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Degustazioni

Trento Doc Nature 2011 Marco Tonini

Pubblicato

il

Denominazione: Trento Doc
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot bianco
Fascia di prezzo: da 20 € a 25 €

Giudizio:
8.5


TrentoDoc2015 070

Trento Doc di montagna, il gusto ci guadagna!

Qualche giorno Rita Fabris, una cara amica, già sommelier Onav in quel di Varese e oggi impegnata a costruire un proprio percorso di introduzione al mondo del vino, imperniato anche su serate di degustazione da proporre tra il varesino e il luganese (a proposito, il percorso si chiamerà Wine Time), mi ha colto a bruciapelo chiedendomi via mail di consigliarle un Trento Doc Dosage Zero da aggiungere ad altri di cui avevo scritto. Vini che corrispondevano al nome di una delle mie bollicine in assoluto preferite, l’823 di Maso Michei e quelli di Cantina del Revì e di Letrari.

La domanda mi ha inizialmente messo un po’ in difficoltà perché nell’ambito della Doc bollicinara trentina la più secca e rigorosa delle tipologie, quella dove il dosaggio degli zuccheri praticamente non esiste, è un new entry e vanta recente storia e un numero ristretto di protagonisti, tanto che quando a settembre ho degustato nella città del Concilio 67 Trento Doc, quelli classificati come Dosaggio Zero erano solo undici.

Sicuramente la tipologia del Dosaggio Zero è molto più diffusa e vanta una storia produttive ben più lunga in Franciacorta, tanto che al mio ultimo assaggio estivo di Franciacorta Dosaggio Zero sono stati ben cinquanta i campioni che ho potuto degustare (qui, qui e poi ancora qui, i link ad alcuni dei più recenti articoli)

Aiutare l’amica Rita, nonché tutti i lettori che, come me, preferiscono queste bollicine dal gusto ben secco e incisivo, che le rende perfette sia come aperitivo sia per accompagnare una vasta gamma di piatti a base di pesce (crostacei e frutti di mare in primis), non mi è stato impossibile, perché tra quegli undici Trento Doc Dosaggio Zero che avevo degustato a Trento ce n’era uno che mi aveva particolarmente colpito e convinto. E di cui, non so perché, non avevo ancora scritto.

Colmo la lacuna, scusandomi anticipatamente se la reperibilità del prodotto non sarà facilissima (le bottiglie prodotte per ora sono state solo 3500) proponendovi con il giusto entusiasmo il Trento Doc Brut Nature di un simpatico vignaiolo che avevo già conosciuto frequentando quel bellissimo posto, perfetto per mangiare bene e conoscere i vini dell’area a sud di Rovereto (culla di quel piccolo grande vino che è il Marzemino) che è la Casa del vino della Vallagarina di Isera, di cui Marco Tonini, poiché proprio di lui sto parlando, è socio.

I Tonini sono sempre stati viticoltori sulle colline intorno ad Isera, ovviamente dedicando le loro attenzioni al vin du pays, il Trentino Marzemino, poi con la vendemmia 2013 Marco Tonini, coraggiosamente, perché farlo nel pieno della crisi implica una certa dose di coraggiosa incoscienza, ha deciso di completare il cerchio e di diventare vinificatore delle proprie uve precedentemente conferite ad altri e di uscire con proprie bottiglie e propri marchio. Questo non solo grazie alla propria passione di vignaiolo, ma confortato dalla famiglia, la moglie Paola e i figli Filippo, Anna e Caterina, e spinto ad entrare a propria volta sul mercato, affollato, del vino trentino.

Questo si è reso possibile disponendo di quattro ettari di proprietà posti in collina, ad altezze varianti tra i 200 e gli 800 metri, vigne coltivate in parte con la tradizionale “pergola trentina” e in parte a guyot. Naturale la scelta di produrre in regime di agricoltura biologica con “massima attenzione e rispetto ai cicli biologici e agli equilibri naturali delle piante e del vino”.

Il Trentino Marzemino ha continuato ad essere prodotto da vigneti posti su scuri terreni basaltici nell’area di Isera, vigneti denominati Penìm”, “Brom” e “Braile”, ma Tonini ha voluto affiancargli non un altro vino fermo, magari un Pinot grigio (cultivar che domina in questa vallata e ha sbaragliato l’antico dominio dell’Enantio o Lambrusco a foglia frastagliata, uva identitaria della Doc Terra dei Forti) bensì, appassionato com’è di bollicine, un metodo classico. Per dirla esattamente un Trento DOC Metodo Classico.

Un Trento Doc “di montagna”, quelli con i quali “il gusto ci guadagna”, un blanc de blancs prodotto con uve Chardonnay e Pinot bianco (un po’ allo stile altoatesino) ottenute da vigne poste in alta collina sino a 800 metri di altezza. Un Trento Docschietto e senza compromessi”, un po’ come Tonini, che è persona che ha idee ben precise sul presente e sul futuro della vitivinicoltura lagarina e trentina, ben rigoroso nel lavoro in vigna ed in cantina, e quindi la tipologia scelta non poteva ovviamente che essere il Dosaggio Zero.

TrentoDoc2015 071

La tipologia meno “ruffiana”, facile, appealing e commerciale, quella che per essere apprezzata richiede palati ben allenati (possibilmente persone che non arrivino al metodo classico “formate” dal gusto dal Prosecco), ma anche quella in grado di “fotografare” – molto meglio del Brut base, dove il dosaggio degli zuccheri consentito spesso arrotonda e rende un po’ banale il gusto – il carattere territoriale del vino, la peculiarità del terroir di provenienza. Difficile pensare a grandi Trento Doc “di montagna”, ovvero provenienti da vigneti di alta collina, che siano generosamente dosati.

Ed è così nato questo Brut Nature, da uve della vendemmia 2011, affinate sui lieviti almeno 24 mesi, così tanto per prendere la mano e salvaguardare quel corredo di freschezza, di vivacità, quella fragranza che ha la Chardonnay (e anche il Pinot bianco) in terra trentina quando viene allevato in alta collina. Quella freschezza che diventa un segno distintivo, un marchio di riconoscibilità, un timbro e un’armonia insiti nel Trento Doc da uve in altezza.

I dati analitici di questo Trento Doc Brut Nature di Marco Tonini che v’invito caldamente a provare parlano di 12,70 di alcol, di 6,88 di acidità totale, di 1,7 grammi litro di zuccheri riduttori, ovvero un perfetto equilibrio. Ed è proprio all’insegna dell’armonia, della piacevolezza, del sale, del sorso che chiama sorso questo Trento Doc, di cui ho recentemente degustato un campione con sboccatura 2014.

Colore paglierino di media intensità ma brillante, luminoso e pieno di riflessi, perlage fine e continuo, naso sottile ma ben delineato, con una nitida vena agrumata, sfumature di alloro, cioccolato bianco, miele, pesca noce, di bella freschezza e sapidità. Al gusto mostra gran dinamismo e spiccato nerbo, una bella articolazione ed energia, con acidità ben bilanciata che spinge bene, un bel sale, molta freschezza, grande equilibrio e piacevolezza.

Ma allora è proprio vero che con il Trento Doc di montagna il “gusto ci guadagna”!

Tonini Marco Az. Agricola
Via Rosmini 8 – loc. Folaso
38060 Isera
Telefono 0464 433908
Cellulare 340/4991043
e-mail m.tonini3@virgilio.it
sito Internet http://www.toninimarco.it/

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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1 Commento

1 Commento

  1. silvana

    02/11/2015 at 19:06

    Non c’entra niente con la qualità e le caratteristiche di questo vino; tuttavia facendo una carrellata su questi post e su quelli di vinoalvino mi colpisce la varietà casuale delle etichette e mi è venuto in mente che il mondo del vino – sui packaging – è il più arretrato di tutti – fatte le poche debite eccezioni.
    Forse il vino non ne ha bisogno, ma sono davvero poche le etichette che raccontato correttamente e (possibilmente) in modo pertinente ciò che una bottiglia contiene.
    E’ strano, ma è proprio così.

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