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Franciacorta Docg a 3,99 euro: chi svende così è nemico di questa denominazione

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Il punto più basso sinora raggiunto in una discesa agli inferi dei prezzi suicida

Affido alla forza delle immagini tutto quello che ho da dire e quanto è meglio non dica. La mia indignazione di cronista del vino che nella Franciacorta intesa come zona di produzione e nel Franciacorta Docg, leader del metodo classico italiano, crede. Di cronista di antico pelo che le vicende franciacortine, spinto anche da un nome che evoca la storia e le pagine più eroiche di questa denominazione, segue da tanti anni.

La mia nausea per una deriva che sta prendendo una china molto pericolosa, che continuo a condannare e bollare in una sequenza di post, ultimi dei quali questo e questo, che mi demoralizza e che soprattutto umilia di fatto una zona vinicola che cerca di volare alto e alla quale c’è, evidentemente, chi cerca di tarpare le ali.

La mia rabbia, sì, rabbia, perché qualcuno, più d’uno purtroppo, non si sa se perché ridotto alla canna del gas da incapacità imprenditoriali, da valutazioni commerciali errate, da scarso interesse dimostrato dal consumatore verso i suoi prodotti, o semplicemente perché stordito e stolto, pratica una politica dei prezzi che è squallida, vergognosa, priva di qualsivoglia giustificazione o senso logico.

Nel quadro di una politica dei prezzi che è di fatto una discesa agli inferi, un Franciacorta Docg, che non può essere riconducibile alle 800 mila bottiglie del “fallimento Agricola Boschi” finite sul mercato a prezzi già bassi di loro, ma è un marchio parallelo creato per l’occorrenza, Villalta, ma la cui azienda produttrice è purtroppo riconoscibile, perché, non dimostrando una particolare furbizia, ha utilizzato non una bottiglia qualsiasi anonima, ma la propria particolare bottiglia, dotata di un rilievo del vetro che è come una firma, anzi é un logo, è finito sugli scaffali, di un supermercato del Sud (presto vi fornirò dettagli più esatti…), ad un prezzo che suona come una bestemmia.

Ennesimo episodio di una politica miope e suicida, che il Presidente del Consorzio Franciacorta Maurizio Zanella, in una precedente occasione, aveva bollato con queste parole chiarissime: “richiamo tutti gli associati ad un maggior senso etico nel rispetto e nella valorizzazione del Franciacorta, evitando facili scorciatoie che nulla portano in valore aggiunto alla nostra Denominazione e che recentemente – anche se in rarissimi casi – hanno gettato ombre sul lavoro sinergico della stragrande maggioranza di noi produttori che, rubando l’espressione ad un nostro collega, “si spaccano la schiena per fare vini buoni”.
Franciacorta-3.99-1

Il prezzo, il più basso sinora toccato in questo processo autolesionistico, stupido, offensivo, di svendita, di sbracamento, è di 3,99 euro. Questo per un Franciacorta metodo classico che, da disciplinare vigente, deve sostare sui lieviti per un minimo di 18 mesi, e, pur con tutto il rispetto dovuto per i vini prodotti con la tecnica denominata Martinotti o Charmat, non viene pronto dopo 4-5 mesi, e che diamine!, ha dei costi di produzione ben precisi che impediscono di fatto si possa produrre seriamente e (s)vendere a poco meno di 4 euro.

Per il momento, anche se è chiaro anche ai sassi chi sia il produttore il cui prodotto è finito sullo scaffale, vorremmo sapere se all’insaputa del produttore stesso e a suo danno (e di tutta la denominazione) o con il produttore consapevole di tanta ignominia, non voglio fare il nome dell’azienda produttrice e lascio che siano le immagini a parlare.

Potrei farle parlare di più, accostando alla foto del Villalta, la foto, con la stessa identica bottiglia e lo stesso logo impresso sulla bottiglia, di uno dei Franciacorta di questo produttore aderente al Consorzio.

3.99-Franciacorta

Ma per ora una forma di umana pietas m’impone di tacere, sperando che sia questo produttore a parlare, a dire la sua in tutte le sedi, (se lo ritiene questo blog è a sua disposizione), a spiegare. A prendere la decisione giusta dettata dalla dignità, da un senso di responsabilità nei confronti dei colleghi produttori, il cui lavoro viene oggettivamente, di fatto, sporcato e svilito da una politica dei prezzi allucinante che vede un Franciacorta Docg sparato su uno scaffale ad un prezzo più basso, lo ribadisco, pur con tutto il doveroso rispetto per questo prodotto, di un Prosecco Doc. O di qualche Prosecco Docg non molto ambizioso…

Una cosa è chiara: chi svende, chi consapevolmente svende così (e carte alla mano può dimostrare di essere realmente vittima di una politica di prezzi civetta di qualche spregiudicato punto vendita e non complice) è nemico di questa denominazione. Del buon senso, della dignità, della correttezza. E di un normale senso etico del commercio.

I-Am-Sorry

E credo che i consumatori ne debbano prendere atto, evitando accuratamente di comprare questo Villalta. E pretendendo dal suo produttore spiegazioni ben precise, prima di tornare a dare fiducia, se lo riterranno opportuno, al marchio e all’azienda in oggetto.

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org e il Cucchiaio d’argento!

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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32 Commenti

32 Commenti

  1. carlo

    09/03/2015 at 07:18

    Caro Franco la tua analisi e la tua rabbia da sostenitore del Franciacorta e’giusta la zona deve assolutamente evitare alcune sbandate commerciali .
    Provo a fare il cosidetto avvocato del diavolo.
    1)Quale e’ il prezzo industriale di una bottiglia di Franciacorta di 18 mesi, quindi prodotta con uve vendemmia 2012 ? Intendo prima di aggiungere il costo degli investimenti
    2) La bottiglia usata non e’ una bottiglia generica ma personalizzata, quindi identificabile allora mi chiedo, il produttore forse si e’ trovato nel esigenza di vendere senza guadagnare nulla ma avendo bisogno di monetizzare l’investimento fatto e quibdi smobilitare il vino in cantina .
    3) forse dico una quasi bestemmia , ma forse oggi in franciacorta manca un Agricola Boschi che ritirando partite invendute a basso prezzo e mettendoci la faccia evitava queste figure a tanti produttori .
    Chiudo con questo pensiero le difficoltà ci sono anche in Franciacorta capisco che sia difficile mettele sul tavolo ma forse è ginto il momento pima che si troppo tardi .
    Buona Giornata
    Carlo

    • redazione

      09/03/2015 at 10:54

      A Timoteo Metelli dovrebbero elevare un monumento, io dico…

  2. Giorgio Giorgi

    09/03/2015 at 12:18

    scusate, ma io invece avrei proprio bisogno di capire chi è il fantomatico produttore, pur con tutte le cautele del caso, perchè non conoscendo bene la zona, da solo non ci arrivo

    • redazione

      09/03/2015 at 12:27

      osservi bene la forma della bottiglia ed il logo e avrà la risposta, chiara ad evidente anche ai non vedenti

  3. Giorgio Giorgi

    09/03/2015 at 16:08

    Non è che adesso per sbarazzarsi del vino lo mandano a Expo in virtù della sponsorizzazione? li sì che il Consorzio DEVE vigilare, se no sai che sputtanamento!

    • redazione

      09/03/2015 at 19:20

      alla politica adottata dal Consorzio per la turnazione dei vini da proporre ad Expo dedicherò presto un post, ma sono persuaso che sarà dato eguale spazio a tutte le aziende consorziate, perché tutto ricevano da Expo pari opportunità

  4. gugge

    09/03/2015 at 16:25

    Azzolina. GDO che frequenta Lei a Bergamo?

    • redazione

      09/03/2015 at 19:26

      In quanto single io vado a fare la spesa un po’ ovunque, ma tendo a preferire l’Esselunga di Stezzano, paese dove abito, e di via San Bernardino a Bergamo, e l’Auchan di via Carducci a Bergamo. Ma certe cose che mi piacciono, ad esempio un ottimo succo di mela tedesco, le vado ad acquistare anche da Auchan.
      Evito accuratamente, per vari motivi, la Coop di via Autostrada, e ci vado esclusivamente per acquistare dei taralli pugliesi che trovo buoni e che piacciono particolarmente alla mia ex moglie per la quale li compero.
      Ma il mio maggiore godimento l’ho, non per il vino, ma per frutta e verdura e formaggi al mercato del sabato, davanti allo stadio, a Bergamo e a Stezzano, il venerdì, con il mio “pusher” di speciali arance di Palagonia, Sicilia. 🙂

      • Carla

        09/09/2017 at 17:12

        Posso sapere perchè non fa spesa alla coop ?
        Io compro quasi tutto lì perchè il rapporto qualità-prezzo, specie dei prodotti a marchio privato, é buono. In più trovo che ultimamente la coop é meno cara dell’esselunga ( almeno dove abito io)

        • redazione

          09/09/2017 at 19:16

          La pubblicità dice “la Coop sei tu” ma io per fortuna non sono la Coop e non voglio ingrassare il PD ex Pds ex PCI

  5. gugge

    09/03/2015 at 16:27

    Scusi la domanda franca.
    Se avesse i magazzini pieni Lei che farebbe?

    • redazione

      09/03/2015 at 19:22

      non posso rispondere alla sua domanda, perché di lavoro ho scelto di fare il giornalista, libero e indipendenza, senza padrini e senza padroni, e non il produttore di vino o il commerciante, quindi non mi sono mai posto e non intendo cominciare a fare ora il problema.
      In linea generale penso che calare le brache, commercialmente e in altri sensi, sia sempre la soluzione sbagliata. Non una soluzione da persone degne di stima.

    • Paolo

      24/03/2015 at 21:40

      …giusto sui magazzini pieni, ma io ribadisco che se uno vende a 3,99 è perchè ancora ci guadagna e se fino al giorno prima vendeva a 15…il consumatore potrebbe sentirsi un pochino derubato…

  6. gugge

    09/03/2015 at 16:37

    ops letto meglio, supermarket del sud.
    peccato, l’avrei testato volentieri.

  7. Vittorio Vezzola

    09/03/2015 at 17:09

    Franco, ammetti di essere un po’ tirato con i soldi, le trovi tutte tu le offerte speciali!

  8. doxor

    10/03/2015 at 11:13

    Ma alla fine non basterebbe il buon gusto, la conoscenza(decenza?) di un consumatore dal medio-informato in su? Una cantina potrebbe anche regalare le bottiglie per quanto mi riguarda o venderle a 0.99€, poi sarò io che difficilmente (eufemismi da commento) le comprerei né tantomeno berrei…alla fine, per fare un paragone, esistono dei vini doc (e docg) a 1.99€ bottiglia e tappo compresi…e al discount ci sono salumi a pochi euro etc…so che il Consorzio ha tra le sua finalità anche di difendere il “prestigio” ma lo deve fare coi marchi seri, non con questi, passatemi il termine, buffoni da scaffale.

    • redazione

      10/03/2015 at 11:19

      non voglio infierire su questo marchio e sui suoi responsabili con i quali ho avuto ieri – mi hanno cercato loro e non per ringhiare, ma per spiegare, cappello in mano, l’accaduto – una lunga conversazione telefonica. Le cose sembrerebbero essere andate in un modo confuso, che vede l’azienda vittima e non protagonista consapevole di questo volgare prezzaccio.
      Prendo atto di questa loro precisazione, che preferiscono fare così, in sordina, affidandosi e fidandosi delle mie parole, e stendo un pietoso velo sull’accaduto….

  9. Gugge

    10/03/2015 at 13:51

    Se e’ vittima scattera’ una denuncia, che dubito.
    Abbiamo capito tutti qual e’ la cantina, di cui apprezzo i suoi vini, ed e’ facile capire la motivazione di tale svendita.
    Forse il consorzio invece che dichiarare ai 4 venti le percentuali d’incremento delle vendite dovrebbe capire la motivazione di queste svendite, e cercare d’aiutare le aziende ad uscire da situazioni difficoltose, sia esse economiche che finanziarie o logistiche.
    Non credo sia questa la sola cantina ad averle effettuate al fine di trovare una soluzione di breve periodo.
    Resta indubbio che il costo medio del franciacorta non riesce a gestire i volumi della domanda. Come resta indubbio che la velocita’ delle informazioni nell’era di internet come la facilita’ di esser scoperti sia un qualcosa da prendere in considerazione da parte delle aziende.
    Sarebbe utile avere meggiori info sul “cappello in mano”….
    Ossequi

    • redazione

      10/03/2015 at 14:05

      egregio Signore, quello che volevo dire ho detto. Non voglio infierire su quella azienda, il cui nome abbiamo avuto tutti il buon gusto di tacere, anche se il suo nome é chiaro anche ai ciechi.
      E non taccio perché si tratti di un’azienda “amica” (ci ho messo piede una sola volta, quando ha ospitato una manifestazione del gruppo di giovani Franciacorta FANappassionati), i loro vini non mi sono mai piaciuti e li ho sempre trovati sopravvalutati, anche dalle critica e dalle guide in particolare, o perché il mio silenzio sia stato comprato (nel caso sarebbe un silenzio che costerebbe tantissimo e nessuno si penserebbe di offrirmi cifre a 8 zeri… peccato 🙁 ), ma perché voglio credere alla buona fede dell’uomo e imprenditore che, molto gentilmente, affermando di rispettare e apprezzare la mia libertà d’informazione e di critica, mi ha telefonato offrendomi le spiegazioni del caso.
      Ho molto apprezzato, umanamente e professionalmente, il gesto di questa persona che dice di amare la Franciacorta e di non voler fare nulla per danneggiarla (io gli ho replicato dicendogli che a volta mi sembra di amare e credere nella Franciacorta più io, che sono un esterno, di tanti suoi protagonisti…), e che mi ha spiegato che quella foto e quel brutto episodio risalivano allo scorso ottobre e riguardava “qualche centinaio di bottiglie”.
      Purtroppo a me quella foto é stata fatta avere, da persona amica, professionista del settore, mercoledì scorso e io mi sono sentito in dovere di pubblicarla.
      Quanto alla più volte evocata, nei commenti, posizione del Consorzio Franciacorta, non riguarda me, che sono un giornalista indipendente che anima un blog indipendente, per cui se avete qualcosa da dire rivolgetevi direttamente al Consorzio. Qui il Consorzio per i motivi che ho già spiegato, per una sua precisa policy, non interviene.
      Più ciar de inscì…

  10. Giuseppe

    10/03/2015 at 15:50

    Buonasera Sig. Ziliani,

    Da lettore del suo blog e soprattutto da amante delle bollicine resto ogni volta sconcertato da articoli come questo. Non per l’accaduto in sé (che resta inqualificabile) ma per il produttore che alza il telefono e le propina una spiegazione che spiegazione non è.

    Cambia forse qualcosa il fatto che si parli di un evento accaduto in ottobre e che la faccenda coinvolga “qualche centinaio di bottiglie”? Il produttore parla di “brutto episodio” per delle bottiglie da lui deliberatamente e maldestramente camuffate? Dico camuffate perché non ha nemmeno avuto la decenza di utilizzare (come negli scorsi anni https://lemillebolleblog.it/2012/12/10/franciacorta-a-prezzi-stracciati-non-nascondere-la-testa-sotto-la-sabbia/) delle bottiglie standard. E come due anni fa l’azienda è nuovamente “vittima e non protagonista consapevole di questo volgare prezzaccio”.

    Anche basta.

    Solo perché nessuna legge può vietare a questa azienda di svendere i propri Franciacorta facendo del male all’intera denominazione questo non significa che dobbiamo berci anche delle traballanti giustificazioni.

    L’azienda in questione, come già due anni fa, siede nel consiglio del Consorzio. Visto che la sua politica di prezzi nulla ha a che vedere con il Franciacorta, abbia almeno la decenza di farsi da parte.

    • redazione

      10/03/2015 at 16:45

      il suo commento intercetta al 100% il mio pensiero. Decenza vorrebbe, (ma ieri sera al telefono, complice il fatto che ero reduce da una seduta dentistica di due ore e ancora un po’ rintronato dall’anestesia, non ho avuto la forza di dirlo al mio interlocutore, che mi ha mosso, capita anche allo Ziliani, a sincera umana pietas) che l’azienda in oggetto ed il suo rappresentante, taccio il nome ma sappiamo tutti chi é, si dimettesse dal Consiglio del Consorzio Franciacorta. Consiglio del quale non é più degno in alcun modo di fare parte. E’ un’evidenza che al mio coetaneo, tanto gentile e umile al telefono, non dovrebbe sfuggire. E se gli sfuggisse e facesse l’indiano spero che siano gli altri membri del Consorzio Franciacorta a fargliela notare e a fargli prendere una decisione che é ineluttabile. Lui, come mi ha detto, vorrà anche bene alla Franciacorta, ma la mia idea di Franciacorta, l’idea di tanti appassionati di questa zona e di questi vini, mi sa che non é la sua… Sorry….
      Dimettersi dal Consiglio sarebbe un bel gesto e un modo di chiedere scusa agli associati oggettivamente sporcati, nel loro lavoro tenace e appassionato, dalla vergogna di un Franciacorta finito sullo scaffale, nella mia amata Puglia, a 3.99. Roba da prosecchino, mica da vino partner di Expo 2015…

  11. gigione

    10/03/2015 at 17:56

    Ziliani, sei un GRANDE!!!

  12. stefania

    10/03/2015 at 20:55

    ma forse sarebbe meglio se restasse in Consiglio, se qualcuno parlasse apertamente di questi problemi e ammettesse le sue difficolta, senza far finta che vada tutto bene, se avvisasse i colleghi dei rischi di produrre in un certo modo. Non dovrebbe insomma essere un blog come il suo a portare sul tappeto i problemi (e meno male che c’è, invece!). Come quando in una classe di scolari qualcuno ammette finalmente di aver copiato, e che molti altri han fatto così!

  13. Giovanni

    11/03/2015 at 21:34

    Ziliani, ho letto attentamente tutti i commenti al suo post e “francamente” a me sembra che qualcosa non torni. Siccome ritengo lei un professionista estremamente corretto chiedo cosa sia cambiato dopo l’intervento di tal Giuseppe, particolarmente interessato alla composizione del Consiglio del consorzio. Vabbé é stato dal dentista, ma al di lá della battuta sull’anestesia lei accetterebbe una motivazione siffatta per motivare un cambiamento cosí radicale di opinione?

    • redazione

      11/03/2015 at 22:15

      Giuseppe é un nome molto diffuso in Italia e quindi anche in Franciacorta, quindi ho preso per buono il commento, molto ponderato e acuto di tale Giuseppe. Un commento che sostiene evidenze che penso e che pensavo anche lunedì sera, quando lo “sciagurato” produttore mi ha telefonato.
      Io ero davvero mezzo ko, non pronto psicologicamente e fisicamente a sostenere un confronto dialettico. Ero reduce dal dentista, da due estrazioni, non del lotto, ma dentarie, ero ancora mezzo sotto anestesia, non avevo ancora tolto il pannolone che avevo indossato per l’occasione, perché per me andare dal dentista é peggio che affrontare dodici fanatici dell’ISIS, e quindi quando quel poveruomo di produttore di Franciacorta finito sullo scaffale a 3.99, non si sa esattamente come e perché, mi chiamò al telefono di casa io ero disarmato. Tremendamente buono, non pronto a dirgli in faccia quello che pensavo di lui. E non erano belle cose, anche se qualche zampata da “franco tiratore” sono riuscito ugualmente a tirarla fuori…
      Ho ascoltato la sua versione, pronunciata con un tono lacrimevole, mi sono messo una mano sulla coscienza, ho pensato alle sue difficoltà, e preso da umana pietas, é anche un mio coetaneo (preciso subito: NON E’ Maurizio Zanella, anche lui vintage 1956 come noi due) gli ho detto “vedrò di non esagerare nei toni di ulteriori commenti, tutto dipende dai commenti dei lettori che mi arriveranno”.
      Ero pronto a mettere la sordina all’affaire Franciacorta, non riserva Boschi, a 3.99 euro, ad accettare, turandomi montanellianamente il naso una spiegazione che faceva acqua da tutti i pori, ma poi sono arrivati commenti come quelli di Giuseppe, l’effetto dell’anestesia é sparito, ho ripreso coscienza che si trattava, comunque la si giudicasse, di un’immane cazzata che reca danno oggettivo a quella Franciacorta che amo ed ecco quindi la mia totale e convinta adesione (é quello che penso, che ho sempre pensato, ho testimoni che possono confermare che nell’accingermi a scrivere il pezzo intendevo sparare a zero e chiedere le dimissioni del reprobo) a quanto “Giuseppe” ha sostenuto nel suo commento.
      Confermo che secondo il mio modesto parere decenza vuole che quel produttore si dimetta dal Consiglio del Consorzio Franciacorta. E che se non lo fa sua sponte, siano i membri del Consiglio a chiedergli di farlo, dichiarandosi, in caso contrario, pronti a dimettersi loro.
      Questo il racconto fedele di come sono andate le cose.
      Mi dispiace per quel produttore tanto “babbeo” da usare comunque una bottiglia con tanto di logo riconoscibile per un’operazione di (s)vendita di una tipologia del proprio Franciacorta a poco meno di sette euro in Germania (ma come ca..o sono finite quelle bottiglie dalla Germania in Puglia?) ma il danno fatto resta terrificante. La sua permanenza nel Consiglio del Consorzio scandalosa e assurda. In-so-ste-ni-bi-le.
      Pertanto, e ora parlo a mente serena e lucidissima, o si dimette al più presto, oppure da questo blog partirà una battaglia quotidiana e assillante (quando voglio so rompere i c……i con scientifica sistematicità) per chiedere che lo faccia. Campagna che smetterà solo a dimissioni presentate.
      Ora veda un po’ lui, senza prendermi troppo sul serio (é sempre e solo Lemillebolleblog, non il Corriere della Sera, parlo del quotidiano cartaceo, non dell’innocuo blog sul vino, non il New York Times…) cosa gli conviene fare.
      Più ciar de inscì, come disemm à Milan

  14. Stefano

    12/03/2015 at 13:12

    Ma ci mancherebbe che un produttore che milita in un consorzio da anni, parecchi anni, si debba dimettere per uno scivolone, fosse il solo!!!, perché lo dice l’uno o l’altro blog…spero invece intervenga il consorzio a rassicurare che questo non avverrà, e magari intervenga anche nei confronti del produttore analizzando i motivi di queste scelte.
    Oppure si é solo disponibili ad incassare i proventi dalle fascette!!!

    • redazione

      12/03/2015 at 23:18

      Lei lo chiama “scivolone”, per me è un attentato serio a immagine e credibilità della Franciacorta tutta. E parlo da giornalista indipendente che deve dire la sua e non può tacere. Il Consorzio non c’entra niente.

    • redazione

      13/03/2015 at 12:12

      Stefano, le ricordo che la richiesta di dimissioni non viene da “uno o l’altro blog”: viene da Lemillebolleblog. Viene da Franco Ziliani (nomen omen). Viene da un giornalista che, credo, si é conquistato sul campo, con trent’anni di esperienza, e una riconosciuta indipendenza e libertà di pensiero, i galloni dell’autorevolezza. E perdonatemi se parlo di me, ma come dicono a Roma “quanno ce vo’, ce vo'”… 🙂

  15. gugge

    12/03/2015 at 21:08

    “Pertanto, e ora parlo a mente serena e lucidissima, o si dimette al più presto, oppure da questo blog partirà una battaglia quotidiana e assillante”

    Che fa si mette a fare le recensioni delle varie bottiglie del povero produttore con la cantina piena e le tasche vuote.
    Ziliani un po’ di pietà.

    • redazione

      12/03/2015 at 23:14

      no le bottiglie le ignoro, tutte le volte che le ho assaggiate non mi hanno convinto e non ne ho scritto. Riporrò sino alla nausea il problema e la richiesta di dimissioni. Chiaro? DIMISSIONI!

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