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Degustazioni

TrentoDoc Dosage Zero Revì

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il

Denominazione: Trento Doc
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot nero

Giudizio:
7


Forze nuove, piccole, coraggiose, ambiziose il giusto emergono, finalmente, dopo anni di stasi, in Trentino nell’area del TrentoDoc. Accanto agli “azionisti di maggioranza” della denominazione, che lavorano bene, ma dai quali sarebbe lecito, come ho scritto qui e qui, attendersi anche qualcosa di più, provano a percorrere una loro strada anche altre realtà produttive.
Alcune davvero molto piccole, che cercano di vivacizzare un panorama che altrimenti sarebbe appannaggio dei soliti noti. La grande azienda leader, due grosse cantine sociali che al metodo classico e al TrentoDoc dimostrano nei fatti di credere come io credo che Berlusconi possa fare improvvisamente voto di castità, qualche imbottigliatore e solo poche realtà veramente significative.
Come quei Letrari di Rovereto, di cui non mi stancherò mai di parlare, perché sono bravi, perché lo meritano, assolutamente bene.
Di queste piccole aziende fa sicuramente parte, attiva in quel di Aldeno (località vicino a Trento solitamente più nota per il Merlot, di cui ospita da anni un Concorso a livello nazionale, una cantina, molto piccola, circa 12 mila bottiglie all’attivo, come l’Azienda del Revì, in attività dal 1982, cui perdonerò, facendo finta di non essermene accorto, che abbia scelto di presentarsi nelle sue pagine Web come Revi spumanti, e di definire i propri prodotti Trento Doc Spumante.
Del resto se i grandi capi del TrentoDoc continuano a sbandierare a caratteri cubitali sulla facciata dello loro azienda la parola spumante e non TrentoDoc, come possiamo mettere in croce questo piccolo produttore?
Vi chiederete cosa significhi il nome dell’azienda, e la risposta è chiara: la derivazione é dal “toponimo della zona di produzione, del quale non è chiaro il significato ma è piacevole pensare che si riferisca ad una zona particolarmente vocata alla produzione viticola dalla quale si otteneva un vino superiore: il Re Vin. “Revì”.”
L’azienda produce tre TrentoDoc utilizzando uve Chardonnay e Pinot nero provenienti da vigneti posti ad altitudini che variano da 210 a 450 metri s.l.m. e si tratta di una produzione che definirei al femminile, visto che “l’elaborazione del prodotto viene eseguita dai componenti della famiglia ed in particolare dalle titolari dell’azienda, Giovanna Bertoldi e Carmen Tomasi”. Dei tre vini prodotti mi è capitato sinora di degustare il TrentoDoc Brut Dosage Zero (uve dell’annata 2006 e permanenza sui lieviti di almeno 30 mesi: il dégorgement è di metà 2010), a base di Chardonnay e Pinot nero.
Lo dico subito: non si è trattato di una “folgorazione”, perché il vino è buono, onesto, con ampi margini di miglioramento, ma non straordinario.
Credo però che detto questo faccia la sua onestissima figura nell’ambito, non straordinario, del metodo classico trentino e che sia rappresentativo delle uve del terroir d’origine molto più di taluni TrentoDoc o come diavolo preferiscono chiamarsi che non so perché tendono a proseccheggiare oppure sono tremendamente acidi e duri e non hanno un minimo di equilibrio.

Bello il colore, un paglierino oro vivo, squillante, eccellente il perlage, fine, sottile, continuo, con bolle davvero piccole che si muovono vivaci nel bicchiere, e naso molto pulito, lineare, accattivante, ben nitido e fragrante, che colpisce per il sale e la freschezza, ben secco, aperto, con note di nocciola, agrumi, mela verde in evidenza.
Altrettanto fresca e viva la bocca, lineare, forse un po’ troppo – ed ecco il limite del vino – perché incisività, verticalità, nerbo a parte, che non mancano e un’acidità nervosa che spinge, questo Dosage zero, provato anche a tavola, appare un po’ troppo essenziale e carente di “ciccia”.
Ben più verticale, croccante, con una bella carbonica viva, che largo. Si fa bere bene, ha carattere, ma un po’ di polpa in più non sarebbe male…

Azienda vinicola del Revì
Via Florida 10 Aldeno TN
sito Internet:
http://www.revispumanti.com/

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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