Grazie alla Provincia Pavese incontrerò il Presidente di Terre d’Oltrepò


Non in Cantina a Broni, ma in Tribunale

Devo complimentarmi e dire grazie al quotidiano più diffuso, direi quasi l’organo ufficiale di Pavia e dintorni, la Provincia Pavese.

Devo complimentarmi per la professionalità e la correttezza con cui oggi hanno dedicato larga parte della pagina 50, “Cronache di Broni e Oltrepò”, oltre che ai “tremila ettolitri di vino congelati alla Cantina Sociale di Casteggio, legata alla Cantina Terre d’Oltrepò di Broni”, all’”affare La Versa”, a quello che nel mio articolo di ieri (molto letto, molto)  ho raccontato. Ovvero l’interrogazione parlamentare sulla misteriosa vicenda dell’acquisizione da parte di Terre d’Oltrepò e Cavit della Cantina La Versa, presentata dal capogruppo della Lega al Senato Gian Marco Centinaio, interrogazione nata anche dalla lettura di quanto raccontavo in un articolo di venti giorni orsono.

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La vicenda La Versa – Terre d’Oltrepò – Cavit vs. Cantina di Soave approda in Parlamento

Un’interrogazione al Ministro Martina presentata dal Senatore Gian Marco Centinaio

Ricordate (ha fatto molto rumore, nel senso che è stato letto e discusso e non solo a Pavia, Oltrepò, Zenevredo, Santa Giuletta, Casteggio e dintorni, ovvero persino a Voghera, dalla mitica casalinga e dalle sue amiche…) il mio articolo del 5 dicembre, questo, dove trattavo del “rilancio” al rallentatore e in sordina della Cantina La Versa e della strana vicenda dell’assegnazione, dietro presentazione di offerta al curatore fallimentare, della stessa.

Al tempo si contrapponevano due soluzioni possibili: la cordata CavitTerre d’Oltrepò e la soluzione Cantina di Soave. In febbraio, dopo essere stata ad un passo dall’aggiudicarsi il controllo di La Versa, la cantina veneta, che a mio avviso rappresentava, anche se “straniera”, la miglior soluzione per rilanciare veramente La Versa, rinunciò a presentare una nuova offerta. Di fatto lasciando mano libera ai competitors oltrepadan-trentini.

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In Oltrepò Pavese un messaggio sul vino pirandellianamente contraddice l’altro…

Cruasé o VSQ Rosé? Uno, nessuno, centomila…

Prima di tornare ad investirvi, come ho fatto nei giorni scorsi, con una pioggia di “bollicine” metodo classico, che farei prima a chiamare “bulles”, visto che in larga parte sono francesi, permettetemi una rapida incursione, purtroppo a base di parole ma conto di proporvi presto una valida bottiglia della zona, nell’amata terra oltrepadana.

Il discorso che voglio proporvi è quello relativo alla percezione che del proprio essere, del proprio modo di produrre, della propria identità vitivinicola, che l’Oltrepò Pavese ed in particolare l’Oltrepò che disponendo di 3000 ettari di Pinot nero (mica bruscolini…) produce metodo classico.

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OLTREGUSTO, vetrina della migliore espressione dell’enogastronomia d’Oltrepò



In programma sabato 16 e domenica 17 settembre a Cassino Pò di Broni

La scelta di tempo non è delle migliori visto che il prossimo week end vede in programma anche una manifestazione che proprio in questo periodo dell’anno si svolge in un’altra zona spumantistica lombarda. Che anche questa volta non mi ricordo mai, chissà perché, come si chiami. Ma che anche un fesso giudicherebbe molto meno bella, da un punto di vista paesaggistico, turistico, gastronomico, di questa di cui sto per parlarvi.

Però mentre l’Oltrepò Pavese è bellissimo, basta girarne in lungo e in largo l’area, girare su e giù per quelle colline, anche alta collina, che in quella zona del bresciano si sognano e non hanno, colline dove la vite cresce meglio che in una piatta pianura bordo autostrada, dove le persone respirano un’aria frizzante e piena di allegria, e non solo per gli spuntini a base di Bonarda e salame di Varzi, la zona spumantistica bresciana sa comunicare molto meglio.

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Una gola profonda del Cda di Terre d’Oltrepò mi racconta…



Il piano industriale per La Versa? Piacerebbe anche a me conoscerlo….

Partiamo da lontano, dall’acquisizione da parte della cordata formata da Terre d’Oltrepò (che si accollerà il 70% dei costi dell’operazione) e da Cavit (30%), della mitica e ormai piuttosto decaduta, tanto da arrivare all’atto finale, tristissimo, del fallimento, Cantina La Versa (sito Internet che non riporta la news relativa alla nuova proprietà…) di Santa Maria La Versa. A tutt’oggi il marchio, altri più saputelli direbbero il brand di tutto l’Oltrepò Pavese. Quella terra benedetta dagli Dei, ma non dagli uomini, purtroppo, verso la quale, recentemente, ho espresso un sincero atto d’amore.


L’acquisizione è stata facilitata non poco dalla rinuncia, a mio avviso maturata in condizioni misteriose, del principale competitor, Cantina di Soave (secondo me ci sono state fortissime pressioni politiche sulla Cantina veronese, visto che gli “avversari” sono persino andati dal Ministro Martina (che l’estate scorsa aveva fatto dichiarazioni clamorosamente di parte e non super partes, come avrebbero dovuto essere…) con l’avallo di parlamentari PD e del Presidente della Provincia di Pavia).

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Cantina di Soave rinuncia all’asta e La Versa passa a Terre d’Oltrepò

Una grande occasione perduta, ma chissà?…

Magari vincerò 5 milioni alla Lotteria. Magari venerdì sera, quando sarò a Parigi, andrò a cena con Juliette Binoche. Magari Renzi è un ottimo politico e a Berlusconi NON piacciono le sbarbine.

Magari avrò sbagliato le mie valutazioni, magari riusciranno a farmi ricredere. Magari i risultati dimostreranno in maniera squillante che questa soluzione è davvero la migliore. E magari io dovrò andare a piedi in pellegrinaggio, da Bergamo a Broni, cospargendomi il capo di cenere.

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Da Tino Comaschi un appello ai viticoltori oltrepadani

Per dirla con Mozart (Così fan tutte) Soave sia il vento…

Mancano solo poche ore al fatidico momento che deciderà non solo se la storica Cantina La Versa finirà sotto il controllo della Cantina di Broni che per anni ha divorato riso in cagnone senza battere ciglio, anzi, oppure nell’orbita della veneta Cantina di Soave, ma deciderà qualcosa di più importante, ovvero se l’Oltrepò Pavese avrà una formidabile chance per finalmente voltare pagina, per diventare, come merita, una zona vinicola importante, e se resterà una semplice terra di conquista. Colonizzata da questa o quell’altra potenza, vilipesa da imbottigliatori senza scrupoli, banalizzata da cantinone alle quali della qualità, in bottiglia, non può fregare di meno.

In questi giorni abbiamo letto e sentito di tutto un po’: cose sensate, chiacchiere da bar o da osteria, rodomontate provinciali, stupidate, calunnie, ipotesi da fantascienza. Con la politica, in sottofondo, specie la politica vicina al partito di governo, a impicciarsi di cose alle quali, se il buon senso fosse di questo mondo, avrebbe dovuto rimanere estranea…

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Lettera aperta a presunti soci di La Versa che scrivono senza firmarsi


Amici viticoltori oltrepadani, a me occhi e orecchie, please!

La burrascosa e intricata vicenda della vendita di quel gioiello, un po’ decaduto purtroppo, che è la Cantina La Versa di Santa Maria La Versa, cuore pulsante del mondo vitivinicolo oltrepadano, sta causando pericolosi colpi di coda. E veri e propri impazzimenti.

Accade così, mentre tutti stiamo aspettando lunedì 20, data in cui si svolgerà l’asta telematica che deciderà se la cantina andrà alla Cantina di Soave, che ha presentato da tempo una seria, organica, credibile offerta, dotata di un preciso piano industriale, di strategie e di impegni precisi.

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Un gruppo di ex soci di La Versa invita Cantina di Soave a non mollare



Ricevo, sottoscrivo e molto volentieri pubblico

Venuto a conoscenza di questa lettera inviata da un gruppo di ex soci della Cantina La Versa al presidente e al direttore della Cantina di Soave, la quale sembra essere incerta, come ho scritto ieri, sul da farsi, e addirittura tentata di non partecipare al momento conclusivo di questa aggiudicazione della Cantina resa grande dal Duca Denari, condividendo in toto le opinioni espresse, pubblico con grande piacere.

Cosa aggiungere se non dire a mia volta, come ho fatto ieri al telefono con Trentini, forza Cantina di Soave, non mollate! Non gliela darete mica vinta agli ex (?) amici, soci e compari del riso in cagnone?

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Chi riuscirà, alla fine, ad aggiudicarsi la storica Cantina La Versa?


Dopo il rilancio di Terre d’Oltrepò la Cantina di Soave commenta

Com’era prevedibile, alla fine, in zona Cesarini, per il complesso acquisto della storica Cantina La Versa è spuntata un’offerta, con un rilancio di soli 50 mila euro, alternativa a quella seria, credibile, organica, presentata dalla Cantina di Soave.

E’ una cordata oltrepadana, da parte della nota e discussa (perché coinvolta in gravissime vicende giudiziarie) mega cantina, specializzata in vini in bottiglia caratterizzati da prezzi incredibilmente bassi, e da un’immagine non certo prestigiosa, denominata Terre d’Oltrepò, in tandem con la nota mega cantina cooperativa trentina Cavit.

Il risultato immediato di questa offerta dell’ultimo minuto è che l’aggiudicazione di La Versa viene rimandata ad un’asta telematica che si svolgerà il prossimo 20 febbraio con il coordinamento del curatore fallimentare. Asta cui rischia di presentarsi un solo soggetto, perché dal tono del comunicato stampa diramato da Cantina di Soave emerge, accanto ad una notevole amarezza, anche un certo orientamento verso la decisione di non rilanciare e lasciare perdere.

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Clamoroso in Oltrepò: qualcuno prova a proporre ancora il riso in cagnone

Ancora tu? Ma non dovevamo vederti più?

Anche domani, martedì 7, sarò nuovamente in terra oltrepadana. In programma una visita ad un’azienda, in quel di Casteggio, e poi contatti vari, perché, piaccia o meno a qualche carneade, o qualche gentile Signorina che non conoscendomi blatera su Facebook che sarei “morto”, o a qualche imbecille (il mondo ne è sempre più pieno) io continuo a fare il mio mestiere, ovvero il cronista del vino. Che quando ha una notizia, la analizza, verifica se sia vera, fa gli opportuni controllo e poi la dà (sto sempre parlando di notizie, non pensate male…).

In attesa di trovarmi nuovamente nella terra dei migliori salami d’Italia, quindi del mondo, (non me ne vogliano a Felino, o nei molti altri posti dove la cultura del salame vanta esponenti di rilievo) voglio darvi gli ultimi aggiornamenti sulla vicenda dell’acquisto, con offerta presentata al curatore fallimentare incaricato dal Tribunale, della storica Cantina La Versa.

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Futuro di La Versa? Cavit confessa di pensarci ancora…

E

…ma solo come supporto di Terre d’Oltrepò

Ieri pomeriggio, facendo un piccolo eno-scoop, ho dato la notizia secondo la quale la celebre cantina veneta Cantina di Soave sarebbe in pole position per diventare proprietaria di quel nobile decaduto che è l’oltrepadana Cantina La Versa, grazie ad una “un’offerta irrevocabile per l’acquisto con validità di 30 giorni” presentata al curatore fallimentare.

Finita la vicenda La Versa? Teoricamente sì, anche se va ricordato che i giochi non sono interamente chiusi, perché “fino al 15 febbraio chi vorrà potrà rilanciare a partire dalla cifra di 4milioni e 150mila euro. Non dovesse presentarsi nessuno, l’azienda verrà venduta al gruppo che ha già depositato una caparra da 250mila euro”.

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E’ la Cantina di Soave il nuovo proprietario di La Versa?

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Finito (pare) il lungo calvario dello storico marchio

Pare finalmente finito il “calvario” dell’azienda vinicola più nota dell’Oltrepò Pavese, del marchio più noto del variegato universo vitivinicolo della più bella (Valtellina a parte) zona vinicola lombarda. Sto parlando della storica Cantina La Versa di Santa Maria La Versa, resa grande dal mitico Duca Denari e poi tristemente finita in basso, dopo varie gestioni infelici, tentativi falliti e varia umanità, fino al fallimento dichiarato nel luglio scorso. Fallimento palese anche visitando la home page del sito Internet aziendale, che a tutt’oggi riporta le testuali parole che spezzano il cuore al solo leggerle: “Bando di gara per acquisto azienda “La Versa Viticoltori dal 1905 Spa” Data scadenza presentazione offerte: 25 novembre 2016 Le offerte dovranno pervenire allo studio del Curatore Fallimentare, dott. Luigi Spagnolo, in Milano”.

Sono particolarmente felice di apprendere dell’happy end di questo calvario, perché anche se non ho assolutamente alcuna colpa, io mi sono limitato a fare il mio mestiere di giornalista, avevo dato credito, addirittura pubblicando una lunga intervista che gli avevo fatto, all’ultimo, ipotetico, salvatore “della baracca”, un bresciano, che nell’estate dello scorso anno era stato arrestato per bancarotta e riciclaggio.

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Forum Oltrepò Pavese lunedì 9 alla Certosa Cantù di Casteggio

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Un’iniziativa della Cantina Sociale La Versa

Ho già espresso, e non solo nell’articolo dove ho cercato di raccontare il personaggio Abele Lanzanova, bresciano oggi alla testa di questa storica Cantina Sociale oltrepadana, la convinzione che se riparte La Versa riparte l’intero mondo del vino dell’Oltrepò. Questo per la forza di un marchio che nonostante traversie varie e i recenti problemi della Cantina è rimasto forte e riconoscibile. E perché La Versa, anche se continuerà a produrre anche vini fermi, è sinonimo di metodo classico base Pinot nero ed è l’unica realtà, Monsupello a parte, che abbia le spalle ed i numeri per rendere visibili le “bollicine” su mercati che non siano solo quello locale, milanese o al massimo lombardo.

Per questo motivo, data la mia pubblica “apertura di credito” nei confronti dell’azienda che il Duca Denari portò a grande notorietà, sono contento di rilevare come La Versa sia la promotrice, con il Comune di Casteggio e con il Consorzio tutela vini Oltrepò Pavese, di un’iniziativa che si svolgerà lunedì 9 novembre, dalle 10 sino alle 15.30, in una sede nobile come il Palazzo Certosa Cantù di Casteggio, che è sede anche del Civico Museo Archeologico e della Biblioteca (che conserva le “cinquecentine” del Fondo Sernagiotto). Titolo dell’incontro, tavola rotonda-convegno è Forum Oltrepò Pavese. Strategie e opportunità per il rilancio e l’internazionalizzazione, un’occasione per un “brain storming” di idee “per aprirsi ai nuovi scenari di mercato interni ed esteri” e per delineare nuove prospettive per il mondo del vino oltrepadano.

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Diversi gli interventi previsti, moderati dal direttore del Consorzio Emanuele Bottiroli.
Dopo i saluti del padrone di casa, il Sindaco di Casteggio, del Presidente del Consorzio Michele Rossetti e dell’amministratore delegato di La Versa Lanzanova, sono quattro le relazioni in programma.
Lo storico Giancarlo Baruffi parlerà di “Cooperazione e territorio. Le virtù di un sistema che ha fatto storia”, l’enologo Francesco Cervetti tratterà de “L’Oltrepò Pavese, culla del metodo classico italiano”, mentre il professor Stefano Denicolai, coordinatore Mibe Master in International Business and Economics dell’Università di Pavia, delineerà “Trend del vino e scenari di mercato nazionali ed internazionali”.
A seguire il professor Alberto Vercesi, docente presso l’Università del Sacro Cuore a Piacenza, traccerà un ritratto de “L’Oltrepò Pavese, anima agricola di Lombardia e scrigno della vitivinicoltura lombarda” e si aprirà il dibattito, con la presenza di protagonisti del mondo cooperativo, di rappresentanti di associazioni di categoria e produttori.

Intorno alle 14.30 l’assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia Gianni Fava trarrà le conclusioni di una discussione e di un intreccio di idee e suggestioni che ci si augura ricco e articolato e soprattutto in grado di fornire utili elementi di riflessione e istruzioni d’uso da applicare con successo.

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org

 

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Incontro con Abele Lanzanova, il bresciano “salvatore” della Cantina Sociale di La Versa

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Ho le idee chiare su cosa fare, ma lasciatemi lavorare!

Domanda semplice semplice: quale azienda, nella storia, molto vivace e variegata, del mondo del vino dell’Oltrepò Pavese, è riuscita ad avere negli anni una riconosciuta universale notorietà e ad accreditarsi, agli occhi dei consumatori, e parlo non di quelli esclusivamente locali, come marchio? Gira che ti rigira, la domanda impone una sola risposta. L’unica cantina, con tutto il rispetto possibile per aziende meritevoli di rispetto e considerazione come Monsupello o Le Fracce, o per altre che comunque hanno provato a diffondere il messaggio che Oltrepò fa rima anche con qualità e non è solo sinonimo di Pinot nero vinificato in bianco frizzante e di Riesling italico e di rossi che “busciano” senza pretese, è, oggettivamente, la Cantina Sociale La Versa Spa, fondata il 21 maggio 1905, con i primi ventidue soci (oggi sono 350), da Cesare Gustavo Faravelli.

Cosa sia (stata) La Cantina Sociale di La Versa, che da ora in poi chiamerò più semplicemente La Versa (nome che prende origine dal paese dove ha sede, Santa Maria della Versa) è presto detto: uno dei simboli del rinascimento del metodo classico italiano negli anni Settanta-Ottanta, grazie a personaggi illuminati come il celebre Duca Antonio Giuseppe Denari, “che fece grande la Lombardia del vino” d’antan, una Lombardia enoica dove la Franciacorta era ancora una giovane promessa, la Valtellina un’isolata regione di montagna dove si producevano vini che bisognava andare in loco per bere e l’ Oltrepò Pavese era giocoforza il play maker, una terra benedetta, con tanti ettari vitati destinati a quell’uva croce e delizia che è il Pinot nero.

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