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Giramenti di... bolle

Ma che diavolo succede in Franciacorta? Il futuro sono gli Charmat franciacortini?

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MaldéFranciacortaCharmat-vert
Fuori i mercanti dal tempio e i giù i furbetti dal carro!

Siamo tutti contenti (un po’ meno i trentini) che in quella che solo i miopi e gli eno-snob non riescono pacificamente a riconoscere essere la più importante zona produttrice di metodo classico italiani, ovvero la Franciacorta, cresca il numero dei soggetti produttivi (siamo ormai intorno ai 110). E io, che della Franciacorta, per omonimia, sono il padre e l’inventore, sono più che contento, entusiasta.

Però… Però accade che ci siano giornate, come questa, dove il mio ferreo franciacortismo viene messo a dura prova, giornate nelle quali io, “padre putativo” m’interrogo su cosa accade nella zona vinicola che più nel cor mi sta (quasi come la Langa del Barolo e la Puglia) e comincio ad essere preoccupato per il suo presente e futuro.

IseoFranciacorta

Cosa succede? Succede che nella mia casella di posta elettronica stamane ho ricevuto una mail che reclamizzava i prodotti di un’ennesima azienda di Franciacorta di cui non avevo mai sentito parlare, la De Maldè di Adro, zona centralissima della denominazione. Paese dove si trova la celebre torre che appare, stilizzata, nel logo di quel Consorzio che ebbi la fortuna di vedere nascere, con l’indimenticabile Paolo Rabotti primo presidente, nel lontano 1990.

Un Consorzio che in meno di venticinque anni ha bruciato tappe e raggiunto traguardi che altri consorzi non hanno nemmeno sfiorato in 50 anni e più. Un Consorzio che ha potuto prendere una strada chiara e univoca grazie alla generosa e responsabile rinuncia alla produzione di “spumanti Charmat” effettuata da un altro indimenticabile personaggio, quella Donna con la D maiuscola che corrisponde al nome di Emanuela Barzanò Barboglio, la quale prima della nascita del Consorzio aveva creato un’avviata e fortunata produzione di Charmat, ma alla quale rinunciò senza indugi e grande generosità e lungimiranza quando si decise di puntare la barra sulla produzione, parlando di “bollicine” di metodo classico e basta.
logoconsorzio-franciacorta-300x181

Perché oggi sono preoccupato e francamente incazzato? Perché nonostante la rinuncia di quella nobildonna, nonostante tutti i soci del Consorzio si riconoscano, senza costrizione alcuna, in un disciplinare che recita chiaramente “La Denominazione d’Origine Controllata e Garantita “Franciacorta” (di seguito
“Franciacorta”), è riservata al vino ottenuto esclusivamente con la rifermentazione in bottiglia e separazione del deposito mediante sboccatura”, nonostante qualche “sbavatura” dovuta al fatto che qualche socio del Consorzio produca accanto al Franciacorta Docg anche dei normali VSQ (ma questo è un tema, spinoso, che per il momento voglio lasciare in stand by…), nonostante tutte queste premesse poi salta fuori il nuovo produttore numero 108 o 110 che pensa di essere più furbo degli altri.

E come si può chiaramente vedere sul sito Internet aziendale accanto ai Franciacorta Docg, nella sezione dove vengono presentati i prodotti, ovvero nello shop, arrivi a proporre, anche se non ha la spudoratezza totale di presentarli come Franciacorta, del “Vino spumante Chardonnay 100% Vino inedito prodotto con sole uve Chardonnay dell’ Azienda e metodo Martinotti. A differenza del metodo tradizionale con fermentazione in bottiglia, lo stesso mosto prodotto per la gamma dei Franciacorta viene naturalmente rifermentato in grandi contenitori d’acciaio”.

CharmatFranciacorta

Vini denominati Fran Sècc, con un nome che anche se non sono un legale mi sembra sia un po’ “ai limiti” vini che rischiano di far pensare, sicuramente solo gli allocchi, non alle persone che sanno che Franciacorta e metodo Martinotti non hanno nulla in comune, che possano avere in qualche modo a che fare con i Franciacorta Docg. Mentre invece sono ALTRA COSA

Di fronte a questo fatto antipatico, a questa operazione nel migliore dei casi di assoluto cattivo gusto da parte dei responsabili dell’azienda (che immagino aderisca, in quanto produttrice di Franciacorta, al Consorzio), mi chiedo, e mi rivolgo direttamente all’amministratore delegato dottor Giuseppe Salvioni e al Presidente (che in questo caso dimentico essere innanzitutto un amico di lunghissima data) Maurizio Zanella, nonché ai due vicepresidenti Maddalena Bersi Serlini e Silvano Brescianini e al Consiglio del Consorzio, formato da persone di sicura responsabilità e attaccamento alla loro terra, se sia tollerabile da parte di questa azienda neo arrivata, ma già furbetta niente male, un comportamento del genere.
Franco Ziliani - ph Bob Krieger

Mi chiedo cosa intenda fare il Consorzio perché questa cosa, che preferisco non definire, ma che mi fa venire come minimo il mal di pancia, abbia a cessare e non ci sia più possibilità di confusione tra Franciacorta e metodo Martinotti ottenuto dallo “stesso mosto prodotto per la gamma dei Franciacorta”.

Una cosa mi sento di dire al Consorzio e ai franciacortini: avete costruito un giocattolo bellissimo che ha funzionato e funziona, anche se con qualche scricchiolio (tipo prezzi molto bassi che ogni tanto appaiono, offerte un po’ prossecchiane, e altre amenità): vedete di serrare le fila e di non permettere a nessuno non dico di romperlo, ma nemmeno di incrinarlo.

E’ Franco Ziliani, e ho la presunzione di prendere la parola per conto del mio grandissimo omonimo, che sono sicuro la pensa come me, e di tutti i franciacortini di buona volontà, che sono tanti, che ve lo chiede. E sono i tanti i consumatori italiani e stranieri che alla Franciacorta e ai Franciacorta hanno dimostrato di credere che ve lo chiedono. Anzi, lo pretendono.
Canisciunofesso

Perché come dicono non a Rovato né ad Adro, ma come diceva il grande Totò’ccà nisciun è fess”.

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org e il Cucchiaio d’argento!

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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