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Per la cultura del vino ancora molto da fare. Anche in Belgio.. Martini spacciato per Champagne…

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Il post non è recente, ma per farmi sorridere un po’ il mio caro amico Hervé Lalau, giornalista francese di stanza in Belgio, collaboratore dei giornali e siti Internet In Vino Veritas, Romanduvin (Svizzera), Vins et Vignobles (Québec), Vitisphere (Francia), Eurowine e Médisphère/Oenosphère (Belgio), nonché co-fondatore del sito cooperativo Les 5 du vin www.les5duvin.com, e soprattutto curatore del sempre vivace blog Chroniques vineuses, me lo ha segnalato nuovamente nell’imminenza del Natale.
Come potete leggere qui, soprattutto se capite il francese, c’è ancora molto da fare, anche nel super francofono, e non sto parlando solo della lingua, ma della cultura del vino, che è ancora profondamente francisant, ovvero filo-francese, Belgio.
Nonostante il Paese dei… cavolini di Bruxelles sia stato nel 2010 il quarto mercato importatore di Champagne, con la bellezza di 8,8 milioni di bottiglie (e un incremento del 7,8% rispetto al 2009) lassù c’è ancora chi confonde Champagne nientemeno che con… un Martini.
L’aneddoto raccontato da Lalau è spassoso e si svolge in salon de coiffure, con una simpatica coiffeuse protagonista. Prima di tradurlo in italiano, ecco l’originale dell’episodio, in francese: “une capillo-spécialiste a fait l’annonce suivante: la veille de Noël, le salon va offrir le Champagne à ses clients. -“Mais quelle marque avez-vous choisie?”, a demandé la cliente à laquelle l’employée avait fait cette alléchante confidence. -“Du Martini”. D’où j’ai déduit que le CIVC avait encore du boulot pour faire comprendre, selon son slogan éculé, “qu’il n’est de Champagne que de Champagne”. Notez, je me demande s’il ne valait pas mieux que ce ne soit du Prosecco. Parce que ma coiffeuse, qui l’a essayé, le trouve un peu trop sec, et va acheter de la liqueur de cassis pour l’adoucir un peu. On aura donc un bon Kir italien”.
Una parrucchiera ha annunciato alle proprie clienti che la vigilia di Natale offrirà dello Champagne alle proprie clienti. E alla domanda di una di queste su quale Maison sia caduta la scelta la risposta è tranchante: Martini.
Questa cosa induce il mio amico Hervé Lalau a concludere che il CIVC ha ancora molto da fare per fare capire, come recita un celebre slogan, che c’è c’è Champagne, che si produce Champagne, solo nella Champagne.
Il collega francese non sapendo se parlando di Martini a quale “spumante” della gamma della celebre azienda ci si riferisse, se ad Asti Docg o ad un Prosecco Doc o Prosecco Igt Marca Trevigiana (tutti nel portafoglio prodotti) si augura si trattasse del Prosecco, perché la parrucchiera, trovando il vino un po’ troppo secco annunciava che l’avrebbe addolcito un po’ con del liqueur de cassis. E così, conclude, avremo un buon Kir italiano…
Questo accade in Belgio, lo ripeto quarto Paese importatore di Champagne al mondo. E poi ci lamentiamo se nella nostra Italia ci sono zucconi, che continuano a parlare indifferentemente di “spumanti” e magari in qualche bar o ristorante del Trentino o della Franciacorta accade che venga proposto del Prosecco invece del metodo classico locale oppure che il Prosecco (Doc o Docg) venga spacciato, da qualche esagitato, come il competitor dello Champagne.
Mon cher Hervé, tutto il mondo è paese e quanto da fare ancora per migliorare la cultura del vino!

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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