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Degustazioni

Franciacorta Extra Brut Nefertiti Dizeta 2006 Vezzoli

Pubblicato

il

Denominazione: Franciacorta Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay

Giudizio:
8


Pronto a subire, come puntualmente è accaduto quasi ogni volta che ho scritto dei suoi vini, quelli dell’azienda che ne porta il nome, oppure la Derbuscocives, o ancora un vino creato dai figli, le contestazioni, alcune corrette nella forma, altre ancora puramente provocatorie e senza senso ed espresse per il puro gusto di rompere, che ogni post dedicato ai suoi vini ha suscitato, torno a scrivere, spinto da una banale evidenza, il fatto che i suoi vini ed il suo modo di produrli, il loro stile, mi piacciono, dei Franciacorta di Giuseppe Vezzoli.
Di questa realtà produttiva nata nel 1994, ma forte di una lunga esperienza familiare nel settore che risale ad alcune generazioni precedenti, orgogliosamente erbuschese, che controlla un numero considerevoli di ettari vitati (circa 60) ma destina solo una piccola parte delle uve ricavate alla produzione a proprio marchio.
Lo faccio, chiedendomi per inciso cosa abbia fatto di particolare Vezzoli per sollevare, più di qualsiasi altro produttore franciacortino di cui mi sia capitato di scrivere, tali contestazioni, spinto dalla eccellente performance raggiunta, in un’ampia degustazione alla cieca di una settantina di Franciacorta Extra Brut e Pas Dosé, da un vino che in passato mi aveva convinto meno degli altri della gamma, dell’ottimo Rosé, uno dei migliori della sua tipologia, del Brut millesimato o del Satèn.
Sto parlando del “top di gamma” Nefertiti, dal nome della celebre regina egiziana scelto per sottolineare le doti di eleganza e piacevolezza che il vino dovrebbe presentare, ed in particolare dell’Extra Brut Nefertiti Dizeta, ovvero Dosage Zero, quindi senza nessuna aggiunta di sciroppo di dosaggio, uno Chardonnay in purezza la cui tecnica di produzione prevede la fermentazione in barrique delle basi, legno dove il vino sosta 8 mesi e una permanenza di 40 mesi sui lieviti.
In passato assaggiandolo la presenza del legno, che Vezzoli ama utilizzare, con efficacia e misura anche nei Franciacorta della gamma dei Derbusco Cives, mi sembrava non perfettamente calibrata e un po’ troppo invadente.
Con il millesimato 2006, che ho degustato insieme a numerosi altri Extra Brut, l’armonia mi sembra invece essere stata raggiunta, a tutto vantaggio della piacevolezza e della bevibilità, considerando che si tratta di un Franciacorta “gastronomico” che si esprime al proprio meglio una volta portato a tavola e abbinato giudiziosamente a piatti a base di pesce, e non di un Franciacorta da servire come aperitivo.
E così, da un campione con sboccatura novembre 2011, ho ricavato queste impressioni: colore paglierino verdognolo non di grande intensità, ma brillante e luminoso, perlage fine e continuo, naso molto fresco, vivo, salato, con una bella componente sapida e minerale viva e affilata molto fragrante e piacevole. Bocca molto fresca, nervosa, di grande scatto energia e dinamismo, ha continuità, nerbo acido preciso, buona persistenza lunga e bolla viva e croccante e finale ampio, fresco, godibile e ricco di sapore.

Azienda agricola Giuseppe Vezzoli
Via Costa Sopra 22 Erbusco BS
Tel. 030 7267579
e-mail: info@vezzolivini.it
sito Internet www.vezzolivini.it

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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9 Commenti

9 Commenti

  1. Mauro Rainieri

    20/08/2012 at 09:30

    Come diciamo, anzi dicevamo a Milano, inscì a veghen! Anche il 2005 EB, che ho bevuto a Luglio, a ca 18 mesi dalla sboccatura aveva perso ogni traccia del legno.

  2. Il Contestatore

    20/08/2012 at 14:07

    che casualità…fà solo recensioni di quelle cantine che le sono amiche…
    tra l’altro ha dei gusti orribili…

    • Franco Ziliani

      20/08/2012 at 14:26

      ogni volta che scrivo qualcosa dei vini di Vezzoli, che notoriamente apprezzo, il coniglio “Contestatore”, che non ha il coraggio di presentarsi con nome e cognome, ma si nasconde, da vile qual’e’, dietro un nome di fantasia, si fa sentire. Peccato che basterebbe consultare l’archivio di Lemillebolleblog per vedere che non scrivo solo di poche cantine (quelle che il coniglio definisce “amiche”…), ma di tante. Dall’inizio del 2012 ad oggi 15 articoli su altrettante cantine franciacortine.
      Ma il Contestatore si sa che parla a vanvera e che non connette il poco di cervello che ha quando scrive… Vuole solo provocare e lo fa in maniera non solo patetica ma idiota

    • Pietro

      28/08/2012 at 07:27

      gusti orribili proprio come i miei … trovare una buona cantina in franciacorta che abbia personalità è merce più unica che rara e quando la si trova è inevitabile che se ne parli bene. Credo che la recensione rispecchi esattamente il le caratteristiche del vino.
      Saluti

  3. Il Contestatore

    20/08/2012 at 20:27

    Si parla e si scrive in base alla moneta…ma perfavore…

    • Franco Ziliani

      20/08/2012 at 22:07

      pubblico entrambi i “commenti”, se così li si può chiamare, puntualmente arrivati non appena parlo di vini di Giuseppe Vezzoli, per dimostrare dove possa condurre la malafede e la precisa volontà di fare polemiche inutili.
      Quanto alle parole del Contestatore le pubblico nonostante siano da querela per diffamazione. Purtroppo ogni blog é infestato da qualche commentatore di scarsa intelligenza e nessuna correttezza, anche questo

  4. Zakk

    20/08/2012 at 22:05

    Giuseppe Vezzoli ha delle idee. E per questo va rispettato. Questa versione del Nefertiti non l’ho mai provata per cui eventualmente ne parlerò dopo assaggio ripetuto.
    Sull’idea del “derbusco cives” ribadisco che trattasi di iniziativa ottima, ma mal eseguita, ne ho bevute troppe, nonostante i prezzi, per poter dire che trattasi di buon vino. Il progetto sullali, invece, puzza di marketing fin da fuori la cantina.

    • Raffaello Vezzoli

      06/09/2012 at 23:22

      Premetto di non essere un parente nonostante lo stesso cognome.

      Detto ciò:
      il progetto Sullali nasce da uno studio approfondito della materia prima (l’uva) e del risultato che da essa si ottiene (franciacorta). Un’intuizione di una mente saggia e un lungo lavoro di ricerca, unito alla volontà di creare un Franciacorta che rispecchiasse sempre più la sua terra, ha portato alla nascita di questo prodotto. Provare per credere, ma soprattutto se ci sono dubbi siamo qua per chiarire. Grazie

  5. patrizia

    28/08/2012 at 04:52

    Scoprimmo Giuseppe Vezzoli ancora prima che mettesse in bottiglia il suo Franciacorta, solo assaggiando casualmente il bianco fermo dei primi anni ’90 da cui rimanemmo folgorati, immaginando subito che una materia prima come quella avrebbe nel tempo portato buoi frutti. Raramente si incontrano persone determinate e coraggiose come Giuseppe.E innamorate della vigna come suo padre Attilio, appena mancato. IL tempo i frutti li ha portati, ed è forse questo l’elemento più importante per capire e apprezzare questo marchio. Mai degustare questi spumanti troppo presto; non hanno assolutamente le caratteristiche per essere consumati come tutti gli altri Franciacorta, sia per lo stile della cantina sia per la forza dello Chardonnay, talvolta reso in modo così prepotente da sembrare aggressivo, trovando invece distensione ed equilibrio nell’affinamento e raggiungendo una complessità espressiva sorprendenti e molte volte, in certe annate più vecchie, affascinante. Di certo sono spumanti da pasto, per palati più colti e meno avezzi alla fuorviante banalità delle etichette più commerciali. Il tempo doma anche la mano dell’autore, portandolo con l’esperienza a perseguire la finezza con maggiore proprietà, ma in ogni caso, compresi questi elementi, bere Vezzoli è una scelta che spesso emoziona e che anche nella discussione porta con chiarezza ad acquisire conoscenza della reale personalità dei migliori Chardonnay franciacortini. Recentemente, abbiamo degustato il Collezione Oro cuveè 1996, 1997, 1998: qualcosa di grande, non saprei dire altro. E questo dimostra solo che la spinta commerciale pur comprensibile e logica talvolta penalizza proprio i prodotti più importanti perchè, unita all’imperizia di venditori e degustatatori, porta a sottovalutare l’importanza del fattore tempo , che è fondamentale e molto proprio nei vini di maggiore qualità. Il Dizeta è un Franciacorta di carattere: assaggiare adesso il 2001 rende bene l’idea.

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