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My Wine Notes

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Charmat e metodo classico: sono (anche) le bollicine a fare la differenza!

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bollicine

Vale la pena ripescare e rileggere questo post di qualche anno fa del bravo sommelier campano Angelo Di Costanzo, pubblicato sul suo blog L’Arcante, diario enogastronomico di un sommelier, per capire, alla faccia di quelli che si ostinano ancora a ciarlare di “spumante italiano” che supera ogni record e scrivono che “Prosecco batte Champagne” (sicuramente nella “gara” dove viene premiato il prezzo più basso) per capire come la differenza, nelle “bollicine”, la si veda anche nelle bollicine stesse. Che possono essere “bollicine abbastanza intense ma grossolane”, “bollicine fini ma poco persistenti”, e “bollicine fini e persistenti”.

Nella categoria delle prime, secondo Di Costanzo, rientrebbero “il pignoletto frizzante emiliano, il muller thurgau o lo chardonnay della Valdadige. Vini piacevoli, in certe stagioni dell’anno, vedi l’estate quando appaiono ideali, ma non certo caratterizzati da bollicine di particolare pregio e finezza”.

perlage-vogliadibollicine

La seconda, quella delle “Bollicine fini ma poco persistenti” è una delle caratteristiche più comuni di vini spumanti prodotti con Metodo Martinotti (o Charmat lungo) o Metodo Marone-Cinzano, con uve particolarmente vocate e vinificate con la giusta attenzione e spumantizzazione”, ovvero di Asti, Prosecco e Müller Thurgau trentini spumantizzati.

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E infine “Bollicine fini e persistenti, è questo il marchio di fabbrica dei grandi spumanti italiani e dei migliori Champagne delle più prestigiose maisons, quando per spumanti italiani s’intendono quelli che hanno una storia, una tradizione, una cultura propria e tipica di denominazioni, per esempio, come Trento o Franciacorta, tradotte spesso, più semplicisticamente, come metodo classico e basta”.

Provate a fare una prova, prendete una bottiglia di ognuno dei tre tipi di vino, versateli nello stesso tipo di bicchiere e confrontate “bulles”, burbujas e bubbles. Sarà una riprova, visiva, che si tratta di vini profondamente differenti. E questo senza considerare le differenze sostanziali che riguardano il tipo di uve utilizzate, la tecnica di produzione ed i tempi di affinamento, i costi di produzione, le caratteristiche gustative, la modalità di utilizzo a tavola. Ed il prezzo.

E voi, professionisti della disinformazione e della propaganda, volete ancora metterli insieme senza distinzioni chiamandoli banalmente “spumanti”?

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Attenzione!
non dimenticate di leggere anche Vino al vino

http://www.vinoalvino.org/

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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2 Commenti

2 Commenti

  1. Carlo

    03/01/2014 at 11:11

    la invito a riascoltare la puntata del Gastronauta di Davide Paolini dedicata alle bollicine alla quale non è stato invitato:
    http://www.radio24.ilsole24ore.com/programma/il-gastronauta/2013-12-28/vini-festa-tutto-anno-163242.php?idpuntata=gSLA9jbHa&date=2013-12-28
    La dimostrazione che quello che dice non interessa a nessuno e che questo blog non conta niente

    • Franco Ziliani

      03/01/2014 at 13:08

      la ringrazio per il link: ho avuto modo di ascoltare la trasmissione e di farmi un’idea dei discorsi fatti. A proposito dei quali penso di scrivere qualcosa.
      Grazie anche per le sue valutazioni nei confronti miei e di questo blog, che non conta niente, ma se così é, perché lei sta qui a sprecarle il suo tempo per leggerlo e commentare?

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