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Punzecchiature

Uno Sherlock Holmes o Enrico Giovannini per il TrentoDoc?

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Qualche giorno fa, il 16 aprile, ho letto sulla news letter quotidiana “Tre bicchieri” del Gambero rosso una notizia non particolarmente commendevole relativa alle dispute relative all’uso del marchio territoriale collettivo TrentoDoc in corso in questo periodo in Trentino.
Mi è sembrata una vicenda degna di essere analizzata dall’U.C.A.S. (Ufficio complicazioni affari semplici) e una questione che dimostra come ai produttori di bollicine trentine piaccia perdersi in questioni bizantine.
Si prenda ad esempio l’Istituzione dell’Osservatorio economico del Trentodoc, che non fa altro che imitare quanto già stato fatto dal Consorzio Franciacorta. In un’intervista rilasciata lo scorso 31 gennaio al Trentino Corriere delle Alpi, il neo presidente dell’Istituto Enrico Zanoni, alla precisa domanda su quale fosse il ruolo dell’Osservatorio economico del Trentodoc rispondeva: “Per pianificare bene bisogna conoscere, avere una fotografia chiara, di ciò che siamo.
E’ fondamentale conoscere ciò che siamo, quanto produciamo e dove lo vendiamo. Come pure un adeguato Osservatorio ci consentirà anche di valutare al meglio le nostre reali potenzialità di sviluppo.
Senza dimenticare la necessità di monitorare anche il nostro posizionamento e confrontarci in maniera trasparente tra i diversi soci sul fronte dei prezzi”. Analisi impeccabile, nulla da dire, ma ora dalla news di “Tre bicchieri” apprendiamo che l’Istituto, mediante l’Osservatorio, “sta per completare l’indagine avviata nei mesi scorsi tra i produttori per stabilire quanti pur facendo metodo classico non si fregiano del marchio Trentodoc”.

Domanda ingenua: ma serve creare un Osservatorio economico, e servono dei mesi per arrivare a capire quanti e quali siano in provincia di Trento i produttori di metodo classico che hanno scelto, ad esempio come Maso Michei, di non usufruire del marchio territoriale collettivo?
E’ così complicato, difficoltoso, lungo, a fronte di un elenco che arriverà al massimo ad una cinquantina di nomi, appurare quanti siano coloro che di TrentoDoc non vogliono sentire parlare?
E’ un’operazione così complessa da richiedere il ricorso ad uno Sherlock Holmes o magari al presidente dell’Istat Giovannini?

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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2 Commenti

2 Commenti

  1. Cantastorie

    11/05/2012 at 10:06

    …altro che UCAS ….dicasi…..

  2. Cosimo Piovasco di Rondò

    12/05/2012 at 16:57

    Se lo chiedevano a Cosimo via email, glielo avrebbe detto, con tanto di nomi e cognomi, nel giro di pochi minuti. Fra l’altro questi nomi, quelli che non si fregiano del brand commerciale, credo di averli anche pubblicati a suo tempo. Ma appunto a Trento preferiamo complicarci la vita e baloccarci. Ma appunto qui si aprirebbe una questione che pochi vogliono aprire. E intanto stiamo ad osservare, osservanti, l’osservatorio.

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