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My Wine Notes

Prosecco e dintorni

Quale minimo comun denominatore per i Prosecco Doc? Solo le bollicine

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MappaProseccoDoc
L’universo variegato del Prosecco, Docg e Doc, soprattutto su un blog che si occupa di “bollicine” merita di essere monitorato con attenzione, indagato, raccontato regolarmente. E poiché per mio gusto personale tendo a preferire nettamente i metodo classico ai vini realizzati con il metodo Martinotti/Charmat e non frequento se non saltuariamente l’area veneto friulana di produzione, ho pensato di chiedere di coprire un regolare spazio Prosecco con riflessioni, degustazioni, cronache, ad una persona, Alessandro Carlassare, i cui articoli sul blog del Circolo dei saggi bevitori, ad esempio questo, mi avevano sempre colpito per il loro acume, per l’equilibrio e la pacatezza nei giudizi.
Alessandro non è un giornalista ma un semplice appassionato che vive nella zona del Prosecco Superiore e che il mondo del Prosecco ben conosce, frequenta e sa valutare.
Gli auguro dunque il benvenuto, sicuro che i suoi articoli, come questa analisi di alcune criticità del Prosecco Doc, 16.500 ettari nella regione Veneto, 3.500 nella regione Friuli Venezia Giulia, saranno sempre interessanti e forniranno un contributo utile alla discussione. Buona lettura!

Il mio esordio su Le Mille Bolle Blog avviene quest’oggi con il post che andrete a leggere. Vorrei prima salutare i lettori e ringraziare Franco per le parole con cui mi ha descritto quelli che saranno i miei spazi di manovra: niente prebende, nessuna censura, nessuna imposizione, massima libertà! Tutte merci, al giorno d’oggi, assai rare….

A.C.

Anch’io nel 2009, come tanti, come molti, alla presentazione di quella che sarebbe diventata la futura DOC Prosecco mi ero domandato: quale coerenza potremmo aspettarci da vini prodotti in un territorio così vasto e reso unico da un progetto economico/politico e non certo dall’intento dettato dalla tradizione? Un territorio i cui punti estremi, coltivati a vite, distano la bellezza di 200 chilometri in linea d’aria… punti che se provate ad unire percorrendo la quasi diritta autostrada vi richiedono tre ore di percorrenza (che diventano sei quando il passante di Mestre è intasato…..).

Terreni differenti, esposizioni differenti, clima differente, mentalità differenti, terreni che hanno visto la Glera (Glera: quanto bello era quando quest’uva la si chiamava Prosecco…) piantata da sempre, con terreni che sino ad un decennio fa neanche sapevano cosa fosse l’uva a bacca bianca!

Fortunatamente la mia domanda, per ricevere una risposta, chiedeva solo un po’ di tempo, null’altro. La risposta è complessa, e non può certo essere riassunta in un singolo post, ma il primo accenno (sotto certi aspetti mortificante) sembra essere dettato appositamente dal titolo di questo blog: bollicine!

ProseccoGlera

Infatti il minimo comun denominatore che accomuna quanto assaggiate nel Prosecco DOC sono solo le bollicine: nei miei assaggi mi sono imbattuto in superbi Prosecco prodotti al di fuori delle aree DOCG, e che mai avrei immaginato di bere (si fa per dire: in realtà molte zone si conoscono da anni proprio per gli splendidi vini che donano), così come mi sono imbattuto in Prosecco che di tale caratteristica hanno solo il nome (con vergogna ma ammettiamolo: i Prosecco solo di nome si trovano anche nelle zone così dette vocate e garantite), ma il tratto distintivo è stato solo la spumantizzazione!

Mineralità, sapidità, fragranza, aromaticità intrinseca del frutto sono i tratti distintivi trovati, ma con troppa rara frequenza, ed allora ciò porta all’amara conclusione che il tratto comune che distingue il Prosecco DOC è quello di essere vino figlio dell’autoclave, un semplice “spumante” (nella doppia rabbia che la genericità della tipologia comporta).

Comprendo e capisco come sia più facile produrre un vino investendo in tecnica di cantina anziché nel vigneto: risultati istantanei, minori costi, possibilità di correzione, ma poiché per il vigneto bisogna in ogni caso passarci, è meglio (anzi, è obbligatorio) lavorarci sin da subito: un Prosecco che sia frutto di lieviti e dell’autoclave è replicabile in ogni angolo del nostro pianeta (ed anche se si chiamerà Prisecco, Pro Secco, Pinco Palla o Presa in Giro troverà degli acquirenti che lo preferiranno – magari per il solo costo – a del Prosecco DOC) mentre un Prosecco figlio del vigneto e dell’autoclave avrà un’identità che lo distinguerà sempre.

perlage-vogliadibollicine

La cosa è talmente banale da sembrare l’uovo di Colombo, eppure non per tutti è così!

Spero che i produttori dell’area DOC non si accontentino di produrre il Prosecco di serie B (cosa che, in questo momento, è innegabile: quando non per la qualità lo diventa purtroppo per il basso prezzo che lo connota) ma puntino sempre più ad emergere attraverso il frutto della loro uva: al pari della Languedoc, dove comperi prima il produttore della denominazione, anche nella DOC Prosecco si può osservare l’emergere di talune cantine rispetto ad altre, e non a caso tali cantine esprimono un vino di base che emerge al di sopra di semplici (per quanto simpatiche ed irrinunciabili) bollicine!

Alessandro Carlassare

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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1 Commento

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  1. Nadir Sitta

    01/04/2014 at 12:28

    ho letto il post solo ora e l’ho trovato particolarmente interessante. Sono un appassionato di vino e vivo a Conegliano; penso di aver provato e conoscere quasi tutte le principali aziende produttrici di prosecco e derivati. Premetto che il mio giudizio è per questo un pò condizionato. veniamo al dunque; la barbatella del prosecco è molto fragile e prona a tante malattie parassitarie della vite. In collina dove il clima è più favorevole urgono dai 10-12 trattamenti con fitofarmaci, in pianura si arriva a 16-18 e questo per produrre un vino che al naturale arriverà al massimo a 9.5 gradi alcolici (il resto lo fa lo zucchero aggiunto). Non parliamo del gusto finale frutto di alchimie malefiche (concentrati vari) soprattutto per il cartizze (la cui vera zona di produzione è limitatissima e non coprirebbe nemmeno il consumo locale). Detto questo faccio una smeplice domanda. Siete disposti a spendere oltre 10 euro per bere una bot. di prosecco quando con poco più avreste un vino di tutt’altra fattura (trento-franciacorta). Se la risposta è sì allora vi meritate questo. Alla prossima

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