Seguici su
Attenzione: questo sito è impostato per consentire l'utilizzo di tutti i cookie al fine di garantire una migliore navigazione. Se si continua a navigare si acconsente automaticamente all'utilizzo. Continua Leggi l'informativa completa

Discussioni

Niente Oltrepò Pavese Docg nei ristoranti tristellati. Perché mai?…

Pubblicato

il

Come direbbe Enzo Jannacci: Vengo anch’io? No tu no!

Voglio tornare su un tema già proposto a fine luglio su Lemillebolleblog, quando in questo post avevo chiesto a Beppe Schino, patron del ristorante-vineria Perbacco, posta nel cuore di Bari, e dotata di un’ampia carta dei vini dove hanno ampio spazio anche i vini lombardi, il suo punto di vista di ristoratore del Sud su uno dei vini simbolo dell’enologia settentrionale, il Franciacorta Docg. Questo considerando che mi raccontava di averne in carta oltre una decina.
Voglio riprendere alcune considerazioni che sono emerse nei commenti, e soprattutto in uno, a firma di un amico che vive in Oltrepò Pavese, Roger Marchi, il quale trovandosi in Franciacorta aveva chiesto ad uno degli chef qui attivi più noti, Vittorio Fusari della Dispensa Pani e vini di Torbiato di Adro, perché mai non avesse in carta e tra le bollicine proposte a bicchiere, accanto a Franciacorta Docg e TrentoDoc almeno un Oltrepò Pavese Docg. Come raccontava Marchi, “tuttavia, come mi segnala lui stesso, in carta – oltre agli Champagne e altre bollicine francesi – ci sono anche altre bollicine italiane (Trento DOC, per esempio).
Perché dunque il Trento DOC sì e nemmeno una bollicina oltrepadana (che oltretutto è anche lombarda)? Anche del Cruasé “ricercatissimo marchio consortile registrato…che spicca nelle carte dei migliori ristoranti” (cito dalla pagina Facebook del Consorzio OP) nessuna traccia.
La risposta di Fusari è stata emblematica: da un lato, le sue esperienze degustative passate gli hanno fatto scrivere alla casella Oltrepò Pavese “territorio vocato, ma tecniche enologiche inadeguate” e quindi gli hanno fatto perdere la curiosità verso quel territorio; dall’altro nessuno negli ultimi anni gli ha proposto occasioni per conoscere e degustare le bollicine oltrepadane.
Fusari però si dichiara ben disposto ad assaggiare Metodo Classico OP ed eventualmente a metterlo in carta, a patto di ritrovare nella bottiglia qualità e anima“.
Ho pensato di ritornare su questo tema, perché voglio dare anch’io una testimonianza fresca, non più tardi di lunedì sera, sull’atteggiamento di un ristorante molto importante, uno dei soli sei “tre stelle” della Michelin edizione 2011, nei confronti delle bollicine targate O.P. Che è sempre Oltrepò Pavese, non Oro Pilla…
Lunedì sera sono stato a cena con un amico in questo ristorante pluristellato. Atmosfera elegantissima, servizio all’altezza, un sommelier di grande professionalità e garbo a nostra disposizione.
Dopo essere stati accompagnati al tavolo ed esserci accomodati e aver ricevuto un amuse-bouche, il sommelier ci ha proposto un aperitivo. Al nostro assenso è ritornato con un carrello su cui troneggiava un grande secchiello per il ghiaccio con svariate bottiglie, direi almeno 6-7, all’interno. Alcune aperte, altre da aprire.
Si trattava di “bollicine”, c’erano uno o due Champagne, due o tre Franciacorta, un notissimo TrentoDoc, una o due cose ancora che non ricordo.
Prima di scegliere un TrentoDoc, un bicchiere di Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 2001, l’amico che era con me ha chiesto al sommelier: “ma di Oltrepò Pavese non avete niente?”.
La risposta, confermata poi dal mio successivo controllo della ricca carta dei vini (dove peraltro, ahi ahi, i Prosecco convivono con Champagne, Franciacorta, TrentoDoc, senza separazioni, considerati tutti come “spumanti”…) è stata molto diretta e semplice. No, nessun metodo classico dell’Oltrepò Pavese.
Da me contattato il giorno successivo il bravo sommelier mi ha testualmente risposto: “Sì, come ha lei ben notato al momento siamo sprovvisti di un metodo classico dell’Oltrepò Pavese, ma in passato ne abbiamo tenuti, non è da escludere che in futuro non ne potremmo inserire uno. Su questo rifletteremo al momento che riprenderemo gli acquisti”.
Poiché non è pensabile che un ristorante del genere possa essere così autolesionista da non inserire nella carta vini e una zona di produzione che ritiene grandi, che vengono richiesti dalla clientela, che sono oggettivamente di alto livello qualitativo, che aggiungono blasone alla propria immagine, che sono avvertiti come dei must enologici di cui non si può fare a meno, come spiegare l’assenza di Oltrepò Pavese Docg dalla carta dei vini di questo che viene considerato uno dei migliori ristoranti italiani?
Vogliamo dare la colpa al sommelier “incompetente” che non ha colto nei metodo classico oltrepadani in larga parte a base Pinot nero note tali da entusiasmarlo, vogliamo prendercela con il destino cinico e baro, con l’intraprendenza commerciale degli “industriali” franciacortini che bloccano spazi per altre bollicine lombarde o con il savoir faire di una grande griffe come Ferrari che nei locali che contano riesce ad esserci sempre?
Oppure vogliamo invece, più seriamente, fare una riflessione serena sul perché l’Oltrepò Pavese Docg, Cruasé e non, viene avvertito come un prodotto, rispettabile finché si vuole, ma di cui si può tranquillamente fare a meno?
Agli amici oltrepadani, possibilmente senza il coltello tra i denti, l’ardua sentenza…

Print Friendly, PDF & Email

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

Continua a leggere
65 Commenti

65 Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Tendenza

Autore: Franco Ziliani - P.IVA: 02585140169 - Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale. Le immagini inserite in questo blog sono tratte in massima parte da Internet; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarlo a Franco Ziliani, saranno subito rimosse.
Privacy Policy