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My Wine Notes

Punzecchiature

Prosecco regione viticola dell’anno per Wine Enthusiast

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Ma l’ansia di vendere non sta portando anche a…vendersi l’anima?

Squilli di tromba e coriferi vari hanno proclamato all’universo mondo che la rivista statunitense Wine Enthusiast, la stessa che premiò Mezzacorona come migliore Cantina europea del 2009 e che nel 2010 inserì il Talento Brut Rotari rosé al 13° posto tra i top 100 best buys del 2010 e un paio di altri vini in classifica, ha stabilto che quella del Prosecco è la wine region of the year , la regione vinicola del mondo, nei suoi Wine Star Award” 2011, i cosiddetti Oscar del vino.
Il Prosecco si era trovato in nomination, questa estate, insieme a Provenza, “the French home of rosé”, Ribera del Duero, “source for many of Spain’s premier red wines”, Russian River Valley, “World-class Zinfandels and Petite Sirahs abound, often from gnarled, centenarian vineyards” e Willamette Valley, “Often referred to as “America’s Burgundy” for its ability to produce elegant Pinot Noirs”.
Intendiamoci, ognuno può premiare chi vuole e ovviamente anche Wine Enthusiast, rivista, come del resto la più importante Wine Spectator, molto attenta alle ragioni del marketing e alle leggi dell’advertising, e alle disponibilità di spesa in pubblicità delle aziende e delle zone premiate, ma la motivazione per il premio è tale da rendere molto difficile prenderlo sul serio. Ha difatti scritto Wine Enthusiast: “Prosecco demonstrates that some categories do flourish despite hard times. This perky, no-fuss Italian bubbly has reached such popularity that production is predicted to outpace Champagne. Producers have reprioritized their vineyard sites and quality standards to pave the road for a new era”.
Il che tradotto significa: “Il Prosecco dimostra che alcuni vini riescono a rifiorire nonostante i tempi duri, e questo spumante, vivace e senza fronzoli, ha raggiunto una popolarità tale che a breve supererà la produzione dello Champagne. Tutto grazie all’impegno dei produttori, che hanno spianato la strada ad una nuova era”.
La domanda nasce spontanea: ma chi ha scritto questo comunicato, i redattori della rivista americana o qualche esagitato propagandista che crede di far diventare più importante il Prosecco, che sta avendo un clamoroso boom soprattutto grazie alla crisi economica imperante, che porta molti consumatori a scegliere (de gustibus…) bollicine più risparmiose, chiamando in causa un termine di riferimento decisamente più importante, ma che con il Prosecco non c’entra nulla, come lo Champagne?

Ve li vedete voi gli champagnisti, ma anche i protagonisti dei vari metodo classico italiani a denominazione d’origine, programmare per aumentare ancora più le vendite, come si legge in questa news relativa alla premiazione del Prosecco da parte di Wine Enthusiast, di portare negli States dove nel 2011 le vendite sono cresciute del 37 per cento facendo degli Usa sono arrivati il secondo mercato di esportazione con un 12 per cento sul totale della produzione esportata, “il vino frizzante anche da Starbucks, la catena di caffè che sta sperimentando vendita di alcolici”?
Va bene, come ha dichiarato Fulvio Brunetta, presidente del Consorzio Prosecco, che “la migliore scoperta fatta in questi giorni in America è stata l’aver verificato che quella del Prosecco qui non è soltanto una moda, ma è un fenomeno molto più solido”, ma non è che a furia di voler cercare ad ogni modo di vendere e di fare business e aumentare i numeri il Prosecco si stia vendendo l’anima?

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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1 Commento

1 Commento

  1. GianlucaC

    08/02/2012 at 15:55

    Il Prosecco stà risollevando le finanze di molte piccole cantine, che sia venduto come uva sul campo, come vino ai commerciati o come bottiglie al pubblico.
    In questo ultimo caso ti permette di “entrare” con altri prodotti presso clienti stranieri interessati inizialmente alle sole bollicine.
    Con i prezzi dello “sfuso” che aumentano a vista d’occhio è difficile vendersi l’anima.

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