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Degustazioni

Franciacorta Satèn Longhi De Carli

Pubblicato

il

Denominazione: Franciacorta Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot bianco

Giudizio:
8


foto di Valentina Ziliani

Nella storia cinquantenaria della Franciacorta, che vede ormai le aziende produttrici aver raggiunto quota cento, ci sono aziende che, non solo dal punto di vista anagrafico, possono essere considerate pioniere e antesignane.
Una di queste sicuramente, visto che il suo anno di fondazione, come si può leggere nel recente volume Franciacorta, un vino una terra, è il 1968 (anno dove c’era chi saliva sulle barricate e chi invece pensava di portare la “imagination au pouvoir” inventandosi produttore di vino) è, posta proprio nel cuore di Erbusco, a poche decine di metri di distanza da quel simbolo franciacortino che è l’ex Palazzo Martinengo, ora Villa Lechi, l’azienda agricola Longhi – De Carli. Azienda che mantiene il doppio cognome, anche se da alcuni anni ad occuparsi interamente della conduzione sono i Longhi, lo storico patron Alessandro ed il figlio Giacomo.
I Longhi si avvalgono da sempre della consulenza enologica di un altro personaggio di lunga militanza franciacortina, Corrado Cugnasco, e dai loro 8 ettari di vigneto ottengono, oltre ad un Curtefranca rosso (con l’uvaggio storico che prevede anche un pizzico di Nebbiolo e Barbera accanto ai Cabernet e Merlot), quattro Franciacorta, un Brut, che è il nucleo forte della gamma, un eccellente Rosé (con un 25% di Pinot nero), un Brut Millesimato ed in quantitativo ridotto (circa 5000 bottiglie), e infine un Satèn, da uve Chardonnay per il novanta per cento, con un dieci per cento di Pinot bianco.
Non sono, l’ho già detto, lo ripeterò e spero di ricredermi progressivamente, assaggio dopo assaggio, un fan di questa tipologia, quella che insieme al Rosé è maggiormente cresciuta, come numero di pezzi, negli ultimi anni nella zona vinicola bresciana.
In diversi vini trovo una sorta di tendenza verso vini un po’ troppo “furbetti” morbidi e rotondi ad eccesso, e talvolta con qualche residuo zuccherino di troppo, che non mi convince e soprattutto non corrisponde al mio gusto che predilige vini più secchi e dal taglio deciso.
Con il Franciacorta di Longhi De Carli, azienda di cui ho invece trovato un po’ troppo “friendly”, scopertamente morbido e appealing il Brut, mi sono trovato di fronte ad uno di quei rari Satèn che mi costringono a rivedere le mie posizioni su questa tipologia.
Nessuna “ruffianeria” o, peggio ancora, nessuna deriva “proseccheggiante”. In questo vino, affinato 24 mesi sui lieviti, da uve interamente provenienti da vigneti in Erbusco, ho trovato quel carattere sapido e minerale che amo scoprire ogni tanto nei Franciacorta e che rendono, per me, molto più facile la beva.
Colore paglierino verdognolo di grandissima vivacità e brillantezza, perlage sottile e continuo, mi si è presentato con un naso fine, elegante, sapido, “croccante” lo definirei persino (anche nel suono quasi “crepitante” che produce quando entra nel bicchiere), di bella fragranza e ampiezza, di nitida definizione, con note floreali e di agrumi in evidenza, una vena di mandorla, di crosta di pane.
Altrettanto salato, nervoso l’attacco in bocca, morbido ma senza esagerazioni, e poi, anche se il vino mi è apparso più profondo e verticale che largo, un bel dinamismo, un’interessante articolazione, grazie ad un’acidità ben bilanciata e ad una vena sapida, minerale, ad una ricchezza di nerbo che danno energia e carattere al vino.
Un ottimo Franciacorta da aperitivo o da antipasti freddi, un modo incisivo di “preparare la bocca” e creare la giusta acquolina, prima di passare a tavola.

Azienda agricola Longhi – De Carli
via Verdi 6 Erbusco BS
e-mail info@longhi-decarli.com
sito Internet http://www.longhi-decarli.com/

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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1 Commento

1 Commento

  1. toader

    12/01/2016 at 18:35

    salutiamo Longhi Giacomo da Toader e Ionela

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