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La bocca della verità

Giornata Champagne 2015: le mie pubbliche scuse ad Andrea Gori

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Lo dico io per primo: nessuna giustificazione per il mio gesto

Costa sempre moltissimo, soprattutto a chi è molto orgoglioso (ed io lo sono al cubo) riconoscere quando si sbaglia ed in particolare chiedere scusa per i propri errori. E’ un esercizio faticoso, che causa malesseri interni, mal di pancia, esami di coscienza (tutte cose che preferiamo evitare) e ci rimette giocoforza in discussione. Perché preferiremmo e ci garberebbe molto di più un mondo nel quale ci si senta sempre dare ragione, dove ci schieriamo sempre dalla parte giusta e soprattutto non facciamo sciocchezze.

Però, come dicevano i latini, errare humanum est, e agli umani può capitare di fare qualche sciocchezza. L’importante è avere la lucidità necessaria per accorgersi di averla fatta, e una volta acquisita questa consapevolezza (che se non sei un pirla ti rode dentro) compiere il passo successivo, il più faticoso, ovvero chiedere scusa.

Dagospia

Mezzo mondo (del vino e non) sa, se n’è occupato persino Dagospia, qui e poi ancora qui, che giovedì scorso, nell’ambito della Giornata Champagne che si è svolta in quel di Milano, mi sono reso protagonista (eppure ero lì per degustare, mica per fare show da saloon del Far West) di un episodio che anche restituito alle sue reali dimensioni costituisce un brutto episodio. E una cosa sbagliata, da qualsiasi angolazione la si osservi, anche ricordando i suoi antecedenti e le attenuanti del caso, come mi è stato signorilmente consentito di fare da Davide Gangi, che ringrazio. Insomma, una vera e propria “ca….a”, un errore, senza se e senza ma, da parte mia.

Ho sbagliato tirando uno sganassone (beh, diciamo un leggero pugno, come documentano le foto prontamente messe on line da alcuni siti, che mostrano all’universo mondo la leggera escoriazione al labbro che gli ho procurato) al sommelier fiorentino Andrea Gori, con il quale ero molto “incavolato” per le accuse che tempo fa mi aveva rivolto, accuse per me infamanti e diffamatorie, di essere “un parassita” e un “pensionato baby”. Cosa che assolutamente non sono, perché non sono in pensione, lavoro, pago le tasse, come possono attestare la mia dichiarazione dei redditi ed il mio commercialista.

Ho sbagliato perché chi mette le mani addosso ad un’altra persona ha sempre oggettivamente torto, perché dovevo avere la lucidità e la prontezza di spirito per capire che colpendo Gori avrei colpito prima di lui me stesso, perché in una società civile (e purtroppo questa, a mio modesto modo di vedere non lo è più da tempo, e non per causa mia…) i dissapori e le questioni dialettiche tra le persone, anche quando una delle due offende l’altra oppure uno dei due ritiene di essere stato offeso, dovrebbero essere risolti a parole, confrontandosi, e non ricorrendo alle mani.

Matilde

Ragione per cui, per chiudere il cerchio già aperto con le mie scuse immediate a Domenico Avolio, responsabile del Bureau du Champagne Italia, e a Thibaut Le Mailloux responsabile della Comunicazione del Comité Champagne, per il disagio ed il trambusto creato con il mio comportamento nell’ambito di una loro manifestazione cui ero ospite, e dove avrei dovuto comportarmi veramente da ospite, e proseguito con miei reiterate ammissioni di aver sbagliato, pronunciate sui social network (dove, va ricordato en passant, sono stato sottoposto ad un “simpatico” tentato linciaggio mediatico, e non da parte della vittima, che magari ne avrebbe avuto anche le ragioni, ma di personaggi vari che hanno colto la palla al balzo…), devo assolutamente porgere le mie pubbliche e formali scuse ad Andrea Gori.
E dirgli che mi dispiace davvero del mio gesto e che sono sollevato al pensiero di non avergli causato seri danni. Anche se la cosa era piuttosto difficile, essendo lui un quarantenne robusto e ben piantato e io un 59enne non certo con il fisico e la cattiveria di un Mike Tyson…

errare-humanum-est

Ci tengo a sottolineare che questa presa di posizione, che ho lungamente meditato in questi giorni, e che presto ho capito rappresentasse la naturale cosa giusta da fare (ma sapete quanto l’orgoglio possa funzionare da freno…), non vuole essere in alcun modo una captatio benevolentiae, e non è una trovata tattico – strategica, un’operazione affannosa di “recupero immagine”, ma corrisponde esclusivamente ad un’esigenza interiore, a qualcosa che ho maturato dentro e che dovevo “buttare fuori”. E che è autentica. Le persone più care che mi sono state vicine da giovedì pomeriggio lo sanno bene…

Non sono un violento, anche se a volte sono stato verbalmente molto “vivace”, non ho mai messo le mani addosso a coloro che mi criticano o scrivono cose assurde e prive di fondamento su di me. Giovedì, colpendo Andrea Gori, ho lasciato emergere una parte di me di cui, scusate il gioco di parole, orgoglioso come sono, non sono di certo orgoglioso.

I-Am-Sorry

Cospargo il capo di cenere e torno ad occuparmi di quello che è il mio lavoro, non dare “cazzotti” al prossimo, ma scrivere, come faccio da oltre trent’anni, di vino. Ancora le più sentite scuse ad Andrea Gori….

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org!

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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