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Per le “bollicine” anche in Francia è scoccata l’ora dei “vins effervescents”

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VinsEffervescents
Tutti insieme allegramente in giugno a Parigi al salone Bulles Expo

Se pensavate che solo l’Italia fosse il meraviglioso Paese dove nel nome del confuso e indifferenziato concetto di “spumanti” si arrivano a mettere insieme, in uno stesso contenitore, vini con storia, identità, modalità di produzione profondamente diverse, per non parlare del tipo di uve utilizzate, dei costi di produzione, e delle caratteristiche delle zone di produzione, come i metodo classico e gli Charmat-Martinotti, bene, arrendetevi. Questa allegra confusione viene fatta ormai anche in Francia e nei Paesi di lingua francese come il Canada.

La parola d’ordine, equivalente del nostro “spumanti”, è “vins effervescents”, che tecnicamente si appoggia alla definizione enologica secondo il quale si tratterebbe di “un vino contenente una concentrazione in gas (diossido di carbonio) sufficiente per conferirgli bollicine e schiuma all’apertura della bottiglia, almeno una sensazione di pizzicore una volta in bocca”, e l’ennesima dimostrazione di questo uso ormai diffuso anche nella terra francese arriva da due episodi.

Sul suo blog Monsieur bulles Guénaël Revel  un giornalista francese che vive nel Québec e che si occupa prevalentemente di bollicine di tutto il mondo, ha recentemente pubblicato un post, dove ci informa che “il consumo di vins effervescents” (che tradurremmo come vini effervescenti o vini spumanti) continua a crescere nel mondo, con una crescita nel decennio 2005-2015 del 4,1%, cui fa fronte un consumo di vini tranquilli che non supera l’1,3%”.

E nel prosieguo dell’articolo Revel non ha problemi a mettere allegramente insieme “champagne e mousseux”, – che rappresenterebbero il sette per cento del consumo globale di vino nel mondo, ad informarci che la Germania è il primo Paese consumatore di “bollicine”, nel mondo, davanti alla Russia e agli Stati Uniti, e che la Francia, testuali parole, “è il primo produttore di vins effervescents nel mondo, di cui 2/3 sono rappresentati dallo Champagne”.

Messi insieme nel calderone “effervescents” vini d’ogni tipo l’autore dell’articolo tocca un punto centrale facendo notare che il prezzo medio di un “vin mousseaux AOC” è di 4,8 euro la bottiglia in Europa, ovvero, 3,5 volte meno elevato dello Champagne.

E sebbene consapevole dei motivi di questa differenza, Revel non ha alcuna difficoltà a continuare a mettere insieme cose che di comune hanno solo les bulles, sostenendo che rappresentano la festa, la condivisione e la fuga dai pensieri. E in un mondo che continua ad accumulare le crisi economiche che colpiscono soprattutto le classi medie quest’ultime trovano consolazione in “cava, prosecco, crémant, sekt”, sostituti del modello champenois, che in qualche modo li avrebbe creati.

E cosa si fa allora, invece di distinguere nettamente, di raccontare le differenze, sostanziali, che esistono tra questi diversi vini con le “bulles”? Si parla e si scrive genericamente di “vins effervescents”, e accanto al già esistente Concorso Effervescents du monde dove gli Champagne si vedono giudicati e premiati accanto a Brut brasiliani, peruviani, a Blanquette de Limoux, a Cava e Brut sudafricani, valutazione che viene data non in base alla territorialità, ma al loro comune essere vins effervescents, ci si inventa, perché il business è business, anche in Francia, un nuovo salone dedicato loro.
BullexExpo

Proprio su un sito Internet di una banca, il Crédit agricole du Nord Est, specializzato in analisi economiche relative alla filiera champenoise si comunica che il 20-21 giugno a Parigi, “per corrispondere ad un mercato mondiale dei vini effervescenti in piena crescita”, aprirà le porte la prima edizione di Bulles Expo, “un evento che ambisce ad essere una grande vetrina mondiale di Champagne, Crémants, Cava, Prosecco, Lambrusco, sparkling…”. Sono attesi da 250 a 300 espositori. Per maggiori informazioni: http://www.bulles-expo.com/

Si noti come nel nome dei “vins effervescents” si mettano assieme, in una comunicazione in francese, Champagne, Prosecco e Lambrusco (è casuale o voluto che non vengano citate le varie denominazioni del metodo classico italiane, le uniche che avrebbero qualcosa in comune, uve e metodologia di produzione , con lo Champagne?), e come la confusione, e la cattiva informazione nei confronti del consumatore regnino sovrane…

Che pedanteria, dirà qualcuno, in fondo non sono sempre e comunque “bollicine” e “spumanti”?

Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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1 Commento

1 Commento

  1. claudio_c

    14/02/2016 at 16:49

    No non lo sono, cioè non lo sarebbero, ma è un bell’esempio delle forzature che i tempi – in tutti i campi – impongono al buon senso e alle tradizioni

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