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Degustazioni

Franciacorta Extra Brut Riserva Vittorio Moretti 2004 Bellavista

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In Francia, in quella celebre zona nota nel mondo da secoli, non avrebbero dubbi di fronte ad una bottiglia del genere, la chiamerebbero, con piena ragione, cuvée de prestige.
Dizione con la quale lassù, in terra francese, si designa una cuvée particolarmente prestigiosa, prodotta in quantitativi ridotti, considerata come il top della gamma. Dotata di un prezzo di conseguenza piuttosto elevato che la rende giocoforza patrimonio esclusivo di un gruppo ristretto di happy few.
Un po’ “populista” come sono, confesso di nutrire qualche sospetto di fronte a bottiglie del genere, preferendo confrontarmi – e di conseguenza scrivere – con cuvée con le quali anche i comuni mortali possono entrare in rapporto senza svenarsi.
Questo perché sono persuaso, o piuttosto mi ha così convinto l’esperienza di molti anni nel mondo del vino, che non sempre basti spendere molto per avere grande qualità e che non é automatico che ad un prezzo importante corrisponda un livello qualitativo nettamente superiore.
Tali mie riserve, spostandoci in Italia nel mondo delle bollicine metodo classico, vengono meno solo di fronte a pochissimi prodotti, come ad esempio il TrentoDoc Giulio Ferrari, per il quale credo bisogna però avere la pazienza di aspettare alcuni anni dalla sboccatura, e la Cuvée Annamaria Clementi di Cà del Bosco, sia nella versione classica, che in quella, assolutamente strepitosa, Rosé.
A questo novero ristretto di classici delle bollicine a denominazione d’origine devo ora aggiungere un altro fuoriclasse, anche questo targato Franciacorta, che fa veramente la differenza e dà subito l’impressione nitida di trovarsi di fronte ad un outstanding wine come direbbero gli inglesi.
Sto parlando dell’edizione 2004 da poco presentata al Vinitaly del Franciacorta Extra Brut Riserva Vittorio Moretti della Bellavista di Erbusco, dedicata al patron e ennesima dimostrazione dell’arte di grande chef de cave di quel grande enologo che corrisponde al nome di Mattia Vezzola. Quale sia la filosofia di questa cuvée credo si possa sintetizzare in due sole parole: equilibrio e armonia.
Nelle note di presentazione si parla difatti di “pura musica”, di “sinfonia di grandi selezioni tratte da 190 ettari, ogni esposizione vendemmiata a parte”. Il tutto con l’obiettivo di raggiungere una “armonia colma di meraviglia”, un unicum che si faccia immediatamente capire e soprattutto bere con la piacevolezza di un vino giovane e con la sapienza e la complessità di una riserva.
Che cosa é questo Franciacorta Extra Brut Vittorio Moretti? Una ragionata selezione delle migliori uve dei migliori vigneti, per il 57% Chardonnay e per il 43% Pinot nero, situati in Erbusco, Nigoline, Torbiato e Colombaro, proposto, dopo un lunghissimo affinamento, la fermentazione in pièces, il tiraggio con tappo di sughero, il lento remuage effettuato a mano, a sette anni dall’epoca della vendemmia.
Una sintesi di vini di base, espressione di una grande annata come il 2004, caratterizzata da un perfetto equilibrio tra temperature diurne e notturne, ottime escursioni termiche che hanno preservato ed esaltato gli aromi e mantenuto un calibrato livello di acidità, che hanno consentito ai tecnici di comporre, con meticolosa pazienza e volontà di comporre un mosaico policromatico, un vino che abbina mirabilmente freschezza e struttura, ma il cui   carattere distintivo é una sintesi di eleganza, raffinatezza e classe. Abbastanza fresco di sboccatura (la data correttamente riportata in etichetta é il 2010, senza indicazione del mese) l’ho trovato al mio assaggio assolutamente strepitoso, dotato di quella grazia naturale che hanno solamente le cose autentiche e fatte con amore.
Colore giallo paglierino scarico, con nitidi riflessi verdognoli e grande brillantezza, si propone con una spuma ampia e un perlage finissimo e sottile, continuo, di lunga persistenza, che si dispone con creativo estro  e imprevedibili traiettorie nel bicchiere.
Magari il nuovo “calice Franciacorta”, che consiglio di preferire alla flûte. Naso freschissimo, vivo, di straripante immediatezza e grazia, con bouquet complesso e composito, crosta di pane, mandorle e nocciole fresche e non tostate, fiori bianchi, accenni agrumati, sfumature di alloro e pesca bianca, di miele e crème brulée, a rincorrersi, eppure aperto, fragrante, vivo, con una vena minerale e sapida a dare nerbo e “croccantezza” all’insieme, che non presenta nessuna nota di surmaturità di frutto o accenni di “pesantezza”.
La bocca é perfettamente coerente con l’aspetto aromatico, altrettanto fresca e viva, straripante di energia, con una buona ampiezza al palato, un peso calibrato, ma soprattutto una vena lunga, sapida, verticale, precisa, merito di una perfetta acidità, che esalta il nerbo del vino, la sua mineralità, in una cornice di assoluta armonia di tutte le parti, di mirabile equilibrio, con una tessitura setosa e morbida il giusto che accarezza e regala lunga persistenza. Ancora giovanissimo e destinato ad una fantastica evoluzione in bottiglia, questo Extra Brut trova nello charme, nell’eleganza, nella compostezza, quasi fosse una bellissima donna di gran classe, una di quelle che ti conquistano al primo sguardo, il proprio pregio.
Piacevolezza estrema, assoluta facilità di beva, grande duttilità di abbinamento a tavola (con matrimonio d’eccellenza con ostriche e crostacei, un branzino pescato all’amo al forno) per un risultato memorabile che onora il nome e l’immagine della Franciacorta tutta.

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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