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Degustazioni

TrentoDoc Tridentum Brut Rosé Cesarini Sforza

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il

Denominazione: Trento Doc
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot nero

Giudizio:
8


Lo si è già visto da una serie di articoli che ho già pubblicato su questo blog che sono rimasto soddisfatto, pur continuando a considerare il Trentino ed il suo TrentoDoc come sinonimo di Chardonnay, dai riscontri che ho avuto degustando una serie di TrentoDoc della tipologia Rosé nel corso della mia recente maxi degustazione del metodo classico prodotto in provincia di Trento.
Anche se per alcuni, come ho già avuto modo di sottolineare, il fondamentale apporto del Pinot nero continua ad essere solo un optional, visto che ne utilizzano percentuali che stanno ben al di sotto di quel cinquanta per cento che costituisce a mio avviso la quota indispensabile per realizzare un Rosé degno di questo nome, ho trovato in degustazione diversi TrentoDoc rosé che mi hanno pienamente convinto.
Uno di questi è opera di un’azienda, Cesarini Sforza, fondata nel 1974 “con l’obiettivo di produrre spumanti di alta qualità che sapessero affermarsi non solo tra i consumatori trentini, ma anche sulla scena nazionale”, un’azienda che fa parte della galassia Lavis, alla quale non ho risparmiato di recente qualche critica relativa ad un prodotto destinato alla Grande Distribuzione Organizzata.
Questo TrentoDoc Rosè, ottenuto da uve Pinot nero in purezza provenienti da una zona particolarmente vocata, l’area più classica della Valle di Cembra, vigneti a quote varianti dai 500 ai 650 metri di altezza, situati in una situazione climatica quasi mediterranea, positivamente influenzata dall’Ora del Lago di Garda che garantisce naturalmente degli sbalzi di temperatura tra il giorno e la notte nel periodo che precede la vendemmia, compresi tra i 18° e i 27 gradi esposti spesso ad anfiteatro a sud, che poggiano sulla vasta piattaforma porfirica, caratterizzati da una struttura media, poco profondi, non particolarmente fertili e ben drenati, mi ha convinto per la sua piacevolezza.
Perché con i suoi 36 mesi di permanenza sui lieviti si fa bere bene, sia che lo serviate come elegante aperitivo, sia che lo portiate a tavola e l’abbiniate su una vasta gamma di piatti che vanno dagli antipasti freddi, anche a base di pesce d’acqua dolce, a primi con verdure, a soufflé, creme di verdure e secondi a base di carni bianche.
Le mie note di degustazione dicono: colore cerasuolo scarico-buccia di cipolla sangue di piccione brillante vivo e luminoso con bel perlage sottile, naso piuttosto espressivo, fresco e vivo con un bel mix tra note agrumate e di piccoli frutti rossi (ribes in particolare) con fragranza freschezza nerbo sapido e una certa carnosità succosa del frutto.
Bocca meno espressiva, con una bella ricchezza fruttata, una certa polpa, un carattere decisamente secco e incisivo che regala una buona consistenza e lunghezza. A voler cercare il pelo nell’uovo manca un filo di freschezza e di nerbo ma nell’insieme é decisamente equilibrato, ben fatto e gradevole. Prosit!

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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5 Commenti

5 Commenti

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  2. Siria

    23/06/2011 at 12:12

    Ottimo! 100% pinot nero, niente salvifico chardonnay, ma mica gnucco come gli oltrepadani.

    • Franco Ziliani

      23/06/2011 at 19:29

      ha da dire anche su questo vino Siria?

      • Siria

        23/06/2011 at 21:07

        FRANCamente l’ho trovato un po’ moscio e strettino, egregio.

  3. Mauro

    24/06/2011 at 18:29

    oh ma tutti 4 stelline 😉
    e 4+ per le riserve 😉
    e 5 per… Dai su!

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