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Degustazioni

Extra Brut Kaskal Rivetto: il Nebbione esce dalle nebbie e si manifesta

Pubblicato

il

Denominazione: Altre Bollicine
Metodo: classico
Uvaggio: Nebbiolo
Fascia di prezzo: da 25 € a 35 €

Giudizio:
9


Kaskal-dettaglio

Un bel metodo classico base Nebbiolo prodotto da un barolista in gamba

Le mie perplessità sulla confusione che sembra regnare nell’universo delle bollicine piemontesi non si può dire che le abbia nascoste in questo articolo di ieri, che sicuramente avrà fatto esclamare a qualche buontempone: “ma che banderuola Ziliani, ora si è messo a lavorare per l’Alta Langa Docg?”.

Ovviamente questo non corrisponde al vero, perché anche i boriosi o le persone in malafede – ce ne sono, eccome se ce ne sono… – sanno che il mio cuore, bollicinosamente parlando, batte per la Champagne in primis e per la Franciacorta (nonostante alcuni…), e che la mia difesa delle ragioni dell’Alta Langa Docg sono esclusivamente oggettive. E non legate ad un particolare affetto, visto e considerato che nel team Alta Langa c’è un’azienda storica che una volta amavo e che ora ho in gran dispitto se penso al personaggio privo di scrupoli che ci ha messo le mani sopra…

FarinettiOscar.BerlusconiSilvio

Nel pezzo di ieri accennavo ad una particolare modalità di espressione della produzione di metodo classico piemontesi in regime di Nebbiolo in purezza (così almeno ci viene dichiarato), ovvero al progetto Nebbione, recentemente presentato alla stampa, figlio di un’intuizione del bravo enologo Sergio Molino, bravo nonostante viva in quel di La Morra (dove vi consiglio caldamente una visita all’esemplare Cantina Comunale e all’ottimo macellaio Alessandro Garello)…, e per essere più precisi il progetto Nebbione metodo classico Extra Brut, ovvero “vino spumante bianco e rosato ottenuto con il metodo della rifermentazione in bottiglia” ovvero “vitigno di origine: Nebbiolo 100%, solo la punta sana dei grappoli”, e ancora “prolungato contatto con i lieviti (minimo 40 mesi), sboccatura con limitato dosaggio (max 3 g/l), solo tipologia extra brut”.

bottiglieNebbione

Il progetto ha visto sinora l’adesione di sei aziende, ovvero Cascina Ballarin e Cantina Reverdito di La Morra, Franco Conterno Cascina Sciulun di Monforte d’Alba, Rivetto di Sinio, Travaglini di Gattinara e la Cooperativa La Kiuva di Arnad in Valle d’Aosta. E altre due aziende sono in procinto di aderire. Si tratta di un’idea nata all’inizio del 2010 e vuole rappresentare un concetto innovativo di produzione di metodo classico basati sul Nebbiolo.

Kaskal-Nebbione

Molino è partito dall’evidenza che eliminando la parte apicale del grappolo di Nebbiolo, quella che presenta caratteristiche più simili a quelle di un vino bianco che di un rosso, quella più ricca di acidità, con un più basso contenuto di zuccheri e maggiori aromi minerali, si ottengono migliori vini base Nebbiolo, nella fattispecie migliori Barolo e Gattinara Docg.

Ma l’eliminazione di questa sommità del grappolo costituisce in qualche modo una forma di spreco e pertanto si vorrebbe ovviare a questo spreco di uva riutilizzando e valorizzando questa parte di Nebbiolo. Questo ha portato ad un gruppo di lavoro formato da sei aziende con le quali abitualmente Sergio Molino collabora e ad un progetto di metodo classico molto ambizioso, esclusivamente tipologia Extra Brut, con lungo affinamento, almeno 40 mesi, sui lieviti.

NebbioloPrima2015-1 006

I primi vini che sono stati ottenuti non sono ancora tutti sul mercato, dove esordiranno ufficialmente, con tanto di presentazione in pompa magna, dall’ottobre 2015, ma alcuni colleghi che li hanno assaggiati la scorsa settimana, cito uno su tutti, Pierluigi Gorgoni (nella foto sopra), del cui palato e della cui integrità morale e intellettuale mi fido ciecamente, me ne hanno parlato, in particolare del Nebolé di Travaglini ottenuto a Gattinara su terreni rocciosi con presenza di granito, porfido, ferro, fortemente acidi esposti a sud, (la produzione dell’annata 2010 è di 2200 bottiglie) benissimo.

RivettoMarek

Cosa ha fatto allora il vostro cronista? Giovedì pomeriggio, prima di fare un salto da Davide Rosso per assaggiare un Barolo da mille e una notte, la sua prima interpretazione, vendemmia 2011, del mitico cru Vigna Rionda, la porzione già proprietà Canale, ho deciso di salire fino a Sinio, poco oltre Serralunga d’Alba, insieme al mio amico, prima che collega, polacco Marek Bieńczyk (nella foto qui sopra con Rivetto) romanziere, saggista, traduttore in polacco di Kundera, Barthes, Cioran, nonché raffinato conoscitore di vini, cui si avvicina con la sensibilità di un raffinato intellettuale e filosofo, prima che ispirato wine writer. E a Sinio abbiamo puntato decisi sulla cantina di quel simpatico “matto” di un Enrico Rivetto, il cui ottimo Langhe Nascetta avevo scoperto, quattro anni fa, nientemeno che in quel di Varsavia

 RivettoKaskal

Enrico lavora sempre benissimo, la Nascetta è sempre all’altezza, complessa e minerale, ricca di nerbo, ed i suoi Barolo, il Leon riserva e soprattutto la Briccolina, figlia di una macerazione lunga che protrae sino a 45 mesi (ehi Barolo boys, andate a scopare il mare con le vostre allucinanti idee di macerazioni “sveltina” e con le vostre ridicole balle cinematografiche!) sono esemplari, e soprattutto la Briccolina 2010 mi ha entusiasmato con la sua cremosità succosa, con i tannini soffici, la finezza, l’eleganza suprema da stile classico e tradizionale (no barrique, no Berlusconi!), ed il suo Nebbione ha confermato che lui, e suo padre Sergio (gran personaggio), tra vigna e cantina si destreggiano bene.

Briccolina2010

 Il suo metodo classico base Nebbiolo l’Enrico, che parla, beato lui, il polacco (io sono fermo a poche parole basilari tipo kocham cie e moje kochanie…) l’ha chiamato Kaskal, che significa viaggio in antico sumero e l’ha ottenuto da uve Nebbiolo che arrivano da vigne come San Bernardo e Briccolina, da terreni di tipo elveziano, argilloso-calcareo (marne blu) con reazione sub-alcalina, e l’ha fatto, come da disciplinare del Nebbione, affinare oltre 40 mesi, l’ha voluto Extra Brut, anzi Dosaggio zero, l’ha dégorgiato nel gennaio 2014 e ne ha prodotte 1200 bottiglie.

 vigneRivetto

Del prezzo non parliamone, per ora, perché il progetto Nebbione se ha un punto debole è la parte commerciale, perché i prezzi ai quali penserebbero di vendere (che conosco e taccio volutamente, sia quelli ai ristoratori sia di vendita in cantina) sono fuori di testa. Più alti di quelli di un valido Franciacorta (ce ne sono tanti, perbacco!) e di larga parte degli Alta Langa Docg

 metodoclassicoKaskal

Costi, un po’ eccessivi, a parte, il Kaskal di Rivetto mi è piaciuto, mi ha dimostrato carattere, personalità, piacevolezza, freschezza ed equilibrio, nerbo acido al punto giusto, mineralità e sale, profumi che evocano agrumi, crosta di pane, mandorle, fiori bianchi, una bella sapidità, ed un gusto ben secco, vigoroso, nervoso, ricco di energia, una bolla di buona croccantezza, bella coerenza tra naso e bocca, un piglio dinamico e verticale, una capacità di farsi bere notevole.

Porcaccia la miseria Enrico, non potevi farmelo scoprire prima il tuo Nebbione Kaskal, così che magari isponendone di una buta mercoledì scorso l’avrei potuto portare a cena dal tuo collega Fabio Alessandria ed evitare la figura da ciula che ho involontariamente fatto, proponendo agli amici un Franciacorta presunta “cuvée de prestige” della serie, malinconica, “vorrei ma non posso”, lo stappo e non riuscirei a berlo manco morissi di sete?

Ziliani-Boatti

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org!

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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17 Commenti

17 Commenti

  1. marco

    20/05/2015 at 09:38

    Oh…. che bello concordare…..
    …. però stavolta l’ho preceduta di un paio d’ore 🙂
    Unico neo… non son riuscito a portarne a casa nemmeno un goccio. Solo Nascetta, Leon e Briccolina.
    Intrigante anche il barolo in anfora…. attenderò fiducioso.
    Gran bella azienda e bella gente.

    • redazione

      20/05/2015 at 09:50

      il Barolo in anfora Rivetto me l’ha risparmiato… perché sapeva bene che gli avrei rotto l’anfora in testa… Botte grande per il Barolo, e basta!!! Niente seghe mentali, please…

      • marco

        20/05/2015 at 10:47

        Torquemada le fa un baffo ! 🙂
        Io invece sono curioso. Uscirà qualcosa di diverso, magari pessimo, ma perchè non provare?
        Alla botte grande non ci saranno arrivati subito e a colpo sicuro…..

        • redazione

          20/05/2015 at 11:08

          no, alla botte grande sono arrivati dalla barrique cara a quei fenomeni di Baroloboys, produttori sconfitti dalla storia, dal buon senso e dal palato di coloro che hanno ancora capacità di capire cosa sia un Barolo

  2. enrico rivetto

    20/05/2015 at 11:09

    Non è un anfora ma un orcio, non è Barolo ma nebbiolo d’Alba e poi se non ve l’ho fatto assaggiare ci sarà un motivo :)) E’ solo un esperimento, ero troppo curioso di provare.

    • redazione

      20/05/2015 at 11:29

      non me l’hai fatto assaggiare Enrico, perché sai bene che se ti fossi azzardato a farlo ti menavo 🙂

    • marco

      20/05/2015 at 16:38

      Vero ho fatto confusione nello scrivere, visto che pochi caratteri prima avevo menzionato Leon e Briccolina.
      Continuo a ritenerlo un esperimento interessante, da seguire.
      A chiudersi nelle proprie certezze, a quest’ ora non avremmo inventato nemmeno la ruota.

  3. benux

    21/05/2015 at 10:33

    Perchè limitarsi alla tipologia Extra Brut escludendo la brut o il pas dosè?

    • redazione

      21/05/2015 at 10:35

      contatterò l’enologo che ha coordinato il progetto ma credo che la scelta extra Brut esalti la mineralità ed il carattere del Nebbiolo

      • Sergio Molino

        21/05/2015 at 19:15

        Buonasera Ziliani e complimenti per i suoi due blog. Vorrei rispondere alla domanda di benux condividendo la Sua risposta, in quando il dosaggio brut tende a smorzare le caratteristiche del nebbiolo, rendendolo piacione e un pò stucchevole. Sinceramente credo che ne abbiamo già tanti così. Sul pas dosè , in realtà, ci stiamo lavorando. Travaglini, per esempio, è un dosaggio zero. Il progetto Nebbione prevede un lunghissimo affinamento sui lieviti proprio per poter fare a meno di dosaggi importanti. Sono a disposizione per ogni eventuale chiarimento, grazie.

  4. benux

    21/05/2015 at 14:20

    Invece di nebbione potrebbero usare un bel nome francese tipo saten,coupe o cruasè…..

    • redazione

      21/05/2015 at 20:16

      mi sa che esista già una zona spumantistica, pardon, bollicinara, italiana che ama usare nomi che suonano vagamente francesi mentre sarebbe più corretto che avessero un suono lombardo….

  5. Michele R.

    22/05/2015 at 07:33

    Nebbione, soprattutto in val padana è azzeccato. Però come nome per un progetto sul vino non mi suona “elegante(?)”.
    Michele R.

  6. Pingback: 意遊散記(九)﹕Enrico 的歡樂頌 | 心無罣礙 – 抱青

  7. Ziuddo

    22/06/2015 at 21:19

    Sig. Ziliani ha mai assaggiato il nebbiolo metodo classico di Cascina Chicco?

  8. Pingback: Alta Langa Toto Corde 2010 Giulio Cocchi | Il Prosecco

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