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My Wine Notes

Degustazioni

Brut Riserva Verdicchio metodo classico 2006 Garofoli

Pubblicato

il

Denominazione:
Metodo: classico
Uvaggio: Verdicchio

Giudizio:
8


Bisogna ricordarsi anche del Verdicchio, come ho già detto chiaramente quando recentemente ho scritto, qui e poi ancora qui, degli splendidi vini della Colonnara viticoltori in Cupramontana, quando si parla del panorama del metodo classico in Italia, anche se le valide e talvolta sorprendenti bollicine “champenoise” base Verdicchio marchigiane non contano su una denominazione che le possa chiaramente connotare e ricadono nell’universo variegato della denominazione Verdicchio dei Castelli di Jesi.
Una serie di assaggi fatti a fine ottobre in quel di Jesi presso l’accogliente Enoteca Regionale in compagnia di Alberto Mazzoni, eminenza grigia dell’Istituto Marchigiano di tutela vini, mi ha fatto capire che se pure alcune bollicine verdicchiose, soprattutto nella versione Charmat, sono ancora lontane da livelli qualitativi importanti, che chissà se mai raggiungeranno, con i metodo classico ci si può trovare di fronte a vini che di carattere e di personalità, di complessità mai slegata da una grande piacevolezza di beva ne hanno da vendere.
Voglio pertanto segnalarvi, come eccellente, il Brut Riserva Verdicchio metodo classico 2006 di una delle storiche aziende simbolo del vino marchigiano e del Verdicchio dei Castelli di Jesi (di cui produce 900 mila bottiglie sulle circa due milioni complessivamente prodotte aziendalmente), un’azienda giunta alla quinta generazione che conta su 50 ettari dislocati a Montecarotto, Ancona e Castelfidardo e al metodo classico crede da sempre, visto che è stata nel lontano 1984 tra le fondatrici di quell’Associazione spumante marchigiano metodo classico champenois di cui devo assolutamente quanto prima raccontare le mosse.
Un’associazione che, ripensandoci bene, potrebbe essere rivista e rilanciata anche ai tempi nostri…
L’azienda di cui sto parlando è, lo si sarà capito, la casa vinicola Garofoli, che ha tra al suo attivo, oltre a celebrati Verdicchio dei Castelli di Jesi e Rosso Conero anche la produzione, piccola ma qualificata, di 90 mila bottiglie di “spumanti” metodo classico e Charmat.
Il vino che ho degustato a Jesi e mi ha convinto pienamente è il loro fiore all’occhiello, una riserva di Verdicchio metodo classico, annata 2006, che prevede una maturazione sui lieviti molto prolungata (48 mesi), e utilizza uve Verdicchio provenienti dalla zona classica della denominazione, con una resa per ettaro di 90 quintali.
Un Brut riserva di cui viene suggerito l’abbinamento a tutto pasto, specialmente con il pesce ed il matrimonio d’amore con quella cosa squisita e di contagiosa piacevolezza che sono le olive fritte alla ascolana.
Le mie note di degustazione di fine ottobre riportano colore paglierino di bella intensità e brillantezza, bel perlage sottile e di una certa continuità, naso molto secco, asciutto, nervoso, con note molto precise di pesca bianca, agrumi, fiori bianchi, mandorla e una sapida vena minerale.
Bocca ampia e cremosa di una certa insospettabile consistenza, ha equilibrio, piacevolezza nitida espressione, belle caratteristiche varietali, grande continuità naso-bocca con notevole allungo e dinamismo da metodo classico indubbiamente ben fatto.
A Jesi ho degustato, trovandolo valido, un altro metodo classico targato Garofoli, il Brut rosé 2008 ottenuto da uve Montepulciano 100%, con una permanenza sui lieviti di 12 mesi, colore cerasuolo granato di grande brillantezza e luminosità molto bello nel bicchiere e vivace, naso di nitida espressione, succoso, con bella fragranza di piccoli frutti rossi, accenni floreali di biancospino, rosmarino e rosa.
Al gusto spicca una certa vinosità, con bocca ben polputa di bella espressione, carattere secco, asciutto, incisivo con bellissima succosità di frutto ciliegioso, ampiezza e consistenza.
Anche questo è l’universo, variegato, del metodo classico italiano….

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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