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In Canada “il consumatore non conosce la Doc o la Docg, acquista del Prosecco”

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GuideRevelChampagne
Lo afferma Monsieur Bulles, Guénaël Revel

Uno degli aspetti più interessanti del bimestrale cartaceo del Consorzio Prosecco Docg, dal titolo di Conegliano Valdobbiadene. Colline del Prosecco Superiore, è rappresentato dal puntuale ascolto del punto di vista di giornalisti e operatori esteri sulla situazione e le prospettive del Prosecco Docg nei loro Paesi di origine. Nell’ultimo numero che ho ricevuto, giugno 2014, viene pubblicata un’intervista a due operatori, un giornalista e una buyer, di un terra molto importante per il consumo e l’apprezzamento del vino italiano, il Canada.

Si tratta di Guénaël Revel, insegnante, autore, cronista alla radio e alle televisione a Montréal, autore della Guide Revel des champagnes et des autres bulles la sola opera in lingua francese, dedicata a tutti i “vins effervescents” elaborati nel mondo, per la sua passione soprannominato Monsieur Bulles (titolo anche del suo peraltro non aggiornatissimo wine blog) e Barbara Philip, Master of wine, responsabile acquisti del Monopolio canadese della British Columbia.

Entrambi gli intervistati raccontano la wine scene canadese, dove il consumo di vino pro capite è arrivato a 24 litri, e parlano con entusiasmo, come si potrebbe fare altrimenti di fronte ad interlocutori tanto gentili, che li hanno invitati nella zona di produzione del Superiore, del Prosecco storico.

Vorrebbero tanto dire che a casa loro il Prosecco Superiore è veramente avvertito come superiore, per qualità, storia, origine, lunga esperienza delle case produttrici, legame consolidato con la zona di produzione. Si capisce che piacerebbe loro veramente tanto dire, fuori dai denti, che il Conegliano Valdobbiadene è tutta un’altra cosa, non solo per loro che sono degli esperti, ma, quel che più conta, per i consumatori, rispetto al Prosecco Doc.

Ma poiché sono persone serie non possono esimersi dal dire le cose come stanno, e per dirla con Revel, l’introduzione dal 2009 della Doc e della Docg “è ovviamente una bella evoluzione”, ma “il consumatore non conosce spesso la Doc o la Docg, acquista del Prosecco”. E per ammorbidire un po’ la durezza o il realismo della propria affermazione, lo sanno anche i sassi che la stragrande maggioranza dei consumatori esteri acquistano del Prosecco senza chiedersi se sia Doc o Docg e soprattutto guardando al prezzo, Revel aggiunge che “è importante spiegare che la differenza non è solo territoriale ma anche gustativa perché il Prosecco Superiore è molto più che un Prosecco”.

ProseccoCanada

E qui sarebbe stato bello apprendere dalla voce del giornalista canadese in cosa consista questa “differenza gustativa”, forse consistente nel fatto che “introducendo la Docg nel 2009 i produttori hanno inviato un messaggio chiaro. Il loro vino è di grande qualità ed ogni fase della produzione è precisa e controllata”. Ma, accidenti, lo stesso Revel non può non dire che “spesso solo gli esperti comprendono appieno queste differenze, mentre il consumatore classico non sempre riconosce la differenza gustativa”. E allora, visto che sei un comunicatore perché non gliela spieghi caro Monsieur Bulles?

Non sempre perfettamente lucido nelle proprie affermazioni Revel chiude l’intervista alternando un giudizio ben poco condivisibile e un po’ astruso, secondo il quale “il Prosecco oggi è un successo commerciale che tra gli elementi di spiegazione ha la scelta di utilizzare il metodo italiano e questa scelta è molto chiara” – verrebbe da chiedergli se invece produrre bollicine con il metodo classico della rifermentazione in bottiglia o méthode champenoise costituisca una scelta confusa… – ad una valutazione realistica.

Circa le prospettive del Conegliano Valdobbiadene in Canada si dichiara “ottimista perché si consumano più bollicine che in passato. La domanda è maggiore dell’offerta e ciò è molto incoraggiante per il superiore, ma attenzione agli abusi di marketing. Bisogna infatti essere prudenti perché nel nostro mercato vi è una grande concorrenza nel settore degli spumanti ed il consumatore non è fedele ad un prodotto ma ad una fascia di prezzo”. Come volevasi dimostrare: “il consumatore non conosce spesso la Doc o la Docg, acquista del Prosecco”, basta che il prezzo equivalga a quello che il consumatore è disposto a spendere.

FascettaDocgProsecco

Quanto alla buyer Barbara Philip, dimostra un realismo pari a quello del wine writer e alla domanda, peraltro piuttosto ingenua, “Qual’è la percezione del nostro vino nel vostro Paese? Si conosce l’area storica di Conegliano Valdobbiadene e il consumatore sa distinguere il Prosecco Superiore?” risponde laconica: “ad oggi i consumatori non conoscono ancora le differenze tra il Prosecco Doc e il Prosecco Superiore Docg e non sanno dove è collocata la zona storica del Conegliano Valdobbiadene”.

Ma la buyer canadese é, anche lei, ottimista, (perché non dimostrarsi tali di fronti ad interlocutori tanto gentili… e poi la zona del Prosecco storico è bellissima, ci si mangia bene, vale la pena tornarci in ogni stagione…) pensa ad un futuro “incremento delle importazioni del Prosecco Superiore Docg”, magari grazie ad un packaging ben studiato “il confezionamento della bottiglia rappresenta un elemento di grande interesse che attira molto la curiosità dei consumatori” e finisce l’intervista con uno “zuccherino”.

ChampagneMonsieurBulles

Cosa costa difatti dichiarare che il Prosecco Superiore è un prodotto che viene consumato nel fine settimana, durante i “fine dinners” (al posto dello Champagne) e nelle occasioni di festeggiamenti ed eventi speciali”?

Fenomenale questo consumatore canadese, “non conosce spesso la Doc o la Docg, acquista del Prosecco” e basta, “non apprezza ancora le differenze tra il Prosecco Doc e il Prosecco Superiore Docg”, però lo sceglie al posto dello Champagne per le “grandi occasioni”…
Chissà cosa arriverà mai a fare quando sarà sufficientemente acculturato sulle prosecchiane mirabilie…

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
http://www.vinoalvino.org/ e il Cucchiaio d’argento!

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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