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My Wine Notes

Discussioni

Matteo Lunelli (Trento Doc) propagandista del Prosecco Docg

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Bisol-Lunelli

Nel futuro di Cantine Ferrari un ruolo di “aggregatore” di marchi e vini di eccellenza italiani

Domanda semplice: cosa penseranno mai il presidente dell’Istituto del Trento Doc ed i soci dell’Istituto stesso delle dichiarazioni contenute in questa intervista rilasciata a Maurizio Bertera e al sito Internet Linkiesta da Matteo Lunelli, presidente di Cantine Ferrari nonchè vicepresidente e ad della holding familiare a cui fanno capo le già citate cantine, i marchi Sorgiva e Segnana – rispettivamente acqua minerale e grappa – oltre alle tenute in Trentino, Toscana e Umbria, a commento del recente accordo, di cui ho scritto qui, che ha visto le Cantine Ferrari, azionista di maggioranza del Trento Doc, acquisire il 50% della Desiderio Bisol & Figli?

L’intervista, tutta da leggere, complimenti a Bertera, contiene una serie di dichiarazioni che meritano sottolineatura.

Innanzitutto Matteo Lunelli dichiara “l’accordo con Bisol prosegue il nostro progetto di creazione di un gruppo dell’eccellenza del bere nazionale. Intorno al marchio Cantine Ferrari vogliamo affiancarne altri che rappresentino il meglio della viticoltura made in Italy”.

Quindi alla domanda “Avete sede a Trento e terreni in regione. Acquistato in Umbria e in Toscana. Ora la grande operazione con il Prosecco. Prossime mosse in Italia?” risponde: “Non lo so. Ci sono zone vinicole che mi piacciono molto, dal Piemonte all’Etna. Ma la sfida con Bisol è appena partita, occupiamoci di questo. È chiaro che se guardo alla Lunelli Holding, in futuro vedo un “aggregatore” di marchi e vini di eccellenza italiani. Noi ci candidiamo per assumere questo ruolo per raccontare la diversità dei nostri territori Le aziende del vino sono chiamate, da un lato, ad avere le radici solide e, dall’altro, devono formare gruppi che vendono ovunque”.

Infine, già calato nei panni di un perfetto propagandista del Prosecco Superiore, proclama: “con Bisol puntiamo proprio sulla qualità e l’eccellenza. Assieme ad altri produttori abbiamo l’ambizione di promuovere il marchio del Prosecco. Nel mondo, purtroppo la peculiarità della Docg non è riconosciuta e sono pochi i marchi ben identificati e richiesti dai consumatori. Un Prosecco percepito come vino generico -“unbranded” come dicono gli anglosassoni – sposta la competizione solo sul prezzo e questo mette a rischio il valore del prodotto. Noi invece dobbiamo e vogliamo lavorare per costruire la consapevolezza dell’esistenza della Docg”.

Giustissimo che il giovane Lunelli avendo acquisito il 50% della Bisol si impegni per questa azienda leader nel campo del Conegliano Valdobbiadene, soprattutto all’estero dove, ci dice, “Cantine Ferrari, esporta il 20% della produzione”, ma perché questo entusiasmo e voglia di fare non l’ha dimostrato a favore di un progetto Trento Docg, che rimane solo un’ipotesi remota, e comunque a favore del Trento Doc di cui Ferrari è leader?

Io continuo a pensare che essere produttore, importantissimo, di Trento Doc e diventare socio e quindi produttore di un prodotto che è oggettivamente concorrente, anche se completamente diverso, come il Prosecco Docg, sia una contraddizione in termini e rappresenti un conflitto d’interessi. E che come tale larga parte dei protagonisti del Trento Doc l’avvertano.

Una cosa è certa: mi viene molto difficile pensare che un produttore della Franciacorta avrebbe potuto fare quello che hanno fatto, senza alcun problema, senza battere ciglio, alle Cantine Ferrari…

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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10 Commenti

10 Commenti

  1. Stefano

    24/06/2014 at 10:05

    Non capisco quale sia il problema: se altri possono produrre (per esempio) Barolo e Brunello senza che qualcuno si scandalizzi non capisco perché Ferrari non possa investire nel Prosecco… forse da fastidio perché il Trento DOC senza Ferrari non esisterebbe? Ma questo è un problema degli altri produttori e del consorzio che non riesce a promuovere il territorio ed il vino.

    • Franco Ziliani

      24/06/2014 at 10:18

      mi scusi, mi può citare, Gaja a parte, che produce sia Barbaresco che Brunello, un caso di produttore serio che produce entrambi i vini?

      • Stefano

        24/06/2014 at 12:13

        Antinori per esempio…

      • Stefano

        24/06/2014 at 13:01

        Avevo risposto ma credo ci sia stato un problema… in caso di doppione me ne scuso.
        Comunque qui rispondo in modo più approfondito: un altro produttore, oltre a Gaja, è Antinori. Spero che lo si consideri abbastanza serio. E poi ci sono parecchie realtà che hanno più aziende agricole (Saiagricola, Tenimenti Angelini, ecc). Invece quello che realmente manca in Italia è un vero gruppo del lusso sulla falsariga del francese LVMH. Ma la nostra borghesia ha abdicato da un pezzo al suo ruolo.

  2. Gabriele

    24/06/2014 at 10:35

    Io stimo molto Ferrari (Lunelli),ma indubbiamente capisco Lunelli che investe nel Prosecco, ma se quello che ha investito nel Prosecco lo avesse “messo” nel Trento doc e di conseguenza nel metodo classico… In effetti Ziliani qui in Italia è come dice mia nonna, ogniuno para sü el só asen…… peccato! Ribadisco la grande stima della Cantina Ferrari!

  3. ruggero romani

    24/06/2014 at 12:13

    Mi sembra che Antinori possieda il marchio Prunotto…

  4. Zakk

    24/06/2014 at 21:14

    Mi sembra semplice: Ferrari esporta il 20% della propria produzione. Se pensiamo ad un Gaja credo che l’estero rappresenti una quota percentuale più alta, Antinori idem, Frescobaldi pure e così via.
    Quindi Ferrari cosa deve fare per aumentare la sua quota estero? Si fa fare da traino da un’azienda che coll’estero suppongo faccia numeri da capogiro. Ferrari propone a prezzi più alti un prodotto qualitativamente più alto, ma percepito della stessa categoria (spumante…. Orrore!!!!!!). Il Trento doc, il territorio, le sviolinate non c’entrano un fico secco, quelli devono fare fatturato, mica poesia

  5. andrea li calzi

    25/06/2014 at 14:24

    Concordo pienamente con Zakk: all’estero, per la tipologia o si beve Champagne, perchè si vuole spendere oppure tutto il resto ma il Trentodoc non sarà mai competitivo come un cava stando su una fascia da 8-10 euro, il prosecco si, vino anche più facile e che può piacere a più gente.

  6. andrea li calzi

    25/06/2014 at 14:29

    Dimenticavo, personalmente stimo la famiglia Lunelli e detesto il gusto globalizzato dello spumante o prosecco facilone morbido cremoso, che ti lascia in bocca solo il gusto della liqueur, ma a quanto pare il mondo intero non la pensa come me.

  7. Pingback: “We must work to build awareness of the Prosecco DOCG.”—Matteo Lunelli | Bele Casel

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