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My Wine Notes

Degustazioni

Brut Athesis Alto Adige V.S.Q.P.R.D. Metodo Classico Kettmeir

Pubblicato

il

Denominazione: Altre Bollicine
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot bianco, Chardonnay, Pinot nero
Fascia di prezzo: da 10 € a 20 €

Giudizio:
7


Kettmeir-brut-2A

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Ho scritto di recente delle “bollicine” altoatesine, parlando di aziende di piccole dimensioni come Arunda o Lorenz Martini. Oggi voglio segnalare invece il Brut metodo classico prodotto da un’azienda dalle dimensioni più importanti, con sede a Caldaro sulla meravigliosa Weinstrasse.
Sto parlando di Kettmeir, uno dei nomi di spicco nella lunga tradizione enologica dell’Alto Adige, fondata nel 1919 da Giuseppe Kettmeir, poi successivamente condotta e sviluppata con successo da Guido Kettmeir. Dal 1986 Kettmeir fa parte del Gruppo Santa Margherita, che ne cura con la sua rete la distribuzione e il naturale sbocco nell’alta ristorazione. Intendiamoci, il livello qualitativo non è quello delle due piccole realtà vinicole sopra citate, ma questo Brut, e pure il Rosé, con il loro prezzo attorno ai 13 euro, costituiscono un’interessante soluzione per chi voglia bere un metodo classico altoatesino da uve Pinot Bianco 50%, chardonnay 30%, Pinot nero 20%.
Uve provenienti da vigneti a pergola e spalliera, 3.300-3.500 piante per ettaro per la pergola, 5.000-6.000 per la spalliera, su terreni tendenzialmente sciolti di origine calcarea, con buon tenore di argilla e presenza media di sostanza organica, posti a 500-650 metri di altezza. La metodologia di produzione prevede “vinificazione in bianco con pressatura soffice delle uve e fermentazione a temperatura controllata di 16-18 gradi, affinamento in acciaio inox fino a primavera sui lieviti della prima fermentazione.
Nella primavera successiva alla raccolta, al vino base viene aggiunto del liqueur de tirage, posto in bottiglie da 0,75 l o 1,5 l chiuse con tappo a corona e accatastate in cantina a 10-12°C, dove inizia la seconda fermentazione. Finita questa il prodotto rimane sui lieviti per almeno 24 mesi”, prima di essere sboccato e messo in commercio.
Da un campione con dégorgement risalente al 26 giugno 2012, ho ricavato queste impressioni: colore paglierino scarico, luminoso, brillante, ma un po’ spento come tonalità, perlage non particolarmente vivo, naso molto fresco, fruttato, con mela in evidenza, lievi accenni di bon bon, confetti, agrumi e note floreali molto piacevoli, che tendono però a perdersi in evoluzione.
Attacco in bocca fresco, vivo, e poi il vino si propone rotondo, succoso, con una bella vinosità ed un innegabile appealing, con acidità calibrata, buona lunghezza e polpa.
Una buona introduzione al metodo classico altoatesino, ma niente di trascinante…

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Attenzione!
non dimenticate di leggere anche Vino al vino

http://www.vinoalvino.org/

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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2 Commenti

2 Commenti

  1. benux

    01/04/2013 at 10:28

    a proposito di metodi classici altoatesini ho sentito parlare molto bene del brut di stocker dove c’è anche del Sauvignon, mai degustato?

  2. Zakk

    01/04/2013 at 18:25

    Microproduzione quella di stocker, se non sbaglio con 2 vini non si arriva a 10000 bottiglie.
    La presenza del sauvignon si avverte, ma non tanto per il varietale, quanto per la diversità del prodotto.
    Metodo classico che non mi dispiace, ma solo se bevuto di rado, preferisco i classici con chardonnay, pinot nero ed eventualmente pinot bianco.

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