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My Wine Notes

Discussioni

Un’azione comune per il metodo classico italiano?

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Il punto di vista (favorevole) di un produttore oltrepadano

Ho letto gli interventi dei due produttori della Franciacorta e del Trentino a commento della sua proposta di un’azione promozionale comune dei produttori di metodo classico italiano e come loro collega, in Oltrepò Pavese, vorrei dire anche la mia.
Premetto subito che a differenza dei produttori delle due zone che più bottiglie di “champenoise” immettono sul mercato, io come spumantista metodo classico oltrepadano non avrei alcun problema ad accettare un’azione come quella che lei propone. Qui non si tratta, mi sembra chiaro, di dare un nome comune (tipo Talento) ai vini, che continueranno a chiamarsi e presentarsi con il nome delle rispettive denominazioni, ma di ricordare al consumatore che tutti loro sono accumunati dall’essere dei metodo classico italiani, e che hanno una tecnica, dei tempi e dei costi di produzione, e se mi permette una nobiltà superiore a quella dei pur rispettabili vini prodotti, con alte rese per ettaro, costi limitati e permanenza in cantina molto inferiori, nel Veneto-Friuli Venezia Giulia.
Sa cosa le dico Ziliani? Che io come oltrepadano benedico e prenderei al volo la sua proposta, perché finalmente le nostre “bollicine” prodotte con la tecnica della rifermentazione in bottiglia si troverebbero ad usufruire di una promozione e finalmente si parlerebbe anche di loro. Non mi preoccupa o mi mette in crisi il fatto che questa comunicazione avverrebbe al carro dei più importanti e più noti Franciacorta Docg e Trento Doc: meglio sfruttare la scia ed il traino di chi è ben conosciuto dal consumatore e ha dimostrato di saper fare comunicazione, di produrre quantitativi significativi e saperli vendere, che restarcene qui nelle nostre cantine ad aspettare qualche miracolo.

Cruasébidule
Ad esempio che il mondo scopra l’esistenza e la grandezza del Cruasé, che nel caso non sappiate cosa sia, è il singolare nome scelto per i nostri Rosé metodo classico, e doveva diventare una cosa importante, il vertice della nostra piramide della qualità, la nostra punta di diamante, e oggi è rimasto qualcosa di cui scarsamente si parla, una tipologia che non si sa nemmeno in quali quantitativi sia prodotto e che diversi produttori non utilizzano nemmeno.
Da oltrepadano io dico ben venga un’azione comune dove le nostre bollicine metodo classico vengano proposte insieme a quelle, più conosciute e altolocate, della Franciacorta e del Trentino. Penso che lo stesso sentimento venga condiviso dai nostri amici e vicini piemontesi dell’Alta Langa.
E credo che tutti noi che abbiamo scelto la strada difficile del vino prodotto, con tempo e fatica e tante attenzioni, con la tecnica della rifermentazione in bottiglia e non del rapido passaggio in autoclave abbiamo il dovere di fare qualcosa perché ci si accorga anche di noi, visto che nella mente di tanti consumatori “spumante” è diventato sempre più un termine sinonimo di Prosecco.
Dobbiamo sottolineare la nostra diversità, dobbiamo parlare e far parlare di noi, ricordare che non siamo dei vini generici, ma rappresentiamo tutti delle Doc (i trentini) e delle Docg (noi, la Franciacorta e l’Alta Langa). Dobbiamo spiegare perché costiamo di più di un Prosecco Doc o Superiore e per farlo, senza voler in alcun modo ricercare un altro nome comune di fantasia come fatto, con scarsissimo successo, con l’operazione Talento, dobbiamo unire le nostre forze senza perdere le nostre singole identità.
EtichettaTalento

Quando il consumatore scoprirà finalmente oppure se lo sentirà ripetere per la centesima volta, che non esiste lo “spumante italiano”, che in quel grande contenitore che viene chiamato spumante ci sono prodotti che hanno in comune solo le “bollicine”, che hanno storia, tecnica e classe diversa, e che da una parte ci sono Asti e Prosecco e i vari “spumanti” Charmat generici, e dall’altra ci sono quattro denominazioni relative a quattro diverse zone produttrici di metodo classico, allora potremmo pensare di ottenere risultati minori. Di poter aumentare le vendite (e la produzione: noi di Pinot nero ne abbiamo a tonnellate, lo stesso possono dire i trentini dello Chardonnay) e di toglierci quelle soddisfazioni che meritiamo.
In conclusione spero che i responsabili dei quattro Consorzi prendano in considerazione quanto propone Ziliani. Si potrebbero prendere dei contatti, a livello di direttori o di presidenti, per arrivare ad un incontro informale. Senza rendere pubblico niente, se si ha il timore di far sapere all’universo mondo che rappresentanti delle quattro zone produttrici di metodo classico a denominazione d’origine si sono visti e hanno provato a rompere il ghiaccio e a parlarsi….

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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1 Commento

1 Commento

  1. Federica

    20/06/2014 at 10:52

    Bravissimo!!

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