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Degustazioni

Franciacorta Vintage Collection Dosage Zéro Noir 2005 Cà del Bosco

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DosageZeroNoir1

Complessità e alta progettualità per una bollicina “intellettuale” come poche

Ricordo bene, sono passati solo otto mesi, ma é come se fosse trascorsa una vita intera e nella mia testa fossero avvenute mille trasformazioni, o meglio nuove consapevolezze e scelte, perché nella vita arriva il momento in cui si aprono gli occhi e cadono le illusioni, la prima volta che degustai, ma che dico, bevvi golosamente e gioiosamente, questo vino.

Lo ricordo bene non solo perché il giorno dopo, 15 ottobre, sarei partito per un’indimenticabile tre giorni in Champagne, ma perché la presentazione di questo vino d’eccezione, meglio un Franciacorta d’eccezione, un Franciacorta riserva, (che non chiamerò cuvée de prestige perché non sono un provinciale e perché io non amo fare confusioni tra la Champagne e qualsiasi altra zona vinicola italiana e mondiale), fu un evento memorabile.
Con tanto di visite al vigneto in elicottero, spuntino sfizioso con vista lago, pranzo “griffato” in cantina con tripudio di tartufi e tanta allegria e in ognuno degli invitati quell’inconfessabile soddisfazione per aver fatto parte e contribuito anche noi, con la nostra modesta e trascurabile presenza, a quello che chi l’aveva organizzato voleva fortemente fosse un evento.

elicotteroCàdelBosco

Fu la classica “presentazione spettacolo”, fatta senza risparmio di energie e di pecunia, in stile Cà del Bosco, perché è di uno speciale millesimato della maison regina della Franciacorta tutta che sto per parlarvi, dove, evento nell’evento, era il ritorno della casa erbuschese ad uno stile di vino, tutto particolare, di cui era stata fatta una fiammeggiante e memorabile prova molti anni addietro, con un Blanc de Noir, credo portasse il millesimo 1980, commercializzato nel 1998, letteralmente da paura, tanto era buono.

BrutPinotnero1980

Ed inedito, a quei livelli qualitativi stellari, per gli scenari italiani, dove ad esempio una Maison direttamente concorrente, come griffe, della Cà del Bosco, la Ferrari di Trento, a questa tipologia rischiosa e impegnativa si sarebbe avvicinata solo molti anni dopo, con il Trento Doc Perlé Noir, ma non con gli stessi esiti trionfali dello Chardonnay di montagna celebrato come Giulio Ferrari Riserva del Fondatore.

MitorajCàdelBosco

E così lo scorso 14 ottobre eccoci, io ci ero già stato anni prima con il proprietario, ma in jeep, su alla Vigna Belvedere, a 466 metri di altezza, alta sul Lago d’Iseo, uno spettacolo di assoluta bellezza, con le vigne coltivate come giardini ed uno scenario luxe calme et volupté, mancavano solo le statue del grande scultore polacco Igor Mitoraj che fanno bella mostra di sé a poca distanza dalla pista per elicotteri davanti alla cantina ad Erbusco, a toccare con mano, ad ammirare il terroir dove era nato quel vino speciale.

MaurizioZanellaCdb

Un Franciacorta frutto della perizia tecnica di quello che oggi, insieme a Mattia Vezzola proprietario della Costaripa di Moniga sul Garda, è il più grande chef de cave della Franciacorta, Stefano Capelli, e dell’ambiziosa tenacia del deus ex machina di Cà del Bosco, che nonostante i propri molteplici impegni internazionali, dove va “in giro a cercare di vendere a trenta dollari. A dire “questa bottiglia è italiana e costa come Moët & Chandon”, e gli impegni istituzionali come presidente del Consorzio della zona spumantica bresciana, riesce a dedicare ancora tanto tempo ed energie alla sua creatura.

StefanoCapelli

E produrre vini – Cuvée Prestige a parte, di cui rispetto le logiche commerciali ma non mi fa impazzire di certo e non sceglierei mai al ristorante stellato o in un wine bar per fare la figura di quello che sa scegliere il brand ed il prodotto à la page, cult e modaiolo – che reputo, l’ho scritto tante volte in trentun anni che bazzico questa cantina e pensavo di conoscere bene il suo “Maradona”, straordinari esempi di genialità e inventività enoica italiana ed europea, prima che franciacortina.

Bando alle digressioni personali, e ai ricordi (e ai rimpianti) che lasciano il tempo che trovano e non fregano più di tanto alla gente: cos’ha di tanto speciale questo Vintage Collection Dosage Zéro Noir che Cà del Bosco ha iniziato a commercializzare a fine 2014 con un’infilata di tre millesimi, 2005, 2004 e 2001?
CàdelBosco-logo

Direi innanzitutto l’essere nata in un posto speciale, quel vigneto Belvedere dove tanti anni fa si fecero sperimentazioni viticole con un’uva bianca locale, l’Erbamatt, vigneto che fu origine di un bianco stranissimo ma niente male come l’Elfo (prodotto se ricordo bene in 4 versioni diverse, con presenza o meno di Sauvignon), un vigneto i cui suoli hanno un’origine geologica tutta particolare, perché solo una parte della tenuta, quella situata a nord est, “fu toccata dal ghiacciaio. Al suo ritiro, i connotati di questo suolo subirono un cambiamento profondo che ne determino una nuova tipicità. Su questo versante, infatti, rimasero i detriti rilasciati dai ghiacci: sassi tondeggianti divenuti caratteristici di questo territorio”. E questa situazione geologica si concretizza in un suolo morenico, adatto al conseguimento di maturazioni più spinte e un suolo autoctono, più profondo e a matrice argillosa, favorevole alla conservazione dell’acidità e allo sviluppo di aromi più fini e floreali”.

Su questo terreno speciale, 4,5 ettari di vigna, nel 1991 furono messi a dimora Chardonnay e Pinot nero e da quest’uva croce e delizia, da cloni poco produttivi, nasce il Blanc de Noir denominato Dosage Zéro Noir, da uve situate nella parte di vigna meglio esposta a sud e riparata dai venti freddi e dotata del migliore potenziale di maturazione. Oggi la conduzione di questo vigneto segue il protocollo biologico.

DosageZeroNoir-foto

E poi la specialità di questo Blanc de Noir denominato Dosage Zéro Noir a parte le modalità di lavoro in cantina e di affinamento – sul sito Internet aziendale vi potete leggere la minuziosa scheda tecnica – è dato dalla lunghissima permanenza sui lieviti delle tre annate commercializzate (ad un prezzo quasi da mutuo, ma credo che siano soldi, tanti, ben spesi, molto di più dei 4,25 euro o dei 6,90 richiesti per taluni Franciacorta “da battaglia dei poveri”), che sono 8 anni e 6 mesi per il 2005, 9 anni e sei mesi per il 2004, 12 anni e sei mesi per il 2001. Il duo Capelli-Zanella ritiene che “per raggiungere la sua massima espressione qualitativa e sviluppare il caratteristico profilo aromatico al Dosage Zéro Noir servono almeno 8 anni di affinamento. Un Franciacorta nobilitato dalla classificazione “Riserva” “.

E inoltre “per conferire più longevità a questo Franciacorta, ed evitare shock ossidativi e aggiunte di solfiti, il dégorgement avviene in assenza di ossigeno, utilizzando un sistema unico al mondo, ideato e brevettato da Ca’ del Bosco. Questa tecnica rende i nostri Franciacorta più puri e più gradevoli. Affinchè questo “blanc de noir” possa esprimersi con grande personalità e trasmettere la tipicità del terroir da cui è nato, abbiamo scelto di non aggiungere alcuna liqueur alla sboccatura, quindi di non dosare il vino. Ogni bottiglia confezionata viene marcata in modo univoco, per garantirne la tracciabilità”.
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E così un sabato sera, il 23, di fine maggio, la mia Musa ed io abbiamo deciso di non bere il solito Champagne, che pure tanto ci piace e quando ne stappiamo una bottiglia non succede mai e poi mai che ne resti qualche goccia in bottiglia.., ma di sacrificare l’esemplare n°53 (il lotto lo potete vedere nella foto della retroetichetta) del più giovane del trio di Dosage Zéro Noir (il 2004 l’avevamo già “seccato” un paio di mesi fa in compagnia della giovane e bella redattrice del Cucchiaio d’argento e del suo compagno), il 2005.

RetroetichettaNoirDosageZéro

Questo dopo aver testato, molto positivamente, e aver apprezzato alla grande un altro Franciacorta, un Brut Nature 2011 con sboccatura gennaio 2015, di cui vi parlerò – poiché sono “nemico della Franciacorta” o un traditore, come mi definisce qualche pirla o terrei atteggiamenti “da banderuola che va dove tira il vento” come sostiene qualcuno un po’ in confusione – nel corso della settimana.

Sarebbe lunghissimo, intrecciando le note di degustazione Sue e le mie, redatte in silenzio autonomamente e poi messe a confronto, salvo scoprire che avevamo avuto grossomodo le stesse impressioni, salvo l’essere andata Lei, come sempre accade, più in profondità e con intuizioni geniali, anche relative agli abbinamenti a tavola, raccontarvi questo capolavoro, ché tale lo è, di progettazione e realizzazione.

DosageZeroNoir3

Un Franciacorta complesso, dialettico, ricco di sfumature e un po’ concettoso (ritratto perfetto del suo creatore), che ti conquista più intellettualmente che “di pancia” o di cuore, che ammiri come un’opera d’arte mirabile, come un manufatto di alta ingegneria enoica, come un modo ben riuscito di tradurre in vino le ambizioni e le visioni di chi l’ha progettato e realizzato, tessera del mosaico dopo tessera.

Non si può del resto non rimanere ammirati, come lo siamo rimasti noi, dal colore paglierino dorato brillante e dallo spettacolo vivacissimo, scoppiettante, del perlage finissimo, di energia incontenibile nel bicchiere, danzante e saltellante, una meraviglia già di per sé.

FranciacortaExpo

Ed è impossibile non rimanere soggiogati dal monumento di complessità e ricchezza di sfumature, le più incredibili, del bouquet, pardon, tavolozza aromatica, che non appena versato questo Franciacorta riserva 2005 scatena, unendo profondità a freschezza, salinità ad aromi quasi tropicali. Lamponi e ciliegia in evidenza, e poi tanta frutta tostata, mandorle e noci brasiliane, e ancora cioccolato bianco, frutta esotica, mango, ananas, cocco, quindi pompelmo e cedro, e un qualcosa che progressivamente si svela e che appare più che caffè sotto la specie dell’italianissimo cappuccino e della mou. Insieme ad un filo di créme brulée, pan brioche, burro e crema pasticcera, a comporre un insieme largo, pieno, spallatissimo, eppure fresco.

L’attacco in bocca conferma questo impianto importante, un gusto largo, succoso, avvolgente, di grande stoffa, con una bolla croccantissima eppur setosa, ciliegie e lamponi stratiformi, una vena di mandorla e poi un qualcosa che solo inizialmente potresti scambiare per una presenza di legno (ma Capelli sa lavorare e non fa, a differenza di altri chef de cave o aspiranti tali, vini legnosi, stucchevoli, gnucchi, pesanti…), ma che si rivela essere invece il bastoncino di liquirizia, non quella nera, ma il bastoncino legnoso.

DosageZeroNoir2

Il retrogusto è lunghissimo, richiama ancora melone e pesca noce, con una profondità, una persistenza, una larghezza, una tessitura da grandissimo vino. Anzi un grandissimo Franciacorta, che non ha bisogno di confronti e paragoni con vini, grandissimi e diversissimi, di altre zone dalle quali anche Cà del Bosco ed i suoi responsabili hanno imparato tutto. Terre e terroir unici che bisognerebbe rispettare, senza chiamarle inutilmente in causa, senza tirarle, come fa qualcuno in Franciacorta, per la giacchetta, con atteggiamento piuttosto provinciale, che dimostra una certa insicurezza.

Quanto agli abbinamenti, lascio la parola a Lei, che pure è autrice di larga parte delle notazioni organolettiche che vi ho proposto, perché di “bollicine” ne sa più di me. E ne sa davvero tanto. Anche se ci sono personaggi, e peggio per la loro dabbenaggine boriosa, che non l’hanno capito… Che non ci sono arrivati a capirlo… O non hanno voluto.

Eleganza

Lei vede bene questo Franciacorta Riserva Dosage Zéro Noir 2005, molto progettuale e molto intellettuale, su preparazioni di pesce in umido, su tonno rosso, ma anche su vitello tonnato, preparazioni a base di carni bianche come coniglio, faraona, tacchino, su una paella con coniglio e granchi, su un salame ben stagionato (come quelli che producono nella loro azienda agricola i Bariselli di Le Solive) e Parmigiano Reggiano di 36 e più mesi di stagionatura.

Ma la morte sua, Lei dice, e come non crederle?, è una scaloppa di foie gras, ad un foie gras preparato alla grande, come sanno fare in certi ristoranti in giro per l’Europa, e di fronte alla quale, come dinnanzi ad una bella quantità di caviale Beluga, lei sorride ingenua e torna felice e leggera come una bambina…

Believeinmiracles

Perché un grande vino riesce a fare anche questi miracoli…

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org e il Cucchiaio d’argento!

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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