsieur Taittinger ha giustificato la scelta di piantare Chardonnay, Pinot noir e Pinot Meunier in terra britannica e di ottenerne dei metodo classico, come un’operazione puramente economica, come un investimento vantaggioso in un mondo completamente diverso i cui numeri crescono – la superfice vitata in UK è raddoppiata rispetto al 2007 e dovrebbe raddoppiare da qui al 2020 – ma non possono pensare a fare concorrenza allo Champagne.

Taittinger, fedele alla regola del business, continuerà ad essere tra i simboli dello Champagne, ma considerato che la produzione di “vins mousseux” (come lui stesso li definisce) cresce nel mondo ha pensato di inserirsi in questo mercato. Scegliendo di produrre in una terra la cui immagine e le possibilità di mercato sono in crescita.

Affaires
Un’operazione non dettata dalle preoccupazioni per il “global warming”, che consiglierebbe anche a chi operando in Champagne è già a nord, di spostarsi ancora più a nord, ma da motivazioni economiche, perché anche in Francia, business is business, of course… E les affaires sont les affaires, come diceva in una sua celebre commedia Octave Mirbeau

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