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A proposito del falso Champagne sequestrato dalla Guardia di Finanza in Veneto

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Uomomordecane
Una sorprendente precisazione del Presidente del Consorzio di tutela della DOC Prosecco

E’ proprio vero che non ci sono più le stagioni di una volta (e non perché non piove e non nevica), ma perché tante cose vanno in maniera bislacca. O addirittura in maniera del tutto contraria rispetto al solito.

Le scuole di giornalismo insegnano che la vera notizia non è che un cane morda un uomo, ma quando avviene un rovesciamento di ruoli, ed è l’uomo che morde il cane.

La notizia che hanno dato ieri, con grande rilievo, diversi quotidiani del Veneto, dal Gazzettino al Corriere del Veneto alla Tribuna di Treviso, è davvero una falsa notizia, perché la vera notizia, come spiegavo sopra, non sarebbe quella di “Bollicine trevigiane spacciate per tipicissime bollicine francesi”, o “la Finanza sequestra bottiglie di prosecco”, ma di bottiglie apparentemente di prosecco, contenenti in realtà Champagne. Quello sì sarebbe il vero uomo che morde il cane!

Il fatterello che hanno raccontato, non per fare scandalismo o con la volontà di danneggiare “un sistema produttivo virtuoso”, diversi quotidiani locali veneti e alcuni nazionali, è in realtà una non notizia, perché è plausibile, nonostante la vorticosa crescita commerciale conosciuta dal prosecco negli ultimi cinque anni, che qualche “furbetto”, anzi, per chiamarlo con il suo nome, qualche truffatore possa pensare di spacciare per Champagne un vino che in realtà non lo è. E che sicuramente costa meno e avrebbe consentito, se questa operazione non fosse stata smascherata, interessanti margini di guadagno. La notizia sarebbe quella di un pazzo che usasse bottiglie di prosecco e ci mettesse dentro Champagne, spacciando Champagne per prosecco…

Sono stati diversi organi di informazione attivi nella regione che è terra d’origine del prosecco, a scrivere, con ogni probabilità perché gli organi inquirenti ed i risultati dell’inchiesta hanno appurato questa evidenza, che il “falso champagne Moet & Chandon” fosse “in realtà prosecco”. Nessuno, non certo la Guardia di Finanza, o chissà chi, ha voluto mettere in atto una campagna denigratoria nei confronti del Prosecco inteso come vino a denominazione d’origine. Che, in qualsiasi sua forma e denominazione è un vino che merita rispetto, che rappresenta un sistema, articolato e complesso, un sistema che non ha alcuna responsabilità se un cialtrone mette in piedi una truffa spacciando per Champagne un vino che Champagne non è e non sarà mai…

Giornali come Il Gazzettino, il Corriere del Veneto, la Tribuna di Treviso, o, a livello nazionale, il Messaggero, hanno semplicemente fatto il loro dovere di fare informazione e dare una notizia – anche se non si tratta di una vera notizia: nessun uomo che morde il cane… – raccontando che “la Guardia di Finanza di Padova ha sequestrato 9.200 bottiglie di falso champagne Moet & Chandon (in realtà Prosecco), 40.000 etichette e 4.200 scatole, tutte recanti indebitamente il marchio del celebre vino francese”.

In nessuno di questi articoli, reperibili facilmente su Internet, sono stati chiamati sul banco degli accusati il sistema produttivo Prosecco, i produttori, il Consorzio, le varie denominazioni, che fanno egregiamente e con successo il loro mestiere, ma, molto più semplicemente, la stampa si è limitata a riferire che qualcuno spacciava un vino, meno prestigioso e diventato molto popolare, per un altro più prestigioso. E facendo così compiva un reato di truffa.

Non capisco perciò per quale motivo, in una “Nota di precisazione del Sistema Prosecco in merito all’utilizzo del termine PROSECCO per definire uno spumante” prontamente diffusa alla stampa, il Presidente del Consorzio di tutela della DOC Prosecco, Stefano Zanette, si sia definito “indignato di fronte al fatto che si usi ogni pretesto per parlare di Prosecco, anche a  sproposito. Come oggi. Ancora una volta la nostra Denominazione viene tirata in ballo da chi ne parla senza cognizione di causa, senza consapevolezza del danno enorme generato nei confronti di un sistema produttivo virtuoso e soprattutto senza pagarne le conseguenze”.

Denominazione? Si potrebbe gentilmente sapere in quale articolo si sia parlato di prosecco se non in termine generico senza tirare in ballo e riferirsi esplicitamente al Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg, all’Asolo Prosecco Docg e al Prosecco Doc?

FalsoChampagne

Da quello che ho letto negli articoli pubblicati sui vari giornali veneti, non sono stati i vari “gazzettieri” a tirare in ballo il termine prosecco, ma sono state le indagini e gli inquirenti ad accertare e riferire loro che non di Moet & Chandon si trattava ma di un vino che i vari giornali nei titoli e negli articoli hanno definito genericamente “prosecco” (con la maiuscola e non).

Pertanto mi sembra un po’ fuori misura quanto espresso nella “nota di precisazione del Sistema Prosecco”, in particolare il passaggio dove “il Presidente Zanette rivolge quindi un accorato appello in particolare agli Organi di Informazione affinché si premurino di verificare esattamente i termini da utilizzare nell’affrontare qualunque questione che rimandi al Prosecco”, e la chiusura, laddove il Presidente riferisce di aver “conferito immediatamente mandato ai nostri legali di ricorrere alle vie legali contro chiunque usi informazioni non corrette diffamando un prodotto di eccellenza del made in Italy”.

Nella nota del Sistema Prosecco viene ribadita un’evidenza, ovvero che “il PROSECCO – per definizione – è solo quello certificato ovvero che ha richiesto e ottenuto il contrassegno di Stato emesso dalla Zecca. Quindi il vino sequestrato non può in alcun modo essere identificato con il Prosecco che è una denominazione e non una varietà”. Difatti nessuno negli articoli “incriminati” si è sognato di parlare di Prosecco Doc o Docg, ma di prosecco, ovviamente non certificato, in genere…

Ricordando, en passant, al Presidente Zanette che si è considerata l’uva prosecco come una varietà di uva, quindi un vitigno, fino “all’altro ieri”, quando si è deciso di riservare il termine Prosecco alle denominazioni Doc e Docg e usare Glera come nome di vitigno, e prendendo atto che il Mattino di Padova nel dare la notizia non ha fatto alcun riferimento al termine “prosecco”, parlando solo di bollicine, di “spumante”, di “falso Champagne”, non mi sembra che l’informazione nel parlare di questa vicenda, abbia dato cattiva prova di sé e abbia parlato, pardon, scritto, “a sproposito”.

Ritengo anzi, qualcuno ha dato prova di grande “prudenza”, scrivendo di “vino bianco di Valdobbiadene venduto come champagne Moèt & Chandon”, il TG regionale della Rai ha invece parlato tout court di “prosecco” – che anche se nessuno si è sognato di tirare in ballo le diverse denominazioni del Prosecco, si sia fatta un’informazione legittima e corretta, anche quando, vedi Belluno press, oppure ancora Corriere del Veneto, pagine di cronaca di Padova, si è citata la dichiarazione, a mio avviso pienamente condivisibile, di un politico, il consigliere regionale del PD, Andrea Zanon, secondo il quale “quanto è emerso dal sequestro, eseguito dalla Guardia di Finanza in provincia di Treviso, di bottiglie di prosecco spacciate per Champagne di marca, dimostra quanto possa diventare controproducente che la Regione continui a spingere al massimo sull’acceleratore sull’impianto di nuovi vitigni di prosecco”.

Di nuovi impianti di prosecco, pardon, Glera, sembra proprio non ci sia bisogno… Piuttosto, direi, di maggiore tolleranza nei confronti della stampa, che avrà pure il diritto di raccontare ai lettori quello che succede senza incorrere nelle ire del presidente di qualche consorzio vinicolo…
O dobbiamo forse leggere la “Nota di precisazione del Sistema Prosecco in merito all’utilizzo del termine PROSECCO per definire uno spumante” (titolo un po’ macchinoso…) come un garbato invito a citare la parola “prosecco”, con o senza la p maiuscola, esclusivamente per celebrare le gesta delle denominazioni prosecchiste?

A proposito: dobbiamo accontentarci di chiamare “spumante” e basta, al massimo “vino bianco spumante”, il vino che si trovava nelle false bottiglie di Moët & Chandon“ o possiamo, se il dottor Zanette ce lo consente, e soprattutto non si adira, chiederci di che spumante, prodotto dove, con quali uve e da chi, si trattasse? Possiamo saperlo o chiedendocelo parliamo “a  sproposito”?

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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