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Giramenti di... bolle

Franciacorta sugli scaffali a 6,89 euro: il duro lavoro di cinquant’anni gettato alle ortiche

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mezzasta

La Cuvée Imperiale Brut Guido Berlucchi “prezzo civetta” da Esselunga

Giornata di lutto ieri per la Franciacorta. Giornata da bandiere a mezz’asta e da black flag. Giornata di grande malinconia, di assoluta tristezza per chi, come me, ama profondamente questa zona vinicola, crede nei suoi vini (e ce ne sono tanti buoni, al di là di quel che possono dire provocatori e detrattori confusi…), ed è orgoglioso di portare da trent’anni, da quando scrivo di vino, come fiore all’occhiello, l’omonimia con quel grande Uomo che per primo la Franciacorta come zona produttrice di metodo classico, come “petite Champagne”, si è sognato, ha immaginato, ha inventato. Mi alzo in piedi quando scrivo il suo nome: Franco Ziliani.
Esselunga-logo

Una giornata triste, perché che sia colpevole la sola Esselunga avendo deciso una vendita a prezzo ribassatissimo di un Franciacorta dal marchio storico con un prezzo civetta, e avendo l’azienda subito, come “vittima”, questa scelta, o che sia colpevole l’azienda in oggetto, perché, come ho scritto, anche a lei è doveroso applicare il teorema tutto berlusconiano del “non poteva non sapere”, quello che è innegabile, un dato di fatto, è uno sputtanamento pesantissimo dell’immagine della Franciacorta, prima che di quel brand.

Berlucchi6,89-1

Inutile spendere tante parole, parlano meglio di tutto le immagini: la paginata pubblicitaria di Esselunga di ieri sul Corriere della Sera, con l’offerta, valida “fino al 31 dicembre. Buon Natale!”, del Franciacorta Docg Cuvée Imperiale Brut Guido Berlucchi a 6,89 euro (e io che ironizzavo sugli 8,90 euro delle 230 mila bottiglie di Spumante Brut, pardon, Trento Doc, Ferrari…), i tanti cartoni (quante bottiglie erano?) a libera disposizione senza limitazioni dei possibili acquirenti nei punti vendita (io ne ho visitati due a Bergamo e dintorni), con il cartellino del prezzo che, come sempre, come nel caso del Trento Doc, sparava la parolaccia facile da capire per tutti, “Spumante”.

Il prezzaccio ridicolmente basso, per un metodo classico franciacortino, porca vacca, per un vino che ha riposato “ almeno 18 mesi sui lieviti” e che non è stato prodotto e replicato serialmente e poco seriamente in milioni di pezzi in pochi mesi, l’immagine sporcata, e ci vorrà tanto tempo e tanto lavoro e pazienza per ripulirla, di un’azienda che è stata ed è tuttora orgoglio del panorama del metodo classico italiano, di un vino, di una denominazione che in soli cinquant’anni ha fatto miracoli.
Berlucchi679ESSELUNGA

E ha fatto diventare un angolo della ricca e operosa provincia bresciana la capitale, ripeto, la capitale (piaccia o non piaccia a trentini, oltrepadani e spumantisti aggiunti per furbizia o per calcolo) dei vini italiani prodotti con la nobile tecnica della rifermentazione in bottiglia.

Ora l’immagine e la realtà bella, positiva, vincente della Franciacorta, di cui ha parlato orgogliosamente martedì in un intervento all’assemblea dei soci, il presidente del Consorzio Maurizio Zanella, l’immagine di una zona che produce veri vini, dotati di una loro precisa personalità, e non semplici replicanti di un metodo di produzione creato e fatto diventare un mito altrove, è stata sporcata, offuscata, messa in dubbio.

IseoFranciacorta

Il lavoro serio, metodico, tenace, di tante persone, donne e uomini del vino, che hanno creduto nell’utopia-Franciacorta, che hanno faticato per costruirla, per renderla realtà, termine di riferimento e “pietra di scandalo”, nonché di paragone, nel mondo, tanto polveroso, vecchio, pigro, del vino italiano.

Non voglio discutere o addirittura sostenere che non sia vero quello che mi ha detto stasera al telefono un addolorato e accorato Arturo Ziliani, l’enologo di casa Guido Berlucchi, sicuramente l’erede più accreditato del Grande Padre Franco: ovvero che loro, alla Guido Berlucchi, non hanno colpa dell’accaduto.
Che la responsabilità è tutta e solamente di Esselunga, che, sue parole, “paga 5 euro di più rispetto al prezzo stracciato” di 6,89 euro le bottiglie del Franciacorta Docg Cuvée Imperiale Brut finite, specchietto per le allodole, con prezzo civetta (ma almeno nel caso del Ferrari figurava una chiara dicitura a chiare lettere “SOTTOCOSTO” che qui manca) sugli scaffali per i tanti, ma oggi a Bergamo alle 14 eravamo in quattro gatti…, che vanno a fare le spese sotto questo strano e sottotono Natale 2015.

BlackFlag

Io, che sono malfidato e sospettoso, e che continuo a preferire, a pelle, le piccole aziende artigianali, i récoltant manipulant di Franciacorta alle Grandi Maison (con una sola eccezione, che non conferma la regola, ovvero Cà del Bosco, che realizza alcune “bollicine” che tutte le altre aziende si sognano…) continuo, incazzato come una biscia per questa pagina nera della bella storia della Franciacorta, a fare una maledetta fatica a credere, digiuno come sono e come voglio continuare ad essere, delle politiche di marketing, del product placement, della valutazione dei costi di produzione et similia, che queste meritorie grandi aziende non sappiano.

Che questi “soprusi” o congiure della Grande Distribuzione, più o meno organizzata, avvengano alle loro spalle, a loro insaputa, contro di loro. Che la grande azienda venda diverse migliaia di bottiglie ad Esselunga, piuttosto che a Coop, Auchan, e non le sfiori mai l’anticamera del cervello che magari, sotto Natale, queste catene, che non fanno beneficenza, ma fanno business (proprio come è giusto che facciano le Grandi Aziende), finiscano con lo sparare il missile terra aria del prezzo sottocosto, del prezzaccio civetta, del prezzo che s…bugiarda il lavoro di tanti anni.

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Anche e soprattutto dei Franco Ziliani (parlo del grande enologo, sognatore e venditore), dei Paolo Rabotti, dei Giovanni e Giulia Cavalleri, dei Vittorio Moretti, delle Emanuela Barzanò Barboglio, delle Pia Donata Berlucchi, dei Maurizio Zanella, ecc. e di tutta quella splendida comunità, o meglio, unione di passioni, che hanno fatto crescere e diventare grande la zona vinicola posta tra Monte Orfano e Lago d’Iseo.
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E ora come faranno quelli che fanno qualità e hanno venduto e continuano a vendere al prezzo corretto al quale si deve vendere, anche per questione d’immagine, oh yes d’immagine, Champagne docet, un Franciacorta, a spiegare ai consumatori che quel prezzo ha veramente senso, è motivato, ha una sua logica, quando un Franciacorta Docg Cuvée Imperiale Brut Guido Berlucchi è finito sugli scaffali, e ci resterà ancora una dozzina di giorni, a 6,89 euro?

Sarà un lavoro pesante, lungo e difficile che aspetta tutto il mondo franciacortino e che renderà il 2015 che arriva ancora più complicato, ma ancora più affascinante. Perché si tratterà di vendere, promuovere e difendere, con rinnovata forza, le ragioni di un Franciacorta Docg, mica, con tutto il rispetto, di un prosecchino qualsiasi…

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org e il Cucchiaio d’argento!

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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