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My Wine Notes

Discussioni

Rischio di stallo per il Trento Doc? Il punto di vista di Gigi Brozzoni (Seminario Veronelli)

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Come vedo che ha già fatto l’amico Cosimo Piovasco di Rondò sull’ottimo Trentino wine blog, desidero a mia volta segnalare all’attenzione dei lettori di Lemillebolleblog l’acuto commento – leggetelo qui – che Gigi Brozzoni, direttore del Seminario Permanente Luigi Veronelli ha pubblicato sul sito Internet dell’Associazione che si occupa della cultura del vino e degli alimenti, dedicandolo alla recente edizione della manifestazione Bollicine su Trento.
E alla situazione attuale, a suo avviso un po’ immobile, con serio rischio di stallo, della denominazione Trento Doc.
Con l’autorizzazione di Gigi Brozzoni, che ringrazio per la disponibilità, pubblico la prima parte, la più significativa (la seconda tocca invece temi di carattere gastronomico culinario) di questo commento di esemplare lucidità e acutezza. Commento che contiene spunti ed elementi di riflessione che varrà la pena riprendere presto e sviluppare. Buona lettura!

Bollicine su Trento 2012 e il rischio di stallo
“Sono andato a Trento per assaggiare i TrentoDoc; ho trovato la solita cortese ospitalità, la solita buona organizzazione, un numero di eventi ridotto, ma visto l’aria che tira in generale non mi ha né stupito né allarmato. La cosa più strana, però, è stata la sensazione di insoddisfazione che mi ha preso e che mi ha lasciato indeciso, perplesso.
Mi è sembrato di essere a teatro, dove si recitava Aspettando Godot, la più celebre opera teatrale di Samuel Beckett, nella quale l’arrivo di Godot è sempre atteso e sempre rimandato e alla fine non arriverà mai, lasciando tutti smarriti, persi, alienati.

Il Godot trentino è quest’attesa di un cambiamento complessivo che aleggia nell’aria ma che non arriva; si sono sentite tutte le promesse, i progetti, i programmi di tante aziende, di tanti vignaioli, di tanti enologi e di tanti dirigenti, ma il contrappasso non è ancora avvenuto.
Ancora troppi vini soffrono del mutamento climatico in corso e si affidano ancora ai vecchi e superati dettami del Bois e Liqueur, mentre bisognerebbe andare decisamente in quota a ricercare profumi, freschezza, acidità e lasciare che in fondovalle si continuino a produrre solo vini fermi, maturi, corposi e consistenti. Qualcuno l’ha già fatto e i risultati sono evidenti, ma sono ancora una sparuta minoranza.
Credo sia giunto il momento di investire del tempo e, ahimè,  un poco di denaro per creare un’arena, un forum, un seminario dove dibattere approfonditamente i temi relativi a questa tipologia di vini con rifermentazione in bottiglia.
Bisognerebbe mettere in contatto tutte le realtà produttive italiane, francesi e del resto del mondo per discutere del cambiamento climatico, della viticoltura specializzata, dei parametri di maturazione, delle diverse tecniche enologiche dalla pressatura ai lieviti, delle basi ampelografiche e degli stili organolettici: in sostanza di tutti gli argomenti che le diverse aree geografiche quotidianamente devono affrontare.
Sarebbe l’occasione di creare dibattito e confronto tra le diverse professioni e specializzazioni per far crescere culturalmente e qualitativamente un’area geografica come il Trentino (ma non solo quella), un tempo importante svincolo culturale con il centro Europa, ora un poco valle isolata, a fondo chiuso.
C’è quasi un anno, non tantissimo, ma se non si perde tempo ce la si può fare”.

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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4 Commenti

4 Commenti

  1. cosimo piovasco

    08/12/2012 at 01:13

    ah se a Trento la leggessero questa analisi…così precisa…. ma temo temo…che no… l’autoreferenzialità trentina..non ammette intrusioni… purtroppo. Ed è un peccato.

  2. seba moretti

    08/12/2012 at 21:46

    in Franciacorta non sentono mutamento climatico?stanno facendo qualcosa?

    • Zakk

      09/12/2012 at 11:37

      Si, buona notte.
      In Franciacorta dicono ancora: lo facciamo meglio dei francesi!
      E continuano a vendemmiare ad inizio agosto.
      Però vendono (non tutti, neh) e quindi tutto bene madama la marchesa!
      Prosit.

      • Franco Ziliani

        09/12/2012 at 11:41

        Eccolo qui lo Zakk! Sentivo la mancanza dei suoi “commenti”…
        E’ vero che in Franciacorta continuano a vendemmiare ad inizio agosto, come quest’anno. Però quelli che in Franciacorta affermano “lo facciamo meglio dei francesi”, fanno ridere e non vanno presi sul serio.
        Prima perché non ha senso paragonare Champagne e Franciacorta, prodotti profondamente diversi, secondo perché…
        Quanto al non vendere tutti bene, rimando lei e tutti i lettori al post che pubblicherò domani mattina

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