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TrentoDoc: con la ripresa ecco spuntare l’ipotesi Docg

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Ce l’ha insegnato quel grande poeta che è Tonino Guerra, in uno spot pubblicitario (vedi qui) voluto fortemente da Oscar Farinetti, quando si occupava ancora di elettrodomestici e non era ancora diventato Mr. Eataly, che l’ottimismo è il profumo della vita.
Però, anche anche quando si tende a vedere il bicchiere mezzo pieno, piuttosto che mezzo vuoto, necessita davvero un ottimismo in quantità massicce per condividere alcune dichiarazioni rilasciate in vista di Bollicine su Trento la manifestazione che si apre oggi (leggete qui la presentazione) al sito Internet Wine News, riportate in questo articolo. Malvezzo a parte di continuare, anche se si tratta di metodo classico a denominazione di origine, a parlare di “spumanti italiani” e non come il buon senso imporrebbe di TrentoDoc, preso atto dei dati che annunciano un molto positivo “+15% delle vendite sul 2009”, sono alcune considerazioni di carattere generale che lasciano un po’ stupefatti.
Passi per quello che dice Luciano Rappo della Cavit di Trento (azienda che continua a produrre un quantitativo molto più significativo di spumanti Charmat che di bollicine metodo classico, anche se la linea Altemasi può contare su convinti sostenitori), secondo il quale “stiamo andando bene e cresciamo anche in Italia, perché il Trentodoc ha saputo farsi conoscere. E l’estero ormai ci considera una alternativa più che valida agli spumanti tedeschi e a determinati prodotti francesi”.
Essere considerati alternativi ai Sekt tedeschi e a “determinati prodotti francesi”, anche se prudenzialmente non si parla di Champagne può anche essere fonte di soddisfazione, basta accontentarsi…
Quello che invece lascia perplessi, registrato il punto di vista di Matteo Lunelli, vicepresidente delle Cantine Ferrari, secondo il quale “Natale in arrivo indica certamente segnali di ripresa sul 2009”, e l’estero si mostra “più vivace” con “una crescita a due cifre, mentre, in Italia, sarà sotto il 10%” (secondo mie fonti il 7-8%) è quanto dichiara invece il presidente del Trentodoc e direttore di Cesarini Sforza Fausto Peratoner.
Non tanto quando sostiene che “nel 2010 si registra una ripresa sia dei grandi marchi che delle piccole cantine, sia nel mercato interno che in quelli esteri, con un successo anche a livello di immagine”, ma quando attribuisce a questa “ripresa” la decisione, anzi, come dice, “l’idea di passare alla Docg, dando un segnale preciso della nostra continua ricerca dell’eccellenza”.
Con le cose del vino trentine l’esperienza insegna che sorprendersi, a volte positivamente, molto più spesso in maniera negativa, è di prammatica.
Ma non si può rimanere stupefatti, anzi basiti nello scoprire che l’idea del passaggio dall’attuale Doc TrentoDoc, ad un’eventuale Docg (domanda: ma resterà il marchio TrentoDoc o si aggiornerà il logo con una G aggiunta o si studierà, magari spendendo tanti soldini, pubblici, come accadde nel caso del TrentoDoc, un nuovo marchio?), che si penserebbe legata ad un laborioso processo di maturazione, ad un dibattito interno, alla scelta condivisa di darsi un disciplinare di produzione più rigoroso dell’attuale, nasce invece da un elemento estemporaneo com’è una “ripresa” di mercato che si è palesata e si annuncia per gli ultimi mesi del 2010.
Domanda delle cento pistole: e se invece di prospettarsi una crescita intorno al 15% per il 2010 l’andamento del TrentoDoc fosse rimasto uguale a quello del 2009 o, Bacco non voglia, ci si fosse trovati di fronte ad un decremento delle vendite, di Docg non si sarebbe parlato ed il progetto Docg sarebbe rimasto nel cassetto?
Possibile che in terra trentina scelte importanti come quelle di dare ad uno dei prodotti simbolo lo status, meritato, di Docg, vengano decise senza un minimo di programmazione e, posso dirlo?, di strategia a lungo respiro?

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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3 Commenti

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  2. GeishaGourmet

    26/11/2010 at 14:24

    Caro Franco, il problema del nome TrentoDoc che a un cambio di denominazione risulterebbe sorpassato, che sia Docg oppure Dop, lo avevo già fatto emergere come al solito sulle pagine del Corriere del Trentino due anni fa… leggi qui http://geishagourmet.com/2010/11/26/a-proposito-della-docg-del-trentodoc-e-le-mille-bolle-blog/
    Per quanto riguarda invece il discorso di questa scelta della Docg, posso dire che non si tratta solo di una mossa alla luce della ripresa commerciale: si è parlato di lavorare per la Docg per non perdere il treno già perso con Teroldego e Vino Santo, che non hanno ancora la Docg per via di varie diatribe interne, pare di capire dai discorsi dell’assessore all’agricoltura e turismo Tiziano Mellarini. Certo, poi, si parla anche di una Docg utile in campo di comunicazione, però, dai, questo mi pare un discorso poco scandaloso…
    Non pensi?
    Baci da GG

  3. Pingback: Alta fedeltà » L’Italia è fatta. Ora bisogna fare gli (spumanti) italiani? Domande e risposte da Trento(doc).

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