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Champagne Laherte Frères, Chavot. Il nuovo volto della Champagne.

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Devo, alla fine, confessarlo… tutta la discussione e la suddivisione tra vini naturali, veri, non convenzionali, biodinamici, e chi più ne ha ne metta, mi annoia profondamente; almeno quanto mi annoiò a suo tempo la discussione sulle barrique o sui vini da vitigni autoctoni o internazionali o le altre tendenze che abbiamo visto passare negli ultimi anni.
Questa noia, non per togliere forza a tutto quello che viene fatto da parte dei produttori a partire dalla vigna passando in cantina fino alla bottiglia ma, anzi,  per riconsegnare nelle loro mani la responsabilità del prodotto e per dire che il lavoro del vignaiolo deve essere fatto con personale convinzione e volontà di dare ai consumatori il miglior prodotto possibile. Negli ultimi anni sembra che sia entrato in cantina un desiderio diffuso di pulizia e salubrità nelle tecniche di coltura e produzione e questo risvolto mi piace moltissimo.

Come sempre accade dopo un poco di tempo che un’idea comincia a circolare si fonde con la realtà e, stemperata in interpretazioni personali e infinite varianti, comincia a dare dei risultati che sarebbe riduttivo far rientrare in una sola delle categorie elencate!
Concludo, sono sempre felice se ho l’impressione che il vino che mi è piaciuto è realizzato con sistemi il più possibile puliti e senza tanti aiuti da parte della chimica e sempre più spesso succede che sia così…( se ciò che mi viene detto e ciò che intuisco è la verità…) ma tant’è… per me esistono solo 2 tipi di vini quelli che mi piacciono e quelli che non mi piacciono (con tutte le sfumature del caso ovviamente!) e pur sapendo quanto questo sia legato alla quantità di esperienze che un degustatore ha avuto l’opportunità di fare rimane l’unico parametro con il quale tutti finiamo per confrontarci. Sia che siamo dei degustatori occasionali o degli incalliti professionisti, i vini che incontriamo sono sempre di 2 tipi: quelli che vogliamo bere di nuovo e quelli di cui possiamo benissimo fare a meno! Certo con le dovute differenze tra le 2 categorie di giudizio.

Questa regola semplicissima mi induce ad ascoltare il produttore e ad osservarlo. Vi accorgerete che sempre c’è coerenza con ciò che avete nel bicchiere. Quella del degustatore è un’occupazione assai interessante: ogni volta si hanno nel bicchiere il pensiero, i gesti, il tempo, le speranze, di anni di lavoro e non c’è che da abbandonarsi ed ascoltare.

A Chavot nell’azienda Laherte Fréres mettono una particolare attenzione a pratiche colturali e di produzione biodinamiche, (o ecologiche o naturali vedete faccio fatica a definirle non so mai quale è la parola giusta per descrivere una complessa scelta che per ogni produttore, per loro ammissione, è un poco diversa e o mista!), degustando i loro vini si avverte una brillante pulizia, un riflettore puntato sull’uva e sui terreni.

Per il gusto alla contraddizione voglio anch’io coniare un termine, questa è la cosa che ho pensato quando Thierry ci ha fatto assaggiare le sue bulles ( tranquilli, qui si può dire!), tenetevi forti… il mio termine è “vino nudo”. Un vino è nudo quando non ha paura di mostrarsi, quando non teme di uscire dal coro, è scattante, senza tabù, sorprendente e vivo. Si intuisce subito che chi l’ha prodotto segue un percorso non omologato e nel caso di Laherte Fréres si segue una strada di valorizzazione, di messa in luce delle varie espressioni di un terreno, di un vitigno, di una vendemmia, di un lavoro di un uomo. Non teme qualche ruga, qualche imperfezione è VERO. Ops… sono caduta in una categoria che esiste già?

Gli Champagne che abbiamo degustato a Chavot (http://www.champagne-laherte.com vi consiglio di vedere il loro sito Internet, è fatto veramente bene. Bravi. E’ una perfetta carta di identità della loro filosofia e pratica!) non possono lasciare indifferenti, sono vini che sovvertono completamente quella che è l’idea storica e consolidata di Champagne, sono ottenuti da una materia prima che proviene da attente parcellizzazioni dei terreni, sono finiti con dosaggi inesistenti o molto leggeri e il concetto di cuvèe è completamente ribaltato a favore del territorio anziché, come di consueto in zona, essere orientato alla costruzione di un gusto ripetibile.

10 vibranti Champagne diversi per 10 ettari di vigneto suddivisi in tre regioni distinte:
Principalmente sulle Coteaux a sud d’Épernay : i crus Chavot, Epernay, Vaudancourt, Moussy, Mancy et Morangis piantati con i 3 vitigni.

La Côte des blancs con i crus di Vertus et Voipreux piantati a Chardonnay La vallée de la Marne con i crus de Le Breuil et Boursault piantati a Meunier.

10 vini che parlano di freschezza  e di sapidità, di complessità minerale (la malolattica non è mai indotta, piuttosto evitata) e che preferiscono far parlare esposizioni e climi piuttosto che dosare pesantemente per dare una studiata rotondità.

Thierry dice: ‘Le vin doit avant tout avoir le goût du raisin!’ ovvero il vino deve soprattutto avere il gusto dell’uva, ed io aggiungo e di terreno perché questa è la migliore descrizione dei suoi vini: frutto e mineralità.

GrandBrutUltratradition

La degustazione:

Brut Ultradition è il primo Champagne che beviamo e mi resta impresso, definisce nettamente lo stile aziendale pulito, fine e succoso. Il vino è minerale e fruttato, croccante e limonoso, diretto, immediato quasi acerbo ma con una salina tensione straordinaria. Arrivata a casa ho usato questo vino per iniziare una cena tra amici ed era accostato a pizze di ottima qualità e ingredienti. Risultato: una godibile e perfetta armonia, la valorizzazione reciproca dei sapori e sensazioni. Un vino che in bocca resta vivo completo ma leggero e persistente rispettando perfettamente il cibo che accompagna diventa elemento di … digestione del piatto, non sovraccarica il gusto, una compagnia perfetta anche con una insalata di salmerino marinato.

Il commento che in azienda circolava tra di noi era ‘…questi vini piacciono a noi ma ad un pubblico più ampio e meno abituato riesce a capirne la qualità?…’ Ebbene nella stessa cena di cui ho detto poco fa (i commensali non erano addetti ai lavori) sono seguiti altri 2 Champagne che io trovo veramente molto (molto!) interessanti: Corbon Prestige Brut e Chiquet Tradition, ma il preferito di tutti è stato Brut Ultradition: la croccante mela aspra e sapida di Laherte Fréres!

Extrabrut les vignes d’Autrefois 2008. Vigne di 70 anni su piede franco!

(http://www.champagne-laherte.com/LES-VIGNES-D-AUTREFOIS)

Brillante, bollicine finissime.

Minerale, sassoso, raffinata vinostà fresca e complessa, rosa, cipria, peonia.

Sapido e succoso lievemente tannico, persistente, elegante, complesso. Una vera goduria!

Les7
Les 7

(http://www.champagne-laherte.com/LES-CLOS)

In questo vino vivono tutti i vitigni dimenticati della Champagne:

10% Fromenteau, 8% Arbanne, 14% Pinot Noir, 18% Chardonnay, 17% Pinot Blanc, 18% Pinot Meunier et 15% Petit Meslier.

Succoso, selvatico, antico, straordinaria personalità e pulizia, complessità e rigorosa bellezza. UNICO.

Empreintes

Les Empreintes 2008

(http://www.champagne-laherte.com/LES-EMPREINTES)

Tagliente succoso incisivo: come un timbro sulla carta come un’impronta sulla terra, appunto! Fine minerale persistente, la complessità e la incredibile freschezza del gusto non cede per niente, ma conquista la bocca con una lunga  e raffinata successione di stimoli agrumati e persino di miele.

Beaudiers

Extrabrut rosè de Saignèe Les Beaudiers

(http://www.champagne-laherte.com/ROSE-DE-SAIGNEE-LES-BAUDIERS)

Sono pochi gli Champagne rosè che mi hanno colpito in questo viaggio, questo è uno di quelli.

Complessità straordinaria, selvatiche sensazioni di amarena e seme di pesca erano secoli che non sentivo più quel sapore -da piccoli si rompeva il nocciolo della pesca e si assaggiava il seme-.

Succosa persistente vinosità in bocca. Notevole!

Il lavoro che Laherte Fréres sta facendo è condiviso da altri piccoli produttori che si stanno fortemente differenziando dallo stile delle Maison e stanno mettendo in luce una Champagne nuova, molto interessante dinamica sensibile adatta a chi ama vini di personalità che è stanco delle certezze omologate dei grandi e potenti marchi, e portano avanti con molto orgoglio e convinzione il loro vibrante e sfaccettato territorio. Un grazie a Cavalli distribuzione per far conoscere anche all’ Italia il volto più interessante di questa affascinante e storica zona!

Un grazie anche al libro di Samuel Cogliati (https://www.facebook.com/samuel.cogliati.1) che ho avuto il piacere di conoscere a Vinnatur, che con il suo ‘Champagne il sogno fragile’ ha orientato la mia scoperta di alcuni piccoli produttori veramente straordinari. Cogliati e già al secondo libro sulla Champagne e i suoi testi sono un interessantissimo approfondimento per chi desiderasse avere maggiori informazioni su questa zona vastissima e complessa.

Champagne LAHERTE Frères
3, rue des Jardins
51530 CHAVOT
Tél. +33 (0)3 26 54 32 09 
Fax +33 (0)3 26 51 54 77
contact@champagne-laherte.com

Maurizio Cavalli
via Giuseppe Verdi 25/a 43100 Parma
Telefono e fax: +39 0521 236928
e-mail: info@mauriziocavallidistribuzione.com
http://www.mauriziocavallidistribuzione.com/contatti.aspx

Wilma Zanaglio

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Attenzione!
non dimenticate di leggere anche Vino al vino

http://www.vinoalvino.org/

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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