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Ecco spiegato perché il Prosecco (Doc o Docg poco conta) ha successo

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Flutesrosse

Cronaca, semiseria, di una serata enoicamente così così…

Con ogni probabilità i lettori di questo blog pretenderebbero che il 22 dicembre, invece di fare della “filosofia”, spicciola, del vino, anzi dei prezzi dei vini e della loro politica commerciale e delle “belle pensate” di marketing, segnalassi loro qualche buona bottiglia di “bollicine” metodo classico, Champagne o italici vini a denominazione d’origine, da scegliere e stappare.

So di deluderli, perché una volta tanto parlerò di Prosecco. Ma lo farò non proponendovi l’Extra Dry di Tizio o il Cartizze di Caio, ma raccontandovi un’istruttiva esperienza personale.

Diciamo che alcune sere fa, nella città dove abito, sono stato invitato a cena da un amico. Abbiamo ripreso a vederci da qualche mese (ci conosciamo da circa 40 anni e nel 1980 mi recai insieme a lui in vacanza nella cupa Bulgaria comunista del truce Todor Zhivkov e della milicja che terrorizzava il popolo) dopo una decina d’anni che non ci vedevamo e ci siamo ritrovati sulla stessa lunghezza d’onda d’un tempo nei discorsi politici, assolutamente non allineati e controcorrente verso il Sistema ed i suoi scherani e servi. Ieri come oggi.

L’amico non è un esperto di vino, è una persona molto benestante che ha sempre trovato il modo di conciliare il lavoro (in un settore commerciale molto fiorente, perché purtroppo ci si ammala e ci si deve curare con i beni che lui tratta..) con il divertimento ed il bel vivere, girando il mondo letteralmente e visitando oltre 80 Paesi.

Bene, la sera del nostro incontro a cena, a casa sua, dove sapevo avrebbe ricevuto altri amici che ho incontrato per la prima volta, l’amico, che per comodità chiamerò con un nome posticcio, Giampiero, io mi sono presentato, elegante, giacca e cravatta (poi scoprirò che ero l’unico vestito in maniera formale) con un piccolo presente natalizio: un magnum di Barolo 2009 e una bottiglia di Champagne.

Una volta arrivato, l’accoglienza è stata calorosa, anche da parte della sua compagna, che avevo già incontrato brevemente in sua compagnia, giovane e bella – Giampiero si è sempre trattato molto bene, anche da quel punto di vista – ma subito, rompicoglioni come sono, ho trovato il modo di “cazziare” l’amico, stigmatizzando, vedi foto, la presenza su un tavolino, pronte per l’uso, di una serie di terrificanti flûte color rosso.
Bicchieri che avrei voluto subito scagliare dalla finestra, se questa non fosse stata rivolta verso la strada dove al mio arrivo “cazzeggiavano” una decina di “simpatici” extracomunitari, pronti a celebrare una delle loro “fiestas” durante le quale, a furia di bere birra e chissà che altro, si dilettano regolarmente a mingere sul marciapiede. Esprimendo, con grande gioia della Boldrini, e senza che un capperi di vigile o poliziotto dica alcunché, una loro modalità culturale e la loro felicità di essere ospiti dell’accoglientissimo Belpaese

Champagne 2014

Lasciamo stare i bicchieri. In attesa che arrivassero gli amici, una coppia e due uomini senza le loro consorti, Giampiero mi ha chiesto: “cosa ne dici di questa bottiglia che ho preparato come aperitivo per gli stuzzichini?”. Al che mi ha mostrato, ci avrei messo le p…e che la serata mi avrebbe regalato qualche sorpresa, tra discorsi sulle insidie del mondialismo, contumelie alla Troika di Bruxelles, a Renzi, Monti, Berlusconi e compagnia brutta e commemorazioni di un caro amico comune scomparso troppo presto, di Virna Lisi e nominations delle donne più belle ed eleganti del mondo, quelle che ci hanno fatto sognare da giovani e meno giovani (da Grace Kelly, Romy Schneider, Martina Colombari e la “mia” amatissima Juliette Binoche), la bottiglia.

Binoche

Ho rischiato l’infarto, sempre in agguato alla mia età, trovandomi in mano una bottiglia di Prosecco. Per fortuna Docg, non Doc. Il tempo di rivolgere a Giampiero uno sguardo incazzatissimo (pensando allo Champagne che avevo portato e che giaceva, inutilizzato, in cucina) che suona la porta. Arrivano gli amici, simpaticissimi e matti come me e Giampiero, scoprirò poi, e cosa diavolo tiene in mano lei, elegante e ingioiellatissima e con degli occhi da fulminare un sasso?

PiramideProsecco-conAsolo

Boia fauss, direbbero i miei amici piemontesi, nientemeno che un’elegante confezione con una magnum, fredda di frigo, indovinate di cosa? Champagne? Manco p’o’… Franciacorta o Trento? Non pervenuti. Una gassosa, o una cedrata Tassoni? Macché, un bel magnumone di Conegliano Valdobbiadene, ovvero di Prosecco Superiore Docg.

Mi avesse preso un colpo! Ho subito pensato ad una congiura dei due Consorzi, Docg e Doc, coalizzati per l’occasione contro di me, e di fuggire dalla finestra portandomi dietro le flûte rosse, di dichiararmi prigioniero politico e improvvisamente astemio. Ma alla fine mi sono arreso e sono rimasto e mi sono fatto anch’io, diffidando Giampiero dallo scattarmi foto compromettenti mentre sorbivo l’inconsueto liquido bollicinoso, un paio di bicchieri del Proseccone in magnum.

ItaliaProsecco

Andato giù senza lasciare traccia di sé, non facendomi né bene né male, apparendomi sostanzialmente inoffensivo e dotato più o meno dello stesso carattere dell’acqua minerale con le bollicine che campeggiava sulla tavola imbandita.

Allora non avrai bevuto, direte voi! No, qualcosina ho bevuto, anche se arrivati alla carne e al momento dei rossi (il mio magnum di Barolo dalla cucina lanciava segnali disperati: “ehi, sono qui!”) Giampiero ha dimostrato che sa fare i dané, farsi le meglio donne e godersi la vita, ma di vino ne capisce come me di fisica quantistica, proponendoci un Brunellaccio che dava un’idea della grandezza del Sangiovese a Montalcino come Rosy Bindi può aspirare a rappresentare l’idea della bellezza e dell’eros femminile.
Farhat 028

Fortunatamente un amico del mio amico, sfoderavava dal cappello del mago un buon Lagrein base, non barricato, della Cantina di Bolzano, ed il figlio trentenne di Giampiero, che incontravo per la prima volta e che ho trovato subito simpaticissimo, riusciva a stupirmi proponendomi, e chiedendo il mio parere, un Franciacorta Satèn di un produttore a me totalmente sconosciuto (già partite le mie indagini) e sostanzialmente, servito non nelle flûte color rosso ma nel calice ampio da vino, buono, piacevole, bevibilissimo.

Bene, direte voi, dove vuole arrivare Ziliani con questa cronaca di una serata dove non ci siamo fatti mancare anche rievocazioni di Heidi, divagazioni su Vienna e sugli Asburgo, nonché sulla meravigliosa principessa Sissi, e mie pallosissime digressioni sul perché non si deve mai pronunciare l’orribile parolaccia “spumanti”?

spumanti-d-italia

Siamo arrivati ad un punto cruciale, che mentre scrivevo questo post il lettore Gianluca toccava, con parole perfette, in un commento a questo post molto discusso: “siamo nel Paese un tempo chiamato “Enotria” dove la maggior parte della gente compra il vino in brik (e non perché non possa permettersi altro) e dove se spendi 20 euro per una bottiglia vieni guardato come un marziano anche dagli amici ricchi…”.

Quello che voglio sottolineare, senza mettere in croce il mio amico Giampiero, che tanto non leggerà questo post, ed i suoi simpaticissimi amici (abbiamo, cioè loro che ci sono stati, hanno parlato anche degli States e delle loro contraddizioni, nonché del Benin, culla del voodoo) è un’evidenza solare, ovvero che il Prosecco (tout court) piace, nutre, diverte e fa fare un sacco di soldi. A chiunque lo maneggi.

BuonNataleProsecco

Ed è elementare Watson che la gente, soprattutto chi di vino ne sa poco (come Giampiero ed i suoi amici) lo scelga d’istinto, lo apprezzi, ci si trovi a proprio agio mentre lo “sgargarozza”. Anche la gente che, come Giampiero and his friends, avrebbe tutti i mezzi economici per permettersi le meglio bottiglie di bollicine metodo classico, franciose, italiche o ispaniche. Perché ci sono dei Cava, presto ne scriverò ancora, assolutamente da sballo.

Non voglio tirarmela e dire che loro non capiscono un tubo e che io invece, che il Prosecco non lo bevo e quando mi tocca berlo mi lascia indifferente.., ho capito tutto. Ma penso che il racconto, volutamente scanzonato, di quella serata con amici naturalmente e beatamente prosecchisti, nonostante i mezzi economici da Champagne cuvée de prestige, ma non il palato, la dica lunga, meglio di tante analisi di mercato, di approfondimenti sociologici, di studi sul consumatore ed i suoi gusti, sul perché il Prosecco, bollicina di bandiera italica, piaccia o non piaccia allo Ziliani, tiri.

E continuerà a tirare (evviva!…) finché il giocattolo regge…

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org e il Cucchiaio d’argento!

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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