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My Wine Notes

Degustazioni

Champagne Brut Fleur de Champagne Premier Cru Duval Leroy

Pubblicato

il

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot noir

Giudizio:
8


Buone notizie per gli appassionati di Champagne: non é sempre necessario svenarsi per aggiudicarsi una buona bottiglia e godersela (ovviamente in compagnia).
Ci sono fior di bottiglie, proposte anche da Maison di dimensioni considerevoli, che pur non avendo la pretesa di essere delle cuvées de prestige o di proporsi come vini pensati per “épater le dégustateur”, assolvono alla funzione primaria di farsi bere benissimo e possono essere acquistate ad un prezzo non di molto superiore a talune celebrate cuvée metodo classico prodotte in Italia.
Uno di questi Champagne, che ho bevuto di recente e che potete acquistare on line sul sito Internet Vendita Champagne a 29 euro, è il Fleur de Champagne Premier Cru della Maison Duval-Leroy di Vertus nella Côte des Blancs.
Un’azienda che oggi ha raggiunto numeri importanti, visto che produce qualcosa come 5-6 milioni di bottiglie, ed è una delle non moltissime ad essere rimasta totalmente proprietà familiare, senza essere stata rilevata da altri gruppi.
Azienda che nasce nel 1859, grazie a due famiglie di négociant che decidono di unirsi, e che rimane di dimensioni medie sino ad una ventina di anni orsono, quando i casi della vita portano nel 1991 la donna che tuttora oggi è al comando, Carol Duval-Leroy, ad occuparsi dell’azienda in seguito alla scomparsa del marito.
Come in vari altri casi nella storia della Champagne l’arrivo di una donna al timone porta la Maison a svilupparsi, con “una volontà di miglioramento costante e di sviluppo durevole individuale e collettivo”, con l’obiettivo di offrire ai clienti “Champagne de plairis, d’authenticité et d’exception”.
Oggi l’azienda conta su 200 ettari di proprietà, che coprono un terzo delle necessità della casa. Fondamentale il ruolo avuto da Carol Duval-Leroy, ma va ricordata e sottolineata l’importanza di una scelta fatta ottant’anni prima da un suo predecessore, Raymond Duval-Leroy, che nel 1911, all’epoca dell’ufficializzazione della classificazione dei crus, per rendere omaggio ai predecessori decise di creare un vino speciale e fu il primo ad elaborare uno Champagne Premier Cru, utilizzando le uve Chardonnay e Pinot noir selezionate esclusivamente nei villaggi classificati Grand Cru e Premier Cru della Grande Vallée de la Marne, della Montagne de Reims et della Côte des Blancs.
E poiché nella prima degustazione di questa particolare cuvée così ottenuta Raymond Duval-Leroy colse un particolare aroma di fiori bianchi che gli ricordava i profumi delle vigne in fioritura in giugno, ecco nascere per questa cuvée il nome Fleur de Vigne.
Nella cuvée, ancora oggi, è prevalente, con percentuali variabili dal 65 all’80 per cento lo Chardonnay (cosa ovvia visto che ci troviamo a Vertus, 560 ettari di vigna nel cuore della Côte des Blancs) mentre il Pinot nero è minoritario, anche se mantiene un ruolo importante nella composizione del vino.
Presentati per sommi capi Maison e storia del vino ecco la degustazione del mio campione, che, come molti Champagne non riportava in retroetichetta la data del dégorgement.
Colore paglierino brillante oro, molto luminoso, perlage molto fine e sottile di buona intensità, si propone con un naso ben secco e deciso abbastanza intenso ed elegante, con note di frutta secca in evidenza, nocciola più che mandorla, cioccolato bianco, frutta esotica più essiccata che fresca, fiori gialli, un accenno di miele d’acacia, di agrumi e crosta di pane, a comporre un insieme ben equilibrato e piacevole, molto diretto.
L’attacco in bocca è altrettanto vivo e perentorio, con una bolla ben croccante e un gusto asciutto ma senza eccessi, un bell’equilibrio tra la componente fruttata, giustamente matura, e l’acidità che è precisa e bilanciata.
Uno Champagne che ha nella freschezza, in una bella sapidità petrosa, in una nitida vena citrina, di buon nerbo, il proprio forte, con un carattere più da Extra Brut che da Brut, che si ammorbidisce e arrotonda, passando dal primo assaggio, concepito come aperitivo e preliminare (alla dolcezza e a molte altre cose piacevoli, che come lo Champagne, si apprezzano in due…), ad un secondo assaggio a tavola.
Quando il Fleur de Vigne, forse alla luce della tranquillità sopravvenuta, appare più suadente, più largo e meno verticale, con una bella chiusura viva su note di mandorle e miele e un lieve accenno agrumato.

Champagne gastronomico, da pesca e da crostacei, che trova abbinamento d’elezione, come suggerisce facendo venire l’acquolina in bocca la Maison Duval-Leroy, ad un carpaccio di scampi e ananas.

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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1 Commento

1 Commento

  1. Cantastorie

    15/05/2012 at 08:53

    …però, scritto così, leggendo un po’, in italo-francese….. brut fleur de champagne….. non suona tanto bene…..

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