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My Wine Notes

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Promozione comune per il metodo classico italiano? Non consideriamola un tabù!

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Unionefalaforza

L’unione fa la forza, recita un antico adagio e io credo che il variegato e affascinante mondo del metodo classico italiano a denominazione d’origine, pur salvaguardando singole identità, storie, percorsi, differenze, farebbe bene a considerare questo proverbio con minore diffidenza e disdegno di quanto accada ora. E a considerarlo come una strada praticabile, senza alcuna confusione possibile, senza embrassons nous, lasciando che le varie zone continuino a considerarsi sanamente concorrenti, per singole iniziative. Iniziative che da sola nessuna delle singole denominazioni potrebbe prendere.
Esaminiamo i numeri del metodo classico a Doc e Docg: a malapena mettendo insieme le produzioni di Franciacorta Docg, Trento Doc, Oltrepò Pavese Docg, Alta Langa Docg, riusciamo ad arrivare a 25 milioni di bottiglie.
La concorrenza, parlando del mercato interno, non è però rappresentata dai metodo classico stranieri importati in Italia, dalle 365 mila bottiglie di Cava o dai 5.359.536 di pezzi di Champagne arrivati nel 2013, ma visto che i metodo classico non vengono considerati una produzione a sé, ma sono tranquillamente e confusamente messi nel contenitore “spumanti” con gli Charmat, da numeri ben più importanti.
Mi riferisco ai 243 milioni di bottiglie di Prosecco Doc, ai 68 milioni di Prosecco Superiore Docg e ai 74 milioni di Asti Docg. Che i metodo classico non possano competere, senza essere dotati di una massa critica, contro questi numeri 14 volte superiori, rappresentati da prodotti che hanno tempi e costi di produzione e di vendita nettamente inferiori, che dominano le vendite nella grande distribuzione e nei bar, che hanno un gusto molto più rotondo, morbido e amabile, rappresenta un’evidenza.
Se vogliono dare notizia di sé, far notare la loro differenza che è anche segno di duttilità, se intendono veramente contrapporsi al gusto proseccheggiante dominante e vendere bene senza problemi, anzi dare alla produzione la possibilità di crescere ulteriormente (Chardonnay in Trentino ce n’è a volontà, Pinot nero altrettanto in Oltrepò ed in Franciacorta gli ettari vitati potrebbero ancora aumentare) i vari soggetti protagonisti del metodo classico devono non solo continuare a rafforzare le loro identità individuali, far conoscere i rispettivi territori, ma devono fare promozione.
E per fare una promozione appena seria (valutando ad esempio se sia possibile fare capolino in televisione) devono, quantomeno per una prima singola iniziativa, fare fronte comune. E per farlo devono entrare nell’ordine di idee di considerare un dialogo, un tavolo comune d’incontro, non un tradimento, ma un’ipotesi di lavoro da non scartare sdegnosamente a priori.

Pupitresmetodoclassico

Chiaramente non sto pensando di riproporre l’idea, bocciata, morta e sepolta, di un nome comune, di cui non c’è alcuna necessità perché i vini continueranno a portare rispettivamente i nomi delle loro denominazioni e questi nomi dovranno essere sempre più chiaramente ribaditi, comunicati, trasmessi al consumatore e a chi fa informazione.
Io penso che sia necessario trasmettere e far capire l’orgoglio della differenza dei metodo classico (con la loro complessa, lunga e complessa metodologia di produzione), il loro non avere nulla a che fare, pur con tutto il rispetto doveroso e dovuto, con Prosecco, Asti e “spumanti” vari, il rifiuto della logica massificante e confusa del termine spumante e ribadire che un conto sono i metodo classico a denominazione d’origine e un conto sono gli Charmat. Per farlo invece di agire da solisti bisogna provare a “cantare” (comunicare) in coro e parlare come metodo classico italiano a denominazione: Franciacorta, Trento, Oltrepò Pavese, Alta Langa.
I metodo classico rispetto ai Prosecco e all’Asti possono vantare una duttilità di utilizzo a tavola, una possibilità di accostamento ai cibi ad ampio spettro e nettamente superiore, possono essere, soprattutto sulla cucina estiva, dei fantastici vini da tutto pasto. Peccato che questo vantaggio venga raramente comunicato e venga fatto con poca convinzione e continuità e così facendo la forza di questo messaggio si disperda.
Perché non pensare ad individuare, ce ne sono così tanti, un buon numero di piatti della cucina che verrà proposta d’ora a settembre (ma tanti piatti sono evergreen e vanno bene in ogni stagione) e comunicare in modo rapido, efficace, diretto, con pubblicità radiofoniche o spot televisivi che si abbinano splendidamente ai vari metodo classico a denominazione d’origine?
Non serve chiamare in causa, costano e sono già abbastanza protagonisti per conto loro, qualche chef di fama, basta far vedere il piatto, ben eseguito e ben presentato, seguito da uno slogan. “Tagliolini con ragù di pesce e verdure: gustali con i Metodo Classico Italiani! Franciacorta, Trento, Oltrepò Pavese, Alta Langa: uguale tecnica, territori, gusti, profumi diversi, identica piacevolezza a tavola”.
Non sono un pubblicitario e non ho la pretesa di aver coniato lo slogan perfetto, ma quel che volevo trasmettere era l’idea del tipo di comunicazione cui penso, una comunicazione che proponga i metodo classico a denominazione d’origine come partner ideali di una marea di antipasti, primi e secondi, preparazioni calde e piatti freddi, e che lo faccia con un’unione operativa, per iniziative come questa, dei diversi protagonisti.
Che restano competitors, ma si uniscono pragmaticamente perché la cultura del metodo classico italiano, la sua conoscenza da parte dei consumatori “travolti” da un’informazione frettolosa che tende ad omogenizzare e banalizzare nel nome dello “spumante”, cresca, perché i loro vini, prodotti con la tecnica paziente della rifermentazione in bottiglia, dell’affinamento lungo sui lieviti, vengano conosciuti e apprezzati come metodo classico chiamati rispettivamente Franciacorta, Trento, Oltrepò Pavese, Alta Langa e non banalmente, ed erroneamente, come spumanti.
Responsabili dei Consorzi delle quattro zone di produzione, perché non pensarci, perché non trovare più elementi positivi e costruttivi che rischi o pericoli (ma quali?) in iniziative del genere? Va bene partire lancia in resta alla conquista dei mercati esteri, ma ci sono ancora tantissimi consumatori italiani da conquistare alla causa del metodo classico italiano. Del metodo classico a denominazione targato Franciacorta, Trento, Oltrepò Pavese, Alta Langa, ça va sans dire…

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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1 Commento

1 Commento

  1. salvatore

    20/05/2014 at 13:30

    Buongiorno,
    Le vorrei fare una domanda. A quanto ammonta la produzione di “metodo classico” (Champagne, Cremant) in Francia.

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