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Il Trentino e la sindrome del TrentoDoc

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Qualche giorno fa mi chiedevo, in questo post, se il TrentoDoc avesse bisogno di ingaggiare uno Sherlock Holmes oppure il presidente dell’Istat per venire a conoscenza di elementi per appurare i quali sembrerebbero necessarie poche ore, non mesi.
Forse mi sbagliavo. Altro che il detective creato dalla fervida fantasia di Arthur Conan Doyle o un grande esperto di statistica, forse in Trentino per risolvere gli innumerevoli misteri legati al TrentoDoc è opportuno ricorrere ad uno psicanalista. Ad una nutrita serie di sedute condotte dai discepoli di Freud.
E’ forse materia da “strizzacervelli” riuscire ad appurare perché per molti trentini, anche produttori di metodo classico cosiddetto “di montagna”, pronunciare la parola magica TrentoDoc costituisca un tabù.
E’ materia da studiosi dell’inconscio e della psiche capire quali misteriosi e insondabili problemi legato al nome degli “champenoise” trentini siano da sbloccare.
Forse si arriverà ad appurare addirittura l’esistenza di una sindrome o di un complesso del TrentoDoc in grado di spiegare perché per tanti pronunciare quella semplice definizione sia tanto difficile.
L’ultimo esempio di una ritrosia a chiamare TrentoDoc quello che è TrentoDoc viene da un giornalista che non è trentino di nascita, visto che è nato a Milano, ma è figlio di un illustrissimo trentino, che per noi nati negli anni Cinquanta ex lettori del Topolino di quegli anni, è un vero mito.
Parlo del giornalista gastronomo Paolo Marchi, figlio del grandissimo Rolly Marchi, famoso per aver inventato, nel 1958, il Trofeo Topolino, gara di sci per ragazzini, e poi di essere stato tra gli ideatori del Club di Topolino.
Nell’uscita di venerdì 27 aprile della news letter Identità di vino, emanazione vinosa di Identità golose, il primo congresso italiano di cucina e pasticceria d’autore, grande vetrina spettacolo delle nuove tendenze del food e della ristorazione, Paolo Marchi, parlando della prima giornata del Trento Film Festival di montagna, riferendo di una cena alla Locanda Margon di Ravina di Trento, emanazione gastronomica delle Cantine Ferrari, ci dice di aver scelto il menu “Suggestione Bollicine”. Definendolo “un menù degustazione pensato per esalare al massimo le nobili bollicine Ferrari: Ferrari Perlé 2006 con il Salmerino alpino: relitto glaciale; il Ferrari Riserva Lunelli 2004 con il Canaderlo di fregula e l’Altrimetria di un’insalata…”. Nessuna indicazione che quelle “bollicine” siano in realtà dei Trento Doc.
Non c’è del resto da prendersela con Paolo Marchi se viene contagiato dalla “sindrome del TrentoDoc”.

Anche sul sito Internet del ristorante, laddove della Locanda Margon si dice che è “nata per volontà della famiglia Lunelli, titolare delle Cantine Ferrari, quale luogo di eccellenza e di sperimentazione per innovativi abbinamenti con le bollicine”, non si fa alcun riferimento al TrentoDoc.
E non lo si fa nemmeno nella pagina relativa al menu Suggestione Bollicine, dove i vini proposti in abbinamento ai piatti vengono definiti semplicemente Ferrari Perlé, Ferrari Riserva Lunelli, Giulio Ferrari Riserva del Fondatore, Ferrari Perlé Rosé, Ferrari Maximum Demi Sec.
E questo avviene nel ristorante proprietà dell’azienda che è azionista di maggioranza del TrentoDoc, del cui Istituto Mauro Lunelli è stato Presidente per oltre 15 anni.
Come stupirsi dunque, con questa ritrosia soprattutto trentina a chiamare il TrentoDoc con il proprio nome, che la Doc del metodo classico trentino fatichi ad essere riconosciuta come tale dai consumatori?

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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Cantastorie
Cantastorie
15/05/2012 10:03

…..non nominate il nome del TrentoDoc ….in ..vano…

Maria Grazia
15/05/2012 14:52

E’ lo stesso motivo per cui, molto spesso nei wine bar, nei ristoranti, si sente chiedere e/o dire e non Franciacorta ma Cà del Bosco… Il Brand prevale sul territorio.
Mai capita questa confusione del termine TRENTODOC con la doc Trento.
Per me, quell’odoroso liquido con anidride carbonica sviluppata dalla propria rifermentazione che si produce in provincia di Trento è semplicemente ” un TRENTO”.

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Angelo Rossi
Angelo Rossi
16/05/2012 15:45

Brava Maria Grazia, il (primo) problema è lì.
E l’unico a non perderci è proprio Ferrari.

Petula
Petula
17/05/2012 19:24

Buona sera a tutti ..mi rivolgo a lei sig,ra Maria Grazia , anticipamente le chiedo scusa se ho travisato le sue parole sul trentodoc che magari le ha esposte in modo ironico e in tutta sincerità lo spero ….perchè definire un trento doc o qualsiasi altra bollicina liquido odoroso con anidride carbonica lo trovo alquanto squallido e irrispettoso per una realtà che fa parlare in modo positivo della qualità italiana sul settore enologico,e di qualità si parla, ..e soprattutto irrispettoso per tutta la gente che da anima e passione che lavora duramente sia nelle vigne che dopo..non sono una persona che si fissa su un terroir in particolare ..amo le bollicine a prescindere da dove provengano certo con le mie preferenze su altre.che siano italiane spagnole o francesi..ma sono sempre alla ricerca di cosa c’è dietro e cosa mi trasmettono..amo le piccole realtà che sanno dare emozioni che magari i grandi non danno…ma rispetto chi con duro lavoro si è guadagnato un posto d’onore che sia un trento doc o un franciacorta…perchè anche loro sono partiti dal nulla…chi ha potenzialità è bene che le sfrutti..e che ottenga..
Chiedo scusa per aver usato il termine tanto dibattuto di bollicine a chi continua a condannarlo ma allo stesso tempo ad usarlo….
Saluti

Maria Grazia
18/05/2012 03:17
Reply to  Petula

Gentile signora, mi creda, se quel giro di parole le è parso alquanto squallido, è perchè non mi conosce… Era evidente che non volendo usare termini come spumante e bollicine, essendo ospite dell’ amico Franco ( che è del parere non si debbano usare più) ho dovuto con un po’ d’ironia dirlo in altro modo. Mi creda, ho gran rispetto per coloro che producono con grande passione il vino e particolarmente questo genere di vini: i Metodo Classico sono figli della pazienza, della perizia, di quella che non si può che definire come arte spumantistica. Degni perciò della massima stima.
Saluti

Delphine
21/05/2012 09:54

TrentoDoc sarà una password riservata solo ai Trentini. Guai andare in Spagna o UK parlarne. Uno (una) si fa proprio del male a parlarne. Mai visto un’atteggiamo del genere con le talpe che si vendono come amico tuo. Ricorda il gatto e la volpe, tutto ciò. Viva lo Champagne AOC!

Franco Ziliani
21/05/2012 10:33
Reply to  Delphine

Se fossi più chiara e volessi farti capire Delphine… Non ho francamente capito il tuo ragionamento…

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[…] Cosa ha pensato il trio? Ha avuto la bella idea di scrivere a tutti i produttori di Trento Doc, comunicando loro la scelta del locale di avere tutti i produttori di Trento Doc in carta, di offrire un aperitivo a tutti i clienti di Trento Doc, a rotazione settimanale, in ordine alfabetico, per dare visibilità a tutti e proporre un percorso di degustazione del Trento Doc affiancato al menu Degustazione del Territorio. L’obiettivo è quello di avere per ogni azienda almeno una referenza a disposizione, cosa che, scrivevano, “permetterà a Voi di avere la certezza di essere sempre visibili e a noi di poter servire un prodotto di qualità. Da sempre offriamo un aperitivo di benvenuto a tutti i nostri ospiti e d’ora in poi sarà nostro piacere offrire solo ed esclusivamente Trento Doc. L’aperitivo sarà a rotazione settimanale con tutte le etichette. Questa proposta, oltre a promuovere il prodotto a 360°, darà al cliente la possibilità di assaggiare ogni volta un metodo classico diverso”. I responsabili del Due Spade hanno anche studiato un percorso di degustazione al calice con il Trento Doc, abbinato ad un Menù specifico del Territorio, per “consolidare la teoria che lo spumante può essere servito a tutto pasto”. Nella lettera ai produttori hanno scritto che “l’obbiettivo ambizioso è di diventare un riferimento nella città di Trento per ciò che riguarda il Trento Doc. Una vetrina che potrà diventare veicolo indispensabile per far conoscere il nostro/vostro metodo classico”. Hanno quindi chiesto ad ogni azienda di proporre un’offerta per la prima fornitura di Trento Doc, di modo da poter realizzare il progetto. E lunedì 14 maggio, primo Trento Doc proposto l’Abate Nero riserva dell’Abate 2005, sono partiti, con la “degustazione più lunga mai avvenuta di Trento Doc in Italia. Cinque mesi di spumeggiante aperitivo offerto alla nostra prestigiosa clientela, “senza esclusioni di botti” !”. E ogni settimana sarà in scena un Trento Doc diverso. Tutto bene in questo progetto, e speriamo che tutti i soggetti produttivi interpellati abbiano colto questa occasione offerta loro per mettersi in vetrina in un locale così valido e titolato, per la cucina, il servizio e la proposta dei vini. Tutto bene, ma c’è un ma, dato dal fatto che, forse per il fatto di trovarsi in Trentino, si finisce inevitabilmente con lo scontrarsi con quella che ho già definito la sindrome del Trento Doc. […]

Paolo
Paolo
29/08/2013 12:49

Una precisazione tecnico-giuridica al di là dei contenuti sui quali mi astengo da ogni considerazione: Trentodoc è una marchio registrato come parola di fantasia che evoca la DOC, ma non può, in quanto marchio essere considerato l’unione della parola TRENTO e dell’acronimo DOC. Questo per chiarire una volta per tutte che TRENTODOC non si può scrivere TrentoDoc. Comunicarlo è il passo seguente.

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