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Giramenti di... bolle

Visiti un’azienda in Franciacorta e cosa ti offrono da bere? Acqua e caffè..

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E le bollicine? Beh, quelle si vendono, mica si offrono agli ospiti…

Questa ve la devo proprio raccontare. Mi è successa, incredibile ma vero, questo pomeriggio. Un’amica, che si occupa di vino come me, ma non scrive ma aiuta a vendere vino, mi ha chiesto di accompagnarla in Franciacorta.

L’appuntamento era in un’azienda notissima, dove sia lei che io siamo perfettamente conosciuti, io come giornalista di lungo corso, esperto di bollicine, di cui tratto in un blog come Lemillebolleblog lei come tramite tra produttori ed importatori in un determinato Paese estero.

Lei doveva parlare con una persona che si occupa dell’export in quell’azienda e mi ha chiesto di accompagnarla. Cosa che ho fatto volentieri, visto che in quella nota azienda mancavo da oltre un anno. E con quell’amica é sempre divertente e istruttivo discutere/bere bollicine.

Morale: arriviamo, veniamo salutati e introdotti a quella persona, che sapeva benissimo chi fossimo e quando ci sediamo per metterci a parlare gentilmente ci offre qualcosa da bere.

Noi, ingenui come siamo, trovandoci in Franciacorta, in una notissima azienda di Franciacorta, pensavamo che fosse ovvio proporre un calice di Franciacorta a due persone che alla Franciacorta hanno dedicato tempo ed energie. Il nostro interlocutore, invece, ha pensato bene di offrirci acqua minerale (liscia o frizzante?) e caffè…

Poco conta che la mia amica, con la faccia di tolla che la contraddistingue, abbia chiesto lei, visto che la persona con cui dovevamo parlare non si sognava nemmeno di offrircelo, “ma non si può avere un bicchiere di Franciacorta?”. E poco importa che, alla fine, obtorto collo, ci abbiano proposto, lasciandoci scegliere quella che volevamo, e io conoscendo i suo gusti ho optato per un millesimato non dosato, due calici di preziosissime (manco fossero Krug o Amour de Deutz..) “bollicine” franciacortine.

Ognuno, nella propria azienda, si comporta come vuole, ha il pieno diritto di farlo, di offrire un caffè anche se produce e vende bollicine metodo classico italiche, pardon, bresciane.

Una domanda sorge però spontanea. Voi pensate che se invece di trovarci in una winery franciacortina fossimo stati in visita in una Maison de Champagne (zona vinicola verso la quale talvolta, con sommo sprezzo non del pericolo, ma del ridicolo, i franciacortini più “sboroni” dichiarano di non patire alcun complesso d’inferiorità, anzi…) la persona addetta all’accoglienza, sapendo di trovarsi di fronte ad un giornalista esperto di bollicine e ad una broker, avrebbe offerto acqua minerale e/o caffè oppure… Champagne?

Io conosco molto bene la risposta. E sono sicuro anche voi che leggete. Temo, il piccolo episodio lo conferma per l’ennesima volta, che in Franciacorta, la cosiddetta piccola “Champagne” italiana, pardon, bresciana, a proposito non abbiano le idee molto chiare. E che, mi spiace per loro, abbiano perso un po’ il contatto con la realtà…

Quanta biada devono mangiare ancora, ad Erbusco, Adro, Monticelli Brusati, Borgonato di Cortefranca e dintorni, per pensare di ridurre la distanza, ancora abissale, che li separa dall’insuperabile modello e riferimento francese!
E ora via con gli insulti e le accuse di “tradimento”, cari bollicinari bresà…

Attenzione!:

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Due brevi note di presentazione Sono nato a Milano nel 1956 e dal 1966 vivo in provincia di Bergamo. Giornalista pubblicista dal 1981, dal 1984, dopo aver collaborato, scrivendo di libri, cultura, musica classica e di cucina, a quotidiani come La Gazzetta di Parma, Il Giornale, La Gazzetta ticinese e Il Secolo d’Italia, mi occupo di vino. Per diciotto anni, sino all’ottobre 1997, sono stato direttore di una biblioteca civica. Continua a leggere ...

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