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My Wine Notes

Degustazioni

Champagne Le Rosé Dumangin

Pubblicato

il

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot noir, Pinot Meunier
Fascia di prezzo: da 25 € a 35 €

Giudizio:
10


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Delicatezza e charme in forma di bollicine

Non cercate notizie sul sito Internet dell’azienda. E’ work in progress, in rifacimento, e vi riferirà solo che, Gilles Dumangin, “Créateur de Cuvées & 5 e Génération Dumangin” vi presentano il nuovo packaging (la notizia risaliva a Vinexpo 2013) dei loro Champagne. Con l’assicurazione che la qualità sarà la stessa delle cuvées Dumangin J. Fils, già ben nota e coronata da 200 articoli di stampa e più di 100 medaglie ricevute nel corso degli ultimi anni. Apprenderete che clienti celebri della Maison sono Paul McCartney e il grande chef un po’ “incazzoso” Gordon Ramsay, mister Hell’s Kitchen e Cucine da incubo.

Maggiori dettagli, sulla storia della Maison, potrete invece trovare, in italiano, qui. Nonché sul sito Internet Spumeggiando opera di un prezioso piccolo importatore e distributore (nonché venditore on line) di Champagne-chicche come il gardesano Vittorio Vezzola, qui e poi ancora qui, dove si parla proprio del vino oggetto di questo post e della nostra, mia e di quella Lei che esiste eccome e che i Rosé li esige eleganti com’è lei, folgorazione.

Apprendiamo così che Jacky & Gilles Dumangin hanno scelto di fondere i loro migliori vini e diminuire il loro volume di produzione vintage per creare ogni anno questo rosé, la composizione della cui cuvée varia di annata in annata. La mia bottiglia di Le Rosé riportava in retro-etichetta 47% di Chardonnay e 53% di uve rosse, ovvero 37% di Pinot nero e 16% di Pinot Meunier. I vigneti sono Champagne Premier Cru – Montagne de Reims: Chigny Les Roses, Ludes, Rilly, Taissy, Cormontreuil. La Maison ha difatti sede a Chigny Les Roses, commune de 536 habitants village classé 1er cru situé au coeur de la Montagne de REIMS Commerce principal : le Champagne.

Gilles Dumangin lo definisce ”Mon vin signature”, il mio vino firma, il vino simbolo, e la vinificazione si svolge il acciaio e con un affinamento di 4 anni in legno per il 13% della cuvée.

Beh, cosa è successo quando abbiamo stappato, servendolo nel calice Franciacorta, vecchia e nuova versione e non purtroppo dal nuovo (anzi in fieri) rivoluzionario calice Bini? Beh, semplice, siamo rimasti con la bocca spalancata per la meraviglia di trovarci di fronte ad uno dei Rosé più buoni che ricordassimo. Un vino di un’armonia, un equilibrio, una piacevolezza fuori misura, perfetto per essere portato e gustato a tavola e per essere goduto, ebbene sì, goduto, di per sé solo.

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Meraviglioso il colore, melograno rosa antico delicato, finissimo e continuo il perlage, e delicato, suadente, come sanno esserlo solo gli Champagne di classe (e non lo dico perché dal 15 al 17 sarò proprio lì, in quella terra da sogno) il bouquet. Caratteristico, ampio, fragrante, con sfumature di rosa, lamponi, ribes, pompelmo rosa e fragoline di bosco, pesca bianca, mandorle non tostate e un leggero ricordo di confetto. Un bouquet aereo, pulito, che annuncia nella sua freschezza, una succosità del frutto.

E difatti attacco in bocca delicato, cremoso, con il vino ad allargarsi progressivamente, con dolcezza, en dentelles, sul palato, acquisendo una dimensione armoniosamente succosa, polputa, piena, controbilanciata da una vena salata, un buon nerbo e una lunga persistenza piena di carattere.

Un Brut, con sboccatura dichiarata (evviva!) del 25 luglio 2014, e un dosaggio degli zuccheri che avresti pensato arrivasse al massimo a 4 grammi, ma che invece è di 8,8. Uno dei misteri gaudiosi, questa dolcezza che non senti tale, bilanciata com’è da un frutto meraviglioso, dalla ricchezza del Pinot nero e dalla morbidezza del Pinot Meunier, da uno Chardonnay che dà spalla e nerbo, di questo grande Le Rosé da standing ovation.

Peccato che fosse solo una bottiglia, venduta on line da Spumeggiando a meno di 35 euro (sto pensando a quanto costano certi Rosé italiani…) e non un magnum, che Lei ed io l’avessimo avuto avremmo amabilmente “seccato”….

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org
e il Cucchiaio d’argento!

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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7 Commenti

7 Commenti

  1. Graziella

    13/10/2014 at 11:05

    visto che esiste davvero la sua Lei?
    Tanto vera e importante che lei (inteso come Ziliani) le offre fior di Champagne rosé…
    A me il mio lui al massimo offre Prosecco
    🙁

  2. Per Bacco

    13/10/2014 at 11:35

    Si ritenga fortunata cara Graziella, il mio mi offre al massimo una birra.
    Credendo nella Lei di Ziliani forse dobbiamo ricrederci nelle fiabe come Bianca Neve? Ma siamo sicuri che per svegliarla il principe invece del bacio non le ha offerto un buon Rose’ 🙂
    Con simpatia.

  3. Graziella

    13/10/2014 at 16:11

    cara Per Bacco (perché questo nickname maschile per una donna?) penso che la Lei dell’autore di questo blog, se esiste (ma io credo proprio di sì) sia più fortunata di noi, che viviamo con dei lui che ci offrono al massimo Prosecco o birra. Lui, lo Ziliani, a Lei offre Champagne Rosé e le migliori cuvée di Franciacorta.
    Beata lei (almeno da un punto di vista vinicolo), perché vivere con un caratterino come Ziliani non deve essere facile immagino… 🙂

    • redazione

      13/10/2014 at 16:13

      troppo gentile Graziella, ma consenta ad un gentiluomo quale cerco di essere di mantenere un doveroso riserbo sull’identità di questa Lei che lascio a voi decidere se esista o sia una mia licenza poetica… 🙂

  4. Michele

    14/10/2014 at 10:39

    Non è un sacrilegio offrire una birra alla propria lei: la mia (che garantisco esiste) la accetta ben volentieri, purché di classe e ben abbinata al cibo. Poi, è vero, le offro anche delle sacrosante bollicine e, perché no, un barolo come si deve.
    In ogni caso le botti come alloggio proprio non saprei, mi ricordano un certo Diogene…
    Buon vino a tutti

  5. Luigi

    14/10/2014 at 19:01

    Il vino, il bicchiere… Ha un eleganza unica Che non si trova in un “boccale” di birra (anche se buona).

    Per la propria SignorA, non ho dubbi, sul cosa offrire: il vino… purche’ sia eccellente e specchio ed espressione del territorio, magari in mezzo ai vigneti e perche’ no…fermandosi a dormire.

    Purtroppo ultimamente, non vivendo in Italia, a volte devo ripiegare sulla birra, in quanto i miei adorati vini italiani o non si trovano oppure hanno prezzi stratosferici. W Italia!

  6. Per Bacco

    21/10/2014 at 12:39

    Grazie Luigi, credo che tu ci sai fare con le donne 🙂
    Ho abitato molti anni all’estero e mi ero adattata a bere anche delle birre.
    Ma come dici tu…..non e’ la stessa cosa 🙂
    Tanti auguri di ogni bene e un cordiale saluto.

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