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My Wine Notes

Degustazioni

Champagne Le Clochard Esprit Libre

Pubblicato

il

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot nero
Fascia di prezzo: da 25 € a 35 €

Giudizio:
8


ClochardEspritlibre

Avevo dei dubbi su quale vino scegliere per il primo articolo post elettorale, dopo la parentesi politica che mi sono concesso con il mio appello al voto di sabato. Visti i risultati, sconvolgenti e sconcertanti, da qualsiasi parte li si giudichi e li si osservi, che sembrano emergere, forse la scelta più giusta sarebbe stata restare in tema di “bollicine” descrivendo un’acqua minerale. Una qualsiasi a vostra scelta.

Poi ho pensato che qualche buona notizia comunque queste elezioni incasinatissime le hanno portate, ad esempio il pensiero stupendo che resteranno fuori dal Parlamento tutta una serie di bolliti e inutili politici di professione, demagoghi, voltagabbana, opportunisti e cialtroni vari, e quindi ho deciso che il vino ideale per la ripresa del nostro discorso enoico non potesse essere altro che il vino per eccellenza da festeggiamenti. O da consolazioni. Che è, inutile dirlo, lo avrete già capito, lo Champagne.

Allora ho scelto uno Champagne un po’ particolare che ho scoperto durante Identità golose, quando ho partecipato alla degustazione, in chiaroscuro, degli Champagne della storica Maison Ruinart. In questa occasione ho fatto la conoscenza di un simpatico ragazzo fiorentino (ce ne sono di simpatici a Firenze, ad esempio il Sindaco Matteo Renzi), Teseo Geri, che presentandomi la sua società, Wine Consultant, mi ha invitato a seguirlo presso un piccolo stand che condivideva con un geniale macellaio artigiano – artista di San Miniato, Sergio Falaschi. Per fare cosa? Per gustare una meravigliosa tartare di carne cruda? Le norcinerie a base di cinta senese? I salumi e gli insaccati super gustosi? Anche.

Ma soprattutto, anche se le preparazioni di Falaschi erano letteralmente da urlo, per provare uno Champagne, inserito in una linea di “vini di qualità che hanno una storia e che rappresentano un territorio”, vini “non necessariamente biologici e biodinamici”, dal nome singolare e simpaticissimo di Le Clochard, Esprit libre.

Cosa sia questo Champagne è ben spiegato sulla pagina del sito Internet e sulla sua pagina Facebook. Uno Champagne nato dalla necessità di far conoscere uno Champagne che fosse prima di tutto un vino, sia nella struttura che nella concezione. Le Clochard è una cuvée di Pinot Noir (80%) e di Chardonnay (20%) affinata 24 mesi sui lieviti, che si abbina facilmente a qualsiasi tipo di piatto. Lontano dal vecchio concetto di champagne legato esclusivamente al lusso, ad eventi particolari e ad un certo tipo di pietanze poco accessibili, Le Clochard è un esprit libre, che non accetta etichette e che può essere bevuto in qualsiasi momento del giorno accompagnato anche a piatti poveri e della tradizione come i salumi, le frattaglie, le uova, i fritti, la pizza”.

In dettaglio Le Clochard “è uno champagne récoltant manipulant, prodotto da 9 generazioni a Dàmery, sul fiume Marne, dalla famiglia Goutorbe Bouillot”. Piccola Maison posta nel cuore della Champagne, poco distante da Epernay e da Hautvillers, dove il monaco benedettino Dom Pérignon (1639-1715) creò la grande idea dello Champagne. La Maison Goutorbe-Bouillot nasce nel 1911 dall’unione tra Louise Bouillot e Jules Goutorbe. Questa, per sommi capi, la storia, o meglio la provenienza dell’Esprit libre Le Clochard, ma come ho trovato il vino?

Decisamente molto piacevole, facile da bere senza essere ruffiano, e se voglio trovargli un difetto (lieve) per me che amo le “bollicine” più secche e dirette e la tipologia Extra Brut, una certa rotondità, dovuta, credo, ad un dosaggio di sei, sette grammi di zucchero per litro, che per il mio palato è leggermente in eccesso.
Bello il colore paglierino oro scarico, e splendido il perlage, finissimo, continuo, “a nuvole” nel bicchiere. Molto piacevole, composito, fresco il naso, tutto nocciola, mandorla, miele, fiori bianchi, agrumi, con una leggera vena di ananas e accenni di zucchero filato e ricordi di vaniglia appena accennata, un insieme di nitida definizione.

Bello l’attacco in bocca, ben secco ma cremoso, con una soave rotondità sul palato, bella bolla croccante e salata, leggermente aggressiva, grande equilibrio e piacevolezza piena e succosa e buona persistenza precisa, con un buon nerbo, con freschezza e acidità che spinge. Una buona bottiglia ed un messaggio beneaugurale.
Cosa se non un Esprit libre (prezzo in enoteca intorno ai 35 euro), uno spirito libero, per avere il coraggio di andare avanti e provare a digerire il risultato, indigesto e difficile da mandar giù, di queste indimenticabili e confusionarie elezioni politiche 2013?

PER LA VERSIONE IN INGLESE LEGGETE QUI

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Attenzione!
non dimenticate di leggere anche Vino al vino

http://www.vinoalvino.org/

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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1 Commento

1 Commento

  1. Teseo

    28/02/2013 at 15:04

    Grazie Franco, sono contento che ti sia piaciuto! Se passi da Firenze una frittata e un bicchiere di Champagne c’è sempre!
    A presto.
    Teseo

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