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Bollicine d’Abruzzo: come saranno?

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spumantiAbruzzesi

Spero di farcela lunedì 20, se la calura orribilmente africana non mi avrà nel frattempo stroncato, a raggiungere Milano ed essere alle 18, presso l’Hotel Sheraton Diana Majestic di Viale Piave (zona Porta Venezia) presente ad un appuntamento che si annuncia molto interessante. Titolo “I giovani spumanti Abruzzo Dop in vetrina a Milano”. Il comunicato-invito recita “le prime, attesissime bollicine ABRUZZO DOP saranno presentate alla stampa, il prossimo 20 luglio a Milano. Dopo un lungo percorso di studi, prove, assaggi, microvinificazioni e assemblaggi, i nuovi spumanti, ottenuti dai vitigni autoctoni abruzzesi – Montepulciano, Cococciòla, Montonico, Passerina e Pecorino – sono pronti a essere degustati”.

Abruzzovini

Si tratta difatti di “Spumanti Abruzzo DOP prodotti sia con il Metodo Martinotti sia nelle versioni Metodo Classico e Metodo Classico Millesimato, dopo un riposo sui lieviti di 36 e 48 mesi, un progetto realizzato “da parte di CODICE CITRA, attraverso le sue associate e i soci vignaioli, con la partnership di C.Ri.V.E.A. (Consorzio per la Ricerca Viticola ed Enologica d’Abruzzo) e dell’Università di Teramo.

L’enologo della grande cantina Citra vini di Ortona, Lino Olivastri, responsabile del progetto, spiega che l’incontro milanese sarà una “anteprima assoluta perché, dopo cinque mesi di affinamento sui lieviti, i nostri Spumanti Abruzzo DOP solo adesso iniziano a esprimere le loro qualità organolettiche; scoprire le grandi potenzialità della spumantizzazione delle uve autoctone abruzzesi sarà per tutti un’esperienza entusiasmante”.

E si lascia andare, Olivastri, a valutazioni entusiastiche, sostenendo che “Il progetto di spumantizzazione dei nostri vitigni”, costituisce una grande opportunità, non solo per la vitivinicoltura abruzzese, ma anche per la promozione della regione a livello internazionale”.

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Io non voglio rompere le uova nel paniere, e apparire per il solito bastian contrario, ma avendo creato questo blog, nel novembre di cinque anni fa, con il preciso intanto, tra gli altri, di rompere con l’insana abitudine di parlare e scrivere e comunicare in maniera generica di spumanti, come se uno Charmat avesse le stesse prerogative di un metodo classico, la stessa nobiltà, la stessa complessa e lunga e costosa prassi produttiva, sono sempre scettico quando sento parlare di “spumanti”.

Perché, l’ho ripetuto sino alla nausea (mia e vostra) io voglio chiamare i vini con il loro nome Franciacorta Docg, Trento Doc, Oltrepò Pavese Docg, Alta Langa Docg, D.O. Cava, A.O.C. Champagne, e poi Conegliano Valdobbiadene Prosecco superiore Docg oppure Prosecco Doc o Asolo Montello Prosecco Docg, e quando non dispongo di una denominazione dedicata preferisco parlare di metodo classico o di Charmat/Martinotti, chiamare un vino con le bolle “spumante” ottiene l’effetto di farmi girare… le bolle.

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E sono molto sospetto, come lo sono, anzi in quel caso sono incazzato e combattivo, nel caso del progetto osceno di “africanizzazione dell’Italia”, condotto attraverso massicce e apparentemente inarrestabili invasioni di indesiderati provenienti da ogni dove, entrati con la complicità sozza dei vari governi che si sono succeduti e di questa parodia di Papa, sono sospetto di fronte alla “spumantizzazione dell’Italia”, che porta a rivendicare la vocazione alla produzione di bollicine, ancor più se “nobili”, ovvero metodo classico, in ogni dove.

E come un anno fa ho detto chiaramente la mia, senza nascondermi dietro ad un dito, di fronte ad un assurdo progetto di produrre spumanti metodo classico nell’amata terra di Puglia, ospitando la replica dell’assolutamente non rimpianto ex assessore alle Politiche Agricole della terra del Negroamaro e della Verdeca, anche in questo caso non posso non essere scettico dinnanzi all’annunciata nascita ed entrata sul mercato di “nuovi spumanti, ottenuti dai vitigni autoctoni abruzzesi – Montepulciano, Cococciòla, Montonico, Passerina e Pecorino”. Un’entrata che mi sa tanto di pura operazione di marketing, perché, si dice, “gli spumanti” tirano, tanto che li visti moltiplicarsi, a base Nebbiolo, persino nelle adorate terre del Roero, del Barbaresco e del Barolo.

Scopriremo

Comunque, caldo africano permettendo, lunedì vedrò di esserci a questo primo assaggio sperimentale, per un obbligo di onestà intellettuale, perché Lemillebolleblog, di cui qualche stupido e presuntuoso concorso nato, sicuramente grazie a contributi finaziari e amicizie in alto loco in Regione Lombardia, si è dimenticato l’esistenza, non può mancare ad un appuntamento del genere e prima di criticare sarà opportuno che testi questi vini in fieri e e se ne faccia un’idea.

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Perché questo fa una stampa libera, indipendente, senza padrini e senza padroni: assaggia, senza preconcetti, forte di una buona esperienza e, dicono, di un buon palato, e poi racconta ai lettori/consumatori. Gli unici alla quale una stampa d’informazione sul vino degna di questo nome deve, in ogni momento, rendere conto.

Il resto, è vita….

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http://www.vinoalvino.org

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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2 Commenti

2 Commenti

  1. Giovanni

    20/07/2015 at 17:31

    i credo che in Italia di “spumanti” ce ne cominciano ad essere fin troppi e alla lunga questo non fa che svalutare ed inflazionare quello che c’è già… però il mercato (estero) lo chiede… e tutti a far bollicine

  2. benux

    21/07/2015 at 09:03

    Io ricordo eccezionale quello di Dora Sarchese con dieci anni sui lieviti a poco più di 10 euro

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